È dell’anno 980 un diploma con il quale i principi longobardi di Benevento, Pandolfo I e Landolfo IV, per intercessione del conte Adelferio, concedono a Giovanni II, abate del monastero dei SS.Lupolo e Zosimo di Benevento la potestà di erigere, nelle terre monastiche ubicate nel locus di Ponte S. Anastasia, un borgo fortificato o castello in cui trasferire tutti i coloni di libera condizione residenti nelle medesime terre.1A. Ciaralli, V. De Donato, V. Matera (a cura di), Le più antiche carte del capitolo della cattedrale di Benevento (668-1200), Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. Fonti per la storia dell’Italia medievale, Regesta Chartorum, n. 52, pp. 64-67; F. Ughelli, Italia sacra, tomo VIII, pp. 67-68.
La fortificazione fu realizzata, quasi sicuramente, già nell’ultimo ventennio del X secolo o al massimo nei primi anni dell’XI. 
La denominazione di “Pons S. Anastasiae” traeva origine dal fatto che la costruzione era ubicata nelle vicinanze di una preesistente chiesa dedicata a S. Anastasia e ad un antico ponte romano con cui un ramo della via Latina oltrepassava il torrente Alenta.
Il primo signore, documentato, del castello di Ponte S. Anastasia, risulta essere il barone Baldovino il Normanno.2Chronica monasterii Casinensi, H. Hoffmann, M.G.H., SS., Hannover 1980, IV, 16, pp. 484-485.
Baldovino ebbe la fortuna di conoscere e forse, successivamente, anche di ospitare all’interno del territorio da lui posseduto anche un papa. 
Il papa in questione è Urbano II eletto al soglio di San Pietro il 12 marzo 1088, successore del beneventano Vittore III, e ricordato per essere stato il papa che nel concilio di Melfi del 1089 bandì la prima crociata. 
Urbano II, una volta eletto, aveva lanciato un secco ammonimento affermando che “non è giusto né canonico che alcuna chiesa possa soggiacere ad un laico”.3H. Hoffmann, Chronik und Urkunde in Montecassino, Quellen und Forschungen aus italienschen Archiven und Bibliotheken, 51, pp. 201-205.
E allora Baldovino, che all’interno dei suoi possedimenti aveva almeno sei chiese, a seguito di questo ammonimento, decise di rinunciare al loro possesso donandole al monastero di Montecassino.
Il primo incontro con papa Urbano II, in transito per Benevento e diretto al concilio di Melfi del 10-15 settembre 1089,4Annales Beneventani Monasterii Sanctae Sophiae, ed. O. Bertolini, in Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, XLII, 1923, p. 148. avvenne alla presenza dell’arcivescovo Roffredo nell’episcopio di Benevento il 15 agosto, giorno dell’Assunta del medesimo anno.5L. Cielo, Il papa Urbano II nel principato di Capua tra viaggi, soste e poteri, in Il potere dell’arte nel Medioevo studi in onore di Michele D’Onofrio, p. 395.
In questa occasione venne stilato un documento con il quale Baldovino “habitator et dominus castelli quod nuncupatur Pons Sancte Anastasie in comitatu Telesino” prometteva di rinunciare alle sei chiese in favore di Montecassino. Solo successivamente la donazione viene confermata in un atto ufficiale redatto in Montecassino, da Leone, notaio del papa, “ex iussione et auctoritate” dello stesso.6L. Cielo, Per hanc cartulam offero. Una donazione di Baldovino di Ponte a Montecassino nel 1089, in Campania Sacra, XXXV, 1-2, 2004, pp. 121-124.
Il testo della donazione è riportato da Pietro Diacono, un monaco benedettino che scrive la cronaca di Montecassino dal 1075 al 11387Chronica monasterii Casinensi, ed. H. Hoffmann, M.G.H., SS., Hannover 1980, IV, 16, pp. 484-485. «Ai tempi di questo abate (Oderisio), Baldovino, padrone del castello chiamato Ponte di S. Anastasia nella contea di Telese, offrì al beato Benedetto la chiesa di S. Dionisio del suddetto castello di S. Anastasia che egli, ricevuta vecchia e molto piccola, rifece dalle fondamenta e ampliò dotandola di molti possedimenti e arricchendola di coloni e costruendo intorno delle abitazioni, fece dedicare solennemente dal reverendissimo arcivescovo di Benevento Roffredo, persuaso dal predetto papa Urbano, con terre coltivate a vigneti, e selve, con alberi da frutta e con cinque chiese antiche costruite nelle pertinenze e cioè : la chiesa della Santa Madre di Dio e Vergine Maria chiamata Ad Arvente, con tutte le sue pertinenze; la chiesa di S. Angelo, detta alla grotta, con tutte le sue pertinenze, la chiesa di San Barbato, con le proprie pertinenze, la chiesa di S. Giuliano costruita nel territorio di Castello Limate, detta ad pugnam, con le pertinenze; infine la chiesa di S. Erasmo entro i confini del castello di Ponte S. Anastasia, in località detta Ferrarisi, con sei mulini sul fiume Alento che scorre vicino al detto castello di Ponte S. Anastasia, con la peschiera nel fiume Calore, in località detta dicembre con la vigna e la selva vicine a Cerra Dominica».8Traduzione elaborata dal testo originale.
Qualche anno dopo, nel 1093, papa Urbano II, al ritorno da Troia, da dove era partito il 14 luglio9Ph. Jaffé, Regesta Pontificum Romanorum: ab condita ecclesia ad annum post Christum natum MCXCVIII, p. 671-672., transita per Ponte nel pomeriggio del 30 agosto10L. Cielo, Il papa Urbano II nel principato di Capua tra viaggi, soste e poteri, in Il potere dell’arte nel Medioevo, studi in onore di Michele D’Onofrio, p. 396dove, presumibilmente, pernotta ospite di Baldovino, per poi proseguire per Telese dove il giorno seguente (31 agosto) sarà ospite del monastero di San Salvatore. La sosta a Telese è testimoniata da una lettera del papa al vescovo di Grado che porta in calce “Data Telesie II. Kal. Septembr”.11W. Wilhelm, Papsturkunden in Florenz, in P. F. Kehr (a cura di), Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia (vol. 3), p. 215, n. 4.

Il Castello di Ponte, Torre rotonda di avvistamento incorporata nella struttura residenziale tardo rinascimentale.

Pochi anni dopo, nel giugno del 1134, il castello di Ponte si trova di nuovo al centro di una vicenda di più ampio respiro.
Il contesto è la lotta per la supremazia sul principato di Capua che vede coinvolti da una parte il re Ruggero II e dall’altra il conte Rainulfo e il suo alleato Roberto principe di Capua.
La lotta tra le due fazioni ebbe inizio nel 1127 quando Guglielmo, duca di Puglia, morì senza eredi diretti. Ruggero, conte di Sicilia, reclamò tutti i possedimenti degli Altavilla e il principato di Capua. Sbarcato sul continente si fece incoronare re a Salerno unendo di fatto il Meridione e la Sicilia. Tuttavia, questa unione venne osteggiata dal papa dell’epoca, Onorio II, che a Capua nel 1127 promosse una crociata contro Ruggero con a capo Roberto II di Capua e Rainulfo d’Alife, cognato del re per averne sposato la sorella Matilde.
La coalizione fallì miseramente e nell’agosto del 1128 il papa fu costretto a nominare, nella città di Benevento, Ruggero II duca di Puglia e conte di Sicilia.
Nel 1132 la lotta riprese quando Rainulfo, nominato duca di Puglia dall’imperatore Lotario e dal nuovo papa Innocenzo II, insieme al suo alleato Roberto II di Capua radunò un grosso esercito per muovere guerra a Ruggero. 
I due eserciti si scontrarono nella battaglia di Scafati (24 luglio 1132) che terminò con una disastrosa sconfitta per Ruggero che si salvò a stento rifugiandosi a Salerno da dove il 19 ottobre si imbarcò per la Sicilia. 
I suoi avversari non approfittarono di questa schiacciante vittoria per dargli il colpo di grazia. Ruggero riorganizzatosi prontamente riprese la lotta che fu lunga e cruenta e durò, tra alterne vicende, dal 1134 al 1139.
Il re Ruggero, penetrato nei possedimenti del conte Rainulfo li mise a ferro e fuoco e le popolazioni dovettero subire saccheggi e devastazioni.
Nel 1134 dopo la presa del Castello di Paduli, l’armata Normanna di re Ruggero, attraverso la via Traiana, che era una variante dell’Appia antica, giunge a Benevento, da qui si immette sulla via Latina e, dopo aver attraversato l’antico ponte romano sul torrente della Rubenta (oggi Reventa), giunge in vista del Castello di Ponte.
Queste vicende furono dettagliatamente raccontate dall’abate Alessandro da Telese nel cap. LXI della sua opera “De Rebus gestis Rogerii Siciliae regis”:

[…] presa dunque Nocera ed assegnatavi una guarnigione per la sua custodia, il re si dedicò di nuovo all’occupazione delle terre del conte Rainulfo. Quindi radunato l’esercito mosse per Paduli, successivamente si affrettò per conquistare il castello di nome Ponte, che un feudatario di nome Baldovino il Grande12Non vi è nessuna certezza che questo Baldovino sia lo stesso citato precedentemente. Si potrebbe ipotizzare, visto lo spazio temporale di quarantacinque anni che intercorre tra i due episodi (1089-1134), che questi sia un discendente del precedente. possedeva in nome del conte Rainulfo. I Pontesi vedendo da lontano l’immenso numero di gente d’armi ne restarono atterriti e come questi si avvicinarono, senza nessuna resistenza gli consentirono di entrare. Occupato Ponte, subito lo stesso giorno si affretta ad assalire la fortezza o il castello di nome Limata, il quale immediatamente occupato viene saccheggiato e alla fine è interamente distrutto da un incendio. Anche questo era infatti di un altro feudatario del predetto conte, il cui nome era Rodolfo di Bernia. 13Alessandro di Telese, Storia di Ruggero II, Thesaurus Rerum Beneventanarum. Traduzione di Raffaele Matarazzo, pag. 71.

Dopo questo episodio ci fu una temporanea riappacificazione tra il re Ruggero e suo cognato Rainulfo. Quest’ultimo che si trovava nei pressi di Dugenta, pressato dai suoi, invia un’ambasceria al re, promettendo di sottomettersi spontaneamente e chiedendo le condizioni per la pace.14Ibidem. La riconciliazione tra i due avviene alla fine di giugno 1134, subito dopo la presa dei castelli di Ponte e Limata. 
È molto probabile e verosimile che l’incontro sia potuto avvenire nel castello di Ponte.15L. CIELO, L’abbazia normanna di San Salvatore de Telesia: stazione di ospitalità sulla Via Latina, in Annuario dell’Associazione Storica Valle Telesina. Infatti tra la presa dei castelli di Ponte e Limata e i negoziati non risulta che vi siano stati altri movimenti o spostamenti del re e del suo esercito. Considerando che il castello di Limata, come raccontato da Alessandro da Telese, era stato saccheggiato e interamente distrutto da un incendio, l’unico luogo in grado di ospitare le trattative era il castello di Ponte.

Il Castello di Ponte, Torre rotonda di guardia sul versante Nord.

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[1] A. Ciaralli, V. De Donato, V. Matera (a cura di), Le più antiche carte del capitolo della cattedrale di Benevento (668-1200), Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. Fonti per la storia dell’Italia medievale, Regesta Chartorum, n. 52, pp. 64-67; F. Ughelli, Italia sacra, tomo VIII, pp. 67-68. 
[2] Chronica monasterii Casinensi, H. Hoffmann, M.G.H., SS., Hannover 1980, IV, 16, pp. 484-485.
[3] H. Hoffmann, Chronik und Urkunde in Montecassino, Quellen und Forschungen aus italienschen Archiven und Bibliotheken, 51, pp. 201-205.
[4] Annales Beneventani Monasterii Sanctae Sophiae, ed. O. Bertolini, in Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, XLII, 1923, p. 148.
[5]L. Cielo, Il papa Urbano II nel principato di Capua tra viaggi, soste e poteri, in Il potere dell’arte nel Medioevo studi in onore di Michele D’Onofrio, p. 395.
[6] L. Cielo, Per hanc cartulam offero. Una donazione di Baldovino di Ponte a Montecassino nel 1089, in Campania Sacra, XXXV, 1-2, 2004, pp. 121-124.
[7] Chronica monasterii Casinensi, ed. H. Hoffmann, M.G.H., SS., Hannover 1980, IV, 16, pp. 484-485
[8] Traduzione elaborata dal testo originale.
[9] Ph. Jaffé, Regesta Pontificum Romanorum: ab condita ecclesia ad annum post Christum natum MCXCVIII, p. 671-672.
[10] L. Cielo, Il papa Urbano II nel principato di Capua tra viaggi, soste e poteri, in Il potere dell’arte nel Medioevo, studi in onore di Michele D’Onofrio, p. 396
[11] W. Wilhelm, Papsturkunden in Florenz, in P. F. Kehr (a cura di), Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia (vol. 3), p. 215, n. 4.
[12] Non vi è nessuna certezza che questo Baldovino sia lo stesso citato precedentemente. Si potrebbe ipotizzare, visto lo spazio temporale di quarantacinque anni che intercorre tra i due episodi (1089-1134), che questi sia un discendente del precedente.
[13]Alessandro Di Telese, Storia di Ruggero II, Thesaurus Rerum Beneventanarum. Traduzione di Raffaele Matarazzo, p. 71.
[14] Ibidem.
[15] L. Cielo, L’abbazia normanna di San Salvatore de Telesia: stazione di ospitalità sulla Via Latina, in Annuario dell’Associazione Storica Valle Telesina.



Giuseppe Corbo

Giuseppe Corbo

Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato "Ponte tra Cronaca e Storia", "Domenico Ocone, quarant'anni di storia pontese...", "Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda". Collabora con varie associazioni culturali.