Il primo tratto di strada che da San Salvatore Telesino conduce a Cerreto Sannita โ€“ e che prosegue fino allโ€™antico Epitaffio dedicato a Ferdinando II delle Due Sicilie โ€“ รจ intitolato ad Antonio Cosimo Mastracchio, cittadino del luogo, morto prematuramente in circostanze drammatiche. La sua denominazione risale alla prima metร  degli anni cinquanta del secolo scorso quando lโ€™Amministrazione comunale โ€“ nellโ€™ambito di un programma di ammodernamento della toponomastica comunale โ€“ decise di dedicare una strada al suo illustre conterraneo. Fino ad allora la strada era genericamente denominata โ€œvia Cerretoโ€, giusto per indicarne la destinazione. La scelta della nuova titolazione non fu casuale perchรฉ lungo quella strada โ€“ subito dopo lโ€™incrocio con la โ€œCivitellaโ€ (vale a dire lโ€™antico borgo medievale) โ€“ un villino in stile coloniale, circondato da palme e da un giardino fiorito, era la dimora dei Mastracchio. Lโ€™Amministrazione dellโ€™epoca intese cosรฌ rendere omaggio alla memoria di un suo giovane concittadino, intitolandogli la strada dove aveva abitato con la sua famiglia. Ma, come spesso accade, col passar del tempo il ricordo svanisce e si lasciano alle spalle pezzi importanti del passato di una comunitร . Il piรน delle volte, il personaggio a cui viene intitolata una strada diviene sconosciuto alla memoria collettiva, il suo nome diventa poco piรน che un semplice appellativo inciso su una targa consumata dal tempo.

Via Cerreto agli inizi del ‘900

Chi era dunque Antonio Cosimo Mastracchio?
Grazie ad alcune ricerche, ma soprattutto alla disponibilitร  di un suo familiare, abbiamo la possibilitร  di colmare queste lacune.1Un particolare ringraziamento a Massimo Mastracchio, figlio di Olimpio e nipote di Cosimo Mastracchio, che ha messo a disposizione la documentazione di famiglia in suo possesso.
Figlio primogenito di Leucio Mastracchio (1878-1962) e di Mariannina Corbo (1884-1948) originaria di Casalduni, Antonio Cosimo Mastracchio nacque a Casalduni il 27 settembre del 1909. Ebbe poi altre due sorelle: Filomena (1911-1964) e Maria Vittoria (1912-2008); ed infine due fratelli: Guido (1916-1988) e Olimpio (1917-1994). Cinque figli in tutto.
Brillante negli studi, si laureรฒ giovanissimo in Economia e Commercio allโ€™Universitร  di Napoli e, agli inizi degli anni โ€™30 pareva destinato ad una carriera professionale dalle grandi potenzialitร . Venne assunto giovanissimo al Banco di Napoli, lโ€™istituto di credito piรน prestigioso dellโ€™Italia meridionale.
La sua storia potrebbe somigliare a quella di tanti giovani della sua etร , se il destino non avesse provveduto a cambiarla.

Alla conquista dellโ€™Impero

Giร  durante i primi anni di governo, Mussolini si adoperรฒ per elaborare una propria politica coloniale finalizzata essenzialmente ad allentare la pressione demografica interna e ad assumere nuovo prestigio in ambito internazionale. Tale politica ebbe un’improvvisa accelerazione agli inizi degli anni Trenta, per esplodere negli anni successivi. L’epilogo si ebbe quando, esattamente alle 15.30 del 2 ottobre 1935, dal balcone di Palazzo Venezia, il Duce arringรฒ una folla di camicie nere in delirio. In quel fatidico giorno Mussolini scandรฌ parole di fuoco, destinate a diventare pietre miliari per le sorti di una nazione; parole che fecero subito breccia negli animi e nei cuori di giovani patrioti desiderosi di grandi passioni ed esaltanti avventure. Mani sui fianchi e mento proteso allโ€™orizzonte, disse che era scoccata lโ€™ora solenne nella storia della Patria. In conclusione lโ€™Italia aveva dichiarato guerra allโ€™Etiopia o, come si diceva allora, allโ€™Abissinia.2 Il termine Abissinia, antico nome dellโ€™Etiopia, deriva dal nome delle tribรน sud arabiche che contribuirono a fondare il regno di Aksum (IV sec. a.C.). Da quel giorno unโ€™abile propaganda avviรฒ un incessante martellamento per sollecitare lโ€™adesione volontaria di giovani alla campagna dโ€™Africa. Fu un successo enorme per il regime fascista che proprio in quegli anni raggiunse il massimo della popolaritร  grazie al sapiente utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, al miraggio della facile conquista della terra promessa e di un rassicurante futuro per le nuove generazioni. Ebbe cosรฌ inizio una guerra coloniale che si concluderร  in sette mesi con lโ€™annessione del paese allโ€™Impero italiano, allโ€™interno del quale rimase fino alla caduta di Mussolini.

(Per la composizione delle Grandi Unitร  dell’Esercito italiano e delle camicie nere in Etiopia si veda qui: [divisioni camicie nere]).

Anche il nostro Cosimo Mastracchio aderรฌ con convinzione e inusitato spirito di sacrificio alla chiamata della Patria, nella certezza di dover dare il proprio contributo alla giusta causa.
Decise perciรฒ di partire volontario per il corno dโ€™Africa per difendere i suoi valori, per combattere una battaglia di cui ne rivendicava la legittimitร  e in cui si riconosceva appieno, negli ideali e nelle finalitร . Purtroppo sappiamo poco sulle modalitร  di arruolamento cosรฌ pure dei suoi spostamenti iniziali nel Regio Esercito italiano. Sappiamo solo che fu aggregato al IX battaglione di fanteria e che sโ€™imbarcรฒ, forse sul piroscafo Belvedere, per attraversare il canale di Suez e approdare al porto di Massaua in Eritrea, sul mar Rosso. Punto di partenza imprescindibile per raggiungere il fronte.

Le operazioni sul fronte etiope

Poco sappiamo degli spostamenti iniziali di Antonio Cosimo Mastracchio al fronte. Lโ€™unica certezza รจ che il IX Battaglione, a cui egli apparteneva, fu aggregato al II Corpo dโ€™Armata agli ordini del generale di Divisione Pietro Maravigna.3Pietro Maravigna (1876-1964), originario di Catania fu insegnante allโ€™Accademia di Modena, partecipรฒ alla Grande Guerra (1915-18) come Capitano di fanteria ricevendo una croce di guerra al valor militare. Fu quindi assegnato alla 59a Divisione quale Capo di Stato Maggiore e il 1 settembre 1935 ebbe funzioni di Comandante del II Corpo dโ€™Armata nella guerra dโ€™Etiopia. Partecipรฒ alle battaglie del Tembien e dello Scirรจ. Nel giugno 1936 rientrรฒ in Italia dove venne nominato Presidente del Tribunale supremo militare. Morรฌ a Roma il 24 maggio 1964. Cfr.: L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, ad indicem.
Tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre del 1935, Emilio De Bono โ€“ Generale di Corpo dโ€™Armata e Comandante in capo delle operazioni militari in Etiopia โ€“ utilizzรฒ la sua Divisione per le prime conquiste sul fronte abissino che si verificarono procedendo in direzione sud-est. 
Il 5 ottobre venne occupata Adrigat, il 6 Adua, il 15 la cittร  di Axum. Successivamente le truppe del IX btg. furono segnalate lungo la direttrice Adrigat-Amba Alagi per raggiungere il Tembien, la parte piรน meridionale del Tigrรจ. In questโ€™area confluirono alcune Divisioni con il compito di raggiungere la capitale della Regione dove sferrare lโ€™attacco decisivo. La mattina dellโ€™8 novembre le forze italiane entrarono vittoriose in Macallรจ.

Con ogni probabilitร  il contingente a cui apparteneva il nostro giovane soldato non partecipรฒ a quella battaglia, stanziandosi piรน a nord, lungo la linea del fiume Tacazzรฉ, per coprire lโ€™avanzata italiana e difendere dalle incursioni indigene le truppe che puntavano su Abbi AddiSeguirono giorni di relativa calma, ma dal 18 novembre le operazioni militari, condotte dal maresciallo Badoglio in sostituzione del generale De Bono diedero un nuovo impulso alla guerra.4Le direttive impartite dal maresciallo Badoglio prevedevano la realizzazione di una solida linea difensiva a sud di Macallรจ che potesse servire per lโ€™ulteriore avanzata verso Sud e lโ€™occupazione del Tembien per dare sicurezza al fianco destro dello schieramento. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโ€™Etiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936.
Nella zona in cui era di stanza il nostro sottotenente, precisamente durante la notte tra il 14 e il 15 dicembre, il suo Battaglione fu impegnato a respingere un pericoloso agguato portato da un ras locale (Ras Cassa); una sorta di guerriglia spietata e sanguinosa, certamente piรน congeniale alle truppe etiopi che avevano il vantaggio di conoscere lโ€™asperitร  del terreno e districarsi meglio su un territorio infido e pericoloso. Al termine dello scontro rimasero sul terreno oltre trecento morti. Tra questi 9 ufficiali, 33 militari italiani e 270 eritrei.
Il sottotenente Mastracchio sopravvisse al feroce scontro a fuoco. Lo dimostra una lettera autografa che egli spedรฌ il 16 dicembre del 1935 ad un suo docente universitario con il quale, evidentemente, sia lui che la famiglia erano rimasti in contatto.5Non siamo riusciti a ricostruire lโ€™identitร  del Docente a cui fu spedita la missiva.
Nella missiva egli comunica di essere in procinto di partire per il Tembien, un altipiano profondamente accidentato, solcato dallโ€™erosione delle acque, impervio ed infido perchรฉ particolarmente adatto alle infiltrazioni e agli agguati.
Ed รจ probabile che ciรฒ sia avvenuto.

Questo il testo completo della lettera inviata dal fronte:

16/12/1925 โ€“ XIV. Gent.mo Professore,
Ho ricevuto la vostra ultima. Le vostre notizie sono sempre interessanti. Vi ringrazio delle vostre gentilissime espressioni. Si era fermo giusto come scrivevo qualche ora fa a mia madre, quando si รจ ricevuto un ordine improvviso di partenza. E domani appunto si riparte per il Tembien e precisamente verso Melfร . Si attendeva invece di andare verso Amba Alagi, dove si crede vi sarร  la battaglia decisiva e definitiva. Per cui ci hanno chiesto ogni specie di sacrifici. Si attendono gli eventi.

La battaglia del Tembien

Nei giorni successivi, fino al 18 gennaio, unโ€™azione congiunta di aviazione, artiglieria e pattuglie di fanteria italiane esercitarono intensa attivitร  militare su tutta la linea, fra Macallรจ ed il Tacazzรจ. Il giorno 19, il nostro Comando iniziรฒ le operazioni dirette a impedire che le forze avversarie, concentrate nella regione di Antalรฒ, potessero congiungersi con quelle del Tembien. Furono occupati i villaggi di Debri e di Neguidร , nella valle del Gabat.
Il giorno 20 venne espugnato il costone che domina da settentrione la vallata dello stesso torrente. Lโ€™iniziativa riuscรฌ cosรฌ ad interdire la ricomposizione tra le truppe di ras Cassa e quelle di ras Sejum. Sempre durante la mattinata del giorno 20, il generale Pirzio Biroli6Alessandro Pirzio Biroli (1877-1962), originario di Campobasso, Comandante V Corpo dโ€™Armata nella guerra dโ€™Etiopia, partecipรฒ anche alla II guerra mondiale nella campagna di Grecia e del Montenegro. fece muovere da Mai Meretta due colonne composte da Camicie Nere ed Eritrei verso le posizioni avversarie di Melfa, sulle cui alture avvenne un feroce scontro con gli abissini che furono costretti a ripiegare, lasciando sul terreno oltre un migliaio di caduti, tra cui vari capi. Nel frattempo, allo scopo di sbarrare al nemico il passo verso nord, la Divisione comandata dal gen. Somma, occupรฒ lโ€™importante posizione di passo Uarieu.
Il passo venne fortificato con trinceramenti e reticolati. Il 15 gennaio 1936 Badoglio ordinรฒ al Generale Pirzio Biroli di inviare una colonna forte verso Abbi Addi.7Dispaccio del comandante Badoglio n. 648 del 15 gennaio 1936. Comando immediatamente eseguito dalla 2a Divisione agli ordini del generale Achille Vaccarisi. Rimasero a presidiare il passo due battaglioni di fanteria (II e IV) al comando del Console Diamanti; due battaglioni di Fanteria (63ยฐ e 64ยฐ), due compagnie del Genio e gli Ascari comandati dal Ten. Col. Ugo Buttร , insieme al XII e al IX battaglione fanteria a cui apparteneva il sottotenente Mastracchio.

La battaglia del Tembien

Complessivamente si stima fossero poco piรน di 3000 uomini. Il 20 gennaio lโ€™esercito italiano mosse una controffensiva dalla regione passo Abarรฒ-Mai Marettร  verso ovest contro il grosso del contingente abissino (circa 40 mila uomini) dislocato nella regione di Melfa. Per tre lunghissimi giorni, dal 21 al 23 gennaio, le truppe nemiche del Ras Cassa, al comando di due dei suoi figli, attaccarono ad ondate successive le postazioni italiane con incursioni ripetute. Invidiabile il loro coraggio: incuranti delle perdite prodotte dal fuoco delle mitragliatrici Fiat 1914, si lanciavano sul nemico allโ€™arma bianca.8Gli etiopi utilizzavano la seรฌf, una spada con lama dritta a due fili; la guradรจ, sciabola con lama curva e lo sciotรจl, una scimitarra a falce accentuata, a due fili, con impugnatura in corno o legno.
Le truppe italiane resistettero nonostante la carenza di acqua e di cibo, finchรฉ non giunsero rifornimenti dagli aerei della Regia Aeronautica che, oltre a rifornire i soldati al fronte, bombardarono le truppe etiopiche, contribuendo in maniera decisiva a ribaltare le sorti della battaglia.
Nella sola giornata del 23 gennaio furono lanciati sugli assedianti 8370 spezzoni da 2 kg.; 2877 kg. di bombe dirompenti e oltre 4000 colpi di mitragliatrice.9Questi interventi suscitarono molte polemiche per lโ€™utilizzo massiccio da parte dellโ€™aviazione italiana di aggressivi chimici (iprite). La questione esula dalla nostra ricerca ed รจ possibile approfondirla in A. Del Boca, La guerra in Abissinia 1935-1941, Feltrinelli Editore, Milano, 1978.
รˆ proprio in occasione di queste vicende convulse, e per certi aspetti ignote, che si perdono le tracce del sottotenente Mastracchio. Per cui รจ lecito ipotizzare che egli sia caduto proprio durante questa fase di combattimento; nel corso dei tre giorni drammatici di fuoco ininterrotto dal 21 al 23 gennaio del 1936. A settembre avrebbe compiuto ventisette anni.
Seguendo tale congettura, Cosimo Mastracchio sarebbe passato a miglior vita, insieme a tanti suoi connazionali, in quella che la storia ricorda come la prima battaglia del Tembien. Avrebbe dato il suo contributo di sangue in una delle piรน importanti battaglie del fronte etiope. Fu questa, infatti, la battaglia cruciale che consentรฌ allโ€™esercito italiano di aprirsi la strada maestra verso Addis Abeba, dove le truppe riuscirono ad issare il tricolore appena tre mesi dopo, il 5 maggio 1936.10Da un punto di vista storico questa viene definita โ€œprima battaglia del Tembienโ€ (19-23 gennaio 1936) per distinguerla dalla 2a battaglia (27 febbraio-2 marzo 1936) conclusasi con la conquista dellโ€™Endertร  e con la presa di Abbi Addi. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโ€™Etiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936, pagg. 238-239.
Ma la sorte non consentรฌ al giovane sottotenente di assaporare il gusto della vittoria.
Quanti furono i caduti durante quei tre giorni di durissimi scontri? I dati sono estremamente incerti. Fonti attendibili riferiscono di 1082 morti tra le fila italiane e di circa 8.000 caduti tra gli abissini
.11L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, pag. 258.

Il testamento

Del giovane Antonio Cosimo Mastracchio resta un suo testamento olografo, accluso alla lettera sopracitata e contenente le ultime volontร  del giovane soldato. Egli affidรฒ al suo professore il delicato compito di consegnare alla famiglia le disposizioni testamentarie. Cosรฌ scrive al suo insegnante:

ยซVโ€™accludo un documento nel quale caso di una mia disgrazia consegnerete alla mia famiglia. Non avevo altro al quale poter affidare una cosรฌ delicata mansione. Vi ringrazio moltissimo e disponete di me. Vi Abbraccio caramente, aff.mo Mastracchio.
P.S. Potete dire a casa della mia partenza per Melfa. Lโ€™annesso mio testamento lo conserverete e lo consegnerete ai miei in caso di mia morte, in caso contrario a me al mio ritorno. Grazie di nuovoยป.

Sono le ultime semplici parole di un giovane professionista coinvolto in avvenimenti certamente piรน grandi di lui e che lo travolsero conducendolo ad una morte prematura.

Il testamento:

 Ciรฒ che รจ mio appartiene ai miei genitori che disporranno come meglio credono. Ai miei genitori raccomando di essere tranquilli e contemporaneamente fieri di aver contribuito per la grandezza della bella e tanto cara Italia. Ringrazio loro di tutti i sacrifici che hanno sopportato per me. Mi perdoneranno di qualche mio errore che certamente ne avrรฒ commessi dando loro dei dispiaceri; ma dispiaceri non voluti perchรฉ la giovinezza fa sbagliare.
Ai miei fratelli raccomando di compiere in pieno il loro dovere, e se credono di seguire il mio esempio, qualora lo reputassero ragionevole. Si ricordano che loro restano i piloni della casa e dare ai cari genitori tutte le soddisfazioni possibili. Che studiassero e particolarmente Guido. Dolente il non poter veder sistemata la sorella Maria e non aver potuto nulla fare per lei ma Iddio assisterร  anche lei per farla felice come la sorella Filomena.
Chiudo questo mio testamento con lโ€™invocazione della benedizione di mio padre e di mia madre, ai quali ho voluto sempre bene. Totonno.

Sul Bollettino ufficiale del Regno dโ€™Italia (dispensa 59ยฐ del 3 settembre 1936 โ€“ Anno XIV) S.M. Vittorio Emanuele concede la Medaglia dโ€™Argento al Valor Militare con annesso soprassoldo di lire duecentocinquanta annue a Antonio Cosimo Mastracchio, sottotenente di complemento del IX battaglione eritreo (alla memoria) con la seguente motivazione: ยซMortalmente ferito mentre con superbo slancio e sprezzo del pericolo guidava il suo plotone allโ€™attacco, continuava ad incitare i suoi uomini finchรฉ le forze gli vennero meno. Giร  distintosi in precedenti fatti dโ€™arme per valore, spirito di sacrificio ed altissimo senso del dovere โ€“ Asgheb Tzelร , 21 gennaio 1936. XIVยป.
Negli anni โ€˜70 le spoglie mortali di Antonio Cosimo Mastracchio furono portate nel cimitero di San Salvatore Telesino dove tuttora riposano.

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[1] Un particolare ringraziamento a Massimo Mastracchio, figlio di Olimpio e nipote di Cosimo Mastracchio, che ha messo a disposizione la documentazione di famiglia in suo possesso.
[2] Il termine Abissinia, antico nome dellโ€™Etiopia, deriva dal nome delle tribรน sud arabiche che contribuirono a fondare il regno di Aksum (IV sec. a.C.).
[3] La guerra italo-etiopica (3 ottobre 1935 โ€“ 5 maggio 1936) fu condotta dal generale Emilio De Bono, sostituito poi dal maresciallo Pietro Badoglio. Per la composizione delle Grandi Unitร  dellโ€™esercito italiano e delle camicie nere in Etiopia si veda qui: [Divisioni camicie nere

[4] Pietro Maravigna (1876-1964), originario di Catania fu insegnante allโ€™Accademia di Modena, partecipรฒ alla Grande Guerra (1915-18) come Capitano di fanteria ricevendo una croce di guerra al valor militare. Fu quindi assegnato alla 59a Divisione quale Capo di Stato Maggiore e il 1 settembre 1935 ebbe funzioni di Comandante del II Corpo dโ€™Armata nella guerra dโ€™Etiopia. Partecipรฒ alle battaglie del Tembien e dello Scirรจ. Nel giugno 1936 rientrรฒ in Italia dove venne nominato Presidente del Tribunale supremo militare. Morรฌ a Roma il 24 maggio 1964. Cfr.: L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, ad indicem.
[5]
Le direttive impartite dal maresciallo Badoglio prevedevano la realizzazione di una solida linea difensiva a sud di Macallรจ che potesse servire per lโ€™ulteriore avanzata verso Sud e lโ€™occupazione del Tembien per dare sicurezza al fianco destro dello schieramento. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโ€™Etiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936.
[6]
Non siamo riusciti a ricostruire lโ€™identitร  del Docente a cui fu spedita la missiva.
[7]
Alessandro Pirzio Biroli (1877-1962), originario di Campobasso, Comandante V Corpo dโ€™Armata nella guerra dโ€™Etiopia, partecipรฒ anche alla II guerra mondiale nella campagna di Grecia e del Montenegro.
[8]
Dispaccio del comandante Badoglio n. 648 del 15 gennaio 1936.
[9]
Gli etiopi utilizzavano la seรฌf, una spada con lama dritta a due fili; la guradรจ, sciabola con lama curva e lo sciotรจl, una scimitarra a falce accentuata, a due fili, con impugnatura in corno o legno.
[10] Questi interventi suscitarono molte polemiche per lโ€™utilizzo massiccio da parte dellโ€™aviazione italiana di aggressivi chimici (iprite). La questione esula dalla nostra ricerca ed รจ possibile approfondirla in A. Del Boca, La guerra in Abissinia 1935-1941, Feltrinelli Editore, Milano, 1978.
[11]Da un punto di vista storico questa viene definita โ€œprima battaglia del Tembienโ€ (19-23 gennaio 1936) per distinguerla dalla 2a battaglia (27 febbraio-2 marzo 1936) conclusasi con la conquista dellโ€™Endertร  e con la presa di Abbi Addi. Cfr.: P. Badoglio, La guerra dโ€™Etiopia, Ed. Mondadori, Milano, 1936, pagg. 238-239.
[12]
L. E. Longo, La campagna italo-etiopica 1935-36, Uff. Storico S.M.E., 2005, pag. 258.



Emilio Bove

Medico e scrittore. Ha allโ€™attivo numerose pubblicazioni tra cui una Vita di San Leucio, dal titolo ยซIl lungo viaggio del beato Leucioยป, edita nel 2000. Ha pubblicato nel 1990 ยซSan Salvatore Telesino: da Casale a Comuneยป in cui ripercorre lโ€™evoluzione del suo paese dalla nascita fino alla istituzione del Comune. Ha scritto il romanzo-storico ยซLโ€™Ultima notte di Bedรฒยป, vincitore del Premio Nazionale Olmo 2009: la storia di un eccidio nazista perpetrato nellโ€™ottobre 1943. Nel 2014 ha scritto la storia della Parrocchiale di Santa Maria Assunta con la cronotassi dei parroci. รˆ autore di un saggio sulla storia della depressione: ยซIl potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brownยป. Ha partecipato al volume "Dieci Medici Raccontano", vincitore del Premio Letterario Lucio Rufolo 2019. Nel 2021 ha pubblicato ยซPolitica e affari nell'Italia del Risorgimento. Lo scontro in Valle telesina. Personaggi e vicende (1860-1882)ยป e nel 2024 i saggi ยซFu la peste: maghi, ciarlatani, taumaturghi, guaritori. Epidemie in Italia e nel Sannioยป e ยซIslam a Telesia, le incursioni arabe e saracene nel Sannio longobardoยป editi da ABE Napoli. Collabora con diverse riviste di storia. Presidente dellโ€™Istituto Storico Sannio Telesino รจ Direttore Editoriale della Casa editrice Fioridizucca.