Il comune di Villa Liberi si trova a 490 m. sul livello del mare, alle pendici del monte Friento, da cui nasce un torrente , detto “Pisciariello” che defluisce alla destra del fiume Volturno. Attualmente fanno parte di questo comune le frazioni di Profeti, Merangeli, Cese, Villa e Schiavi. Anticamente il territorio era denominato Villa degli Schiavi, oppure, più semplicemente Sclavi. Si racconta che nel secolo X, alcuni popoli, a prevalenza dalmati, entrarono in Italia devastando Puglia e Campania. In quest’ultimo territorio furono respinti dal Contado di Capua.

Liberi

Alcuni però restarono soprattutto nelle zone più interne. Altra versione riporta che questi Sclavi o Schiavoni fossero in realtà degli immigrati dalmati stanziatosi in loco nella qualità di coloni del monastero benedettino. Quale che sia l’origine tra questi dovette aver origine un certo Roberto detto, per l’appunto, Sclavo, che si vuole fondatore del Castello di Schiavi.
Successivamente il nostro Roberto ottenne da Roberto, Conte di Caiazzo, il tenimento cui fu dato il nome di Schiavi o Sclavi, siamo nel 1113-14.
Tuttavia è necessario precisare che Villa Sclavia già esisteva nel 1097 e dipendeva dal Monastero benedettino di San Salvatore di Telese. Con questo luogo di culto condivide la presenza di un Santo. Secondo lo storico Cesare Baronio, nel1097, in un ospizio vicino al castello di Sclavi-Liberi, si ospitò Sant’Anselmo. Lo stesso racconta che Sant’Anselmo d’Aosta, arcivescovo, essendo nel 1097, venuto a Roma per sottoporre al Papa Urbano II alcune controversie sorte tra lui ed il Re di Inghilterra, ed essendoci in Roma un clima troppo caldo, il Sommo Pontefice lo mandò al monastero di San Salvatore in Telese, ove era abate Giovanni, il quale, credette opportuno, tra l’altro, condurlo a Villa Sclavia per la salubrità dell’aria e la freschezza del luogo. E fu proprio qui, secondo lo stesso studioso, ove il santo terminò il suo trattato di teologia dal titolo: “Cur Deus Homo”.
In realtà il Baronio, a nostro avviso, fa non poco confusione oltre ad omettere le fonti di studio. In realtà Sant’Anselmo dimorò a Liberi nell’estate del 1098, a seguito di una sua partecipazione al Concilio di Bari indetto da Urbano II. Da Bari egli si fermò a all’abbazia di San Salvatore dove era abate Giovanni (suo ex discepolo al Monastero di Bec-Hallouin in Francia). Giunto a San Salvatore, dove il santo dimostrò proprietà rabdomantiche indicando il posto dove attingere acqua (pozzo di Sant’Anselmo) ma, l’estate calda consigliò a Giovanni di condurre il suo maestro a Liberi (un feudo dell’abbazia) per meditare e terminare la sua opera filosofica più importante.
L’episodio viene raccontato da frate Eadmero di Canterbury, discepolo e biografo della vita di S. Anselmo, che accompagna il Santo fino alla sua morte: «Dato che in quelle zone la calura dell’estate bruciava tutto ed abitare in città era realmente poco salutare, in special modo per gli stranieri, un tale di nome Giovanni, un tempo monaco del Bec, ma allora abate del monastero di San Salvatore Telesino, con il consenso del Papa lo prese con sé come se fosse il suo vero padre e lo condusse in una sua tenuta chiamata Liberi; posta sulla cima di un monte, essa riserva sempre a coloro che vi abitano un clima sano e mite».
La sistemazione suggerita da Giovanni si rivela per il monaco aostano, abituato a climi temperati e quindi insofferente dell’afa e della canicola, una gradevole ed inaspettata sorpresa. L’abitazione è oltretutto situata in luogo solitario e quindi lontano dal clamore e dalla folla; quando Sant’Anselmo se ne accorge, allietato dalla mitezza del luogo e pregustando un lungo periodo di pace e serenità, esclama soddisfatto: «Questa sarà la mia dimora per sempre, qui io abiterò».
L’abate Giovanni ha frattanto provveduto a rendergli confortevole il soggiorno ordinando ad un suo confratello, custode della tenuta, di mettersi a completa disposizione di S. Anselmo, di servirlo con devozione ed affetto. Effettivamente La pace e la serenità del luogo sembrano ritemprare il Santo che, dopo essersi riposato dall’estenuante viaggio, trova la calma necessaria per terminare un suo scritto che già da qualche anno lo impegna notevolmente: «Cur Deus Homo», cioè “Perché Dio si è fatto uomo” che dedica ad Urbano II per esternargli la sua devozione per l’avvenuta nomina e glielo sottomette affinché – egli scrive – «con la Vostra Autorità approviate ciò che può essere approvato e correggiate quello che deve essere corretto».
L’opera filosofico-religiosa, come viene spiegato nel prologo, è iniziata qualche anno prima in Inghilterra e viene ultimata proprio qui, in questo luogo ameno e solitario.

Una tela raffigurante Sant’Anselmo d’Aosta

Anselmo trascorre le sue giornate presso la tenuta di Liberi, alternando la meditazione allo studio ed alla preghiera; non disdegnando nemmeno qualche prodigio: una leggenda assai diffusa, come già accennato per San Salvatore, ritiene Anselmo abile nel ritrovare sorgenti d’acqua.
Pare che anche a Liberi, essendo gli abitanti del luogo avviliti da una grave siccità, Anselmo avesse indicato una roccia ed invitato i cittadini a scavare nelle sue prossimità. Liberi conserva tuttora il cosiddetto «pozzo di Sant’Anselmo» con la statua del Santo.
Sempre secondo il Baronio, Schiavi esisteva prima di Roberto Sclavo. In una pergamena del 1234, troviamo citato il nome di Schiavi e si legge: «Pietro Almundi, giudice di Caiazzo, rende giustizia a Simone Pisante de Sclavia». Nelle pergamene del 1242 e del 1270 si nomina Giovanni delli Schiavi. Villa Schiavi rimane sotto la giurisdizione degli abati di San Salvatore di Telese fino al 1487, quando la Regia Corte entrò in possesso del territorio di Schiavi, per atto del notaio Merenda. Il 25 maggio 1487, Schiavi passò ai Carafa,conti di Maddaloni, e rimase loro fino al 1860, quando dopo le leggi eversive, si volle vedere nel nome di Schiavi la qualifica di “servi” e fu mutato in Villa Liberi. Cosi scrive lo storico Faraone: «Villa degli Schiavi si volle mutare in Liberi e poi in Villa Liberi, col solo scopo che oggi viviamo da Liberi e non da Schiavi».
Ciò è confermato dagli Atti della regia Commissione di Antichità e Belle Arti di Terra di lavoro, anno 1884, in cui si deplora l’abuso nel cambio dei nomi dei comuni, e si porta come esempio Villa Sclavia, o degli Schiavi, mutata in Villa Liberi.

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C. Baronio, Dizionario di Storia, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2010
D.B. Marrocco, Guida del Medio Volturno, 1986
E. Bove, San Salvatore Telesino: da Casale a Comune, 1979, p. 120



Giovanna Petruccelli

Giovanna Petruccelli

Docente di scuola dell'infanzia, animatrice culturale in Castel di Sasso (Ce) impegnata in campagne per l'ambiente e corrispondente di testate giornalistiche dell'Alto casertano.