«…Degenerazione del multiculturalismo e forzature sul relativismo ideologico e religioso. I paradossi dell’era contemporanea…» così William Mattei sulla notizia della riapertura al culto musulmano della Basilica di S. Sofia a Costantinopoli (Istanbul). «…I simboli cadono quando diventano significanti privi di significato…» gli ha fatto eco Rodolfo Cangiano. I Soci dell’Istituto Storico del Sannio Telesino discutono della notizia con malcelato dolore.
Il nostro ruolo istituzionale ci impone una chiara presa di posizione. Il gioco “Riscriviamo la storia”, in auge in questo periodo, figlio di futile e colpevole moda, oscura invece la cattiveria e l’ignoranza di una già lunghissima sequela dei misfatti di cui è fatta la storia dell’umanità. «…Il tentativo, la speranza sono sempre gli stessi: distruggere i segni del passato per non doverne meditare le conseguenze, per continuare se possibile, in altro modo, con altre facce a compiere gli stessi crimini….».
Le statue e i mausolei e comunque tutti i manufatti Celebrativi , il più delle volte, sono l’espressione di una gloria e di un consenso molto gracile e temporaneo, da qualsiasi parti li si guardi.
Eppure, una volta eretti, le statue, i grandiosi palazzi, le piazze e le strade, entrano a far parte della nostra storia, sono essi stessi la storia, il segno di un’epoca. «…Non si possono toccare, devono restare lì, a memoria della caducità della grandezza umana. Non certo per ricordarci glorie che forse non ci furono mai, ma per testimoniare la nostra propensione all’errore, alla genuflessione, alla complicità. Per rammentarci i nostri difetti, i nostri crimini, le nostre debolezze. Ricordi per non ripetere, non per onorare. Come Auschwitz, i monumenti sono ricordi integrali, intonano l’Allelujah e il Miserere…» ci rammenta Giulio Menotti.
Cancellare la memoria e forzarla la memoria per piegarla ai desideri del criminale di turno è un delitto proprio di chi vuole non confrontarsi con il passato e vede il futuro solo al suo presente.
Il campionario delle sciocchezze “iconoclaste” senza senso, misto di ignoranza e odio per se stessi e le proprie radici è infinito.
Santa Sofia, la casa della cristianità orientale per mille anni, è diventata moschea. Lo ha appena deciso la dittatura musulmana Turca, avviando la distruzione di tutto quello che resta del meraviglioso cristianesimo orientale che era in quelle terre sei secoli prima di loro; e ora, nel 2020, riportano a moschea anche “…la basilica che Giustiniano costruì per essere la più grande chiesa che sia mai esistita…”.
La Basilica della Divina Sapienza (Agìa Sof’ia = aghia sophia) in una moschea islamica va contro duemila anni di storia. Le province d’Oriente e d’Occidente furono mobilitate per l’impresa. Per la cupola di 55 metri si ricorse agli artigiani di Rodi. Ogni mattone recava la scritta la Basilica della Divina Sapienza (Agìa Sof’ia = aghia Sophia) in una moschea islamica va contro duemila anni di storia. «…l’ha fondata ed è Dio che le recherà soccorso…». Lì riposa il doge Enrico Dandolo, le cui ossa dopo la conquista della città da parte dei turchi nel 1453 furono gettate in pasto ai cani. Oggi non c’è sollevazione né protesta, nessuno che si inginocchi ipocritamente, nessuno Stato che protesti ma solo silenzio. Un silenzio assordante che umilia l’Occidente.
Oggi, più che mai, la conoscenza dei fatti storici è quanto mai scarsa, come è scarsa la propensione alla moralità ed alla verità “…cui solo la storia può dare fondamento. La storia è stata abbreviata in ideologia, speculazione astratta, funzionale a questo o quell’idea alla moda”.

«…Fortunatamente la vera storia è altrove. Non nei libri degli storici, che non difendono la storia, e spesso difendono solo se stessi. E anche se i popoli non percepiscono il danno alle proprie esistenze che deriva dal violentare, mistificare, limitare, alterare i fatti storici, un conto sono i fatti storici, un conto sono le ricostruzioni storiche, che sono pure astrazioni. La Storia resta, più dei monumenti che si tenta di abbattere…”.

Una piccolissima associazione come la nostra si batterà sempre, convinta che la verità non si cancella, affinché questa ricerca del vero, che non piace alle dittature politiche o ideologiche, agli appassionati del potere, a tutti coloro che nell’illusione vorrebbero spingere le masse a portare acqua al loro mulino. A distruggere monumenti, per dare spazio ad altri di nuovi.



Michele Selvaggio

Michele Selvaggio

Presidente dell'Istituto Storico Sannio Telesino. Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza, cultore di Storia locale. Autore di "Telesia 1349. Peste e Terremoto", "Cartoline da Telese", "Castelvenere Valdese", "Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita". Ha partecipato all'Antologia su Michele Ungaro edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto.