Nell’anno «millesimo ducentesimo sexto decimo, regnante domino nostro Frederico Dei gratia serenis simus Scicilie rege Romanorum electo, mense decembris, quinta indicione» Tommaso conte di Caserta, per ingraziarsi la remissione dei peccati suoi e dei suoi predecessori, offre al prete e monaco Giovanni, della chiesa di S. Maria della Grotta, tutti i beni posseduti dentro e fuori la città di Thelesie in loco Solispace, Telese in località Solopaca, e nei suoi confini, con tutti i relativi diritti e pertinenze ed anche per conto dei fratelli Guglielmo de Atulino e Giovanni.

Questa preziosa pergamena non rigata e con inchiostro di colore marrone scuro, unica per il testo in un latino volgarizzato e la sottoscrizione del giudice\notaio è conservata a Napoli (BSNSP, 3 AA II59). La membrana, in buone condizioni di conservazione, misura mm 440 x 235 ed al recto porta la segnatura numerica: 80. A tergo, presso il margine inferiore, di rilievo è l’annotazione: Oblacio Guillelmi et Iohannis de Talisie; nella parte superiore del foglio, ma capovolta: In civitate Talese, accanto ad altre annotazioni e segnature tarde.
Il testo, del 1260, è uno dei rarissimi reperti del duecento giunti fino a noi in cui si accenna a questi insediamenti del Sannio Telesino.
Il primo rigo è tracciato in lettere maiuscole gotiche raddoppiate, utilizzate anche per la data topica e la sottoscrizione del conte, quest’ultima vergata con inchiostro rosso, con il nome in forma di monogramma e il signum crucis iscritti in un rombo. Indizione bizantina.

Nella preziosa trascrizione di Paola Massa recita:

«…(signum crucis) In nomine domini nostri Iesu Christi. Nos Thomas, divina favente clemencia Casertanorum aliorumque plurium comes, humane fragilitatis exessum habentes pre oculis in contriccione animi Deo in quibus possumus nitimur complacere, et quia cotidie divinorum mandatorum prevaricatores efficimur carnis excessum peccati stimulum transgressum quem facimus aliquo proponimus opere abstergere et delere. Unde matri Ecclesie conciliari satagimus et de bonis nobis collatis celitus ipsi offerimus quatenus de delicto quod presentis vite curriculo penitentes desistere non possumus subscriptorum beneficiorum conlacio nobis sit remedium in futuro. Igitur, sicut nobis aptum et congruum est bona nostra voluntate pro remissione peccatorum nostrorum nostrorumque predecessorum omnium, coram nobis adstante Guillelmo Thelesie iudice nostro fideli aliisque probis viris fidelibus nostris, per cartam offerimus, damus, tradimus et concedimus tibi presbitero Iohanni monacho sancte Marie de Cripta, tibi tamen pro parte et vice eiusdem ecclesie, hoc est Guillelmum de Atulino et Iohannem fratrem eius cum tenimentis et possessionibus suis ubicumque inde aliquid inventum fuerit intus et extra civitatem nostram Thelesie in loco Solispace et in confinibus eius cum iusticiis eciam et redditibus et cum omni iure quod nobis et nostre parti puplice inde facere seu solvere consueverunt, una cum omnibus inferioribus et superioribus suis et cum viis suis ibidem intrandi et exeundi, atque cum omnibus aliis suis pertinenciis ad possessionem predicte ecclesie et eius successorum ad habendum et possidendum illud firmiter amodo et semper et faciendum inde omnia que eis placuerit.  Et neque predicta ecclesia neque eius successores atque rectores inde aliquod contrarium vel molestiam habeant, set firmiter et quiete illud sicut superius legitur maneant, defendant et possideant et sub eorum dicione maneat semper. Quod si quis forte temerario ausu huius nostre oblacionis, dacionis et tradicionis in aliquo violator extiterit, sciat se compositurum regales solidos viginti, medietatem nostre camere et medietatem predicte ecclesie eiusque successoribus, et hec nostra oblacio, dacio et tradicio eis semper firma et inconcussa consistat. Ut autem hec nostra oblacio, dacio, tradicio et concessio verius credatur et firmiter observetur, manu propria subsignando corroboravimus, et tibi Cataldo clerico et nostro notario taliter scribere precepimus.
In anno dominice incarnacionis millesimo ducentesimo sexto decimo, regnante domino nostro Frederico Dei gratia serenissimus Scicilie rege Romanorum electo, mense decembris, quinta indicione.
Caserte. (signum notarii)»


Tentiamo una traduzione dal latino ormai volgarizzato.

(Segno della Croce) nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Noi THOMAS, accomunati dalla Divina Misericordia di tanti altri Casertani, avendo potuto constatare con i nostri stessi occhi la fragilità umana e la intercessione di Dio cui miriamo a compiacere, e perché ogni divino precetto richiede una devozione efficiente, ho intenzione di lavorare sull’eccesso di qualsiasi carne del peccato, scacciando via il pungiglione delle tentazioni che mi hanno attraversato e di cui faremo cibo per cancellarle. Pertanto, alla chiesa madre offriamo i beni che ci sono stati concessi per proseguire il pentimento e interrompere il corso dei peccati di cui ci siamo macchiati in questa vita, affinché possano essere perdonati nel futuro. Pertanto, coerentemente con il nostro desiderio per il perdono dei nostri peccati e di quelli dei nostri predecessori tutti, dinanzi al nostro fedele William da Thelesie, giudice anche tra altri uomini nostri fedeli, per mezzo della carta che sottoscriviamo stiamo dando in consegna, offerto, donato e concesso a voi stesso sacerdote Giovanni, Monaco di Santa Maria della Cripta, a cui siete ancora attaccati e alla stessa chiesa, questo con Guglielmo de Autulino, e Giovanni suo fratello, dall’eredità in loro possesso, dovunque si trovino ovvero all’interno e all’esterno della città, nel luogo che allora era per voi Solispace, e nel confine della nostra Thelesie fin dove esso giunge e degli affitti, e di tutto ciò che noi possediamo, e da questo fare (doniamo) la nostra parte di tutto ciò che è per legge o che ci è stato concesso, insieme a tutte le parti inferiori e superiori di detto luogo, con le strade di accesso ed uscita insieme a tutte le altre sue pertinenze, di averlo e di possederlo: e saldamente ai successori della suddetta chiesa, e d’ora in poi ne faranno sempre, e in tutte le cose che sono, ciò che piacerà loro. I governanti della chiesa, ed i successori del suddetto, non avranno nulla in contrario ad esso non ne arrecheranno un disturbo e qualora ci fosse qualcosa in contrario fermamente e silenziosamente, resteranno sotto il loro dominio in difesa e possesso (dei beni). Qualora detta donazione, per volere avverso, dovrebbe vedere il venir meno delle nostre offerte, e contrariamente ad alcune dazioni, il trasgressore della questione paga venti denari, metà della nostra camera e metà della chiesa e dei suoi successori. Questo è il nostro impegno, e questa nostra parola varrà sempre.
Quindi questo nostro vincolo dato permette la concessione in cui crediamo veramente e fermamente e verghiamo a mano a rafforzare l’impegno dinanzi l’impiegato Cataldo e il nostro notaio che scriveranno quanto loro dettato. Nell’anno di incarnazione millesimo ducentesimo sexto decimo regnante Federico per grazia di Dio e eletto nostro Signore delle Sicilie e dei romani, nel mese di dicembre, nel quinto dell’indictione. Caserta. (Un notaio).

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Bibliografia:
Tescione G., Caserta Medievale e i suoi conti e signori, Ed. Diana, 1966, pp. 184-185, nota 18.
Elenco, ASPN, 13 (1888), p. 171, n. 108.
BSNSP, 3 AA II67 e BSNSP, 3 AA II69.
L’edizione digitale dei documenti dell’abbazia di S. Maria della Grotta di Vitulano (BN). 1200-1250 64, in: monasterium.net, URL </mom/SMG1200-1250/64/charter>, accessed at 2020-12-16Z



Michele Selvaggio

Presidente dell'Istituto Storico Sannio Telesino. Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza, cultore di Storia locale. Autore di "Telesia 1349. Peste e Terremoto", "Cartoline da Telese", "Castelvenere Valdese", "Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita". Ha partecipato all'Antologia su Michele Ungaro edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto.