Antonio Gisondi

Questa felicissima invenzione letteraria del caiatino Mario Puorto, Il Cavaliere di maggio, scritta nel 1966, ancora oggi, dopo sessanta anni, affascina il lettore. Perchรฉ รจ un originale e vivo ritratto dellโagitazione sociale che turba la quiete conservatrice di una delle tante comunitร meridionali in occasione del referendum monarchia-repubblica del 1946. Ma anche perchรฉ รจ uno stimolo fecondo a riconsiderare storicamente la dialettica, rimasta unica dopo la fine della feudalitร e dopo il moto risorgimentale, tra i fermenti di mutamento e i radicati istinti di conservazione della condizione socio-politica, presenti anche nella Valle del medio Volturno, tra Terra di Lavoro, Alifano e Sannio Telesino appena dopo la seconda guerra. Uno stimolo, perciรฒ, ad individuare i fragili percorsi culturali e politici locali della democrazia e della repubblica nel Mezzogiorno interno, il rapporto fascismo-monarchia, la pervasiva confusione tra fascismo e postfascismo. Lโoriginale finzione letteraria realizzata da Puorto puรฒ diventare, in queste terre, occasione per una matura ricognizione a piรน voci sullโaccidentata parabola della democrazia, che oggi appare sempre piรน impegno etico-civile, oltre che storico, ed รจ possibile grazie alla vitalitร delle associazioni culturali del territorio che con preziose ricerche da anni ne alimentano lโautocoscienza e il protagonismo civile. In tal senso il racconto di Puorto รจ ormai un classico della letteratura sociale meridionale, come tanti e piรน noti racconti-romanzi che hanno narrato la condizione dellโItalia di allora. La sua ripubblicazione รจ, perciรฒ, molto opportuna e meritoria. In circa 70 pagine, pubblicate allora nella collana nazionale ยซLe Quattro stagioniยป, dellโeditore Rebellato di Padova, lโAutore con sugosa brevitร narra la straordinaria esperienza umana e civile vissuta direttamente venti anni prima, trasfigurandola solo nei nomi dei protagonisti. Il suo realismo descrittivo, dai colori netti e vivissimi, ritrae e fa rivivere interessi e passioni, illusioni e paure che, tra i mesi di aprile e giugno 1946, animarono la secolare quiete sociale della comunitร . Unโagitazione che assale innanzitutto gli Artega, la storica famiglia monarchica e i suoi sostenitori. Ma anche il popolano Gennaro de Regis, giovane senzโarte nรฉ parte da essa assoldato, e il repubblicano Nino, plurimestierante per sopravvivere. Solo don Peppe โo filosofoโ resta distaccato, critico della monarchia ma scettico sul consenso elettorale alla repubblica, anche localmente. Secondo Gennaro, perรฒ, don Peppe รจ una voce estranea: รจ stato molti anni lontano, emigrato in America e, perciรฒ, la sua critica della monarchia non รจ realistica, perchรฉ ormai non percepisce piรน lo spirito pubblico della comunitร con le stesse categorie dei caiatini.
Lโumanissima arguzia e la felicitร espressiva del racconto rianimano la vita individuale, familiare e sociale e ci presentano il secolare radicamento della monarchia come naturale e antropologico, prima che storico, come in tutto il Mezzogiorno. Persino lo squattrinato de Regis ne รจ coinvolto, al punto da farsi arruolare come galoppino elettorale diventando anche โcavaliere del reโ. Allโopposto, la repubblica non riscuote consensi, appare unโillusione. Ma non per Nino, il convinto repubblicano, al quale, perรฒ, questo sentimento riserva amare sorprese, persino familiari. LโAutore fa rivivere, minutamente, umori e timori di tutti i protagonisti che la insolita scadenza elettorale, la prima dopo venti anni di regime, ha suscitato in tutta la collettivitร . E li rianima nella trasfigurazione letteraria, come nessun osservatore, sociologo o storico avrebbe potuto rappresentare con le categorie professionali e il linguaggio specialistico. Nel suo racconto il diaframma fra vita, letteratura e storia รจ scomparso. La scena appare subito dominata dalla agitazione nervosa della famiglia Artega, proprietaria del castello e di moltissime terre, localmente al potere da un secolo, come tante altre famiglie storiche che trasformisticamente dominano le comunitร meridionali.
Il capo, don Fernando sa bene e rassicura i suoi fedeli che, storicamente, in tutto il territorio la repubblica รจ stata solo una illusione. Giร altre volte, nella vita anche di questo Mezzogiorno interno, la repubblica come rottura di quella quiete si รจ rivelata una tragica illusione per intellettuali visionari e popolo: come avvenne con lโebbrezza repubblicana diffusa da Napoli nel lontano 1799, finita con il trionfo violento della conservazione. La totale devozione al re, del resto, era stata riconfermata proprio nella battaglia di Caiazzo, del 19-21 settembre 1860, lโunica che vide i borbonici vincitori sui garibaldini. Nonostante tali certezze, perรฒ, don Fernando รจ comunque preoccupato perchรฉ โlโarrivo dei comunisti, dellโuguaglianza tra tutti gli uomini (comprese le donne!), con la riforma agraria e la fine della proprietร privataโ, minacciate dai repubblicani soprattutto nellโItalia del Centro-Nord, potrebbero anche solo sfiorare il territorio e il suo feudo, solleticare qualche testa calda e intaccare il potere civile e politico che la sua famiglia detiene da sempre sulla comunitร in virtรน delle sue molte proprietร terriere. La terra รจ il fondamento del suo potere. La fedele verosimiglianza della finzione letteraria alla realtร suscita nel lettore, perciรฒ, ancor piรน oggi, riflessioni sugli eventi narrati: in particolare sulla preoccupazione che nella piccola comunitร rurale genera il temuto avvento della repubblica. Tra la sovranitร del re, โper grazia di Dio e volontร della nazioneโ, sostenuta dai ricchi, proprietari, possidenti, dalla chiesa, dal ceto civile, con a capo don Fernando, e la sovranitร popolare, con lโeguaglianza democratica tra tutti i cittadini diventati tutti elettori, proposta dalla repubblica, quasi tutti scelgono la monarchia. Non solo Gennaro de Regis. Ma anche molti altri, poveri, servi, nullatenenti, analfabeti, braccianti, contadini, giornalieri, scelgono la monarchia, convinti che la repubblica non รจ solo una illusione, come dice don Fernando, ma รจ persino un pericolo per la loro precaria condizione. Minacciando il potere e la proprietร del signore locale, essa arrecherebbe danni innanzitutto al popolo rimasto senza protettore e padrone. Perciรฒ Gennaro รจ fiero e inorgoglito che don Fernando abbia scelto proprio lui, senzโarte nรฉ parte, come propagandista per la monarchia. Gli ha dato dignitร civile. Si sente un privilegiato: deve contattare gli elettori, ancora ignari o perplessi, e convincerli che la repubblica sarebbe un disastro, non certo per i benefattori Artega, che si adeguerebbero, ma innanzitutto per loro stessi.
Puorto, tramite don Peppe โo filosofoโ, ci informa che la monarchia ha il pieno sostegno di clero, azione cattolica ed episcopato: tutti sostengono la monarchia, a seguito del padrone don Fernando. Non, quindi, secondo la visione cristiana della persona che ha ispirato molti cattolici alla lotta resistenziale. Sono monarchici tutto il ceto urbano, il medico, il veterinario, il segretario comunale, i commercianti, i proprietari terrieri, i signorotti di campagna, il farmacista, Pio Maturi facce e santโ, donnโAmalia a cantinera, naturalmente il maresciallo dei โrealiโ carabinieri, la professoressa Felisetti con il marito cultore di musica arte nobile solo per monarchici, mentre la musica repubblicana รจ da maniscalchi, il dottor Casabianca, giร sturziano ma ora nemico del sovversivismo repubblicano, le attempate zitelle Savarese, Formisano e Di Giacomo, figlie di proletari imborghesiti, pie donne, tutte incenso e misticismo, atterrite dallโavvento di uomini atei e repubblicani. Persino Cristina, moglie di Nino il repubblicano (barbiere, orologiaio, musicante), la quale, solo perchรฉ ingannata, confessa allโignaro marito di aver fiducia nella Provvidenza divina, nella provvidenza della monarchia, dai Borbone ai Savoia, e degli Artega. Non certo nella repubblica, in Garibaldi o Mazzini, nei socialisti o nei comunisti.
In quelle settimane del 1946 quasi tutte le comunitร del Mezzogiorno hanno avuto i loro de Regis assoldati dagli Artega locali. Gli storici hanno documentato che, per motivi diversi, tutta la Campania รจ profondamente devota al re.
Il monarchismo popolare napoletano, ad esempio, รจ antica espressione di un sentimento profondo, di una fede, di nostalgia retrospettiva, di fanatismo anche, a partire dal fascino, lontano ma ancora molto vivo, esercitato sul popolo dal lazzaronismo regale di Ferdinando IV, che finisce col prevalere sullโoriginale riformismo promosso dal padre, Carlo di Borbone; quello casertano esprime lโinteressata gratitudine di tutto il territorio per la multiforme nobilitazione regale dei luoghi operata, appunto, da re Carlo e dai successori; quello sannitico รจ espressione dellโatavico, storico immobilismo socio-antropologico di unโarea emarginata, di quiete inerziale e di conservatorismo naturalistico. A sua volta, il monarchismo della vasta area del medio Volturno e del caiatino descritto da Puorto, appare espressione di una percezione naturalistica dellโimmutabile ordine civile-sociale fondato sul possesso della terra: Dio, re โฆ e gli Artega! Si avvicendano le stagioni, si succedono le generazioni, ma lโordine cosmico, proprietario e sociale non muta. Perchรฉ รจ divino e naturale. Puorto ci dice che solo don Peppe โo filosofoโ ha potuto maturare unโaltra lettura, storica e non naturalistico-fatalistica del divenire sociale. Ma solo grazie allโesperienza di emigrato nel โnuovo mondoโ. Soltanto lui, perciรฒ, รจ in grado di affermare che la repubblica โdovrebbeโ vincere. Ma non certo a Caiazzo! Il racconto di Puorto stimola, perciรฒ, la domanda: quanti sono stati in questa vasta piana del Volturno i โdon Peppeโ? In virtรน di quali esperienze hanno potuto e saputo cogliere la storicitร dellโordine socio-politico e la possibilitร del suo mutamento?
A fronte della radicata e storica tradizione monarchica, come poteva emergere un sentimento repubblicano?
E come poteva diventare opinione diffusa? Quanti sono i de Regis? Puorto sollecita indirettamente il lettore a riflettere sullโantico problema delle โdue Italieโ che dalla ricerca storica รจ stato affrontato di nuovo proprio dopo la forte prevalenza del voto monarchico al referendum: la persistenza di residui feudali nellโordine socio-proprietario meridionale ancora a metร Novecento; il possesso della terra rimasto il naturale e primo fondamento di ogni potere; la persistenza del conservatorismo, la fragilitร del mutamento possibile, del riformismo socio-politico e dellโidea democratico-repubblicana.
Nel racconto di Puorto, la percezione della repubblica come possibilitร di mutamento dellโassetto istituzionale, fondiario, dei rapporti sociali, delle forme del potere civile-politico, fa paura, non solo ai benpensanti, ai ricchi e agli agrari. Solo in pochi Comuni del territorio, come in tutto il Mezzogiorno, รจ diffusa la percezione della repubblica come auspicata forma di mutamento socio-politico, che al Centro-Nord dโItalia, invece, ha giร alimentato la resistenza armata al nazifascismo. Sarebbe feconda, anzi necessaria, perciรฒ, una indagine storico-documentale promossa dalle associazioni storiche del territorio per conoscere le scelte ufficiali dei partiti democratici ancora in via di organizzazione, oppure dei C.L.N. locali che, come avvenne diffusamente, spesso erano inventati dagli stessi difensori del passato regime e dai monarchici. Sarebbe opportuno approfondire su documenti, oltre le notizie dateci da Puorto, il messaggio delle chiese locali, delle loro esortazioni, dei bollettini ecclesiastici, delle lettere pastorali dei vescovi, come, ad esempio, di mons. Di Girolamo rimasto vescovo di Caiazzo per tutto il ventennio, fino al 1963, ma anche del vescovo di Cerreto e dellโarcivescovo di Benevento. A Napoli, ad esempio, fu profonda e decisiva lโimmedesimazione tra la pastorale dellโarcivescovo Ascalesi con il regime fascista, poi con quello cattolico-monarchico, con lโaristocrazia agraria e quindi con quello monarchico-laurino. A Benevento, invece, nella piรน vasta e importante metropolia ecclesiastica del Mezzogiorno, lโatteggiamento dellโarcivescovo Mancinelli dovette essere attento e prudente se lo storico e religiosissimo deputato cattolico, Gian Battista Bosco Lucarelli, barone e proprietario terriero, giร vicesegretario di Luigi Sturzo nel 1919, poi antifascista, nel 1946 invitรฒ pubblicamente a votare per la repubblica che egli riteneva regime politico necessario per realizzare la democrazia delle autonomie locali, la concezione cristiana della persona, il superamento dellโindividualismo e dellโaccentramento statale, causa prima del regime fascista.
Da tempo sappiamo dei molteplici tentativi, molto faticosi, spesso repressi, delle lotte contadine, anche improvvisate, perrompere quellโordine proprietario feudale della terra che ha dominato lโagricoltura meridionale e campana, da Terra di Lavoro al Basso Volturno, dalla Piana di Capua, al Garigliano e di tutte le moltissime terre dellโOpera Nazionale Combattenti. Diverse indagini storiche hanno documentato, perรฒ, che in molte realtร ci sono state la guerra, le stragi naziste โ alle quali, perรฒ, Puorto non fa alcun cenno โ lโassalto ai partiti democratici, ma non sono sorte, invece, forme di resistenza politica organizzata, o riverberi resistenziali del โvento del Nordโ, che ben pochi conoscevano anche come semplice informazione o circolazione delle idee. Quasi sempre รจ mancata la consapevole soggettivitร politico-democratica del territorio. Puorto ci dice, invece, che con gli stessi Artega il postfascismo ha subito prevalso su ogni possibile forma di antifascismo. Ha prevalso un โgrigio vento del Sudโ, postfascista. A Gennaro il nome di Matteotti non dice alcunchรฉ.
Se, in diversi casi, i pochi effetti positivi prodotti da quelle lotte contadine, giร nei primi anni Cinquanta, sono stati progressivamente fagocitati dalla protezione accordata dalle forze politiche conservatrici agli interessi agrari e alla difesa della civiltร cristiana ritenuta minacciata dalla sovietizzazione, nel Mezzogiorno e in queste terre il potere feudale della terra รจ stato solo scalfito: Puorto ci dice che gli Artega hanno conservato integro il loro potere, perchรฉ hanno gestito direttamente anche il regime democratico-repubblicano post-fascista. Per la stessa difesa della civiltร cristiana dal collettivismo, ma anche dal prussianesimo agrario, in nome del primato della persona sullโindividuo e sulla proprietร , opposta fu invece lโazione di Bosco Lucarelli nel suo Sannio dove, lui barone, con la Coldiretti promosse la formazione della piccola proprietร contadina. La conservazione dellโordine socio-politico degli agrari fu difeso e sostenuto dallโaltro deputato sannita, giร nazionalista conservatore, Raffaele De Caro, e dal suo partito liberal-monarchico-massonico che, tra Napoli e Caserta, si afferma nella fattispecie conservatrice realizzata da Giuseppe Buonocore, eletto alla Costituente, primo sindaco postfascista, non antifascista, di Napoli dal 1946 al 1948, sostenuto dal cardinale Ascalesi. In molte realtร meridionali, invece delle lotte contadine per la fine del latifondo, si realizza la riaffermazione del potere feudale dei tanti Artega e della terra come fondamento del potere civile-politico. Perchรฉ dalla vicina Benevento e da Piedimonte e Alife, dove molto radicata era la sedimentata egemonia conservatrice della famiglia Gaetani, proprio quellโimprovvisato partito liberal-monarchico meridionale di De Caro se ne fa promotore e garante. Forma e controlla il C.L.N., giร lโ11 settembre 1943 (appena tre giorni dopo lโarmistizio dellโ8 precedente), assorbe parte dei dirigenti fascisti e li ricicla in ruoli di governo locale sotto le proprie bandiere, come avviene con gli Artega. Il postfascismo invece dellโantifascismo. Creato subito da Raffaele De Caro, massone di Palazzo Giustiniani, amico del re, questo partito liberal-monarchico-massonico conservatore raccoglie e unifica gli agrari del Sud โ tutti i tanti Artega locali โ che, allโombra della monarchia e della massoneria, hanno convissuto con il fascismo senza bisogno di esporsi troppo. Con lungimirante audacia De Caro lo fa confluire nel partito liberale di Cavour, appena rifondato da Benedetto Croce. Il filosofo, perรฒ, giร al congresso liberale del dicembre 1947 viene estromesso da Presidente per far posto proprio a Raffaele De Caro. Il liberalismo agrario conservatore meridionale, antidemocratico, contrario alla riforma agraria, alla democrazia dei partiti, ai sindacati, nemico della partecipazione politica di massa, diventa Partito liberale italiano. Dal quale, perรฒ, insieme a Croce subito vanno via anche i giovani liberali riformatori settentrionali, Leone Cattani, Nicola Carandini, Giampiero Orsello, Bruno Villabruna, Eugenio Scalfari, Eugenio Garin, Gabriele Pepe, Mario Pannunzio, Carlo Antoni, Francesco Libonati, Panfilo Gentile e altri. Come dimostra Puorto, i liberal-monarchici temono il referendum, e la fine della monarchia, molto di piรน della caduta del fascismo, del quale anzi si fanno eredi. Come i tanti Artega locali, anche De Caro diventerร appunto โil nuovo Mussolini del Sannioโ, come lo definรฌ giร allora il pur mite Bosco Lucarelli. Con la sua morte improvvisa, nel 1961, tutti o quasi i liberal-monarchici confluiranno, perรฒ, proprio nella Democrazia cristiana, che giร ne aveva assorbiti molti.
Su quali basi socio-politiche, su quali tradizioni culturali, civili o religiose, avrebbe potuto nascere il sentimento repubblicano in questo territorio? Come avrebbero potuto sottrarsi al destino di galoppini della monarchia i tanti Gennaro de Regis, assoldati, invece, dagli Artega? Come tantissimi popolani, in tutto il Mezzogiorno, essi non hanno avuto gli strumenti o lโoccasione per orientarsi. Come fu possibile, invece, a una giovane contadina sannita, giร madre di cinque figli, che, insospettita dalle scontate ma troppo ripetute istruzioni del suo padrone โ giร podestร e poi commissario prefettizio โ a votare monarchia perchรฉ tutti i buoni, tutti i proprietari come me votano per il re, alla fine con naturale, elementare logica di classe, riflette e, perplessa, osserva: quindi noi non possiamo votarlo? Noi non siamo proprietari come voi, siamo vostri coloni! Le minacce del padrone (e lโira del marito) la convinsero che aveva capito bene. E votรฒ repubblica. Gennaro, invece, trova solo โdon Peppeโ che, perรฒ, appunto, รจ โfilosofoโ, รจ scettico persino sulla vittoria locale della repubblicaโฆ ma per assenza di repubblicani!
La felice coniugazione di realistica finzione letteraria e sensibilitร storico-sociale di Puorto ha dimostrato nel 1966 ciรฒ che, solo piรน tardi, gli storici hanno individuato e documentato: che in tutto il Mezzogiorno pochi, non solo popolani, hanno potuto riflettere come la contadina sannita. Lโautore individuรฒ giร allora, per via letteraria, le profonde ragioni storico-antropologiche, in apparenza persino deterministiche, della scelta monarchica e del fatuo orgoglio dei tanti Gennaro, diventati persino galoppini elettorali monarchici.
Con quella scelta Gennaro realizza una insolita fattispecie del rapporto feudale signore/servo, rideterminatosi in moltissime realtร proprio in occasione del voto tra monarchia e repubblica. Fattispecie per lungo tempo rimasta fraintesa e distorta dalle prevalenti passioni o illusioni di partito. Da servo โinutileโ al padrone, ma โutileโ a sรฉ stesso perchรฉ serve il padrone solo per poter sopravvivere conservando integra, perรฒ, la sua autocoscienza, Gennaro-galoppino si fa โservo utileโ alla causa del padrone, strumento della volontร e del potere degli Artega, quindi โinutileโ a sรฉ stesso, perdendo persino la sua autocoscienza di servo. La finzione letteraria di Puorto รจ ancora oggi un contributo originalissimo alla riflessione sul binomio terra e potere che ha segnato profondamente, per secoli, lโarretratezza del Mezzogiorno e di questi territori, sulla difficile democratizzazione socio-politica dellโassetto fondiario e dellโagricoltura, che si realizza privilegiando il lavoro sulla rendita parassitaria. Nonostante lโavvento nazionale della Repubblica, in quegli anni chi lavora la terra continua a non possederla, chi la possiede continua a beneficiarne senza lavorarla. La rendita prevale sul lavoro. I decreti Gullo e la riforma dei patti agrari sono sabotati, la riforma agraria non trova sostegni sufficienti nei partiti dei nuovi governi repubblicani.
Appena dopo il referendum del 2 giugno in un convegno a Caserta svoltosi il 21-22- ottobre del 1946, Emilio Sereni, โ professore insieme a Manlio Rossi Doria alla Facoltร di Agraria di Portici, sostenitori di unโagricoltura meridionale democratizzata โ raccoglie la domanda che tutti si pongono, e quasi per esorcizzarla si chiede: si รจ avuta la repubblicaโฆ e che cosa abbiamo ottenuto? Gli storici hanno dimostrato che, nel Mezzogiorno, le lotte contadine, spesso improvvisate e spontanee, non hanno potuto produrre un movimento politico organizzato, consapevole delle proprie forze e preparato per raggiungere obiettivi di riforma e di governo, perchรฉ sovrastate dal conservatorismo agrario e politico dei tantissimi Artega. La vittoria nazionale della Repubblica, grazie al โvento del nordโ, nel Mezzogiorno monarchico non modifica il binomio terra e potere. Che si riafferma ancora in tutto il territorio, dove il voto alla monarchia prevale nettamente. Come valido contributo letterario alla conoscenza storica della vita politico-sociale del territorio, il racconto di Puorto fa emergere la naturalistica quiete-immobilitร socio-proprietaria e dello spirito pubblico come uno dei possibili caratteri originari della arretratezza storica, studiata sin dagli โanni eroiciโ (1741-1746) del riformismo napoletano. Non dissolta allora, quellโarretratezza sarร aggredita con lโeversione della feudalitร , ma sarร scossa e dissolta, invece, solo dallโavvento dellโindustrialismo, dalla fine del primato della terra, dallโemigrazione, dalla globalizzazione di merci e idee, beni e saperi, per far posto, perรฒ, anche in queste terre, a nuove e piรน pervasive forme di immobilizzazione sociale e massificazione del pensiero: saltando dallโarretratezza alla moderna feudalitร tecnico-consumistica.
La ripubblicazione del Cavaliere di maggio puรฒ, quindi, stimolare la sensibilitร civile, a partire dalla vasta area tra Terra di Lavoro, Alifano e Sannio Telesino, grazie alle benemerite associazioni storiche, a realizzare un programma di ricerche, che รจ anche impegno etico-civile, per rintracciare tradizioni di pensiero, esperienze culturali, politiche, religiose promotrici dei fermenti democratici e repubblicani, che Mario Puorto pensรฒ di intravedere nel giovanissimo Benito, impegnato a confortare il padre Gennaro, lโilluso Cavaliere, servo utile, disarcionato dal conservatorismo degli stessi Artega, rimasti eterni padroni, nonostante la vittoria nazionale della Repubblica. Come solo โo filosofoโ aveva potuto prevedere.
Archeologa classica. Lavora presso l’Universitร del Salento.
Antonella Selvaggio
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 รจ Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Universitร degli Studi di Napoli. Ha Svolto attivitร didattica presso l’Universitร Federico II. Vive a Telese.
Laurea in giurisprudenza presso l’Universitร degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Universitร del Molise.



Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 giร Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltร Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Presidente dellโAssociazione culturale โLa Biblioteca del Sannioโ, dottore di ricerca presso lโUniversitร degli Studi della Campania โLuigi Vanvitelliโ con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Giร docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, รจ attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.






Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, รจ membro del Rotary Club Valle Telesina ed รจ amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi รจ stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Universitร l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocitร : Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia allโUniversitร di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale allโUniversitร di Modena รจ stato aiuto chirurgo presso lโospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente รจ pensionato.ย Dal 1ยฐ giugno 1978 รจ socio corrispondente dellโAssociazione Culturale Italo Ispanica โC. Colombo โ Madridโ.ย Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche.ย Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dellโAssociazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio รจ stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Originario di Castelvenere. Giร dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con lโUniversitร degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dellโOrvietano e lโ Universitร dell’Arizona. ร attuale vice Presidente della Pro Loco di SantโAgata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. ร giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sรฌ รจ occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. ร vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Societร di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Giร sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturitร scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, cittร in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 รจ Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della cittร ; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Cittร Paesaggio” dal 2003, รจ coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Cittร dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e LโOblio, un saggio sullโeccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtร Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dallโASMV nel 2019. Ha scritto nellโAntologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Societร di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dellโIstituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.
Insegnante, vive a Caiazzo. ร Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. ร autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina รจ stato per lunghi anni docente all’Universitร di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, รจ appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Medico specialista in oncologia e cure palliative รจ autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. ร stato inoltre relatore
Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla โMarcia della fameโ del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.
Medico e scrittore. Ha allโattivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: โDa Casale a Comuneโ e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato allโAntologia โDieci Medici Raccontanoโ, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico ยซL’ultima notte di Bedรฒยป, รจ anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo ยซIl potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brownยป. Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto allโantologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del โ700.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuitร assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Universitร di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si รจ poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua cittร . Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. ร insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Promotore culturale dellโarea di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturitร classica si รจ laureato in Economia. ร dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. ร appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: ย Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, cittร in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui รจ socio fondatore. ร autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso diย suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. ร autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
ร nato e vive a Castelvenere. Giร docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. ร presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, รจ membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si รจ classificato ai primi posti.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it รจ responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini. 
Infaticabile animatore culturale dellโarea del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unitร Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.