
Il primo tratto di strada che da San Salvatore Telesino conduce a Cerreto Sannita โ e che prosegue fino allโantico Epitaffio dedicato a Ferdinando II delle Due Sicilie โ รจ intitolato ad Antonio Cosimo Mastracchio, cittadino del luogo, morto prematuramente in circostanze drammatiche. La sua denominazione risale alla prima metร degli anni cinquanta del secolo scorso quando lโAmministrazione comunale โ nellโambito di un programma di ammodernamento della toponomastica comunale โ decise di dedicare una strada al suo illustre conterraneo. Fino ad allora la strada era genericamente denominata โvia Cerretoโ, giusto per indicarne la destinazione. La scelta della nuova titolazione non fu casuale perchรฉ lungo quella strada โ subito dopo lโincrocio con la โCivitellaโ (vale a dire lโantico borgo medievale) โ un villino in stile coloniale, circondato da palme e da un giardino fiorito, era la dimora dei Mastracchio. LโAmministrazione dellโepoca intese cosรฌ rendere omaggio alla memoria di un suo giovane concittadino, intitolandogli la strada dove aveva abitato con la sua famiglia. Ma, come spesso accade, col passar del tempo il ricordo svanisce e si lasciano alle spalle pezzi importanti del passato di una comunitร . Il piรน delle volte, il personaggio a cui viene intitolata una strada diviene sconosciuto alla memoria collettiva, il suo nome diventa poco piรน che un semplice appellativo inciso su una targa consumata dal tempo.

Chi era dunque Antonio Cosimo Mastracchio?
Grazie ad alcune ricerche, ma soprattutto alla disponibilitร di un suo familiare, abbiamo la possibilitร di colmare queste lacune.1Un particolare ringraziamento a Massimo Mastracchio, figlio di Olimpio e nipote di Cosimo Mastracchio, che ha messo a disposizione la documentazione di famiglia in suo possesso.
Figlio primogenito di Leucio Mastracchio (1878-1962) e di Mariannina Corbo (1884-1948) originaria di Casalduni, Antonio Cosimo Mastracchio nacque a Casalduni il 27 settembre del 1909. Ebbe poi altre due sorelle: Filomena (1911-1964) e Maria Vittoria (1912-2008); ed infine due fratelli: Guido (1916-1988) e Olimpio (1917-1994). Cinque figli in tutto.
Brillante negli studi, si laureรฒ giovanissimo in Economia e Commercio allโUniversitร di Napoli e, agli inizi degli anni โ30 pareva destinato ad una carriera professionale dalle grandi potenzialitร . Venne assunto giovanissimo al Banco di Napoli, lโistituto di credito piรน prestigioso dellโItalia meridionale.
La sua storia potrebbe somigliare a quella di tanti giovani della sua etร , se il destino non avesse provveduto a cambiarla.
Alla conquista dellโImpero
Giร durante i primi anni di governo, Mussolini si adoperรฒ per elaborare una propria politica coloniale finalizzata essenzialmente ad allentare la pressione demografica interna e ad assumere nuovo prestigio in ambito internazionale. Tale politica ebbe un’improvvisa accelerazione agli inizi degli anni Trenta, per esplodere negli anni successivi. L’epilogo si ebbe quando, esattamente alle 15.30 del 2 ottobre 1935, dal balcone di Palazzo Venezia, il Duce arringรฒ una folla di camicie nere in delirio. In quel fatidico giorno Mussolini scandรฌ parole di fuoco, destinate a diventare pietre miliari per le sorti di una nazione; parole che fecero subito breccia negli animi e nei cuori di giovani patrioti desiderosi di grandi passioni ed esaltanti avventure. Mani sui fianchi e mento proteso allโorizzonte, disse che era scoccata lโora solenne nella storia della Patria. In conclusione lโItalia aveva dichiarato guerra allโEtiopia o, come si diceva allora, allโAbissinia.2 Il termine Abissinia, antico nome dellโEtiopia, deriva dal nome delle tribรน sud arabiche che contribuirono a fondare il regno di Aksum (IV sec. a.C.). Da quel giorno unโabile propaganda avviรฒ un incessante martellamento per sollecitare lโadesione volontaria di giovani alla campagna dโAfrica. Fu un successo enorme per il regime fascista che proprio in quegli anni raggiunse il massimo della popolaritร grazie al sapiente utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, al miraggio della facile conquista della terra promessa e di un rassicurante futuro per le nuove generazioni. Ebbe cosรฌ inizio una guerra coloniale che si concluderร in sette mesi con lโannessione del paese allโImpero italiano, allโinterno del quale rimase fino alla caduta di Mussolini.
(Per la composizione delle Grandi Unitร dell’Esercito italiano e delle camicie nere in Etiopia si veda qui: [divisioni camicie nere]).
Anche il nostro Cosimo Mastracchio aderรฌ con convinzione e inusitato spirito di sacrificio alla chiamata della Patria, nella certezza di dover dare il proprio contributo alla giusta causa.
Decise perciรฒ di partire volontario per il corno dโAfrica per difendere i suoi valori, per combattere una battaglia di cui ne rivendicava la legittimitร e in cui si riconosceva appieno, negli ideali e nelle finalitร . Purtroppo sappiamo poco sulle modalitร di arruolamento cosรฌ pure dei suoi spostamenti iniziali nel Regio Esercito italiano. Sappiamo solo che fu aggregato al IX battaglione di fanteria e che sโimbarcรฒ, forse sul piroscafo Belvedere, per attraversare il canale di Suez e approdare al porto di Massaua in Eritrea, sul mar Rosso. Punto di partenza imprescindibile per raggiungere il fronte.
Le operazioni sul fronte etiope
Poco sappiamo degli spostamenti iniziali di Antonio Cosimo Mastracchio al fronte. Lโunica certezza รจ che il IX Battaglione, a cui egli apparteneva, fu aggregato al II Corpo dโArmata agli ordini del generale di Divisione Pietro Maravigna.3Pietro Maravigna (1876-1964), originario di Catania fu insegnante allโAccademia di Modena, partecipรฒ alla Grande Guerra (1915-18) come Capitano di fanteria ricevendo una croce di guerra al valor militare. Fu quindi assegnato alla 59a Divisione quale Capo di Stato Maggiore e il 1 settembre 1935 ebbe funzioni di Comandante del II Corpo dโArmata nella guerra dโEtiopia. Partecipรฒ alle battaglie del Tembien e dello Scirรจ. Nel giugno 1936 rientrรฒ in Italia dove venne nominato Presidente del Tribunale supremo militare. Morรฌ a Roma il 24 maggio 1964. Cfr.: L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, ad indicem.
Tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre del 1935, Emilio De Bono โ Generale di Corpo dโArmata e Comandante in capo delle operazioni militari in Etiopia โ utilizzรฒ la sua Divisione per le prime conquiste sul fronte abissino che si verificarono procedendo in direzione sud-est. Il 5 ottobre venne occupata Adrigat, il 6 Adua, il 15 la cittร di Axum. Successivamente le truppe del IX btg. furono segnalate lungo la direttrice Adrigat-Amba Alagi per raggiungere il Tembien, la parte piรน meridionale del Tigrรจ. In questโarea confluirono alcune Divisioni con il compito di raggiungere la capitale della Regione dove sferrare lโattacco decisivo. La mattina dellโ8 novembre le forze italiane entrarono vittoriose in Macallรจ.
Con ogni probabilitร il contingente a cui apparteneva il nostro giovane soldato non partecipรฒ a quella battaglia, stanziandosi piรน a nord, lungo la linea del fiume Tacazzรฉ, per coprire lโavanzata italiana e difendere dalle incursioni indigene le truppe che puntavano su Abbi Addi. Seguirono giorni di relativa calma, ma dal 18 novembre le operazioni militari, condotte dal maresciallo Badoglio in sostituzione del generale De Bono diedero un nuovo impulso alla guerra.4Le direttive impartite dal maresciallo Badoglio prevedevano la realizzazione di una solida linea difensiva a sud di Macallรจ che potesse servire per lโulteriore avanzata verso Sud e lโoccupazione del Tembien per dare sicurezza al fianco destro dello schieramento. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโEtiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936.
Nella zona in cui era di stanza il nostro sottotenente, precisamente durante la notte tra il 14 e il 15 dicembre, il suo Battaglione fu impegnato a respingere un pericoloso agguato portato da un ras locale (Ras Cassa); una sorta di guerriglia spietata e sanguinosa, certamente piรน congeniale alle truppe etiopi che avevano il vantaggio di conoscere lโasperitร del terreno e districarsi meglio su un territorio infido e pericoloso. Al termine dello scontro rimasero sul terreno oltre trecento morti. Tra questi 9 ufficiali, 33 militari italiani e 270 eritrei.
Il sottotenente Mastracchio sopravvisse al feroce scontro a fuoco. Lo dimostra una lettera autografa che egli spedรฌ il 16 dicembre del 1935 ad un suo docente universitario con il quale, evidentemente, sia lui che la famiglia erano rimasti in contatto.5Non siamo riusciti a ricostruire lโidentitร del Docente a cui fu spedita la missiva.
Nella missiva egli comunica di essere in procinto di partire per il Tembien, un altipiano profondamente accidentato, solcato dallโerosione delle acque, impervio ed infido perchรฉ particolarmente adatto alle infiltrazioni e agli agguati.
Ed รจ probabile che ciรฒ sia avvenuto.
Questo il testo completo della lettera inviata dal fronte:
16/12/1925 โ XIV. Gent.mo Professore,
Ho ricevuto la vostra ultima. Le vostre notizie sono sempre interessanti. Vi ringrazio delle vostre gentilissime espressioni. Si era fermo giusto come scrivevo qualche ora fa a mia madre, quando si รจ ricevuto un ordine improvviso di partenza. E domani appunto si riparte per il Tembien e precisamente verso Melfร . Si attendeva invece di andare verso Amba Alagi, dove si crede vi sarร la battaglia decisiva e definitiva. Per cui ci hanno chiesto ogni specie di sacrifici. Si attendono gli eventi.
La battaglia del Tembien
Nei giorni successivi, fino al 18 gennaio, unโazione congiunta di aviazione, artiglieria e pattuglie di fanteria italiane esercitarono intensa attivitร militare su tutta la linea, fra Macallรจ ed il Tacazzรจ. Il giorno 19, il nostro Comando iniziรฒ le operazioni dirette a impedire che le forze avversarie, concentrate nella regione di Antalรฒ, potessero congiungersi con quelle del Tembien. Furono occupati i villaggi di Debri e di Neguidร , nella valle del Gabat.
Il giorno 20 venne espugnato il costone che domina da settentrione la vallata dello stesso torrente. Lโiniziativa riuscรฌ cosรฌ ad interdire la ricomposizione tra le truppe di ras Cassa e quelle di ras Sejum. Sempre durante la mattinata del giorno 20, il generale Pirzio Biroli6Alessandro Pirzio Biroli (1877-1962), originario di Campobasso, Comandante V Corpo dโArmata nella guerra dโEtiopia, partecipรฒ anche alla II guerra mondiale nella campagna di Grecia e del Montenegro. fece muovere da Mai Meretta due colonne composte da Camicie Nere ed Eritrei verso le posizioni avversarie di Melfa, sulle cui alture avvenne un feroce scontro con gli abissini che furono costretti a ripiegare, lasciando sul terreno oltre un migliaio di caduti, tra cui vari capi. Nel frattempo, allo scopo di sbarrare al nemico il passo verso nord, la Divisione comandata dal gen. Somma, occupรฒ lโimportante posizione di passo Uarieu.
Il passo venne fortificato con trinceramenti e reticolati. Il 15 gennaio 1936 Badoglio ordinรฒ al Generale Pirzio Biroli di inviare una colonna forte verso Abbi Addi.7Dispaccio del comandante Badoglio n. 648 del 15 gennaio 1936. Comando immediatamente eseguito dalla 2a Divisione agli ordini del generale Achille Vaccarisi. Rimasero a presidiare il passo due battaglioni di fanteria (II e IV) al comando del Console Diamanti; due battaglioni di Fanteria (63ยฐ e 64ยฐ), due compagnie del Genio e gli Ascari comandati dal Ten. Col. Ugo Buttร , insieme al XII e al IX battaglione fanteria a cui apparteneva il sottotenente Mastracchio.

Complessivamente si stima fossero poco piรน di 3000 uomini. Il 20 gennaio lโesercito italiano mosse una controffensiva dalla regione passo Abarรฒ-Mai Marettร verso ovest contro il grosso del contingente abissino (circa 40 mila uomini) dislocato nella regione di Melfa. Per tre lunghissimi giorni, dal 21 al 23 gennaio, le truppe nemiche del Ras Cassa, al comando di due dei suoi figli, attaccarono ad ondate successive le postazioni italiane con incursioni ripetute. Invidiabile il loro coraggio: incuranti delle perdite prodotte dal fuoco delle mitragliatrici Fiat 1914, si lanciavano sul nemico allโarma bianca.8Gli etiopi utilizzavano la seรฌf, una spada con lama dritta a due fili; la guradรจ, sciabola con lama curva e lo sciotรจl, una scimitarra a falce accentuata, a due fili, con impugnatura in corno o legno.
Le truppe italiane resistettero nonostante la carenza di acqua e di cibo, finchรฉ non giunsero rifornimenti dagli aerei della Regia Aeronautica che, oltre a rifornire i soldati al fronte, bombardarono le truppe etiopiche, contribuendo in maniera decisiva a ribaltare le sorti della battaglia.
Nella sola giornata del 23 gennaio furono lanciati sugli assedianti 8370 spezzoni da 2 kg.; 2877 kg. di bombe dirompenti e oltre 4000 colpi di mitragliatrice.9Questi interventi suscitarono molte polemiche per lโutilizzo massiccio da parte dellโaviazione italiana di aggressivi chimici (iprite). La questione esula dalla nostra ricerca ed รจ possibile approfondirla in A. Del Boca, La guerra in Abissinia 1935-1941, Feltrinelli Editore, Milano, 1978.
ร proprio in occasione di queste vicende convulse, e per certi aspetti ignote, che si perdono le tracce del sottotenente Mastracchio. Per cui รจ lecito ipotizzare che egli sia caduto proprio durante questa fase di combattimento; nel corso dei tre giorni drammatici di fuoco ininterrotto dal 21 al 23 gennaio del 1936. A settembre avrebbe compiuto ventisette anni.
Seguendo tale congettura, Cosimo Mastracchio sarebbe passato a miglior vita, insieme a tanti suoi connazionali, in quella che la storia ricorda come la prima battaglia del Tembien. Avrebbe dato il suo contributo di sangue in una delle piรน importanti battaglie del fronte etiope. Fu questa, infatti, la battaglia cruciale che consentรฌ allโesercito italiano di aprirsi la strada maestra verso Addis Abeba, dove le truppe riuscirono ad issare il tricolore appena tre mesi dopo, il 5 maggio 1936.10Da un punto di vista storico questa viene definita โprima battaglia del Tembienโ (19-23 gennaio 1936) per distinguerla dalla 2a battaglia (27 febbraio-2 marzo 1936) conclusasi con la conquista dellโEndertร e con la presa di Abbi Addi. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโEtiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936, pagg. 238-239.
Ma la sorte non consentรฌ al giovane sottotenente di assaporare il gusto della vittoria.
Quanti furono i caduti durante quei tre giorni di durissimi scontri? I dati sono estremamente incerti. Fonti attendibili riferiscono di 1082 morti tra le fila italiane e di circa 8.000 caduti tra gli abissini.11L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, pag. 258.
Il testamento
Del giovane Antonio Cosimo Mastracchio resta un suo testamento olografo, accluso alla lettera sopracitata e contenente le ultime volontร del giovane soldato. Egli affidรฒ al suo professore il delicato compito di consegnare alla famiglia le disposizioni testamentarie. Cosรฌ scrive al suo insegnante:
ยซVโaccludo un documento nel quale caso di una mia disgrazia consegnerete alla mia famiglia. Non avevo altro al quale poter affidare una cosรฌ delicata mansione. Vi ringrazio moltissimo e disponete di me. Vi Abbraccio caramente, aff.mo Mastracchio.
P.S. Potete dire a casa della mia partenza per Melfa. Lโannesso mio testamento lo conserverete e lo consegnerete ai miei in caso di mia morte, in caso contrario a me al mio ritorno. Grazie di nuovoยป.
Sono le ultime semplici parole di un giovane professionista coinvolto in avvenimenti certamente piรน grandi di lui e che lo travolsero conducendolo ad una morte prematura.




Il testamento:
Ciรฒ che รจ mio appartiene ai miei genitori che disporranno come meglio credono. Ai miei genitori raccomando di essere tranquilli e contemporaneamente fieri di aver contribuito per la grandezza della bella e tanto cara Italia. Ringrazio loro di tutti i sacrifici che hanno sopportato per me. Mi perdoneranno di qualche mio errore che certamente ne avrรฒ commessi dando loro dei dispiaceri; ma dispiaceri non voluti perchรฉ la giovinezza fa sbagliare.
Ai miei fratelli raccomando di compiere in pieno il loro dovere, e se credono di seguire il mio esempio, qualora lo reputassero ragionevole. Si ricordano che loro restano i piloni della casa e dare ai cari genitori tutte le soddisfazioni possibili. Che studiassero e particolarmente Guido. Dolente il non poter veder sistemata la sorella Maria e non aver potuto nulla fare per lei ma Iddio assisterร anche lei per farla felice come la sorella Filomena.
Chiudo questo mio testamento con lโinvocazione della benedizione di mio padre e di mia madre, ai quali ho voluto sempre bene. Totonno.
Sul Bollettino ufficiale del Regno dโItalia (dispensa 59ยฐ del 3 settembre 1936 โ Anno XIV) S.M. Vittorio Emanuele concede la Medaglia dโArgento al Valor Militare con annesso soprassoldo di lire duecentocinquanta annue a Antonio Cosimo Mastracchio, sottotenente di complemento del IX battaglione eritreo (alla memoria) con la seguente motivazione: ยซMortalmente ferito mentre con superbo slancio e sprezzo del pericolo guidava il suo plotone allโattacco, continuava ad incitare i suoi uomini finchรฉ le forze gli vennero meno. Giร distintosi in precedenti fatti dโarme per valore, spirito di sacrificio ed altissimo senso del dovere โ Asgheb Tzelร , 21 gennaio 1936. XIVยป.
Negli anni โ70 le spoglie mortali di Antonio Cosimo Mastracchio furono portate nel cimitero di San Salvatore Telesino dove tuttora riposano.
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[1] Un particolare ringraziamento a Massimo Mastracchio, figlio di Olimpio e nipote di Cosimo Mastracchio, che ha messo a disposizione la documentazione di famiglia in suo possesso.
[2] Il termine Abissinia, antico nome dellโEtiopia, deriva dal nome delle tribรน sud arabiche che contribuirono a fondare il regno di Aksum (IV sec. a.C.).
[3] La guerra italo-etiopica (3 ottobre 1935 โ 5 maggio 1936) fu condotta dal generale Emilio De Bono, sostituito poi dal maresciallo Pietro Badoglio. Per la composizione delle Grandi Unitร dellโesercito italiano e delle camicie nere in Etiopia si veda qui: [Divisioni camicie nere]
[4] Pietro Maravigna (1876-1964), originario di Catania fu insegnante allโAccademia di Modena, partecipรฒ alla Grande Guerra (1915-18) come Capitano di fanteria ricevendo una croce di guerra al valor militare. Fu quindi assegnato alla 59a Divisione quale Capo di Stato Maggiore e il 1 settembre 1935 ebbe funzioni di Comandante del II Corpo dโArmata nella guerra dโEtiopia. Partecipรฒ alle battaglie del Tembien e dello Scirรจ. Nel giugno 1936 rientrรฒ in Italia dove venne nominato Presidente del Tribunale supremo militare. Morรฌ a Roma il 24 maggio 1964. Cfr.: L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, ad indicem.
[5] Le direttive impartite dal maresciallo Badoglio prevedevano la realizzazione di una solida linea difensiva a sud di Macallรจ che potesse servire per lโulteriore avanzata verso Sud e lโoccupazione del Tembien per dare sicurezza al fianco destro dello schieramento. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโEtiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936.
[6] Non siamo riusciti a ricostruire lโidentitร del Docente a cui fu spedita la missiva.
[7] Alessandro Pirzio Biroli (1877-1962), originario di Campobasso, Comandante V Corpo dโArmata nella guerra dโEtiopia, partecipรฒ anche alla II guerra mondiale nella campagna di Grecia e del Montenegro.
[8] Dispaccio del comandante Badoglio n. 648 del 15 gennaio 1936.
[9] Gli etiopi utilizzavano la seรฌf, una spada con lama dritta a due fili; la guradรจ, sciabola con lama curva e lo sciotรจl, una scimitarra a falce accentuata, a due fili, con impugnatura in corno o legno.
[10] Questi interventi suscitarono molte polemiche per lโutilizzo massiccio da parte dellโaviazione italiana di aggressivi chimici (iprite). La questione esula dalla nostra ricerca ed รจ possibile approfondirla in A. Del Boca, La guerra in Abissinia 1935-1941, Feltrinelli Editore, Milano, 1978.
[11]Da un punto di vista storico questa viene definita โprima battaglia del Tembienโ (19-23 gennaio 1936) per distinguerla dalla 2a battaglia (27 febbraio-2 marzo 1936) conclusasi con la conquista dellโEndertร e con la presa di Abbi Addi. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโEtiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936, pagg. 238-239.
[12] L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, pag. 258.












Archeologa classica. Lavora presso l’Universitร del Salento.
Antonella Selvaggio
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 รจ Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Universitร degli Studi di Napoli. Ha Svolto attivitร didattica presso l’Universitร Federico II. Vive a Telese.
Laurea in giurisprudenza presso l’Universitร degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Universitร del Molise.



Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 giร Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltร Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Presidente dellโAssociazione culturale โLa Biblioteca del Sannioโ, dottore di ricerca presso lโUniversitร degli Studi della Campania โLuigi Vanvitelliโ con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Giร docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, รจ attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.






Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, รจ membro del Rotary Club Valle Telesina ed รจ amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi รจ stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Universitร l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocitร : Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia allโUniversitร di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale allโUniversitร di Modena รจ stato aiuto chirurgo presso lโospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente รจ pensionato.ย Dal 1ยฐ giugno 1978 รจ socio corrispondente dellโAssociazione Culturale Italo Ispanica โC. Colombo โ Madridโ.ย Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche.ย Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dellโAssociazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio รจ stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Originario di Castelvenere. Giร dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con lโUniversitร degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dellโOrvietano e lโ Universitร dell’Arizona. ร attuale vice Presidente della Pro Loco di SantโAgata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. ร giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sรฌ รจ occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. ร vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Societร di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Giร sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturitร scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, cittร in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 รจ Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della cittร ; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Cittร Paesaggio” dal 2003, รจ coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Cittร dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e LโOblio, un saggio sullโeccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtร Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dallโASMV nel 2019. Ha scritto nellโAntologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Societร di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dellโIstituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.
Insegnante, vive a Caiazzo. ร Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. ร autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina รจ stato per lunghi anni docente all’Universitร di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, รจ appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Medico specialista in oncologia e cure palliative รจ autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. ร stato inoltre relatore
Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla โMarcia della fameโ del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.
Medico e scrittore. Ha allโattivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: โDa Casale a Comuneโ e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato allโAntologia โDieci Medici Raccontanoโ, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico ยซL’ultima notte di Bedรฒยป, รจ anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo ยซIl potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brownยป. Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto allโantologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del โ700.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuitร assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Universitร di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si รจ poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua cittร . Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. ร insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Promotore culturale dellโarea di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturitร classica si รจ laureato in Economia. ร dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. ร appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: ย Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, cittร in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui รจ socio fondatore. ร autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso diย suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. ร autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
ร nato e vive a Castelvenere. Giร docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. ร presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, รจ membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si รจ classificato ai primi posti.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it รจ responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini. 
Infaticabile animatore culturale dellโarea del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unitร Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.