Il 24 Novembre del 1721, dinanzi al notaio Marzio Antonio De Nigris, convennero il magnifico Biagio Cerino di San Giorgio la Molara ed il magnifico Nicola Palmieri di Faicchio per sciogliere la società della Spezieria di medicinali, costituita nel 1716. Le Spezierie di un tempo si distinguevano in Spezierie medicinali Spezierie galeniche, a secondo che fossero state dirette dallo Speziale di medicina o dallo Speziale manuale, paragonabile, questo ultimo, ad un droghiere che aveva il compito di detenere nella propria spezieria e quindi dispensare successivamente solo i medicamenti semplici e non anche i composti, ottenuti dalla manipolazione e trasformazione dei semplici. La Farmacia chimica Spezieria medicinale era l’arte che insegnava a preparare le medicine con separazione o esaltazione delle parti componenti i semplici che vi entrano; la Farmacia galenica Spezieria manuale era l’arte che insegnava a preparare le medicine senza separazione o esaltazione alcuna delle parti componenti i semplici che vi entrano.
Il De Nigris, nativo Di Cerreto Sannita, esercitò la professione di notaio a Faicchio dal 1721 al 1726; durante la sua permanenza a Faicchio conobbe Cecilia di Martino, sorella dei celebri matematici Nicolò e Pietro, che sposò nel 1729.
Tornando alla società tra Palmieri e Cerino, il contratto prevedeva una serie di clausole tra cui la durata di sette anni della società; inoltre le spese e gli utili derivanti dalla gestione sarebbero stati divisi in parti uguali e al termine del contratto Palmieri sarebbe rientrato in possesso dello stabile ove era ubicata la spezieria, con tutto l’arredo. Sciolta, quindi, la società e rientrando ciascuno in possesso di quanto gli spettava, nello stesso giorno dello scioglimento, notar De Nigris redasse un altro atto con il quale il Palmieri cedeva in fitto al collega l’intera sua spezieria: fitto che avrebbe dovuto avere la durata di cinque anni, per un corrispettivo di 35 ducati annui. La spezieria era composta da due vani, uno dei quali adibito a laboratorio e poiché era fornita di vasi e utensili, della stigliatura e dei medicamenti sia semplici che composti, al Palmieri fruttava un ulteriore utile di 60 ducati annui.

A tale scopo, pertanto, fu eseguito l’inventario dei medicamenti semplici e composti con le corrispettive quantità e degli oggetti e utensili che corredavano la spezieria, arredata con mobili in stile barocco e rococò e decorata secondo i detti stilile formule relative di tutti i medicamenti furono tratte dal Teatro Farmaceutico Dogmatico e Spagirico del dottor Giuseppe Donzelli, una sorta di Farmacopea ufficiale dell’epoca, ovvero una raccolta ufficiale dei nomi dei medicamenti, con i loro caratteri essenziali e con le più comuni formule d’uso.
Catalogando la lunga lista dei medicamenti semplici e composti che arredavano la spezieria Palmieri, risulta che buona parte di questi erano disposti secondo la forma farmaceutica data loro: polveri, droghe semplici, droghe composte, gomme, pillole, semi ecc. che, serbati nei rispettivi alberelli più o meno grandi, si susseguivano ordinatamente negli scaffali della stigliatura seguiti dalle carafe e carafine contenenti le varie forme liquide: acque, sciroppi, elisir, tinture, oli, spiriti, estratti, essenze.
Nel laboratorio, poi, accanto agli utensili obbligatori, trovavano posto medicamenti la cui quantità era notevole e che erano conservati negli alvari, negli alvaroni, nelle lancelle e nei giarroni.
L’inventario, quindi, prosegue con l’enumerare gli apparecchi e gli utensili di cui la spezieria doveva essere obbligatoriamente fornita e che, nelle moderne farmacie, purtroppo, sono del tutto o quasi scomparsi.
Di seguito un breve elenco di utensileria di cui la spezieria Palmieri era fornita:
Alvaroni e mezzi alvaroni (grossi vasi di ceramica);
Fusilli e mezzi fusilli in ceramica (corrispondenti ai moderni alberelli);
Marruffi (tegami di creta a fondo concavo adatto alla conservazione o digestione di droghe); Langelle (vaso di terracotta a bocca larga per contenere acqua o altri liquidi);
Carafe e carafini (riposte nei nicchi o palchetti dello scaffale dove erano riposti gli spiriti);
Vasetti di estratti e vasetti di pillole di nicchio;
Moscolaio (scaffale suddiviso in piccoli scomparti che conteneva vasetti e piccole caraffe);
Mortaio di bronzo piccolo, mezzano e grosso di rotola dieci (rotolo=unità di misura. A Napoli equivaleva a kg. 0,89);
Mortaio di pietra grosso con pestello in legno;
Bilancia con libbra ed altri pesi (A Napoli la libbra equivaleva a gr. 320);
Mestoli di ferro;
Calamaio di pietra;
Staenati piccoli, tappezzati (presumibilmente erano teli cerati per coprire le droghe messe a macerare nei tini o in altri grossi recipienti);
Alambicco a cappello di rame (apparecchio per distillare);
Setacci (stacci per polverizzare e separare le particelle più fini da quelle più grosse di una o più polveri); 
Boffetta con tiratoie (cassettone con tiretti);
Storte mezzane (vasi di vetro per distillare con il collo ricurvato in se stesso);
Sargioli (coperte di lana);
Soppressa da erbe (pressa per estrarre i succhi dalle erbe);
Giarroni (grosse giare di ceramica);
Petitorio (libro che elencava i medicamenti obbligatori di cui la spezieria doveva essere obbligatoriamente provvista, nonché le domande che il protomedico faceva allo speziale durante l’ispezione);
Guida chimica

I medici operanti nel ‘700 seguivano ancora i vecchi dogmi risalenti a Galeno, padre della farmacia, di Ippocrate, di Avicenna. Sulla base di tali sistemi, la scienza medica dell’epoca ignorava il rapporto tra causa ed effetto e utilizzava i farmaci in modo empirico tenendo conto degli effetti ottenuti in precedenti casi e di conseguenza si diffuse l’uso di mescolare più farmaci, con la speranza che almeno uno dovesse dare il risultato sperato.
Si può, quindi, asserire che per buona parte del nuovo secolo, quello dell’ Illuminismo, continuò ad interpretare i fenomeni fisiologici e patologici sotto l’ispirazione di idee filosofiche e non su base moderna e scientifica, protesa ad ampliare e perfezionare il modello sperimentale.
Sulla base di questo modo di operare da parte dei clinici del tempo, possiamo confermare con certezza che nella spezieria Palmieri di Faicchio troviamo, come nel passato, che i rimedi per curare i diversi mali, erano di origine vegetale, animale e minerale, attribuendo ad essi virtù terapeutiche risolutive. Se per buona parte dei vegetali le proprietà terapeutiche erano valide, lo stesso non può dirsi per i derivati del regno animale e minerale che erano ampiamente utilizzati, causando spesso altri mali che, a loro volta, venivano curati con analoghi medicamenti, scatenando un susseguirsi di altri disturbi se non addirittura la morte.
I medici del tempo, indipendentemente dal malanno accusato dal paziente, seguivano un ‘protocollo’ consolidato e cioè quello di far venire fuori dal corpo, gradualmente, ciò che aveva procurato il disturbo e questo avveniva, come affermava il Fioravanti, per purgationi, tanto per vomito quanto per secesso. Se il caso non si risolveva, si procedeva agli stadi successivi e cioè alla evacuatione di sangue e sudore, ottenendo la purificazione del corpo.
Per quanto riguarda i rimedi, citiamo come esempio alcuni composti di origine minerale esistenti nella spezieria Palmieri: il sal sapientiae era una miscela definita vetriolo, costituita da zolfo, allume e ferro o rame o zinco ed acqua congelata; il sale di tartaro nitriolato, rimedio giovevole per lo stomaco a base di vetriolo e tartaro; fiore di sale armonico composto da fuliggine e limatura di ferro; polvere bianca di Cratonte, una miscela di minerali da pietre preziose; Lapis di Belzoar, costituito da antimonio, mercurio e salnitro e specifico a muovere il sudore e ostruzione del fegato; cerussa di antimonio a base di vetriolo, mercurio, sale, antimonio e salnitro per sudare e urinare.
La maggior parte di questi composti di origine minerale contenevano, dunque, mercurio e antimonio, elementi che causano danni irreversibili a carico di fegato e reni. Tra gli altri citiamo il topazio specifico per le emorroidi e le depressioni, lo zaffiro per la dissenteria, il rubino per le depressioni e le pestilenze, lo smeraldo come rinforzante della vista, neutralizzante il veleno di serpenti e per inibire le contrazioni uterine premature, facilitare il parto e frenare le emorragie uterine.
Le stesse considerazioni espresse sui medicamenti provenienti dal mondo minerale circa la dubbia efficacia terapeutica, valgono per i rimedi provenienti dal mondo animale che erano pericolosi il più delle volte o del tutto inefficaci.
Tra i medicamenti presenti nella spezieria Palmieri, citiamo il sangue di capro, fatto seccare e utilizzato per la pleurite associato al decotto di cardo, mentre con sassofrasso era valido per i calcoli; la polvere di corno di cervo era prescritta come blando diaforetico e come antiparassitario intestinale se assunto con acqua di ruta, dal potere antielmintico; sal lepre come rimedio per le coliche renali e costituita dalla polvere di lepre; la polvere di vipera secca utilizzata come antidoto contro i morsi di animali velenosi, comprese le vipere stesse; l’olio distillato e l’elisir di formiche che, raccolte e trattate con vino e cinnamomo, avevano uno spiccato potere afrodisiaco; l’empiastro di rane con mercuriotrattate preventivamente con vino e quindi, con varie droghe, grasso di maiale e vitello e poi aggiunti il litargirio contenente piombo ed altri eccipienti. L’empiastro ottenuto costituiva un medicamento antitumorale ed era un rimedio efficace contro la sifilide. Ben diverse sono le considerazioni che scaturiscono esaminando i medicamenti del regno vegetale, la cui assunzione e l’uso topico era preferibile all’uso della maggior parte dei medicamenti del mondo minerale e/o animale.
Tra i principali semplici e composti della nostra spezieria annoveriamo l’acqua ophtalmica; lo spirito di ginepro adoperato per le ulcere polmonari; china utilizzata contro la febbre; l’estratto cattolico per le sue virtù purgative; la scilla con la sua azione digitalica; semi di giusquiamo; olio di camomillaolio di trementina assoluto o associato a fiori di iperico e zafferano usato come rubefacente o antitussivo se miscelato con piantagine e equiseto; balsamo del Perù adoperato come anticatarrale; polvere di licopodio per l’intertrigine dei bambini; l’elettuario citrino per confortare lo stomaco e rendere il fiato e la bocca di gradevole odore; mannaolio di semi di linocassiacannellaliquiriziatherabarbarounguento canforatoradice e semi di peoniacremortartarooppio da solo o in associazione per dolori moderati e severi, colchico come antigottoso, sciroppo di papavero come bechico e così via.
Per tutto il ‘700 e in parte del secolo successivo il testo di riferimento era il Teatro farmaceutico, dove gli elementi semplici e composti continuarono ad essere prescritti dai medici e detenuti dalle spezierie.
Si dovrà attendere qualche decennio del nuovo secolo per bandire definitivamente “l’assurdità delle meschine ricette, impinguate di una barbara molteplicità d’ingredienti, forse di opposte virtù”: così recitava Antonio Campana nella sua nuova Farmacopea nel 1892, che resta forse il miglior testo che precede la prima edizione della Farmacopea Ufficiale del 1934.
Nel testo, al Campana deve essere riconosciuto il merito di aver dato allo speziale la giusta responsabilità di operare come chimico e per aver riportato i relativi principi attivi delle droghe, che in quegli anni venivano scoperti. Epoca in cui viene dato il giusto valore alla chimica e alla sperimentazione scientifica.

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Bibliografia:
Renato Pescitelli – la Spezieria Palmieri di Faicchio;
A. Campana-Farmacopea del dott. Antonio Campana;
F. Capasso, G.Grandolini, N. Mascolo-Farmacognosia: farmaci naturali, loro preparazioni ed impiego terapeutico ;
F. Capasso, G. Grandolini-Fitofarmacia: impiego razionale delle droghe vegetali ;
G. Donzelli-Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico;
M. L. Fioravanti-la cirurgia ;
Medicamenta-guida teorico pratica per sanitari ;
Neapolitanum petitorum ;
F. Pasquale e G. A. Pasquale – elementi di botanica ;
A. S. Roveri-diagnostica e terapia.


Giuseppe Maturo

Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale 'Scienza Natura' del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l'interesse per la storia locale.