La storia delle ferrovie in Italia ebbe inizio con l’apertura di un brevissimo tratto di linea ai piedi del Vesuvio, la Napoli-Portici di appena sette Km, che venne inaugurata il 3 ottobre 1839. 
Alla Costituzione del Regno d’Italia, nel 1861, la rete ferroviaria era decisamente più estesa in Piemonte con 802 Km rispetto al Lombardo-Veneto che contava su 522 Km, alla Toscana con 323 Km ed all’ex Regno delle due Sicilie con solo 99 Km di rete ferrata.
In assoluto il neonato Regno contava su 2035 Km di rete ferroviaria di cui solo il 18% era di proprietà dello Stato ed il 25% di sua gestione diretta. Il restante 25% era ripartito in ben 22 società private, delle quali un buon numero a capitale prevalentemente straniero.
Il cav. Achille Jacobelli, straordinario personaggio di metà Ottocento, incurante di concorrere con i Rothschild e Aziende dotate di forti capitali, e lungimirante come sempre a favore del proprio territorio, ‘propose’ al Parlamento, in modo diretto e, inizialmente, senza intermediazioni politiche, che la costruzione della linea ferroviaria Napoli-Foggia-Termoli seguisse il tracciato per Telese e la nuova Provincia di Benevento. Dopo un lavoro di lobbying che vide coinvolto il Ministro e cinquanta deputati, l’appalto, che aprì il Sannio al resto d’Italia, avvenne a spese dell’originario tracciato che prevedeva il passaggio, per le Puglie, attraverso Avellino. 
Fu solo il 14 maggio 1965 che venne emanata la Legge n° 2279, detta ‘Legge dei Grandi Gruppi’, che cercò di mettere ordine tra le tratte, le proprietà e le nuove linee. Nel frattempo, nel 1863, la linea ferroviaria era stata approvata dal Parlamento con la ‘variante’ richiesta dal Cavaliere di San Lupo (BN).

Partenza del treno speciale per i bagnanti. Da una cartolina del 1907

Riproponiamo questa missiva che racchiude anche la raffinatezza politica dello Jacobelli.
Nella seduta dell’8 agosto 1862, il Parlamento pone seguito della discussione del disegno di Legge per la concessione di ferrovie nelle Provincie meridionali e in Lombardia. Nel momento che il Presidente (Ministro dei Lavori Pubblici è Agostino Depretis) inizia la discussione del disegno sulle ferrovie meridionali, esclama:

«…Anzitutto debbo annunziare alla Camera che è pervenuta al banco della Presidenza la seguente lettera sottoscritta dal signor Achille Jacobelli…» e continua: «…Illustrissimo signor Presidente, fin dal mese di marzo di quest’anno io faceva offerta per la concessione della ferrovia da Capua a Termoli, offerta che era appoggiata e sostenuta dalla CAMERA DEI DEPUTATI — Discussioni – 3° Perìodo 538, a seguito delle deliberazioni dei Consigli provinciali e municipali delle Provincie di Terra di Lavoro, di Benevento e di Molise.

« In seguito di questa offerta, che certamente dall’onorevole signor ministro sarà trasmessa alla Commissione delle ferrovie, si presentarono gli studi particolarizzati da Capua ad Amorosi eseguiti dall’ingegnere professore Rossi, destinato a ciò dall’onorevole ministro Peruzzi. Questi studi avevano a base la proposta in data del 21 marzo 1861 della Commissione nominata dal luogotenente cavaliere Farini e composta dagli ispettori generali e componenti il Consiglio generale dei lavori pubblici di Napoli, dopo che per tre mesi questi uomini tecnici reputatissimi studiarono le linee di ferrovie a farsi nel Napoletano…».

«…Allorché la Camera si degnò di deliberare che la petizione di 219 comuni richiedenti questa ferrovia fosse mandata alla Commissione, e 50 onorevoli deputati presentarono una proposta di legge a ciò relativo rimessa dalla Camera alla Commissione medesima, io mi faceva un dovere, con atto diretto all’illustrissimo signor ministro dei lavori pubblici ed alla Commissione della Camera, di accettare il quaderno d’oneri che era annesso alla proposta di legge dei suddetti 50 onorevoli deputati…».

«…Ora, attesi i cangiamenti fatti dalla Commissione a questa proposta di legge, mi affretto a dirigere a lei, illustrissimo signor Presidente, questa mia lettera per dichiararle che accetto formalmente la concessione della ferrovia da Termoli a Napoli, sotto l’osservanza dei relativi capitoli uniti alla proposta della Commissione, segnati C, conformemente è prescritto dall’articolo 2 del progetto di legge della Commissione con la garanzia di lire 22 mila di prodotto brutto chilometrico, la quale non recherà certo alcun dispendio allo Stato, poiché questa linea attraversa contrade ricchissime e popolate da oltre a due milioni d’abitanti…»

«…Ed infine accludendole sottoscritti da me i suddetti capitoli di concessione compilati dalla Commissione, prego la bontà di lei di dar lettura della presente alla Camera, affinchè si possa sempre più favorevolmente accogliere la detta proposta di legge dalla Commissione modificata…».

«…Gradisca gli attestati di profonda stima e rispetto, ecc. …».

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Biblioteca Provinciale Albino di Campobasso, E il treno ci unì, 2011.
Camera dei Deputati del Regno d’Italia, seduta del 8 agosto 1862.
E. Bove, Il cavaliere Jacobelli, www.telesianarrando.it, 2017



Michele Selvaggio

Michele Selvaggio

Presidente dell'Istituto Storico Sannio Telesino. Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza, cultore di Storia locale. Autore di "Telesia 1349. Peste e Terremoto", "Cartoline da Telese", "Castelvenere Valdese", "Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita". Ha partecipato all'Antologia su Michele Ungaro edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto.