In questi giorni è venuto a mancare il Prof. Luigi R. Cielo, un egregio Storico originario del Sannio Telesino. Nato a Castelvenere il 21-04-1938 e laureato in Lettere classiche presso l’Università di Napoli nel 1961, si è perfezionato in Storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università di Roma nel 1977. Borsista del Centro Italiano di studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, premio “Minturnae” 1984 per la saggistica con il volume “La cattedrale normanna di Alife” ed è stato tra i finalisti del Premio per i Beni Culturali e Ambientali per la Storia e la Critica dell’Arte e della Poesia 1981 (Ministero della Pubblica Istruzione).
È stato redattore delle riviste “Studi Meridionali” e “Rivista Storica del Sannio”. Ha condotto programmi di ricerca negli anni 89-90, 90-91 e 91-92 presso l’Università di Napoli (Insegnamento di Antichità e Archeologia Medievali) e ha condotto un seminario su “Storia della città” presso il Corso Superiore Sperimentale per Geometri nell’anno 1992-93 (Consorzio Promozione Cultura e Valorizzazione Studi Universitari, Benevento). È stato membro dell’Istituto di Studi Beneventani (Dipartimento per le Antichità Romane e Medievale) e membro del Comitato Scientifico della Mostra “I Normanni popolo d’ Europa 1030-1200”, Roma 1994. È stato professore a contratto di Storia del Turismo negli anni accademici 93-94 e 94-95 presso la Facoltà di Economia dell’Università di Salerno, sede di Benevento, e collaboratore della cattedra di Economia dei Beni e delle Attività Culturali dell’Università del Sannio. Dall’anno accademico 91-92 ha condotto seminari presso la cattedra di Storia dell’ Arte della Campania nel Medioevo e presso la cattedra di Storia dell’ Arte Medievale dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, cattedra presso la quale negli anni accademici 2001-02 e 2002-03 è stato docente fino al 2004-05 assistente. È stato collaboratore per attività seminariali presso la cattedra di Storia dell’Architettura Medievale nell’anno accademico 2006-07 e dall’anno accademico 2007-08 all’attuale anno accademico 2013-14 presso gli Insegnamenti di Archeologia Medievale e Antichità Medievali.

Legato al proprio territorio di origine, abbiamo deciso di ricordarlo con uno scritto prodotto in occasione di un ritrovamento di un testo di Andrei Delli Veneri. La perizia stilistica si sposa con l’amore per la propria Terra.

Michele Selvaggio
Presidente Istituto Storico Sannio Telesino


MORCONE
Della città di Morcone è facile, inevitabile, innamorarsi anche grazie alla documentazione conservata, dalla Brevis Descriptio Terrae Murcone del 1369 all’inventarium di Onorato Gaetano del 1491-1493 al codice manoscritto degli Statuti comunali del 1573, che, accanto ad altri dati più antichi, reperibili nelle fonti, restituiscono una continuità di vita nei primi secoli longobardi e quindi un processo di arroccamento sollecitato dalle incursioni saracene, inizialmente imperniato nel recinto della rocca sannitica, successivamente  dilatato sul declivio collinare e perfezionato con una cinta muraria per la prima volta documentata con una porta ne 1054 (Porta de Stampatis), anno, nel quale, se è già in essere una parte piu bassa della città, una ‘altra deve aprirsi nella parte alta (porta della rocca).
Ma la documentazione conservata è frutto dell’amore e della passione degli abitanti “antichi” e contemporanei della città e su questo nobile filone s’inserisce la laboriosa ricerca di Stefano Vannozzi, che apre ulteriori squarci sulla città, si suoi uomini di cultura, e persino sui testi manoscritti rimasti nei cassetti. Fa impressione la serie di dati che l’autore raccoglie su vicende e personaggi, con sconfinamenti anche fuori nazione, come negli Stati Uniti, dati che sottintendono una ricerca prolungata, faticosa, ma alla fine fruttuosa.
Devo riconoscere che non è difficile perdersi nei percorsi della ricerca tra Morcone, Benevento, Napoli e tra le prolifiche note riguardanti gli studiosi morconesi quali Capozzi, Domenico Piombo, D’Andrea (dedicatario di questa pubblicazione e al quale Anna Aucone rivolge alcune belle pagine di ricostruzione biografica), Lombardi, su su fino a Plensio, Nozzolillo, Lorenzo Piombo – qualcuno sarà sfuggito -, studiosi che  testimoniano in antico ed anche  oggi della vitalità culturale della città e del legame di affetto alle proprie origini, per non dimenticare quelli che ai manoscritti di Morcone hanno dedicato delle pubblicazioni, don Giovanni Giordano e la stessa Anna Aucone, e neppure chi ne ha studiato il dialetto, Paolo Vascello.
Mi piace sottolineare come questo lavoro, dedicato meritevolmente all’avvocato Francesco D’Andrea, sia stato promosso e portato avanti dalla Aucone, che è stata a lungo a fianco del noto studioso e ne ha condiviso buona parte delle scoperte, intuizioni e riflessioni. A lei va anche il merito di un contributo biografico che ricostruisce la vita e gli studi, ancora in parte inediti, dello storico morconese. D’Andrea, fra i primi a riscoprire il manoscritto Delli Veneri, è stato soprattutto il precursore nel rilevare le profonde valenze per la ricostruzione della storia e della vivace comunità socio-economica di Morcone fra il medioevo e l’età moderna. Da cittadino operoso, ha molto prodotto in vita, lasciando un’eredità culturale da custodire con diligenza e collettivo accoglimento.
Devo dire che delle sei parti che  compongono il manoscritto di Andrea Delli Veneri datato 1804, la seconda, la terza e la quarta sono entrate anche nella mia ricerca su Insediamento e incastellamento della Valle del Tammaro in corso di pubblicazione, nella quale Morcone emerge come capitale del bacino del fiume Tammaro. Assolutamente utili mi sono state le notizie in arrivo dalla Brevis Descriptio con la descrizione  delle porte che, pur nella sua essenzialità, rimane preziosa anche al fine di individuare delle Eigenkirchen cristallizzate appunto nella intitolazione delle porte (de Stampatis, de Donatis), mentre il tema “vescovato”  mi ha richiesto ricerche più lunghe, estese, all’Archivio Vaticano anche per le sollecitazioni dell’amico Carmelo Lepore. Sulla esistenza di una sede episcopale nella città di Morcone si sono esercitati in molti e alcunisi sono già pronunciati in senso affermativo, anche se talora in forma sintetica, ma in fondo due sono le testimonianze documentarie, sulle pagine di Kehr, richiamante il Liber censum, che registra un vescovo morconese tra i vescovi suffraganei della metropolia beneventana, e documento del 1100, unica carta menzionante un Giovanni Vescovo di Morcone, portava la luce da De Luca e Borgia, ritengo, dopo aver visionato nell’Archivio Vaticano gli atti del processo della Sacra Rota svoltosi nel 1677, che l’esistenza di un  vescovato, sia pure per un breve periodo, debba essere ritenuta certa.
Ritornando al testo di Vannozzi e alle sue incursioni negli archivi privati, alcuni di recentissima dispersione, va sottolineata l’altezza d’ingegno degli studiosi, anche contemporanei della città – alcuni dei quali accomunati dall’interesse per la medicina o dalla professione – e la capacità di intessere rapporti con altri storici, antropologi, archeologici.
Allo stesso modo di Vannozzi la scrupolosa accuratezza lo conduce ad esempio ad ispezionare la Grotta micaelica sotto la Morgia di Sant’Angelo sul Monte Matese tra Cerreto e Guardia Sanframondi, sempre su sollecitazione del ms. Delli Veneri e di un suo disegno dell’urna sepolcrale del vescovo cerretese Biagio Caropipe, o nell’archivio di Pasquale Lombardi a frugare tra le carte fino a trascrivere la dolcissima dedica alla moglie nell’ultimo dei lavori rimasto inedito dell’illustre studioso.
Un ultimo riconoscimento: l’autore sulla “raccolta di memorie fatta su richiesta e per conto della municipalità di Morcone” di Andrea Degli Veneri avrebbe utilizzato nella ricchissima biblioteca del Seminario Vescovile di Benevento, e tra i vari Summonte,Ughelli, Muratori spicca di Giovanni Battista De Luca il Theatrium Veritatis et justitiae, che entra di diritto nella questione del vescovato di Morcone, di cui mi sono avvalso anch’io, tema trattato in una delle parti del manoscritto.
Mi si permetta infine una notazione sul cognome. L’autore, che dipende da ricerche di Paolo Venditti, riporta un’idea del notaio di Campobasso, Silvestro Delli Veneri, seconda la quale i primi membri della famiglia Andrea “Venneri o delli Venneri o delli Veneri” sarebbero venuti dal comune di Castelvenere. L’idea del notaio offrirebbe non solo il secondo legame delle terre del Tammaro con il mio paese Castelvenere (prima citazione documentaria anno 1206 “casalem Veneris”),  dopo quello per il consumo abbondante di vino da parte di uomini e donne di Reinouno dei castra più fascinosi della Valle Tammarina chiuso come un riccio in pericolo nel suo acrocoro collinare -, e cioè un attributo di cultura ad un paese finora in complesso d’inferiorità, quanto alla produzione di manoscritti, rispetto  ai finitimi Guardi Sanframondi, Cerreto Sannita,  San Salvatore Telesino, Solopaca…”.

Bibliografia
Aucone A.- Vannozzi S., Morcone ed il manoscritto di Andrea Delli Veneri, Morcone, 2016
Plensio G., Morcone lineamenti di Storia, Morcone, 1988


Categorie: In memoriam

Michele Selvaggio

Presidente dell'Istituto Storico Sannio Telesino. Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza, cultore di Storia locale. Autore di "Telesia 1349. Peste e Terremoto", "Cartoline da Telese", "Castelvenere Valdese", "Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita". Ha partecipato all'Antologia su Michele Ungaro edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto.