
Caia Borsa è una località del Comune di Morcone, a confine con il Comune di Pietraroia. Qui, a quota m 1000, su un rilievo al centro di una zona che racconta la nostra storia a partire dal Neolitico, storia narrata da una sorta di campionario archeologico, c’è un enorme podio megalitico che, con non troppa fantasia, potrebbe assimilarsi ad uno Ziqqurat estremamente somigliante a quello di Monte d’Accoddi,1Il tempio-altare di Monte d’Accoddi è un monumento unico nel bacino del Mediterraneo, massima espressione sacra della civiltà prenuragica, a pochi chilometri da Sassari. Unico nel suo genere, questo Ziqqurat fa parte della cultura megalitica dell’isola ove sono tantissimi, di diverse tipologie, e sparsi su tutto il territorio i monumenti di pietra che testimoniano la millenaria storia degli antichi sardi. Fonte: Sardegna turismo. oppure al Cairn di Barnenez.2Il tumulo di Barnenez in pietra a secco risale probabilmente al 4850-4450 a.C. ed è, finora, la più antica costruzione megalitica continentale a noi nota. André Malraux, celebre scrittore e politico francese, affermò che questo sito, per la sua grandezza e la sua antichità, meriterebbe il nome di “Partenone della preistoria”.
Un podio, in parte integrato da muri a secco, che affascina ed inquieta allo stesso tempo. Il podio, che ad un primo impatto sembra un blocco monolitico in calcarenite di m 30 x 30, presenta in realtà delle integrazioni con muratura poligonale del primo tipo: potrebbe risalire al primo millennio a.C.

La superficie piana del manufatto si alza per un paio di metri e, inaspettatamente, presenta tante conche, delle “coppelle” che ne arricchiscono la superficie, molto più grandi di quelle riscontrate sulla “piramide” di Pietraroia. Ma, al di là delle ipotesi, a Caia Borsa c’è qualcosa di più inquietante: innanzitutto una sorgente nascosta tra la vegetazione, e sappiamo l’importanza che l’acqua ha sempre avuto per la scelta di un posto da abitare e, soprattutto, la presenza di due profondi canali che sembrano proprio realizzati dall’uomo.3A. Cofrancesco, geologo, comunicazione personale.

Camere sepolcrali, come a Barnenez, oppure altro, visto che, cosa ancora più sorprendente, i due canali indicano uno il Nord, l’altro il punto in cui sorge il sole nel giorno del plenilunio invernale, il 21 dicembre? Non solo. Sarà un caso, ma seguendo la direzione di un canale, si arriva, dopo 4 km e dopo aver oltrepassato con lo sguardo una piramide naturale, all’insediamento alle falde di monte Moschiaturo, alle spalle di Terravecchia che ha tutti i requisiti per essere parte del territorio della Saipinaz sannitica. Seguendo invece il canale che indica il Nord, dopo 22 km sempre in linea d’aria, si raggiunge Monte Vairano, presso Campobasso, ove gli scavi archeologici hanno portato alla luce un abitato sannitico, risalente a prima del VI sec. a.C.,4G. De Benedittis, M. Gaggiotti, M. Matteini Chiari, Saepinum-Sepino, Ed. Enne, 1984. che sembra essere la mitica Aquilonia, proprio l’insediamento distrutto dai romani contemporaneamente a Saipins e Cominium, durante la III guerra sannitica.5S. Capini, P. Curci, M. R. Picuti, Fana, Templa, Delubra, Corpus dei luoghi di culto dell’Italia antica, Regio IV: Alife, Bojano, Sepino, College de France, 1983. Cfr.: M. Buonocore, Tra le iscrizioni di Sepino, in: E. Solin, Le epigrafi della Valle di Comino, Atti del X Convegno Epigrafico Cominese, Sora 1 giugno 2012, San Donato Val di Comino (FR) 2014, pp. 9-26; G. Fiorelli, Sepino, NSA, 1880, 179-183; M. Matteini Chiari, Il territorio, La città, Il periodo preromano, Il lato lungo Nord orientale, Il lato corto Sud orientale, in: Saepinum 1982, 9-13; 15-26; 75-87; 117-125.
Il secondo canale, invece, indica sicuramente da un verso il Colle Samnis, sopra Bojano, dove si sarebbero fermati i primi Sabini, preceduto dal Tempio di Ercole a Campochiaro, dall’altro… dove dovrebbe sorgere il sole il 21 dicembre. Cosa che ho potuto constatare di persona. Infatti, il 21 dicembre 2020 ci sono andato, di buon mattino, prima che il sole spuntasse. Ci sono andato con un certo batticuore dovuto all’ansia e, perché no, alla paura di aver visto male… l’attesa e la sorpresa. Poi… oltre ogni più rosea speranza. Puntuale come ogni anno, il sole ha fatto capolino tra le nubi ed in perfetto allineamento assiale con uno dei due canali. Una verifica delle mie teorie che mi ha riempito il cuore di gioia! Sensibilmente in trance, mi è parso di ascoltare una storia narrata dalle pietre: “qui c’è tutto! Anche il sole è sorto e si è allineato. Manca solo lui, il Meddix tuticus, meddíss tovtíks, per annunciare la lieta novella ai pastori spaventati dalla notte sempre più lunga”. Un timore ancestrale: “vuoi vedere che la notte prevarrà sul giorno?”

Una paura che solo il grande e “furbo”? sacerdote poteva placare, annunciando loro la lieta novella dall’alto del podio: “da domani il sole, giorno dopo giorno, tornerà a prevalere sul buio della notte!” Ed i pastori si rassicuravano perché, ancora una volta, grazie ai doni portati al Tempio e raccolti a piene mani dal Capo Supremo per essere offerti al sole, chiaramente, questo tornerà lentamente a sorgere sempre prima, e Sol Invictus6
La “nascita del Sole Invicibile” (Dies Natalis Solis Invicti) era una celebrazione dedicata a Mitra, identificata con il dio romano Sol o il Sole. “Sol Invictus”6La “nascita del Sole Invicibile” (Dies Natalis Solis Invicti) era una celebrazione dedicata a Mitra, identificata con il dio romano Sol o il Sole. “Sol Invictus” era un culto antico, originario della Persia, ma venerato principalmente a Roma, da dove ha anche ricevuto il suo nome. Il culto fu introdotto dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. Festive era dedicato a Mitra, identificato con il dio romano Sol, che significa il Sole. La festa commemorava la sua nascita sulle montagne di Zagros. I Romani in quel giorno si donarono a vicenda ed esaudirono desideri; baciato sotto il vischio. Per sostituire le feste pagane, le autorità cristiane decisero di collocare la nascita di Cristo in questa data – questo è indicato dal commento al rapporto del XII secolo di Dionisio Bar Salibi, che dice che era usanza dei pagani celebrare questo giorno (25 dicembre) la nascita del Sole. Poiché le personeerano abituate a celebrare la festa pagana, si decise di celebrare la nascita di Cristo il 25 dicembre. È interessante notare che, nella litania del Santissimo nome di Gesù (probabilmente fondata nel XV secolo), troviamo il nome di Gesù “il sole della giustizia”. era un culto antico, originario della Persia, ma venerato principalmente a Roma, da dove ha anche ricevuto il suo nome. Il culto fu introdotto dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. Festive era dedicato a Mitra, identificato con il dio romano Sol, che significa il Sole. La festa commemorava la sua nascita sulle montagne di Zagros. I Romani in quel giorno si donarono a vicenda ed esaudirono desideri; baciato sotto il vischio. Per sostituire le feste pagane, le autorità cristiane decisero di collocare la nascita di Cristo in questa data – questo è indicato dal commento al rapporto del XII secolo di Dionisio Bar Salibi, che dice che era usanza dei pagani celebrare questo giorno (25 dicembre) la nascita del Sole. Poiché le personeerano abituate a celebrare la festa pagana, si decise di celebrare la nascita di Cristo il 25 dicembre. È interessante notare che, nella litania del Santissimo nome di Gesù (probabilmente fondata nel XV secolo), troviamo il nome di Gesù “il sole della giustizia” prevarrà sulle forze malefiche della notte. Decifrare l’imponente lavoro umano occorso per realizzare un podio svettante con due canali è difficile. Assolutamente inspiegabile, alla luce delle nostre conoscenze e senza una accurata campagna di scavi, è perché siano stati realizzati quei due canali: è sicuramente un’opera ciclopica, giustificabile solo con un fine importante per la comunità. Un fine che poteva essere legato al fenomeno della luce intorno al periodo del solstizio d’inverno, ma anche all’orientamento per raggiungere delle destinazioni importanti, in una zona che, d’inverno, è spesso soggetta ad una fitta nebbia che disorienta anche le persone più esperte. Per disporre di qualche strumento che ci possa aiutare nella formulazione di ipotesi, è fondamentale esaminare un po’ di studi degli archeo-astronomi relativamente agli azimut77Quando si parla di azimut molti pensano che questa parola significhi “direzione”, ma questo è inesatto perché l’azimut non è una direzione ma un angolo. L’azimut di un certo oggetto, quindi, è l’angolo, del quale tu sei il vertice, formato fra la linea della direzione Nord e la linea che va da te all’oggetto. L’azimut si misura in gradi (in senso orario). Azimut 0° vuol dire che l’oggetto si trova esattamente a Nord rispetto a te, azimut 90° che a te si trova ad Est, azimut 180° che si trova a Sud e così via. dei templi Pentri. Le popolazioni primitive erano affascinate da tutto ciò che era legato al cielo: stelle, tempo atmosferico e fenomeni celesti; sia per motivi pratici, sia per credenze religiose. Se i naviganti si orientavano per mare osservando le stelle, gli agricoltori le usavano per decidere il periodo in cui seminare. Esistevano quindi dei meccanismi che mettevano in correlazione i corpi celesti con oggetti, eventi e cicli di attività del mondo terrestre e anche di quello soprannaturale. Non sfuggirono a questa regola i Sanniti, per i quali era fondamentale ottenere dalla terra abbondanza di raccolti per loro e pascoli per gli animali che allevavano. La religione si preoccupò di farsi garante di questa esigenza, con un connubio religione – agricoltura che si può ritrovare in maniera lampante in un reperto archeologico di straordinaria importanza. Con esso possiamo capire, come per essi fossero estremamente importanti le divinità che, si pensava, potessero aiutarli ad ottenere un buon raccolto e quindi ad evitare le carestie. Stabilito questo, risulta privo di senso, per gli archeo-astronomi, parlare genericamente di orientamento est-ovest dei Templi sanniti: lo sguardo dei singoli simulacri rinchiusi nelle celle dei templi va in una sola direzione; fatti salvi ovviamente gli eventuali templi dedicati al dio Giano (Ianus) che, come si sa, disponeva di due volti contrapposti ed era quindi in condizione di guardare verso direzioni opposte. Analizzando quindi un campione significativo di templi, non ci si trova di fonte ad una serie di orientamenti distribuiti in maniera pressappoco uniforme su tutti i 360 gradi, ma, per ragioni che a noi sfuggono, gli orientamenti tendano a raccogliersi in ben precise direzioni o a distribuirsi in aree selezionate. Gli studiosi che hanno analizzato la maggior parte dei templi Pentri, hanno scoperto così che i templi si trovano tutti in un angolo compreso tra Est e Sud di 60°. Non è dato capire il perché. È tuttavia possibile che un motivo possa risiedere in fatti utilitaristici come, ad esempio, la scelta dell’orizzonte in cui sorge il Sole al solstizio d’inverno. La riflessione sullo svolgimento ciclico delle stagioni e sulla cosmologia sacra permette di capire come il mondo naturale offra alla mente umana, sia in forma esoterica che nel Credente religioso, un simbolismo connaturato nelle cose, che s’innesta a fondo nella personalità e diventa parte e guida dei cammini iniziatici e di fede. Questa Area, così feconda di tradizioni e culti legati alla Terra, aveva, con grande probabilità, diversi luoghi sacri per congiungersi con l’ignoto. Uno degli arcaici simbolismi è appunto quello degli equinozi e dei solstizi. La divisione circolare del tempo e il susseguirsi di solstizi, equinozi, mesi, giorni, luce e buio ha, da sempre, generato quell’intreccio di miti, leggende, pratiche religiose, usanze, feste civili e religiose che nel loro insieme determinano le tradizioni e la storia dei popoli. Nei giorni a cavallo del 21 dicembre, il giorno più breve, la notte più lunga, si entra nel Capricorno, domicilio astrologico di Saturno, e a Roma si celebravano i Saturnali, tra le più importanti e amate festività romane di epoca arcaica, che duravano dal 17 al 23 dicembre e simboleggiavano l’auspicato ritorno all’abbondanza dell’età d’oro di Padre Saturno, divenuto esule olimpico ed ospitato dal Dio Giano nel Lazio, dopo la cacciata da parte di Giove. L’origine di tale festa si perde nel tempo, è tuttavia ipotizzabile che possa trattarsi di un retaggio Pelasgico, proprio uno dei ceppi che hanno dato origine ai Sanniti. Tutti i popoli della terra hanno da sempre venerato e invocato il Sole, fonte di vita, luce e simbolo della verità. trionfante. Astronomicamente parlando infatti, durante il solstizio invernale, il sole raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte è alla sua massima estensione e la luce del giorno alla minima. Da quel momento in poi, la luce ritorna a trionfare sul buio fino all’apice del solstizio d’estate quando il giorno raggiunge la sua massima estensione e la notte la minima. I pagani vedevano nel sorgere del Sole dopo le buie giornate dell’autunno, il trionfo della luce sulle tenebre, il ritorno alla vita dopo la morte della fredda stagione. Certo è che i romani prima, la Chiesa poi, scelsero il 25 dicembre per festeggiare il ritorno del Sol Invictus, i primi, la nascita del Redentore i secondi, le Saturnalie acquisite al loro patrimonio dalle tante usanze assorbite dai popoli conquistati. Che legame potrebbe esserci tra Caia Borsa, i Sanniti e i Saturnali? Un indizio potrebbe anche essere l’usanza che, solo in tale occasione, la gran mole di servi veniva equiparata ai loro padroni, forse perché la ricorrenza sacra primordiale era da collocare ad un’epoca in cui non vigeva neppure la schiavitù, parola sconosciuta presso i Sanniti. Ed i Romani, stranamente, a tutti gli schiavi facevano indossare il pilleum o pileus, il cappello greco di forma conica, simbolo degli uomini liberi. Per i sanniti poteva essere un auspicio per il ritorno delle giornate più lunghe e l’arrivo della primavera. C’è anche un’altra considerazione da fare: se legame c’è tra orientamento di un Tempio e la vita quotidiana, questo dovrebbe essere legato a qualche cosa di vitale importanza. Nella loro vita di pastori-nomadi, i Sanniti avevano il bisogno quotidiano di pascoli per il loro bestiame. La capacità di orientarsi era quindi necessaria. Nomadi per eccellenza, sempre alla ricerca di nuovi pascoli e di orientamenti sempre precisi, soprattutto quando la neve e/o la nebbia rendevano il loro habitat naturale un labirinto inestricabile, la necessità di un orizzontamento sicuro era vitale, soprattutto quando c’era da spostarsi verso i pascoli di pianura all’inizio dell’inverno. Uno spostamento che potremmo definire epico, e che è remotissimo se già nel primo secolo a.C. Varrone Reatino, in un trattato sull’agricoltura del 37 a.C., registra l’obbligo per i pastori del Sannio di denunciare il numero degli armenti introdotti nella pianura di Puglia e di corrispondere un tributo.8Il De re rustica (più compiutamente De re rustica libri III), o Res rusticae, è un’opera didascalica di Marco Terenzio Varrone, scritta in prosa nel 37 a.C. Rerum rusticarum libri tres, Recognovit Henricus Keil, Lipsiae, in aedibus B.G. Teubneri, in: Bibliotheca scriptorum Graecorum et Romanorum Teubneriana, 1889.
Il trasferimento da e per i monti era un vero esodo e sicuramente lungo i tratturi si creò un traffico notevole di greggi. Nacquero perciò alcuni Centri, come Saipins, ove furono realizzati dei recinti appunto per custodire e identificare i vari greggi durante la sosta. Immaginiamo quindi che in determinati giorni potessero esserci degli affollamenti tali da non consentire una permanenza a tutti. Potrebbe essere nata così l’esigenza di avere partenze scaglionate per evitare sovraffollamenti. C’era poi sicuramente un altro problema: la consapevolezza delle condizioni climatiche diverse tra il versante orientale e quello occidentale. In particolare, sul Matese, ci sono 2 località alla stessa altezza (700 m s.l.m.): Sepino e Pietraroja, una sul versante orientale ed una su quello occidentale, in cui la neve cade in tempi diversi. Da qui la preoccupazione di lasciare i pascoli d’altura prima dei loro colleghi occidentali.
Se guardiamo gli azimut minimi e massimi dei Templi Pentri, questi corrispondono, con un minimo di tolleranza, a quelli dei Templi di Pietrabbondante/Campochiaro (112°) e quello di Cerreto (162°).

Tutti gli altri templi hanno un ventaglio di azimut che sembrano equamente distribuiti in questo spazio. Un’ipotesi suggestiva: e se si trattasse di un “via” scaglionato alla transumanza? Di un invito ai pastori a lasciare i monti? È come se i vari azimut indicassero, al loro allinearsi con il sole, il periodo di partenza per la transumanza, una “partenza intelligente” ante litteram, per evitare problemi di affollamento lungo il tragitto. Ma le ipotesi sono tante e ancora misteriose, soprattutto per il Tempio Cerretese e quello di Caia Borsa che, come visto, hanno due azimut estremi. Difficile fare congetture su usi e costumi di una civiltà ancora poco conosciuta ma c’è una coincidenza da valutare da parte degli appassionati: il periodo della tosatura. L’allevamento di bestiame prevalentemente transumante ha costituito tradizionalmente la principale fonte di reddito delle popolazioni italiche, al punto da diventare in età imperiale un ottimo investimento capitalistico per importanti personaggi della aristocrazia romana, compresi gli stessi imperatori. Solo molto più tardi il diffondersi delle colture foraggere rese possibile la stabulazione del bestiame su vasta scala. Utilizzando i percorsi tratturali, le greggi venivano trasferite durante il periodo invernale (settembre-marzo) dalle zone montuose dell’Abruzzo e del Molise ai pascoli di pianura della Puglia settentrionale (l’antica Daunia). Anche per questo era di vitale importanza per le popolazioni di montagna: garantirsi sbocchi in pianura per accedere ai pascoli. In fondo quella dei Sanniti Pentri era una terra isolata, la cui risorsa più preziosa era costituita da un’abbondante manodopera e dalla disponibilità di terra, in buona parte scarsamente produttiva. D’estate veniva effettuato il percorso inverso, trasferendo le greggi dal Tavoliere pugliese nei pascoli invernali sugli altipiani. Proprio in questo periodo, compreso tra l’equinozio di primavera ed il solstizio d’estate, si procedeva alla tosatura delle pecore, da effettuarsi durante i periodi di sosta, nel corso del trasferimento: per l’operazione, che garantiva reciproco tornaconto sia ai pastori sia alle popolazioni residenti, era necessario disporre di spazi idonei per accogliere le greggi ed eventualmente anche di impianti adeguati per effettuare direttamente sul posto le diverse fasi del ciclo di lavorazione delle pelli e della lana. Un’ipotesi plausibile potrebbe essere che l’orientamento dei tempi, o solo di alcuni di essi, poteva significare l’inizio sicuro della tosatura primaverile. Il tempio del territorio cerretese, ricchissimo di stazzi, è legato proprio alla posizione del sole all’inizio della primavera. Ipotesi, certo, ma legate ad un misticismo e ad un legame con la natura che continua a stupire ancora oggi, nel territorio del triangolo Morcone, Cerreto, Pietraroja; un quadrilatero, in realtà, perché è impensabile escludere Sepino, in ordine a ritrovamenti e scoperte che meriterebbero maggiore approfondimento.

«…Gli scienziati convenzionali e dogmatici vivono la loro vita nella pura delle nuove idee progressiste. Il mondo cambia, i diplomi non valgono niente e i metodi educativi vanno rivisti. Non capiscono che la scienza esiste per darci una nuova conoscenza e non per mantenere una tradizione. Ciò accade dovunque nel mondo, come per alcune scoperte Maya insabbiate per non dover ridatare l’inizio della civilizzazione, o coi monumenti Yonaguni nel Pacifico vecchi di 12000 anni, o in Libano o nella Turchia orientale: queste scoperte cambierebbero la nostra prospettiva sul passato, ovvero che non siamo i migliori, i più intelligenti né i più sviluppati…».9G. Colomba, Sam Semir Osmanagich, Piramidi in Bosnia, intervista a, www.cure-naturali.it. Il dr. Sam Semir Osmanagich, bosniaco è laureato in Scienze Politiche, in Economia, con un master in Scienze Economiche Internazionali e un dottorato di ricerca in studi Maya.
Una testimonianza inquietante, che dimostra ancora una volta senza la passione di tanti archeologi, di tanti studiosi, di tanti appassionati, tutti con le loro ipotesi da valutare sul terreno, non avremmo avuto tante scoperte relativamente ad un passato sempre più affascinante, un passato che oggi attira l’attenzione di tutti, a tal punto che, nonostante il freddo e il tempo avverso, ogni anno, migliaia di persone aspettano l’alba del solstizio d’estate o d’inverno dormendo attorno ai monoliti più famosi del mondo, quelli di Stonehenge. E al sorgere del Sole coperto dalle fitte nubi, salutano l’estate con canti, preghiere e applausi. Recenti ricerche archeologiche sembrerebbero confermare che Stonehenge fosse davvero utilizzato per le festività del solstizio, specie quello invernale, quando si celebravano feste per raccogliere, simbolicamente, le energie prima del lungo inverno. Siamo sicuri che nessun dubbio possa accendere la nostra fantasia guardando il podio-monolite-bussola di Caia Borsa? La cosa più inquietante, sono i due canali enormi, scavati “sicuramente” a mano, che indicano, con apprezzabile precisione, uno il Nord, l’altro il punto in cui sorge il sole nell’equinozio d’inverno, il 21 dicembre, il giorno in cui tanti siti archeologici del mondo, da Stonehenge a Luxor, vengono raggiunti da migliaia di turisti per assistere al sorgere del sole in perfetto allineamento assiale con la costruzione. Solo un caso? Forse sì. Forse no.
_____________________
NOTE:
[1] Il tempio-altare di Monte d’Accoddi è un monumento unico nel bacino del Mediterraneo, massima espressione sacra della civiltà prenuragica, a pochi chilometri da Sassari. Unico nel suo genere, questo Ziqqurat fa parte della cultura megalitica dell’isola ove sono tantissimi, di diverse tipologie, e sparsi su tutto il territorio i monumenti di pietra che testimoniano la millenaria storia degli antichi sardi. Fonte: Sardegna turismo.
[2] l tumulo di Barnenez in pietra a secco risale probabilmente al 4850-4450 a.C. ed è, finora, la più antica costruzione megalitica continentale a noi nota. André Malraux, celebre scrittore e politico francese, affermò che questo sito, per la sua grandezza e la sua antichità, meriterebbe il nome di “Partenone della preistoria”.
[3] A. Cofrancesco, geologo, comunicazione personale.
[4] G. De Benedittis, M. Gaggiotti, M. Matteini Chiari, Saepinum-Sepino, Ed. Enne, 1984.
[5] S. Capini, P. Curci, M. R. Picuti, Fana, Templa, Delubra, Corpus dei luoghi di culto dell’Italia antica, Regio IV: Alife, Bojano, Sepino, College de France, 1983. Cfr.: M. Buonocore, Tra le iscrizioni di Sepino, in: E. Solin, Le epigrafi della Valle di Comino, Atti del X Convegno Epigrafico Cominese, Sora 1 giugno 2012, San Donato Val di Comino (FR) 2014, pp. 9-26; G. Fiorelli, Sepino, NSA, 1880, 179-183; M. Matteini Chiari, Il territorio, La città, Il periodo preromano, Il lato lungo Nord orientale, Il lato corto Sud orientale, in: Saepinum 1982, 9-13; 15-26; 75-87; 117-125.
[6] La “nascita del Sole Invicibile” (Dies Natalis Solis Invicti) era una celebrazione dedicata a Mitra, identificata con il dio romano Sol o il Sole. “Sol Invictus” era un culto antico, originario della Persia, ma venerato principalmente a Roma, da dove ha anche ricevuto il suo nome. Il culto fu introdotto dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. Festive era dedicato a Mitra, identificato con il dio romano Sol, che significa il Sole. La festa commemorava la sua nascita sulle montagne di Zagros. I Romani in quel giorno si donarono a vicenda ed esaudirono desideri; baciato sotto il vischio. Per sostituire le feste pagane, le autorità cristiane decisero di collocare la nascita di Cristo in questa data – questo è indicato dal commento al rapporto del XII secolo di Dionisio Bar Salibi, che dice che era usanza dei pagani celebrare questo giorno (25 dicembre) la nascita del Sole. Poiché le persone erano abituate a celebrare la festa pagana, si decise di celebrare la nascita di Cristo il 25 dicembre. È interessante notare che, nella litania del Santissimo nome di Gesù (probabilmente fondata nel XV secolo), troviamo il nome di Gesù “il sole della giustizia”.
[7] Quando si parla di azimut molti pensano che questa parola significhi “direzione”, ma questo è inesatto perché l’azimut non è una direzione ma un angolo. L’azimut di un certo oggetto, quindi, è l’angolo, del quale tu sei il vertice, formato fra la linea della direzione Nord e la linea che va da te all’oggetto. L’azimut si misura in gradi (in senso orario). Azimut 0° vuol dire che l’oggetto si trova esattamente a Nord rispetto a te, azimut 90° che a te si trova ad Est, azimut 180° che si trova a Sud e così via.
[8] Il De re rustica (più compiutamente De re rustica libri III), o Res rusticae, è un’opera didascalica di Marco Terenzio Varrone, scritta in prosa nel 37 a.C..Rerum rusticarum libri tres, Recognovit Henricus Keil, Lipsiae, in aedibus B.G. Teubneri, in: Bibliotheca scriptorum Graecorum et Romanorum Teubneriana, 1889.
[9] G. Colomba, Sam Semir Osmanagich, Piramidi in Bosnia, intervista a, www.cure-naturali.it. Il dr. Sam Semir Osmanagich, bosniaco è laureato in Scienze Politiche, in Economia, con un master in Scienze Economiche Internazionali e un dottorato di ricerca in studi Maya.
Antonella Selvaggio
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.


Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.


Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.



Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.