Un omicidio premeditato per assicurarsi il controllo del paese รจ quanto accadde i primi di agosto del 1809 tra gli aristocratici Piscitelli e i borghesi Maturi.

Premessa
La prosa secca e scarna dei resoconti giudiziari dร  adito al lettore di usare lโ€™immaginazione per figurarsi scenari molteplici ed interrelati, in assenza di una piรน compiuta narrazione. Di ogni delitto necessariamente bisogna cercarne il movente e/o i moventi, perchรฉ la realtร , come insegnano i grandi storici, รจ sempre piรน complessa di quanto a prima vista possa apparire; specialmente in un paese, in cui lโ€™odio, per cogenti momenti di tensione tra notabili, puรฒ trasformarsi in aperta ostilitร . Nella societร  agricola, qual era quella di Amorosi nel primo decennio del XIX secolo e che tale sarebbe a lungo rimasta, si acuรฌ in modo accentuato una frattura tra le due famiglie che detenevano il potere sia economico sia civile, cioรจ gli aristocratici Piscitelli e i borghesi Maturi. Usando gli strumenti della microstoria, applicando la lente dโ€™ingrandimento dellโ€™entomologo su quanto il cancelliere del tribunale di Santa Maria di Capua (lโ€™odierna Santa Maria Capua Vetere) riportรฒ in modo minuzioso, si puรฒ inferire un punto fondamentale, che rimanda non ad una faida rusticana, ma ad un omicidio premeditato, opportunamente pianificato per raggiungere lโ€™obiettivo di un capillare controllo sul paese; ciรฒ nel senso concreto, e gravido di conseguenze, che si elimina lโ€™elemento che dร  fastidio per arrivare ad una palingenesi che offra ampie praterie e nuove occasioni alla parte vincente. Un ramo della famiglia Maturi soccombette e per ragioni di prevaricazione fu sacrificato allโ€™altare della conservazione e messo definitivamente nel dimenticatoio. Vale la pena di leggere le brevi note che seguono soltanto per farsi unโ€™idea di cosa successe ad Amorosi nei primi giorni di agosto del 1809, durante il cosiddetto โ€œDecennio Franceseโ€. Per un subliminale suggerimento analogico, la rapida esposizione dei fatti ricorda il film โ€œPer qualche dollaro in piรนโ€ del regista Sergio Leone.

Avvenimenti
Lโ€™ex barone Vincenzo Piscitelli e il dottor fisico Gioacchino Maturi erano per diverse ragioni nemici di Domenico Maturi, loro compatriota. Seguentemente, Notar Vincenzo Giaquinto, per una cagione ingiusta, concepรฌ anchโ€™egli dellโ€™odio contro lโ€™arciprete Giuseppe Maturi, germano fratello di Domenico; e la [ingiusta] cagione medesima, che aveva rapporto col signor Angelo Piscitelli, fratello germano del detto ex barone, fu un nuovo alimento alla fiaccola della discordia, che ardeva giร  tra le due famiglie Piscitelli e Maturi. Era inoltre lo stesso Notar Giaquinto strettamente unito al medico Gioacchino Maturi per ragione dโ€™ufficio, essendo Giaquinto tenente e Maturi capitano comandante della Guardia Civica nella comune patria. Questa loro qualitร  rendeva ad entrambi subordinato Giacinto Biondi, furiere della Guardia medesima, il quale inoltre era congiunto del Giaquinto. E poichรฉ dopo lโ€™organizzazione delle Legioni provinciali, li antichi civici continuavano a servire lo Stato insieme coi legionari, il nomato Filippo Colella, come sergente di questi ultimi, era parimente in certo modo subordinato agli ufficiali civici; aveva anchโ€™egli una piccola societร  dโ€™interessi col tenente Giaquinto; ed odiava Domenico Maturi, sebbene apparentemente si mostrasse suo amico. Difatti nel giorno 6 agosto del passato anno 1809 si svilupparono i seguenti avvenimenti.

Amorosi, Via Roma

Filippo Colella fece spargere la voce che i briganti fossero annidati in una selva vicina, quasi confinante con lโ€™abitato di Amorosi, e chโ€™essi minacciassero di invadere il paese, ed uccidere lui tra gli altri. Dopo aver quindi messo in allarme i suoi creduli concittadini, andรฒ nel vicino comune di [Castel] Campagnano a domandare il soccorso di quei cittadini civici per difendere sรฉ stesso e la comune patria. Giunto in Amorosi ad unโ€™ora di notte incirca, andรฒ Colella a picchiare una porta segreta del palazzo dellโ€™ex barone Piscitelli, che confina con la vicina campagna. Paolo Antonio Corsini, confidente dellโ€™ex barone, era affacciato ad una finestra, che guardava quella porta. Filippo Colella fischiรฒ, Corsini domandรฒ chi mai fosse, e Colella rispose dโ€™esser lui coi civici di Campagnano.

Corsini volรฒ subito ad aprire detta porta, e Colella sโ€™introdusse per la medesima, salรฌ sopra lโ€™appartamento dellโ€™ex barone, dove ritrovรฒ fra gli altri costui, e suo fratello Angelo Piscitelli. Ai civici di Campagnano fu subito apprestata una cena, e Filippo Colella si trattenne lungamente in segreta conferenza con essi fratelli Piscitelli. Ai civici stessi fece sentire dopo la cena che conveniva farsi dalla parte loro se i briganti avessero invaso il paese, ma nรฉ il giorno precedente si erano veduti dei briganti nรฉ mai piรน nel tempo successivo se ne videro nelle vicinanze di Amorosi. Domenico Maturi, avvertito che si macchinava contro di lui per farlo nuovamente arrestare, era andato in San Lorenzo Minore [San Lorenzello] ad implorare la protezione di quellโ€™incaricato di polizia, Antonio Massone, ed a offrire il servizio suo personale tra i civici di Amorosi.

Antonio Massone, non colla qualitร  dโ€™incaricato di Polizia, ma come uomo privato, scrisse a detto Gioacchino Maturi, pregandolo di accogliere sotto la sua protezione Domenico Maturi, il quale era contento di essere al suo fianco. Lo stesso signor Massone rispondeva sulla sua vita della schiettezza del pentimento di lui, conchiudendo con questa frase: โ€œBandite le idee vecchie. Bandite qualunque sospetto. Mettetevi da fratelli, e cosรฌ avete compiaciuto me ed il signor Intendente. Io lโ€™ho [Domenico Maturi] autorizzato a detenere le armi durante il bisognoโ€. Fu quella lettera consegnata da Massone allo stesso Domenico Maturi, perchรฉ lโ€™esibisse a Gioacchino Maturi in Amorosi. Domenico Maturi, autorizzato a detenere le armi per sterminare i briganti, si provvide di una coccarda francese e ne ornรฒ il cappello. Poco dopo fu veduto [Domenico Maturi] ancora ritornare sopra i suoi passi, e dirigersi verso la sua abitazione, chโ€™รจ sita sulla strada denominata Paribella, la quale mena alla campagna.

Dipoi Domenico Maturi era sulla piazza divertendosi con altri suoi compatrioti al giuoco delle carte, che dicesi del โ€œTressetteโ€. Nellโ€™aver veduto Gioacchino Maturi, gli manifestรฒ amichevolmente di essere andato in sua casa per recargli una lettera del commissario di Polizia, signor Massone, e che ritrovatone chiuso il portone aveva supposto che dormisse. Gioacchino rispose che forse stava dormendo e che gli poteva consegnare la lettera. Gioacchino Maturi terminรฒ cosรฌ il suo discorso con Domenico Maturi. Vincenzo Giaquinto, Giacinto Biondi e Pasquale Ucci [che era di Puglianello, ma serviva tra i civici di Amorosi ed era compagno inseparabile di Filippo Colella], armati comโ€™erano, si fermarono a pochi passi di distanza da loro. Filippo Colella si approssimรฒ al sito medesimo, e quando credรฉ il colpo piรน sicuro, scaricรฒ il suo fucile sulla persona di detto infelice Domenico Maturi e lo privรฒ al momento di vita. Era vicino a costui il suo figlio Nicola Maturi che, avendo veduto immerso il padre nel proprio sangue, si diede alla fuga. Filippo Colella gridรฒ a Giacinto Biondi perchรฉ lโ€™avesse ucciso, e Biondi non tardรฒ a ferirlo mortalmente con un colpo del suo fucile. Nicola Maturi, cosรฌ ferito, prono al suolo, si rivolse a Gioacchino Maturi e gli disse: โ€œDon Gioacchino perchรฉ voi avete fatto questo? Che colpa ho io? Aiutatemiโ€. Ma Gioacchino Maturi, benchรฉ medico di professione, non volle dargli alcun soccorso. Nicola Maturi cessรฒ anchโ€™egli di vivere.

Vincenzo Giaquinto disse a Filippo Colella, che si tratteneva, armato di fucile, vicino al portone del palazzo: โ€œAbbiamo fatto il padre ed il figlio; jammuncenne [andiamocene]โ€œ. Giaquinto chiamรฒ due sue sorelle, che abitavano con lui nella medesima casa, ed insieme con esse, con Gioacchino Maturi, Filippo Colella, Giacinto Biondi e Pasquale Ucci, si avviรฒ verso la campagna. Pervenuti tutti nella masseria di Colella, ad eccezione del solo Ucci che andรฒ altrove, cenarono insieme la sera. La mattina seguente le due sorelle di Giaquinto se ne partirono per restituirsi in Amorosi. Gioacchino Maturi scrisse e spedรฌ al giudice di pace del circondario un rapporto pieno di menzogne dirette principalmente a giustificare la loro unione armata e le operazioni di Filippo Colella e di Giacinto Biondi per gli omicidi commessi. Dopo di aver pranzato nella stessa unione partirono dalla masseria e, conducendo anche i civici di Campagnano, andarono in Amorosi. Colร , dopo il di loro arrivo, fu fatta da due periti la dissezione dei due cadaveri; ed eseguita tale operazione i civici suddetti furono congedati e ritornarono nella di loro patria.

Il Ministro della Polizia Generale ebbe notizia di tali delitti prima ancora che ne [gli] giungesse il rapporto del giudice di pace allโ€™Intendente della Provincia. Ordinรฒ [il Ministro] lโ€™arresto degli incolpati. E quindi nello stesso mese di agosto furono imprigionati, e poi messi a disposizione della Corte Criminale, lโ€™ex barone Vincenzo Piscitelli, il medico Gioacchino Maturi, notar Vincenzo Giaquinto, e Giacinto Biondi, [il quale, in seguito, morรฌ nelle prigioni]; gli altri sono tuttora assenti. Risulta ancora a carico di Filippo Colella che il medesimo, incolpato di altri delitti, a circa le ore 21 del 5 novembre 1807 venne in briga di parole col suo compatriota Gennaro Russo, ed avendogli vibrato un colpo di fucile lo ferรฌ mettendolo in pericolo di vita. Gennaro Russo nโ€™รจ rimasto poi cieco. La Corte Criminale di Terra di Lavoro ha deciso e dichiarato che la presente causa รจ di competenza della Corte Speciale.

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Fonte:
Archivio di Stato di Caserta, ยซDecisioni della Gran Corte Criminale Ordinaria e Speciale di Terra di Lavoroยป, registro 7/2, ยซDecisioni di competenza della Corte Specialeยป, numero 29, Addรฌ 26 ottobre 1810, in Santa Maria di Capua.



Armando Pepe

Nato il 28 dicembre 1973 a Piedimonte Matese. Laureato in Lettere classiche allโ€™Universitร  di Cassino e del Lazio meridionale, insegna nei Licei. Ha conseguito una seconda laurea in Storia presso lโ€™Universitร  Grenoble Alpes. Attualmente sta svolgendo il Dottorato di ricerca in Storia Moderna presso lโ€™Universitร  di Grenoble Alpes (in co-tutela con lโ€™Universitร  degli Studi di Salerno). Si interessa prevalentemente di Storia del Territorio in etร  moderna e contemporanea. รˆ nel comitato di redazione di Ereticopedia. Collabora con Quaderni Eretici. รˆ iscritto alla Sissco (Societร  per lo studio della Storia Contemporanea). Ha scritto: โ€œSan Gregorio Matese dallโ€™etร  liberale al fascismo (1912- 1926)โ€, โ€œIl carteggio tra Giuseppe Toniolo e Don Giacomo Vitaleโ€, โ€œLโ€™impianto idroelettrico del Mateseโ€, โ€œAntonio Gaetani di Laurenzana nella vita del suo tempo (1854- 1898)โ€, โ€œLa Cassa di Risparmio e Prestiti di San Gregorio dโ€™Alife. Don Giacomo Vitale e la finanza etica nel Matese (1921- 1943)โ€, โ€œLe relazioni ad Limina dei vescovi della Diocesi di Alife (1590- 1659)โ€, โ€œLe origini del fascismo in Terra di Lavoro (1920- 1926)โ€.