Girolamo Vitelli è uno dei maestri della filologia italiana dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento (cit. Treccani). In quel periodo veniva considerato “il solo filologo classico italiano di rinomanza veramente europea”. Sotto di lui si è formata un’intera generazione di papirologi, latinisti, grecisti e professori universitari. Dei suoi studi hanno scritto i maggiori filologi classici (coloro che studiano gli antichi documenti scritti in latino e greco) italiani, dal grande maestro napoletano Marcello Gigante a Luciano Canfora, da Pietro Treves ad Augusto Rostagni a Goffredo Coppola.1Goffredo Coppola era di Guardia Sanframondi, Rettore dell’Università di Bologna e successore di Giovanni Gentile alla presidenza Istituto Nazionale di Cultura fascista. Morì fucilato a Dongo insieme a Mussolini ed esposto a Piazzale Loreto.
Che il suo destino sarebbe stato eccellere negli studi classici lo si capì molto presto. All’età di otto anni già leggeva e comprendeva Cicerone in latino e a tredici di traduceva Orazio. Quando, poi, si diplomò al Vittorio Emanuele di Napoli, ebbe il primo premio per il miglior componimento in latino tra tutti i maturandi d’Italia e gli esaminatori nel giudizio aggiunsero pure che egli possedeva “una non comune conoscenza del greco e della filologia tedesca”. Con quel talento fu agevole per lui conseguire la laurea in lettere classiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ma la sua notorietà nel campo iniziò prima ancora di laurearsi, un anno prima dell’alloro universitario, infatti, dimostrò che le cosiddette Carte di Arborea erano dei falsi. Queste carte inorgoglirono molto i sardi ed esaltarono tanti intellettuali italiani poiché contenevano ipotetici documenti e poemi scritti in sardo medioevale precursore, si disse, della lingua italiana. Vitelli svelò (prima ancora del Momsen, a cui andò il merito del risultato) che si trattava di un falso essendo state stampate a Cagliari pochi anni prima.2Giuseppe Cassella nacque a Cusano nel 1755, astronomo, matematico, giacobino. Prese parte attiva alla Repubblica Napolitana del 1799. Fu direttore dell’Osservatorio Astronomico napoletano. Ferdinando IV di Borbone gli commissionò la splendida Meridiana, lunga oltre 27 metri, da lui realizzata e visitabile nella Sala della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Dopo essersi perfezionato per un anno presso l’università di Lipsia in Germania, tornato in Italia, forse, voleva stabilirsi nel suo meridione. Perciò partecipò al concorso come docente di latino al liceo Umberto di Napoli dal quale fu escluso per manifesta superiorità. Non fu ammesso perché la sua preparazione era di “pianta universitaria”. Così a soli 25 anni venne chiamato per la cattedra di latino e greco presso l’università di Firenze. Nell’ateneo toscano Vitelli insegnò per 41 anni.
Durante quel lungo periodo la sua fama era andata crescendo fino ad essere definito come “il padre della scuola papirologica italiana”. Altri sostengono che Vitelli la papirologia l’abbia proprio inventata come disciplina. Nel 1908 fondò a Firenze la “Società italiana per la ricerca dei papiri greci e latini in Egitto” che si avvalse delle sue profonde conoscenze (Vitelli studiava tutto quello che riguardava gli scritti su papiri dal III sec. a. C. al VII sec. d. C., non solo i grandi autori ma anche foglietti, lettere private, ricevute) e acquisì sempre più prestigio fino a diventare il prestigioso “Istituto Papirologico”, la cui biblioteca è attualmente una delle più fornite al mondo nel settore, di cui Vitelli fu il primo direttore e che ancora oggi porta il suo nome. 
La Società fondata dal professore, alla quale affiancava l’autorevolezza della rivista “Studi Italiani di Filologia Classica” di cui fu fondatore e direttore, permise all’Italia di mettersi al passo con gli altri grandi paesi europei nella ricerca, nello studio e nell’acquisto di antichi papiri. Grazie a lui, insomma, cominciarono ad arrivare anche nella Penisola numerosissimi papiri greci e latini. 

Girolamo Vitelli nel suo studio

La produzione letteraria del Vitelli è vastissima, si conta che abbia scritto circa 302 opere. Pubblicò originali studi su Eschilo, Callimaco, Menandro ed altri fino ai fondamentali “Manuale di letteratura greca” e “Manuale di letteratura latina”.
Per i suoi evidenti meriti nel 1920, venne nominato senatore del Regno. Nella sua attività di parlamentare si occupò, in prevalenza, di temi riguardanti la scuola. Sostenne una dura battaglia contro l’abolizione del greco obbligatorio nelle scuole. Memorabile fu il duetto in aula con Benito Mussolini, che aveva appena firmato il Concordato con la Chiesa cattolica, al quale chiese con insistenza se fosse comunque assicurata la libertà di espressione religiosa per sé e i propri successori. Non si accontentò della prima rassicurazione del capo del governo che affermò “L’avranno!” e insistette nel voler sapere se “ogni professore universitario possa liberamente parlare anche di religione” al che Mussolini confermò che “La discussione in materia religiosa è pienamente libera”.
Vitelli guardava il fascismo con il distacco dello studioso e rimase sempre un liberale. L’Accademia dei Lincei pretendeva, per la piena ammissione, il giuramento di fedeltà al Partito Nazionale Fascista ma Vitelli rifiutò scrivendo al Ministro dell’Istruzione che lui il giuramento a cui si riteneva per sempre legato lo aveva già pronunciato come Senatore del Regno.
Girolamo Vitelli nacque nel 1849 a S. Croce del Sannio, che all’epoca era provincia di Molise, da Serafino e Maria Vittoria Cassella. Il padre di Serafino, Gianlorenzo, come da tradizione di famiglia, faceva il notaio a Cusano e aveva sposato una De Mariarosa appartenente ad una ricca famiglia di S. Croce. Alle già cospicue proprietà in Cusano i Vitelli, famiglia presente nel comune matesino almeno dal 1612 (Vito Antonio Maturo), ne aggiunsero molte altre in territorio molisano. Così Serafino preferì trasferirsi a S. Croce dove svolgeva il lavoro di Cancelliere Comunale. La madre di Girolamo era una Cassella, una tra le più antiche e facoltose famiglie cusanesi, nipote diretta del famoso astronomo Giuseppe Cassella.
Il giovane Girolamo trascorse a Cusano, presso gli zii materni, gran parte dell’infanzia. È noto che a undici anni fu scelto, grazie alla sua padronanza dell’italiano e alla bella scrittura, come segretario verbalizzante in una seduta del Comitato Rivoluzionario di Cusano. A 14 anni si traferì a Napoli per gli studi. Nella sua lunga carriera venne insignito, tra le varie onorificenze, dei titoli di Cavaliere, Ufficiale e Commendatore della Corona d’Italia. Fu socio dell’Accademia dei Lincei, della Accademia della Crusca, dell’Accademia delle Scienze di Torino, della Società Reale di Napoli nonché membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
Morì a 86 anni mentre era in vacanza a Spotorno. Aveva lasciato al Presidente del Senato una lettera “da aprirsi dopo la mia morte”, così, appresa la sua scomparsa, il presidente Federzoni rivelò che lo studioso “aveva espresso il desiderio, al quale devo inchinarmi, di non essere commemorato. Così sono costretto a tacere del senatore Girolamo Vitelli, il quale ha pur impresso una traccia indelebile nel campo della filologia classica come nella nostra affettuosa memoria”.
Ci ricordano dell’illustre maestro, oltre l’Istituto Papirologico “Girolamo Vitelli” di Firenze, una strada che gli è intitolata nel capoluogo toscano, un’altra a Roma, una a Benevento, e ancora nel suo paese natale, S. Croce, e a Cerreto Sannita.

Girolamo Vitelli in un pastello di Guglielmo Ghini

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[1] Goffredo Coppola era di Guardia Sanframondi, Rettore dell’Università di Bologna e successore di Giovanni Gentile alla presidenza Istituto Nazionale di Cultura fascista. Morì fucilato a Dongo insieme a Mussolini ed esposto a Piazzale Loreto.
[2] Giuseppe Cassella nacque a Cusano nel 1755, astronomo, matematico, giacobino. Prese parte attiva alla Repubblica Napolitana del 1799. Fu direttore dell’Osservatorio Astronomico napoletano. Ferdinando IV di Borbone gli commissionò la splendida Meridiana, lunga oltre 27 metri, da lui realizzata e visitabile nella Sala della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.



Antonello Santagata

Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore della biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio. Ha pubblicato nel 1992 "A tavola nel Sannio" (coautore), una guida ai ristoranti della provincia di Benevento con itinerari turistici. "Dietro la Leggenda" (2016), una raccolta di racconti brevi ispirati a fiabe, leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato "Samnes", un romanzo storico sull'epopea sannita tramite una storia d’amore ambientata nella Telesia. Nel 2019 ha pubblicato "Guida alla Valle Telesina e al Sannio".