
«Santu Vitu Santu Vitu
ju tri voti vi lu dicu
vi lu dicu pi ssu lòbbiru (cane)
ca mi voli muzzicari
attaccàtici lu mussu cu nu muccaturi russu
attaccàtici lu ciancu
cu nu muccaturi jancu!»
Così recita una antica preghiera sicula contro i morsi del cane. Una leggenda devozionale racconta che San Vito avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridato la vita. Questa è solo uno dei tanti racconti che compongono la passio sancti Vitii. San Vito è divenuto, nel corso dei secoli, uno dei santi maggiormente invocati per la liberazione e la protezione dalle più disparate forme di agitazione psico-motoria e più in generale per la guarigione di corpo e anima. Pur trattandosi di un patronato di cui non è semplice rintracciare la genesi sul piano storico-agiografico, qualche elemento in tal senso sembra potersi già cogliere nella caratterizzazione esorcistica di san Vito, cui fa riferimento l’anonima passio del VI-VII secolo a lui dedicato. Vito Lucano, infatti, avrebbe esorcizzato il figlio dell’imperatore Diocleziano1Note sui “balli” di san Vito: danze, riti e luoghi del culto, in L. Carnevale (a cura di), Spazi e luoghi sacri. Espressioni ed esperienze di vissuto religioso, Bari 2017, pp. 211-226. I movimenti corporali convulsi e i fenomeni di agitazione parossistici, sono stati intesi dai cristiani come segni tangibili della presenza del Maligno, che si impossessa dell’eccitare in giudizio delle vittime, scuotendone i corpi alla maniera frenetica dei danzatori e delle danzatrici (pagani) di Bacco2L. Canetti, La danza dei posseduti, in ‘Il Diavolo nel Medioevo’, Atti del XLIX Convegno storico internazionale del Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo-Accademia Tudertina (Todi, 14-17 ottobre2012), Spoleto 2013, 553-604.
Nel Martirologio Geronimiano3Il Martirologio geronimiano o gerolimiano (Martyrologium Hieronymianum) costituisce il più antico catalogo di martiri cristiani della Chiesa latina pervenuto: deve il suo nome al fatto di essere stato a torto attribuito a san Gerolamo, il Santo è commemorato il 15 giugno, un dato emblematico in quanto vicino al solstizio d’estate e ricadente nel periodo del raccolto che rappresenta una fase di “passaggio” celebrata da tutte le culture umane, attraverso riti spesso legati a manifestazioni coreutico-musicali. In Campania Vito arriva dalla Sicilia. Secondo la sua agiografia sbarca sulla foce del Sele. Da lì, dopo il suo martirio, il culto di Vito diviene sempre più presente tra Campania e Lucania. Forte, ancora oggi è la devozioni che molti luoghi dell’entroterra campano hanno per il santo. Il luogo più vicino alla nostra valle telesina in cui si festeggia Vito Lucano, è la zona di Capua, Pignataro Maggiore, Vitulazio. Non è un caso che questi luoghi appena citati siano bagnati dal fiume Volturno. Un fiume, il Sele, per un fiume, il Volturno, ancora presenti nella storia di Vito e del suo viaggio. È sicuramente tramite il fiume Volturno, che il culto arriva in Valle telesina ed in particolare a Frasso Telesino, dove sulla collina a Vito intitolata, sorge l’omonima cappella. Altro fattore, tutt’altro che secondario, è il viaggio della transumanza che i pastori facevano (e fanno) dalla pianura verso l’Appennino. Frasso, come l’intera valle telesina, è punto strategico da sempre e ad una attenta analisi geografica, risulta come tappa intermedia per eccellenza di un ipotetico viaggio, dalle pianure casertane ai monti appenninici.
Una descrizione pressochè completa della chiesetta di Frasso Telesino ce le fornisce il Canonico Pietro Fusco (1810-1879) che così scriveva:
«Questa chiesa è situata sopra una vasta pianura di un quarto di miglio non lontano da Frasso di ius patronato del Collegio. Essa è cinta dintorno da un muro quadrato, ma diruto, ed a costo di essa cevi un giardino bastantemente grande. Dentro questo muro vi si scorge una cisterna. Attacca colla detta Chiesa un compresso di case composto di due stanze superiori, a queste vi si accede mediante una scalinata di fabbrica, e due sottane e mette per abitazione del romito(eremita). Ha una campana, la quale fu benedetta da Mons. Albini, patrizio beneventano e Vescovo di S. Agata de’ Goti il di 13 giugno 1706 e fece da maestro delle sacre cerimonie il canonico Sig. D’Andrea Lucio di S. Agata. In essa chiesa vi sono cinque altari, cioè il primo della Madonna della Libera, il secondo di S.Vito, il terzo di S.Eligio, il quarto dei SS. Cosma e Damiano ed il quinto finalmente di S.Maria del Popolo. In questa Chiesa vi si cantano annue messe tre dal Collegio, cioè una nella terza festa di Pasqua di Resurrezione, ossia martedì in albis, nell’altare di S. Vito. La seconda nella terza festa di Pentecoste nell’altare di S. Maria del Popolo e la terza finalmente nella festa di S.Vito il 15 giugno nell’altare di S. Vito».
San Vito – attualmente di proprietà comunale, ma precedentemente appartenuta alla Collegiata del SS. Corpo di Cristo – ha dato il nome anche alla località nella quale è ubicata e, molto probabilmente la sua fondazione risale al XVII secolo. La facciata estremamente lineare – vi si aprono un’unica porta con sovrastante oculo – è scandita ai lati da paraste e superiormente è conclusa da un timpano triangolare; l’elemento naif di questa chiesetta è quel coronamento curvilineo posto al di sopra del timpano che, interrompendo la regolarità dell’insieme, le dà il carattere di architettura spontanea.
Nel timpano è inserito un pannello con i miracoli di san Vito, composto di 20 riggiole maiolicate; questo pannello reca al centro l’immagine del Santo ed ai lati sei scene rappresentanti i suoi miracoli: uomini e donne aggrediti da cani, forse in preda alla rabbia oppure cani molto probabilmente guariti da questa malattia per intercessione del Santo. Superiormente l’immagine di San Vito è sormontata dal simbolo dell’eterno (l’occhio inserito nel triangolo) mentre inferiormente una corona regale contiene due palme simbolo del martirio. Uno dei maggiori esperti di ceramica campana, Guido Donatone, nativo di Airola, ha pubblicato questo pannello nel volume Maiolica popolare Campana, edito dal Banco di Napoli nel 1976 e curato dalle Edizioni Scientifiche Italiane. Il Donatone attribuisce il pannello alle Fabbriche di Cerreto, datandolo agli inizi del XIX secolo. Un modesto campanile, di forma quadrangolare con una guglia a pera, completa l’aspetto esterno di questa graziosa architettura “casareccia”. Mentre sulla facciata esterna e su quelle laterali la chiesa è discretamente conservata, notevoli sono, nella parte posteriore, i segni del degrado e dell’incuria: quella che era l’abitazione del romito – le due stanze superiori e quelle inferiori – è diruta, così come la scala esterna di accesso, quasi impraticabile per la folta vegetazione che via via sta divorando e sconnettendo la muratura. Il programma iconologico di questa chiesetta doveva essere quasi tutto ispirato ai santi taumaturghe o connessi alla cultura contadina, ma dei cinque altari descritti dal Fusco ne restano solo tre: quello dei santi Cosma e Damiano, quello di san Vito ed un terzo, dove il culto originario è stato sostituito con quello di san Pasquale.4San Vito, una chiesa da salvare, di Giuseppe Lala. da Ezioflammia.com, http://web.tiscali.it/restauroantico/san_vito.htm

Un po’ di cose sono cambiate dalla descrizione di metà ‘800 del Fusco. Purtroppo le bellissime maioliche sono state rubate qualche anno fa e l’unico culto ancora presente è quello dei Santi Cosma e Damiano. Attenta e giusta è la riflessione del canonico Fusco: «Il programma iconologico di questa chiesetta doveva essere quasi tutto ispirato ai santi taumaturghi o connessi alla cultura contadina». Non è ovviamente un caso che all’interno della chiesa di San Vito, curatore di corpo e spirito, vi siano finiti i Santi taumaturghi per eccellenza: Cosma e Damiano. Ancora oggi a Frasso Telesino forte è la devozione del popolo verso coloro i quali il popolo frassese chiama «i Santarielli». La chiesa di San Vito custodisce protesi e offerte votive di ogni genere. Da una parte Vito scaccia il demonio, dall’altra Cosma e Damiano curano il corpo. Il culto di Vito è stato sostituito in toto, non essendoci nemmeno più una statua nella chiesetta a lui dedicata ma “sostituito” in un perfetto sincretismo dai ‘santarielli’. Appena varcata la soglia della cappella, troviamo quindi l’altare dedicato ai santi Cosma e Damiano, parimenti venerati nell’Oriente e nell’Occidente cristiani, detti gli Anargiri (in greco, “senza argento“) per la buona abitudine di prestare la loro opera di medici senza chiedere compenso alcuno. I poteri risanatori di questi due santi hanno per secoli affascinato uomini e donne, sia che si trattasse di contadini, come quelli che li pregavano per la buona salute del bestiame, che medici chirurghi che già dal medioevo fondarono confraternite sotto la loro protezione. Un gustoso episodio, legato ai miracoli di questi due santi, ci è raccontato da Jacopo da Varagine: papa Felice, avolo di san Gregorio fece costruire in Roma una magnifica chiesa in onore dei santi Cosma e Damiano; in questa chiesa si trovava un servitore dei santi martiri al quale un cancro aveva divorato tutta la gamba. Durante il sonno gli apparvero i santi Cosma e Damiano i quali dopo un breve consulto decisero di prelevare dal cimitero di san Pietro in Vincoli la gamba di un etiopico appena sepolto al fine di sostituirla con quella malata. L’operazione riuscì perfettamente: svegliatosi durante la notte e non sentendo alcun dolore, capì dell’avvenuto miracolo e corse subito al cimitero ove trovò la gamba del moro tagliata e quella sua posta nella stessa tomba.5Op. cit.
A Frasso Telesino, ad inserirsi in questa complessità simbolica c’è l’esorcista per eccellenza, l’archistratega, ovvero il principe della milizia celeste: Michahel. Già molto si è parlato da queste pagine, con lavori eccellenti di amici e colleghi, dell’Arcangelo e non ci soffermeremo qui sul culto micaelico a Frasso Telesino.6Selvaggio M., Bove E., Il culto micaelico in rupe nel Sannio Telesino (con contributi di R. Cangiano, G. Corbo, L. D’Amico, N. Ciervo, W. Mattei, G. Maturo, A. Martone), Istituto Storico del Sannio Telesino, 2022 Un breve cenno nel nostro discorso merita l’eremo su Monte San Angelo. Li c’è la grotta sacra, propria del culto micaelico. La grotta è un archetipo universale ed evoca, tra le numerose valenze indicano dagli studiosi, anche il confitto tra Dio e il diavolo, come ha rilevato, per esempio, Cosimo Damiano Fonseca: «la contrapposizione dialettica tra Dio e Satana emerge con maggiore chiarezza ed evidenza quando lo spazio fisico da destinare al culto di Dio è una grotta che di per sé si carica di significati di negatività, quali appunto l’assenza della luce, l’angusia spaziale, la capacità mimetica: risulta allora del tutto naturale associare la grotta al ricettacolo di forze demoniache». Altra pratica rituale inerente al nostro discorso è quella dell’incubatio. L’incubazione è una pratica magico-religiosa che consiste nel dormire in un’area sacra allo scopo di sperimentare in sogno rivelazioni sul futuro oppure di ricevere cure o benedizioni di vario tipo. Questo rito è stato associato per secoli al culto micaelico e sicuramente anche a Frasso Telesino qualche longobardo della prima ora avrà potuto sperimentarlo…
Non andremo oltre, qui piuttosto si vuole sottolineare la straordinaria realtà storico-religiosa presente nella Terrae Fraxi. San Vito, Santi Cosma e Damiano e San Michele: tutti “impegnati” alla cura del corpo, dell’anima ma più in generale al benessere psico-fisico di abitanti e fedeli. Dunque, in questa nostra Terra di Mezzo la cura della persona ha avuto da sempre un valore centrale. Basti pensare anche alle storiche terme romane di Telesia che tra terremoti e abbandoni, nel 1861 il cavaliere Achille Jacobelli di San Lupo, sfruttando la particolarità dell’acqua del territorio, riprese il complesso romano, fondando quelle che oggi vengono denominate le Antiche Terme Jacobelli.
Inaugurate nel 1867 il complesso termale, fu concepito per essere concorrenziale a quello Provinciale, ma le finanze della famiglia Jacobelli cominciarono a scarseggiare e la struttura fu ceduta. Nel 1871 il complesso fu gestito da Filippo Capuano di Cerreto Sannita per poi essere acquistato nel 1875 dal cavaliere Eduardo Minieri di Napoli7https://prolocotelesia.wordpress.com/antiche-terme-jacobelli/. Ancora oggi le acque curative della zona confluiscono in un complesso termale nel centro di Telese Terme che accoglie annualmente migliaia di persone in cerca di cure, refrigerio e relax.
Anche se leggermente defilato, posto a guardia della Valle tra il S. Angelo e il Taburnum, Frasso Telesino riconferma ancora oggi il suo centrale ruolo nel panorama storico-religioso della Valle Telesina.
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[1] Note sui “balli” di san Vito: danze, riti e luoghi del culto in L. Carnevale (a cura di), Spazi e luoghi sacri. Espressioni ed esperienze di vissuto religioso, Bari 2017, pp. 211-226.
[2] L. Canetti, La danza dei posseduti, in ‘Il Diavolo nel Medioevo’, Atti del XLIX Convegno storico internazionale del Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo-Accademia Tudertina (Todi, 14-17 ottobre2012), Spoleto 2013, 553-604.
[3] Il Martirologio geronimiano o gerolimiano (Martyrologium Hieronymianum) costituisce il più antico catalogo di martiri cristiani della Chiesa latina pervenuto: deve il suo nome al fatto di essere stato a torto attribuito a san Gerolamo.
[4] San Vito,una chiesa da salvare, di Giuseppe Lala. da Ezioflammia.com http://web.tiscali.it/restauroantico/san_vito.htm
[5] Op. cit.
[6] Selvaggio M., Bove E., Il culto micaelico in rupe nel Sannio Telesino (con contributi di R. Cangiano, G. Corbo, L. D’Amico, N. Ciervo, W. Mattei, G. Maturo, A. Martone), Istituto Storico del Sannio Telesino, 2022.
[7] https://prolocotelesia.wordpress.com/antiche-terme-jacobelli/
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Antonella Selvaggio
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.



Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.






Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini. 
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.