Quanti frantoi c’erano a Faicchio nel 1700? Certificati 19! Come mai alcuni piedimontesi vennero multati mentre «recav’ l’aulive a Calvisi»? Quando prendeva un “trappitaro“? Questo ad altre questioni frivole del tempo che fu in questo breve post.

Nel 1786 ( direbbe mio figlio u che bon bon papà ..) quanto doveva essere riconosciuto ai nostri “trappitari”? I trappitari, per spiegarlo agli ambienti metropolitani e anche ai ragazzi di oggi sono i frantoiani, ma secondo me è più nobile continuarli a chiamare “trappitari” considerando che in latino il frantoio veniva detto Trapetum e in greco τραπητος significa pigiato.
Veniamo ai fatti seri!! Per sbaglio mi passa tra le mani un contenzioso datato 3 marzo 1786 redatto a Napoli recante per Titolo “Per Gianbattista Giorgio contra l’Illustre Duca di Laurenzana”. Di cosa tratta? 69 pagine in cui si asfalta l’Illustre Duca di Laurenza circa il preteso jus prohibendi de’ trappeti (frantoi). E’ ovvio che non posso annoiarvi entrando nei dettagli ma cercherò di essere breve e tirar fuori alcune curiosità rinvenute, come ad esempio di alcuni piedimontesi scoperti e condannati per aver “recato” le “aulive” a Calvisi , oppure quanti frantoi venivano certificati a Faicchio nel 1786 e di chi erano o ancora quale era la gabella (se dir si può )da corrispondere al trappitaro e ai suoi “assistenti”; la decima in olio da queste parti e la cinquina a tomolo. La Difesa di Giorgio, scomoda la dottrina e giurisprudenza dell’intero regno per affrontare questo argomento, si vede che era una tematica molto importante come possiamo immaginare. Dagli usi di Sora a quelli di Policastro e alle terre di Torra Orsaja, al Duca di Fragnito ecc.. in parole povere un po’ tutto il centro sud. Per dimostrare cosa: che i cittadini potessero avere frantoi privati e che il Duca , fatto salve le gabelle per il Re, non aveva alcun diritto di proibire (jus prohibendi) a tali cittadini di poter molire le proprie olive e quelle in conto terzi di altri cittadini. Vi dico subito come va a finire e poi vi parlerò di qualcosa di più interessante. Come va a finire? Viene riconosciuta ragione a Gianbattista Giorgio e torto al Duca di Laurenzana, quindi le olive si possono molire in frantoi privati senza diritto di proibire da parte di qualcuno. Devo dire la verità, i testi sono molto complessi e ho fatto molto fatica a leggerli anche perché non si leggono molto bene. Cosa ho trovato di più interessante: i “Trappiti” erano innanzitutto quelli dei Nobili, poi quelli dei privati (non abusivi) e quelli della chiesa. Anche presso la cappella di S.Sisto ad Alife vi era un frantoio appartenente alla chiesa; Faicchio aveva un solo frantoio appartenente alla chiesa. Si narra, inoltre, di alcuni cittadini piedimontesi, di cui sono riportati i nomi nel libro che vengono scoperti a “recar le aulive” fuori comune e precisamente a Calvisi ma, alla fine, se la cavano con una multa. Quanti Frantoi c’erano a Faicchio nel 1786? 19 trappiti (forse era la capitale dell’olivicoltura direi di tutto il Sannio) (foto nel post) e precisamente, riporto testualmente : «due dell’Università, due al barone (?!), una alla collegiata chiesa di detta terra e gli altri a taluni cittadini con l’intera libertà di macinarsi così le ulive proprie e quelli di altri e per la molitura si esige da’ padronali de’ trappeti la Decima ecc…» (riporto il testo completo nella foto, con delibera di giunta diremmo oggi). Immaginate che con 19 frantoi , se proprio qualcuno si vuole divertire, conoscendo la produttività media dei frantoi a quei tempi e le strutture che sappiamo benissimo come erano composte si potrebbe anche stimare la Produzione lorda vendibile del tempo. Inoltre avere 19 frantoi, che nel testo vengono definiti numerosi, fa immaginare anche ad un tenore di vita non male, considerando l’olio un prodotto ad elevata redditività e valore commerciale in quei tempi . Arrivati a questo punto, parlo della Decima e mi fermo. Prima di tutto la Difesa si dilunga non poco su tale argomento per dimostrare che non fosse un diritto feudale , a suo avviso, ma corrispettivo per la prestazione (molitura).

A quanto ammontava a quei tempi dalle nostre parti questo corrispettivo? Riporto testualmente “ la decima e la cinquina sono due rami di esazione per mercede della molitura….omissis…. al padrone del trappeto spettava la cinquina del tomolo (tomolo circa 55 litri) di ulive e la decima dell’olio”. Ora io non sono molto bravo in questo e lascio a chi più esperto andare nel merito… per verifica in termini comparativi il costo del frantoio oggi rispetto a quello del 1700. Se per decima dell’olio si intende la Decima parte di olio prodotto, allora io mi trovo a valore corrente di circa 14 euro a quintale di olive molite oggi (resa a 18% prezzo a 8 euro a litro) quindi più o meno ancora oggi paghiamo la decima (sempre se per decima si intende la decima parte dell”olio prodotto.).

Ah, dimenticavo: ai più esperti in olivicoltura la libera consultazione di questo libro.

 


 


William Mattei

Laurea in Economia. Promotore culturale, Dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. Vincitore del premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.