La primavera in cui si confrontavano passioni resistenziali innovatrici e protagonismo legato alla monarchia ed ai cavalieri del maggio, doveva inverarsi nel giugno del 1946, quando si avviรฒ la costruzione di una nuova soggettivitร  nazionale  storicamente fondata sulla Costituzione Repubblicana.
Se la Carta fondante cominciรฒ ad essere-concretamente โ€“ elaborata dopo il Referendum, essa era stata gemmata nei ricoveri perigliosi della lotta partigiana e, poi, nelle molteplici forme della partecipazione, degli entusiasmi, degli scontri che si produssero nei luoghi di vita, nelle case e nelle piazze di un Paese tornato a curare alberi della libertร , sotto il segno della rinascita ma con la diffusa tensione palingenetica, rapidamente obbligata a scontrarsi (e spesso a ripiegare) di fronte alla conservazione ed alla reazione, tuttโ€™altro che residuali o inoperose.
Mario Puorto non scrive un racconto โ€œa tesiโ€ su quelle giornate irripetibili; non affigge โ€“ abusando della  modalitร  letteraria โ€“ manifesti ideologici, quasi corrispondenti alle affissioni notturne vividamente descritte nel testo; non si acconcia a pretenzioso analista sociologico o storico , in un tempo, gli anni sessanta del secolo scorso (il racconto fu edito nel 1966) in cui  la sollecitazione a dichiarare appartenenze di scuola e di pensiero, si costituiva come dominante.
Di qui, la freschezza di pagine che descrivono con rara efficacia lo stato delle cose, il paesaggio culturale e umano di quel tempo, in un contesto specifico, quello caiatino, di cui il narratore รจ, evidentemente, parte integrante, mai esterna, pur conservando approccio criticamente autonomo, senza cadere nella trappola del compiacimento coloristico. Pure,risulterebbe fuorviante ascrivere  a testimonianza genuina ma ingenua il lavoro di Puorto,ora riproposto grazie-soprattutto- allo impegno tenace di Nicola Sorbo confortato dal sentire amicale di Ortensio Severino.
Al contrario, il Cavaliere di Maggio (ma la onorificenza sarร  destinata a rapida estinzione, nei marosi della Storia) innerva il suo maggior pregio nella delineazione delle problematiche di fondo, delle questioni strutturali, delle tematiche processuali di lungo periodoโ€ฆ secondo una scansione discreta ma incisiva, giustificata ma non enfatica, appropriatamente rapportata alla dialettica inestinguibile tra orizzonte universale e soggettivitร  realmente esistente. A noi appare felice questo motivo di fondo,che attraversa le pagine di Puorto e che qualifica la narrazione,sostanziandola di contenuti complessi fatti trasparire nel chiaro fluire della scrittura.
Ci sembra, dunque, da evitare il rischio  di  una considerazione riduttiva dellโ€™alta qualitร  letteraria de โ€œIl Cavaliere di Maggio โ€œ, rispetto ad una lettura che si appunti prevalentemente a temi enunciati o sottesi ,ma sempre finemente, equilibratamente  governati dal Nostro.
Eโ€™  questa dialettica tra contenuti e invenzione, tra caratterizzazioni soggettive e segni della Storia in cammino, insomma tra vita e destino (per dirla con Vasilij Grossman) che esalta la ragione intima e lo slancio dellโ€™Autore ma anche lโ€™attualitร  e la ricchezza insite, oggi, in una lettura propulsiva, ben al di lร  di citazioni celebrative.
Non casualmente, il Dr. Emilio Bove, Presidente dellโ€™Istituto Storico Sannio Telesino, nella sua impegnativa presentazione, rimarca la necessitร  scientifica di conoscere le vicende di quel tempo nella realtร  complessiva dei territori, dunque nei  paesi, nelle  comunitร  variamente articolate. Non si tratta solo di un debito morale verso coraggiosi, isolati โ€œrepubblicaniโ€ che pur ci furono, allora. Ma la prioritร  deve diventare progetto di ricerca critica, anche per affrontare le non removibili responsabilitร , nel presente.
La riproposta de โ€œIl cavaliere di Maggioโ€ รจ ulteriormente impreziosita dal profondo,articolato saggio storico del Prof. Antonio Gisondi, nel quale, oltrepassato ogni localismo, vengono individuati i nodi strutturali fondamentali di quella fase ed, al contempo, in un intreccio non risolubile tramite categorie semplificatrici, le connotazioni delle aggregazioni sociali e dei comportamenti politici, tra continuitร , trasformazioni, modernitร  conservatrice o reazionaria, precarietร  e minoritarismo delle organizzazioni politico-sindacali rappresentative del mondo contadino e bracciantile.
Ma, su tali questioni -di straordinaria portata, di impatto sul lungo periodo e sullo stesso nostro presente โ€“ vogliamo associare la immagine conclusiva del racconto di Puorto-Nino, il repubblicano che piange di commozione โ€“ con la fatica, mai dismessa poichรฉ coincidente con la loro luminosa scelta di vita, di uomini come Peppino Capobianco e Paolo Broccoli, che cercarono di far comprendere la capitale, decisiva importanza della โ€œquestione contadinaโ€ certo per le nostre terre ma per lโ€™intero Paese e per tutto il mondo del lavoro. Drammaticamente, la loro sconfitta politica attende un riconoscimento non di facciata, ma di rinascita โ€“ nelle trasformazioni e nelle condizioni attuali โ€“ di una progettualitร  liberata da corporativismi e angusti tatticismi.
Diventa naturale ,allora, ringraziare โ€“ ancora oggi โ€“ Mario Puorto, per il suo messaggio che, se non legittima la persistenza di poveri, disarcionati cavalieri (insieme a re miserabili), annuncia โ€“ senza squilli di tromba โ€“ lโ€™avvento di un nuovo maggio, quello atteso โ€œdalle genti”.