Esistono delle giornate che cambiano la storia dellโ€™uomo e il destino di una nazione. Lโ€™esempio piรน lampante รจ quello di cui parla Mario Puorto ne Il cavaliere di maggio. Ottanta anni fa, quasi venticinque milioni di italiani andarono a votare per il referendum e decisero le sorti dellโ€™Italia. Era il 2 giugno 1946 e la partecipazione fu massiccia, al di sopra di qualsiasi aspettativa: quasi 25 milioni di italiani, vale a dire oltre il 90 percento degli aventi diritto. Tra questi, vi furono 13 milioni di donne a cui, per la prima volta nella storia, fu data la possibilitร  di entrare in una cabina elettorale. E lo fecero in massa, superando numericamente gli uomini, in unโ€™atmosfera intensa, sospesa tra speranza e trepidazione.
Quel giorno il popolo italiano โ€“ distrutto fisicamente dalla guerra che aveva devastato il territorio e moralmente dalla dittatura โ€“ visse il primo autentico momento di democrazia. E scelse la Repubblica; una scelta fatta in silenzio, nonostante il clima avvelenato di sospetti e le reciproche accuse di brogli. Senza grandi sconquassi, senza spargimento di sangue, a differenza di quanto era accaduto centocinquantโ€™anni prima in Francia, con la rivoluzione, la ghigliottina, le teste mozzate ed il terrore. Lo strumento referendario divenne cosรฌ il primo esaltante esempio di partecipazione collettiva, il respiro e il desiderio della libertร , un segnale potente della voglia di recidere qualunque legame con il ventennio segnato dal regime fascista. Eppure, il suolo italiano era ancora sotto lโ€™occupazione alleata e lโ€™Italia priva della sua sovranitร . La monarchia, soprattutto al Sud, poteva contare su molti collaboratori fedeli, spaventati dal salto nel buio, timorosi di perdere i privilegi acquisiti. Al contrario, i sostenitori della repubblica erano alla ricerca di un riscatto sociale, dopo gli anni della dittatura.
Il libro che vi apprestate a leggere rievoca questโ€™atmosfera. Descrive la tensione vissuta in un piccolo borgo rurale del meridione durante la battaglia referendaria, una battaglia politica ma anche profondamente emotiva, identitaria e dal forte valore sentimentale.
Attraverso le vicissitudini di Gennaro De Regis โ€“ padre di cinque figli, in sostanza un poverโ€™uomo, comโ€™erano stati poveri il padre, il nonno e il bisnonno โ€“ scorrono lโ€™entusiasmo, le delusioni, le gioie e le indecisioni del suo tempo, dove il passato monarchico incarna la tradizione rassicurante, la comoda certezza del futuro mentre il cambiamento istituzionale induce a temere un pericoloso turbamento degli equilibri e delle consuetudini. In questa inconciliabile contrapposizione, tra la voglia di vivere e la paura dellโ€™ignoto, si consuma il dramma del povero Gennaro, al servizio degli Artega, proprietari terrieri che dal Risorgimento in poi sโ€™erano sempre arricchiti, fino a diventare i padroni del luogo. La guerra aveva lasciato profonde ferite, unโ€™economia in rovina e unโ€™intera societร  da ricostruire, ma nellโ€™aria si sentiva lโ€™urgenza di una pacificazione nazionale, la voglia di guardare avanti, la necessitร  di partire dalle macerie per ricostruire un nuovo stato libero, democratico ed antifascista. Questo vento impetuoso, narrato con estetico realismo da Mario Puorto, interessรฒ anche il nostro territorio e le sue istituzioni.
รˆ con questo spirito che ci accingiamo a riproporre la ristampa de Il Cavaliere di Maggio, che รจ parte integrante di un progetto piรน ampio, intitolato ยซDalle macerie alla libertร ยป con cui, insieme alle principali associazioni storico-culturali del Sannio e dellโ€™agro casertano, intendiamo analizzare un periodo storico esaltante, che vide nascere la democrazia nei nostri territori, ma che conobbe anche momenti di tensione, in un clima ben descritto dal nostro Autore. Nellโ€™ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica intendiamo, dunque, avviare una riflessione su una data simbolo della rinascita democratica del nostro Paese. Approfondiremo il faticoso processo di transizione che interessรฒ il nostro territorio, la sua ridefinizione sul piano istituzionale e costituzionale, la nascita dei partiti politici e lโ€™ascesa dei loro principali esponenti sulla scena pubblica.
Ripercorrere queste tappe significa riscoprire le radici di unโ€™identitร  collettiva perchรฉ le scelte operate sul nostro territorio ebbero inevitabilmente delle ripercussioni sul piano nazionale. Ne Il Cavaliere di Maggio, Mario Puorto ci consegna un messaggio importante: le scelte locali rappresentano una questione di politica generale.
Riecheggiano cosรฌ le parole di un illustre irpino, Francesco De Sanctis, secondo cui la libertร  si difende a partire dalle piccole scelte quotidiane, ed รจ reale solo se sostenuta da una profonda coscienza civile.