Il saggio Islam a Telesia. Incursioni arabe e saracene nel Sannio longobardo dello storico Emilio Bove, pubblicato da ABE Napoli, toglie il velo da una delle pagine più affascinanti ma meno comprese del Medioevo italiano¹. Al tema di una presenza islamica nell’Italia medievale, l’immaginario collettivo si muove — in modo quasi automatico — alla Sicilia araba, all’Emirato di Palermo o alla colta corte arabo-normanna di Ruggero II².
Tuttavia, riscoprire la storia delle aree interne del Mezzogiorno continentale, e in particolare della Campania sannita, restituisce una dinamica geopolitica completamente diversa. La dominazione musulmana in queste terre non fu sempre strutturata, istituzionalizzata e duratura nel tempo. Essa ha rivelato la fisionomia di una rete fittissima ma instabile di insediamenti che ha procurato incursioni militari aggressive, postazioni d’altura temporanei e spregiudicate alleanze mercenarie che scossero violentemente le fondamenta dei ducati longobardi. Oggi, più che un tempo vale la pena ricostruire con rigore scientifico la presenza dell’Islam a Telesia — l’antica città di origine romana degna di essere il cuore strategico della Valle Telesina — e nel resto del Sud Italia continentale.
Tale ricerca storiografica permette non solo di scardinare vecchi miti arcani senza fondamento bibliografico, ma anche di capire meglio l’intrinseca complessità dell’identità culturale del Mezzogiorno, dotando la società contemporanea di strumenti analitici atti ad interpretare i moderni fenomeni sociali del pluralismo religioso -senza cedere a derive o polarizzazioni ideologiche.
Per comprendere i meccanismi che permisero all’elemento islamico di penetrare fino alle valli più recondite dell’Appennino campano, vale la pena esaminare con attenzione la grave crisi istituzionale che colpì il Ducato longobardo di Benevento nella prima metà del IX secolo³.
Quello che per secoli fu un potentato unito e orgoglioso, vero e proprio baluardo della Longobardia Minor di fronte alle pressioni bizantine e franche, ora si avviava verso una logorante e sanguinosa guerra civile intestina. Il conflitto si concluse formalmente nell’849 con la firma della Divisio Ducatus Beneventani, l’atto ufficiale che sancì la definitiva spartizione dello Stato nei due principati indipendenti e rivali di Benevento e Salerno⁴. In questo scenario di continue frammentazioni politiche, dove ogni signore locale lottava per la propria sopravvivenza e per l’egemonia regionale, l’ideologia e l’appartenenza religiosa passarono in secondo piano rispetto alle regole della realpolitik feudale.
I prìncipi longobardi, pur affermando — nei loro atti solenni — di essere degli strenui difensori della fede cristiana e protettori delle grandi abbazie, non disponevano di fatto di sufficienti risorse demografiche e militari per prevalere sui rivali del loro stesso sangue. Al cinico pragmatismo, i sovrani cristiani introdussero nello scacchiere campano le temute truppe mercenarie saracene⁵.
Queste ultime non giunsero nel Sannio come un esercito invasore centralizzato agli ordini di un califfo: si trattò, in realtà, di uomini di ventura autonomi e altamente specializzati nelle tecniche della guerra asimmetrica, della guerriglia mobile e dell’assedio scientifico; essi provenivano in gran parte dall’Ifrīqiya — l’odierna Tunisia, all’epoca dominata dalla dinastia degli Aghlabidi — e dai piccoli gruppi di arabo-berberi che stavano progressivamente strappando il controllo della Sicilia all’Impero Bizantino⁶. I prìncipi di Benevento, Salerno e Capua, in cambio dei loro servizi militari sul campo, offrirono a questi capitani di ventura musulmani ingenti somme di denaro, concessioni di terre strategiche e immunità politiche e sociali. Questa difesa strategica si rivelò ben presto un boomerang a sfavore dell’intera aristocrazia longobarda: nel prendere possesso dei territori i comandanti islamici si resero conto dall’interno della debolezza strutturale, dell’indecisione e divisione dei signori cristiani, così smisero presto di obbedire ai loro datori di lavoro; anzi compresero ben presto che il Mezzogiorno continentale era una terra ricca e vulnerabile, priva di una difesa coordinata, e iniziarono ad agire in totale autonomia logistica e politica. Sfruttando con grande intelligenza l’orografia del territorio, i gruppi armati saraceni individuarono nell’idrografia campana le principali vie di penetrazione verso l’interno della regione. Risalendo i corsi dei fiumi Volturno e Calore, le milizie islamiche trovarono nella fertile e protetta Valle Telesina un corridoio strategico ideale per compiere razzie fulminee e stabilire basi operative a ridosso delle vie di comunicazione⁷.
In questo momento storico, l’antica città di Telesia — importante nodo stradale di impianto romano lungo la via Latina e prestigiosa sede di una consolidata diocesi episcopale — divenne uno dei bersagli più duramente colpiti dall’onda d’urto musulmana.
Le fonti documentarie del tempo, tra cui spiccano il prezioso Chronicon Salernitanum e la narrazione minuziosa del monaco e storico Erchemperto, descrivono con toni drammatici la progressiva stretta dei Saraceni sulle popolazioni del Sannio⁸.
La prima ondata militare che investì in modo violento la Valle Telesina fu guidata tra l’846 e l’847 dal comandante musulmano Massar⁹. Quest’ultimo, dimostrando una chiara conoscenza delle debolezze difensive delle città murate di stampo classico, cinse d’assedio Telesia isolandola completamente da qualsiasi soccorso esterno. Massar intuì che il punto debole dell’insediamento urbano risiedeva nella sua dipendenza idrica dalle sorgenti esterne; ordinò pertanto ai suoi genieri il sabotaggio e il taglio sistematico delle condutture dell’antico acquedotto romano. Rimasta priva d’acqua potabile, logorata dalle malattie e sottoposta a continui assalti alle mura, la città capitolò, subendo saccheggi, devastazioni e la parziale distruzione delle sue architetture civili. Pochi anni più tardi, intorno all’860, una nuova più imponente spedizione militare inflisse il colpo di grazia definitivo alla città¹⁰.
Questa seconda ondata fu comandata dal potente capo saraceno Seodan — noto nelle cronache latine come Sawdān — figura di spicco della presenza musulmana in Italia e futuro emiro di Bari¹¹.
Telesia venne letteralmente depredata di ogni suo tesoro artistico e liturgico, le sue strutture difensive furono abbattute per impedirne la rioccupazione, la popolazione superstite venne in gran parte dispersa nelle campagne o catturata per essere venduta nei mercati degli schiavi del Mediterraneo.
L’impatto di queste ripetute incursioni provocò il totale collasso dell’ordine ecclesiastico e civile della Valle Telesina.
Palerio — vescovo di Telesia — fu costretto ad abbandonare la cattedrale profanata e a fuggire insieme ai pochi fedeli rimasti verso i più sicuri e impervi contrafforti montuosi dell’Irpinia¹².
La comunità episcopale trovò un rifugio precario ma protetto nel borgo fortificato di San Martino Valle Caudina, dove il presule trasferì le sacre reliquie per sottrarle alla furia distruttrice dei guerrieri islamici. Questo drammatico spopolamento urbano, aggravato da una concomitante serie di violentissimi terremoti che scossero l’Appennino meridionale in quegli stessi decenni, accelerò il declino dell’antica Telesia romana in pianura¹³. Tale vuoto di potere e di popolazione pose le basi urbanistiche per il successivo fenomeno dell’incastellamento medievale, caratterizzato dalla nascita di nuovi nuclei urbani fortificati arroccati sui colli circostanti, più facilmente difendibili in caso di nuove incursioni saracene. Bisogna sottolineare che la tragica vicenda di Telesia non rappresentò un caso isolato o un episodio marginale della storia campana. Essa si inserì in un quadro geopolitico e militare molto più ampio che vide l’Islam protagonista assoluto delle dinamiche storiche dell’intera Italia meridionale continentale per oltre due secoli¹⁴. L’espansione musulmana nel Mezzogiorno di terraferma non assunse mai i connotati di un regno unificato e centralizzato, ma si sviluppò con una fisionomia dinamica ‘a macchia di leopardo’, caratterizzata da esperimenti politici, emirati indipendenti e insediamenti militari di straordinaria audacia strategica. Il caso più celebre e strutturato fu senza dubbio l’Emirato di Bari, fiorito tra l’847 e l’871¹⁵.
Per quasi un quarto di secolo, la città pugliese si trasformò nella capitale islamica nel cuore dell’Adriatico, dotata di una grande moschea, di un fiorente mercato monetario e di relazioni diplomatiche dirette e riconosciute con il prestigioso Califfato abbaside di Baghdad.
Da Bari, emiri energici e spregiudicati come lo stesso Seodan coordinarono spedizioni militari a largo raggio che puntarono verso la Puglia, la Basilicata, l’Abruzzo e le aree interne del Sannio. Parallelamente all’esperienza barese, l’Emirato di Taranto costituì per decenni un altro avamposto navale di cruciale importanza strategica, capace di intercettare le rotte commerciali e militari bizantine nello Jonio e di proiettare l’influenza islamica verso l’interno della Calabria. Altrettanto celebre e temuto fu l’insediamento fortificato sorto alla foce del fiume Garigliano tra l’883 e il 915¹⁶.
Questo vero e proprio ribat islamico, posizionato strategicamente al confine naturale tra la Campania e il Lazio, divenne per oltre trent’anni una spina nel fianco permanente per l’intera Cristianità occidentale. Da questa base protetta e difficilmente accessibile, i Saraceni sferrarono attacchi devastanti che misero a ferro e fuoco i più grandi centri spirituali e culturali dell’epoca, come le celebri abbazie benedettine di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno, spingendosi persino a minacciare i dintorni di Roma e costringendo il Papa a pagare umilianti tributi finanziari in cambio della pace¹⁷.
Questa presenza minacciosa sulla terraferma si fermò solo quando le grandi potenze dell’epoca -l’Impero Bizantino, il Sacro Romano Impero, il Papato e i riottosi ducati longobardi locali- decisero finalmente di superare le proprie divergenze geopolitiche¹⁸.
Coalizzatisi in una grande lega militare cristiana, i potentati europei si scontrarono con i musulmani nella storica battaglia del Garigliano del 915, sradicando definitivamente l’ultimo grande insediamento saraceno stabile dalla terraferma campana.
Cosa dice oggi alla storia il libro di Emilio Bove? Innanzitutto, lo studio metodico dei fatti toglie il velo da quella tormentata trama di rapporti politici, militari e culturali tra l’Islam e il Sud Italia medievale, partendo dall’osservatorio privilegiato del microcosmo di Telesia — per cui non costituisce una sterile operazione di erudizione storiografica fine a se stessa. Si tratta, invece, di un’azione culturale e pedagogica di straordinaria importanza per la società contemporanea, che segue quattro motivazioni fondamentali.

In primo luogo, questa ricerca permette di decostruire in modo definitivo la fallace e pericolosa retorica dello ‘Scontro di Civiltà’¹⁹. Il discorso politico attuale e la saggistica divulgativa tendono spesso a semplificare i processi storici, proiettando in modo retroattivo nel Medioevo l’immagine ideologica di un Occidente cristiano compatto o monolitico, perennemente in contrapposizione a un Oriente islamico visto come un blocco omogeneo ed eterno nemico. Le vere vicende del Sannio dimostrano l’esatto contrario: la storia reale è sempre stata governata dalle leggi della necessità e dell’opportunismo politico.
Il fatto che principi longobardi ‘detti cristianissimi’ abbiano ingaggiato al loro servizio soldati musulmani per distruggere altri cristiani la dice lunga su come le relazioni medievali fossero fluide, basate sulla negoziazione, sullo scambio e sul pragmatismo economico -riducendo al minimo lo spazio per le moderne letture confessionali del passato.
In secondo luogo, riconoscere questi eventi significa valorizzare la pluralità identitaria che caratterizza storicamente il Mezzogiorno d’Italia²⁰. Il Sud della penisola possiede un’identità culturale stratificata, complessa e multilineare.
Accanto alla fondamentale matrice romano-italica, alla precoce cristianizzazione e alla successiva impronta istituzionale germanica, l’elemento islamico ha rappresentato per secoli un potente fattore di stimolo, di confronto e di scambio commerciale.
Anche laddove il rapporto si è espresso attraverso la durezza dello scontro bellico o del saccheggio — come nel caso di Telesia — l’interazione costante ha modificato la cultura antropologica, l’agricoltura, la lingua e la stessa geografia degli insediamenti nel territorio. Il Sud Italia non è mai stato una periferia isolata dell’Europa continentale, bensì il vero ‘ombelico del Mediterraneo’, uno spazio culturale in cui civiltà diverse si sono contaminate e fecondate a vicenda per generazioni.
In terzo luogo, la riscoperta di questi avvenimenti favorisce la valorizzazione della memoria collettiva e lo sviluppo del turismo culturale nelle aree interne della Campania²¹.
Il Sannio e la Valle Telesina sono custodi di un patrimonio archeologico e documentario immenso che rischia di rimanere confinato negli studi specialistici per pochi addetti ai lavori. Divulgare le ricerche sulle incursioni saracene, mappare le antiche vie fluviali di penetrazione e connettere i resti monumentali di Telesia alle grandi dinamiche geopolitiche del bacino mediterraneo significa arricchire l’offerta culturale del territorio.
Questo approccio scientifico offre nuove opportunità per lo sviluppo di un turismo storico-archeologico ecosostenibile, capace di attrarre visitatori desiderosi di scoprire una Campania interna insolita e strettamente connessa alla grande storia dei tempi.
Infine, trattare questo tema è di fondamentale importanza per educare le nuove generazioni al pluralismo religioso nella società contemporanea²².
Nel XXI secolo, l’Italia e l’Europa affrontano quotidianamente le complesse sfide sociali, giuridiche e culturali legate all’integrazione (meglio se inclusione) e alla convivenza con le comunità islamiche stabilmente radicate sul territorio.
Comprendere che l’Islam non costituisce un corpo estraneo piombato improvvisamente in Italia solo negli ultimi decenni a causa dei moderni flussi migratori globali, ma che rappresenta una realtà storica che ha lambito, influenzato, modificato le strutture profonde della penisola fin dal IX secolo, muta radicalmente la prospettiva analitica. Questa consapevolezza storica offre alla comunità civile una solida base culturale, permettendo di affrontare i nodi e i conflitti della moderna società multietnica con rigore scientifico, maturità intellettuale e con una drastica, salutare riduzione dell’emotività nella propaganda ideologica.
Note bibliografiche
- E. Bove, Islam a Telesia. Incursioni arabe e saracene nel Sannio longobardo, ed. ABE Napoli, Napoli, 2005, pp. 15-28.
- M. Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, vol. I, ed. Le Monnier, Firenze, 1854, pp. 312-325.
- N. Cilento, Italia meridionale longobarda, ed. Ricciardi, Milano-Napoli, 1971, pp. 45-62.
- G. Cassandro, La ‘Divisio Ducatus Beneventani’, in Archivio Storico per le Province Napoletane, vol. LXIX, Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, 1949, pp. 23-41.
- U. Rizzitano, Storia degli Arabi in Italia, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1966, pp. 78-91.
- M. Amari, op. cit., pp. 340-355.
- A. Iamalio, Il Sannio storico e geografico, Tipografia Aradia, Benevento, 1913, pp. 89-94.
- Erchemperto, Historiola mutationis regni Beneventani, a cura di U. Westerbergh, ed. Almqvist & Wiksell, Stockholm, 1956, pp. 34-45; si veda anche Chronicon Salernitanum, a cura di U. Westerbergh, ed. Almqvist & Wiksell, Stockholm, 1956, pp. 112-118.
- E. Bove, op. cit., pp. 54-57.
- F. Coletti, Le diocesi della Valle Telesina e le incursioni saracene, ed. Tipografia Pontificia, Benevento, 1982, pp. 104-115.
- G. Musca, L’Emirato di Bari (847-871), ed. Dedalo, Bari, 1964, pp. 51-68.
- F. Coletti, op. cit., p. 118.
- V. Cuozzo, Terremoti e mutamenti demografici nel Sannio altomedievale, ed. Sapiens, Salerno, 1998, pp. 73-86.
- F. Gabrieli, Maometto in Italia, in Miscellanea Storica Ligure, Vol. IV, ed. Istituto di Storia Patria, Genova, 1963, pp. 201-215.
- G. Musca, op. cit., pp. 115-130.
- G. De Blasiis, Le incursioni dei Saraceni nell’Italia meridionale, vol. II, ed. Detken & Rocholl, Napoli, 1874, pp. 142-155.
- L. Tosti, Storia della Badia di Montecassino, vol. I, ed. Stabilimento Tipografico Cenniniano, Napoli, 1842, pp. 165-178.
- P. Fedele, La battaglia del Garigliano dell’anno 915 e i monumenti che la ricordano, in Archivio della Reale Società Romana di Storia Patria, vol. XXII, Roma, 1899, pp. 181-211; si veda anche O. Vehse, Das Bündnis von 915 gegen die Sarazenen, in Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, vol. XIX, ed. Karl W. Hiersemann, Leipzig, 1927, pp. 181-204.
- F. Cardini, Europa e Islam: Storia di un malinteso, ed. Laterza, Roma-Bari, 1999, pp. 67-82.
- N. Cilento, op. cit., pp. 110-125.
- S. Tramontana, Il Mezzogiorno medievale. Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi nei secoli XI-XV, ed. Carocci, Roma, 2000, pp. 41-55.
- A. Ventura, Islam in Italia. I nodi storici e la realtà contemporanea, ed. Il Mulino, Bologna, 2001, pp. 19-34.
Antonella Selvaggio
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.


Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.


Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.



Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.