
L’urto bellico scatenato dalle forze israelo-americane sull’Iran agisce su una realtà che non è solo geografica o militare ma profondamente storico-temporale. Quando le bombe impattano sul suolo iranico, stanno penetrando in una materia storico-culturale che ha sedimentato la propria coscienza attraverso duemila anni di invasioni e rinascite. La geopolitica dell’altopiano è inseparabile dalla sua geologia: una fortezza di cinquemila metri di altitudine media che ha costretto ogni potere centrale, dai Sasanidi ai Pasdaran, a sviluppare una psicologia della resilienza come struttura antropologica prima ancora che strategica. L’Iran abita lo spazio come una missione ontologica, percependo sé stesso come il custode di una luce civilizzatrice assediata dalle tenebre esterne del caos – quel concetto archetipico di Aniran che oggi assume le forme del Pentagono o del Mossad, così come in passato avevano preso le fattezze di Gengis Khan o delle compagnie petrolifere britanniche: una topologia del nemico cosmico che ogni generazione riscrive con i materiali del proprio presente.
Questa topologia non è soltanto una metafora: è una teologia millenaria che ha attraversato ogni mutazione religiosa della civiltà iranica senza mai abbandonare la propria struttura profonda. Tutto comincia con Zarathustra – probabilmente tra il XIV e il X secolo avanti Cristo – e con la sua rivelazione di un cosmo spezzato in due principi irriducibili: Ahura Mazda, il Signore Saggio della luce, e Angra Mainyu, lo spirito distruttivo delle tenebre. Questa frattura ontologica non è affatto un mito tribale ma una cosmologia sistematica, la prima nella storia umana a concepire il tempo come dramma morale orientato verso una fine – il Frashokereti, la rinnovazione finale del mondo. Dall’Avesta zoroastriano discendono, per ramificazione e sincretismo, le grandi correnti spirituali che attraverseranno l’Iran per millenni: il mitraismo, culto solare del patto e della luce che risalirà con le legioni romane fino alle rive del Reno; lo zurvanismo, che eleva il Tempo assoluto a principio supremo al di sopra degli stessi dei; e soprattutto il manicheismo, la sintesi più audace dell’antichità, con cui Mani nel III secolo fonde il dualismo zoroastriano con il cristianesimo gnostico e il buddhismo indiano in un sistema universale di salvezza – perseguitato da Roma, da Bisanzio, dai sasanidi stessi, e tuttavia capace di sopravvivere per secoli dall’Africa settentrionale alla Cina. Quando nel VII secolo le armate arabe spazzano via il regno sasanide e portano l’islam sull’altopiano, non trovano un vuoto spirituale: trovano una civiltà religiosamente ipersatura, abituata da mille anni a pensare la storia come conflitto cosmico, la sofferenza come prova e il tempo come freccia escatologica. L’islam non sostituisce questa struttura: ma tende ad abitarla. La teologia sunnita, razionalista e giuridica, non basta alla sensibilità iranica. È lo sciismo – con il suo culto del martire Husayn a Karbala nell’anno 680, con la sua dottrina dell’Imam nascosto che attende di ritornare per compiere la giustizia finale – a fornire il contenitore perfetto in cui la vecchia escatologia zoroastriana si riversa sotto nuovi nomi. Ahura Mazda diventa Allah; Angra Mainyu diventa Yazid, poi il colonialismo, poi l’Occidente; il Frashokereti diventa il ritorno del Mahdi. I filosofi islamici iraniani – Avicenna, Suhrawardi con la sua Hikmat al-Ishraq, la Sapienza dell’Illuminazione – reintroducono attraverso il pensiero greco e neoplatonico esattamente la metafisica della luce che il profeta Zarathustra aveva predicato sulle steppe. La rivoluzione del 1979 non è dunque un’anomalia: è l’ultima metamorfosi di questa struttura, il momento in cui la teologia del martirio e dell’attesa si converte in tecnologia del potere. E oggi, sotto i bombardamenti, quella struttura si prepara forse a un’altra trasformazione.
La stratificazione millenaria rende l’attuale campagna militare un’operazione paradossalmente molto superficiale. Se l’obiettivo occidentale è il cambio di regime, esso ignora che l’identità iranica è un organismo che vive di inabissamentie riemersioni: non continuità lineare ma persistenza attraverso la discontinuità, come una vena carsica che scompare e riemerge seguendo una logica interna che la superficie non rivela. La struttura burocratica e il senso dello Stato in Iran precedono l’Islam di secoli e sopravvivranno alla sua attuale forma politica. Esiste una continuità invisibile che lega l’efficienza dei satrapi achemenidi alla rete capillare di potere che oggi coordina la resistenza dall’Iraq allo Yemen. Questa “profondità strategica” non è un’invenzione dei generali di Teheran, ma la proiezione naturale di una cultura che ha considerato l’Asia Centrale e la Mesopotamia come il proprio spazio di influenza molto prima che esistessero gli stati che oggi vi insistono – un’area dove la lingua persiana è stata per secoli il veicolo della diplomazia, del pensiero scientifico e della poesia di corte. Recidere questi legami con il fuoco significa tentare di cancellare una forza storica che la storia ha strutturato e rinnovato per via di scambi, conversioni e sincretismi che nessuna mappa militare riesce a perimetrare.
L’Iran è il perno su cui ruota l’intero destino dell’Eurasia multipolare. Per Pechino e Mosca rappresenta il bastione che impedisce all’egemonia marittima euro-atlantica di chiudere il cerchio attorno al supercontinente, il nodo vivo del corridoio Nord-Sud e della Nuova Via della Seta. Il bombardamento in atto è dunque un tentativo di chirurgia geopolitica volto ad asportare questo perno. Tuttavia, chi compie questo gesto sottovaluta la capacità iranica di trasformare il trauma in risorsa identitaria. Nello sciismo – che è la veste mistico-politica assunta dalla persianità negli ultimi cinque secoli – il martirio non è una sconfitta, ma piuttosto un atto di fecondazione storica, una teologia del differimento che converte la perdita in riscatto futuro. Ogni esplosione rischia di risvegliare un nazionalismo metafisico ancora più cupo e compatto, capace di produrre ciò che si potrebbe definire una tecnocrazia del sacro: una forma di governo in cui la legittimazione religiosa, progressivamente svuotata dei suoi contenuti dogmatici più esposti alla critica, si converte in un dispositivo di mobilitazione collettiva al servizio di uno Stato tecnico-militare. Non più un clero che governa in nome di Dio, ma un’élite tecnocratica che usa la grammatica del sacro – il martirio, la persecuzione, l’attesa escatologica – come architettura del consenso e collante identitario. È lo sciismo senza teologia, o meglio: è la teologia ridotta a ingegneria sociale, la cui efficacia non dipende più dalla fede dei governanti ma dalla sua capacità di strutturare l’esperienza collettiva del nemico e del sacrificio. Quest’eventualità sarebbe, per paradosso, più pericolosa e più duratura dell’attuale Repubblica Islamica: un autoritarismo che ha imparato a fare a meno del sacro come contenuto ma conservandolo come forma.
Il calcolo strategico del bombardamento contiene però un’ironia che nessun targeting committee sembra aver incorporato nei propri modelli. L’Iran è un moltiplicatore di instabilità la cui distruzione parziale genera esternalità che ridisegnano l’intero sistema. Lo Stretto di Hormuz – attraverso cui transita circa il venti per cento del petrolio mondiale – non è una variabile neutrale: nelle mani di un Iran integro che vuole vendere idrocarburi è un corridoio commerciale; nelle mani di un Iran ferito, sanzionato, già espulso dal sistema finanziario internazionale, diventa l’unica leva rimasta, l’arma di chi non ha più nulla da perdere sul piano economico ma può ancora trasformare la propria agonia in crisi energetica globale. Pechino legge questa geometria con la freddezza di chi ha firmato nel 2021 un accordo di cooperazione venticinquennale con Teheran proprio per blindare le proprie forniture energetiche – e vede quella blindatura saltare. Il danno cinese, tuttavia, non è solo petrolifero ma infrastrutturale. Il corridoio Nord-Sud, la rete ferroviaria e portuale che collega la Russia all’Oceano Indiano passando per il nodo iraniano, è uno dei pilastri materiali dell’ordine eurasiatico alternativo a quello atlantico. Senza l’Iran, quella rete si interrompe; e Pechino, che in quel progetto ha investito capitali e visione strategica, percepisce il bombardamento come un attacco alle proprie stesse infrastrutture. C’è infine il livello più sottile, e più paradossale: ogni giorno di guerra nel Golfo non blocca il progetto multipolare ma urgentizza. Quando il petrolio mediorientale diventa instabile e continua a essere prezzato in dollari, la Cina accumula incentivi crescenti a costruire circuiti alternativi – yuan digitale, accordi bilaterali, borse energetiche fuori dal sistema SWIFT. Washington crede forse di colpire l’Iran ma sta accelerando la propria marginalizzazione monetaria. E ogni giorno di conflitto nel Golfo è un argomento in più nei dossier cinesi interni per fare ciò che stava già facendo – solo prima, e con maggiore determinazione.
C’è poi la questione nucleare, ineludibile perché rappresenta la soglia oltre la quale tutti i ragionamenti sulla resilienza diventano secondari. L’Iran ha osservato attentamente i destini di Iraq, Libia e Ucraina – tre Stati che hanno rinunciato o non hanno mai posseduto la deterrenza nucleare – e ha tratto la lezione che nessun trattato internazionale ha potuto confutare: la bomba è una polizza assicurativa contro la sovversione del regime. L’attuale attacco israelo-americano, lungi dal ritardare questa logica, potrebbe rappresentarne l’accelerazione definitiva. Un Iran che sopravvive all’urto senza avere la bomba impara che deve averla; un Iran che nel tentativo di ottenerla viene ulteriormente colpito impara che deve ottenerla prima e più in fretta. Questa spirale è la struttura elementare della deterrenza applicata a un attore che ha già dimostrato di sapere attendere decenni per conseguire i propri obiettivi strategici. Il paradosso finale della campagna aerea, dunque, è che essa potrebbe produrre esattamente il risultato che dichiara di voler impedire – e farlo in condizioni di urgenza e clandestinità che renderebbero la risposta della comunità internazionale strutturalmente tardiva e potenzialmente rischiosa.
La resilienza iraniana è dunque un pattern storico che si è realizzato in condizioni specifiche: pressione graduale, conservazione delle élite, integrità territoriale sufficiente. Esistono almeno tre scenari in cui il meccanismo di trasformazione di cui ho parlato potrebbe non attivarsi. Il primo è la frammentazione etnica: se il conflitto prolungato dovesse alimentare le forze centrifughe curde, beluche o azere fino alla disgregazione del tessuto statale, la vena carsica non riemergerebbe – si disperderebbe in rivoli. Il secondo è la distruzione della classe tecnica: campagne aeree mirate sulle infrastrutture universitarie e industriali potrebbero produrre una fuga di cervelli irreversibile, privando il sistema della sua capacità rigenerativa interna. Il terzo, forse il più sottile, è l’erosione della narrativa del martirio dall’interno: se una generazione sufficientemente ampia, stanca di essere combustibile di una storia che non la rappresenta, rifiutasse il contratto simbolico su cui si fonda la tecnocrazia del sacro, il sistema perderebbe la sua materia prima più preziosa.
Ed è qui che l’analisi deve cedere la parola, consapevolmente, al riconoscimento che le realtà storiche eccedono il linguaggio della previsione e reclamano quello dell’attesa. L’Iran ha sempre civilizzato i propri conquistatori. Ha assorbito l’Islam trasformandolo in una raffinata metafisica filosofica; ha assorbito i mongoli trasformandoli in mecenati dell’arte e dell’architettura. Non è una garanzia questa. È una costellazione, un pattern che si è ripetuto abbastanza da diventare quasi strutturale, pur restando nella sua essenza contingente. L’attuale aggressione, nel tentativo di risolvere il “problema iraniano”, potrebbe finire per generare l’ennesima metamorfosi di questa civiltà camaleontica: uno Stato che può usare le macerie del bombardamento come fondamenta di un nuovo ordine asiatico, che parla il linguaggio della modernità nucleare con l’accento arcaico dei sovrani guerrieri di Persepoli. L’Iran non è un attore che si può eliminare dal palcoscenico della storia perché ha funzionato storicamente come palcoscenico: una piattaforma di sintesi e di trasformazione che ha visto tramontare tutti gli imperi che hanno cercato di domarlo. Sotto i bagliori delle esplosioni, ciò che forse attende l’Iran è soltanto una prossima pelle. Quale sarà, dipenderà da variabili che nessun bombardiere può calcolare: la volontà delle generazioni che sopravvivranno, la qualità dei loro tradimenti e delle loro fedeltà, e quella capacità tutta iranica di fare della propria ferita una forma oscura ma tenace di autoconoscenza.
(fonte: l’interferenza: www.linterferenza.info)
Antonella Selvaggio
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.


Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.


Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.



Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.