Secondo il Codice di Diritto Canonico (Can. 989), i fedeli che raggiungevano l’uso della ragione dovevano confessare i propri peccati almeno una volta all’anno. Quest’obbligo fu stabilito durante il concilio Lateranense IV del 1215, quando papa Innocenzo III lo rese obbligatorio per tutti i fedeli, introducendo ufficialmente quella che venne definita la «confessione auricolare» (all’orecchio del sacerdote).

Da quel momento in poi, e per diversi secoli, il sacramento della confessione ha rappresentato uno dei pilastri della religione cattolica. 
San Ignazio di Loyola raccomandava di «lodare il confessarsi al sacerdote e il ricevere il Santissimo Sacramento una volta l’anno».1Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 216.

Una sua profonda trasformazione intervenne solo con l’istituzione del nuovo rito della penitenza sancito dal Concilio ecumenico Vaticano II (1974-1978). 
Nei secoli scorsi la pratica della confessione e della successiva eucaristia (dal greco “ringraziamento”) era particolarmente sentita. 
Essa avveniva tradizionalmente durante il periodo di Pasqua (dalla domenica delle Palme alla Pentecoste). Solitamente, in questo periodo i parroci effettuavano anche lo «Status animarum ecclesiae», una sorta di censimento anagrafico e religioso, introdotto per monitorare lo stato della popolazione e verificare la ricezione dei sacramenti (cresima, comunione, confessione).
Il parroco annotava in un Registro i nomi dei componenti del nucleo familiare, mettendo prima il nome del capofamiglia, poi quello della moglie, dei figli e di eventuali parenti conviventi.
Oltre ai dati anagrafici, accanto al nome veniva registrata la loro condizione rispetto ai sacramenti.
A tale scopo si apponeva, prima del nome, il segno grafico “C” per ciascun sacramento assolto: comunione, confessione e cresima. Pertanto la presenza “CCC” indicava l’assolvimento di tutti e tre i Sacramenti; quando erano presenti due “C” vuol dire che il soggetto aveva eseguito la confessione.
Il documento sottostante rappresenta una pagina dello «Status Animarum» della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta della Terra di San Salvatore. Risale al 1627 e la grafia è dell’arciprete Giambattista Massone.

«Status Animarum» della Parrocchia S. Maria Assunta della Terra di San Salvatore. AD 1627.

Il documento annota tre nuclei familiari:

(CC) Giulia Sagnella, vedova di Francesco Mastracchio di San Lorenzello
Giovanni Battista Mastracchio (figlio)
—-
(CC) Laudomia Massaro vedova di Cleto Rapuano
(CC) Giovanni Rapuano
(CC) Diana Verde
Bartolomeo Rapuano
—-
(CC) Ottavio Pacella
(CC) Rosalia Iacovella
(CC)Vincenzo Pacella e Giulia Pucina, moglie
(CC) Iacoba Pacella
Angelillo Pacella

I fedeli che assolvevano a tale funzione, ricevevano dal parrocco un attestato ufficiale, una sorta di “certificato” che testimoniava l’avvenuto assolvimento del precetto pasquale.
Il documento sottostante appartiene alla parrocchia di S. Maria Assunta di San Salvatore Telesino ed è stato rilasciato dal parroco mons. Gianfrancesco Pacelli. 

Certificato di avvenuto precetto pasquale

È scritto in latino e risale al 1769.
È un’annotazione di conformità religiosa in cui si certifica che la persona ha osservato i doveri pasquali previsti dal Diritto Canonico.

Questa è la sua traduzione: 

A.D. 1769
[Il fedele/la persona] ha adempiuto al Precetto pasquale della Comunione nella Chiesa Arcipretale di Santa Maria Assunta della Terra di San Salvatore.
 
Gianfrancesco Pacelli Arciprete

Questa la scomposizione dei termini:

Paschalis Comm(unione) Praecepto: Si riferisce all’obbligo (precetto) cattolico di confessarsi e fare la Comunione almeno una volta all’anno, durante il tempo pasquale.
Satisfecit: Ha soddisfatto/adempiuto.
Archipresbyterali Ecclesia S.M. Assumptionis S. Salvatoris: Indica il luogo, ovvero la chiesa principale (Archipresbiterale) dedicata a Santa Maria Assunta situata a San Salvatore. 


[1] Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 216.



Emilio Bove

Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose pubblicazioni tra cui una Vita di San Leucio, dal titolo «Il lungo viaggio del beato Leucio», edita nel 2000. Ha pubblicato nel 1990 «San Salvatore Telesino: da Casale a Comune» in cui ripercorre l’evoluzione del suo paese dalla nascita fino alla istituzione del Comune. Ha scritto il romanzo-storico «L’Ultima notte di Bedò», vincitore del Premio Nazionale Olmo 2009: la storia di un eccidio nazista perpetrato nell’ottobre 1943. Nel 2014 ha scritto la storia della Parrocchiale di Santa Maria Assunta con la cronotassi dei parroci. È autore di un saggio sulla storia della depressione: «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Ha partecipato al volume "Dieci Medici Raccontano", vincitore del Premio Letterario Lucio Rufolo 2019. Nel 2021 ha pubblicato «Politica e affari nell'Italia del Risorgimento. Lo scontro in Valle telesina. Personaggi e vicende (1860-1882)» e nel 2024 i saggi «Fu la peste: maghi, ciarlatani, taumaturghi, guaritori. Epidemie in Italia e nel Sannio» e «Islam a Telesia, le incursioni arabe e saracene nel Sannio longobardo» editi da ABE Napoli. Collabora con diverse riviste di storia. Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino è Direttore Editoriale della Casa editrice Fioridizucca.