Monsignor Modesto Gavazzi (1) nacque a Ferrara in un anno tra il 1555 e il 1558. Entrรฒ tra i Minori Conventuali e, in seguito, fu maestro di teologia nel suo ordine. Come ci ricorda lo storiografo modenese Giovanni Franchini (2), monsignor Gavazzi fu un predicatore rinomato e nella chiesa dei Santi Apostoli in Roma tenne le omelie per il quaresimale del 1591. Dal padre Filippo Gesualdi (3), ministro generale dei Minori Conventuali, fu chiamato a servire il proprio ordine nel capitolo plenario che si tenne nel 1596 a Viterbo; cittร  in cui predicรฒ, in quel torno di tempo, per ventidue volte nella basilica di San Francesco alla Rocca, e una volta sola, nel duomo, in occasione della ricorrenza della Santissima Trinitร . E ancora, nella cattedrale viterbese, nel 1656, monsignor Gavazzi declamรฒ eccelsi panegirici nonostante avesse come temibile concorrente padre Alessandro Ferrini da Firenze, francescano celebre per la melliflua facondia. Monsignor Gavazzi era, nel 1596, il reggente dello studio di Ferrara, luogo in cui momentaneamente viveva anche padre Cassandri da Castelfidardo (4), ottimo teologo e fine studioso di retorica sacra. Dopo una breve pausa, nel 1598 lo ritroviamo di nuovo al vertice dello studio teologico ferrarese. Divenuto famoso per lโ€™avvincente retorica, suscitรฒ finanche lโ€™interesse di papa Clemente VIII. Narra, a tal proposito, Giovanni Franchini che quando monsignor Gavazzi presiedeva lo studio ferrarese, capitato in Ferrara il Sommo Pontefice Clemente VIII che, per incendio notturno, partรฌ dal castello estense e si ricoverรฒ nel nostro convento di San Francesco, dove celebrรฒ la mattina seguente, ebbe il Gavazzi occasione di meglio essere conosciuto dal Pontefice, cui giร  era pervenuta notizia di questo letterato, e volendo decorar la cittร  di qualche onore ecclesiastico il Pontefice nominรฒ il prelato alla guida della Chiesa dโ€™Alife. Pertanto monsignor Gavazzi (5) fu nominato vescovo di Alife il 7 agosto 1598.

Dante Marrocco, raccogliendo informazioni a suo tempo annotate da Gianfrancesco Trutta (6), ci dice che monsignor Gavazzi fu protagonista in un violento scontro di competenze col clero piedimontese. Il 26 febbraio 1600, la Collegiata di Santa Maria Maggiore presentรฒ un ricorso alla Congregazione dei Vescovi e Regolari, poichรฉ monsignor Gavazzi voleva che la cura delle anime fosse esercitata dal solo arciprete della chiesa e non dallโ€™intero capitolo. Purtroppo, il 21 febbraio 1601, la Congregazione diede torto al presule. Ciononostante la divergenza col clero durรฒ a lungo e, contrariato dallโ€™esito del ricorso, monsignor Gavazzi creรฒ una nuova parrocchia indipendente nel villaggio di San Potito, il 14 aprile 1601, a scapito della Collegiata di Santa Maria Maggiore. Pochi anni dopo, e precisamente nellโ€™agosto 1608, il vescovo morรฌ. Tre relazioni, dal 1600 al 1607 Nel primo resoconto si descrive, con dovizia di particolari, lโ€™apparizione della Madonna nella campagna alifana. Il fatto esercitรฒ unโ€™enorme attrattiva sui fedeli, che accorrevano da ogni dove e profondevano oblazioni per la costruzione di una chiesa in onore di Santa Maria Vergine, a testimonianza della devozione mariana. Purtroppo, gettate le fondamenta, la cappella rimase incompiuta, nonostante il signore della cittร  di Alife (7) custodisse trecento ducati offerti appositamente per la costruzione. Apprendiamo inoltre, e con sorpresa, che la chiesa di Santa Maria della Grazia (8), sempre in Alife, ma fuori le mura, era sostenuta da colonne di marmo e bellissima, ma lasciata cosรฌ in abbandono tanto da essere conosciuta come lโ€™abitazione dei villani. A Piedimonte invece lo snaturato amministratore del convento benedettino, un certo Simone De Rede, da povero che era divenne ricco, non essendosi mai interessato, in trentotto anni di lavoro, della sorte delle sprovvedute monache, che da sempre vivevano in condizioni precarie. 1600 Diocesi alifana. Il vescovo alifano, per il sesto triennio, visitรฒ le soglie degli Apostoli, esibendo la relazione sullo stato della Chiesa. La cattedrale, per la vetustร , ha bisogno di riparazioni, e solo in essa si conservano tutti i Sacramenti; sebbene siano esistite in Alife molte altre chiese parrocchiali, tuttavia ora ne restano in piedi solo le vestigia. Nella cattedrale cโ€™erano otto canonici, un archidiacono e un primicerio (9), che durante la settimana celebravano soltanto la messa, non ottemperando alle ore canoniche. Cosรฌ il vescovo, nella visita pastorale, con il consenso del capitolo, ha estinto quattro canonicati, che erano vuoti, e ha conferito i loro redditi alle distribuzioni quotidiane, che erano quasi nulle, in modo che fossero esauditi gli uffici divini. Nellโ€™agro alifano, qualche anno fa, lโ€™immagine di Santa Maria Vergine risplendeva in molti miracoli. Perciรฒ una grandissima quantitร  di gente vi confluiva da ogni dove e le oblazioni divennero tanto copiose che gli uomini dellโ€™Universitร  (10) di Alife ottennero dalla Chiesa la gestione delle offerte a queste condizioni: che costruissero una cappella a proprie spese e rendessero conto della sua amministrazione al vescovo. In veritร , gettate le fondamenta e alzati i muri, la chiesa rimase incompiuta. Trecento ducati delle oblazioni, dunque, sono presso il valido signore della cittร  di Alife (11). Sempre nellโ€™agro alifano esistono altre due chiese della Congregazione dei Celestini: lโ€™una di Santa Maria delle Vergini, ornata con belle pitture ma senza porte e quasi del tutto distrutta, lโ€™altra di Santa Maria della Grazia, ampia, sostenuta da colonne di marmo e di nobile costruzione ma lasciata cosรฌ in abbandono, tanto che tutti la conoscono come lโ€™abitazione dei villani. In Alife cโ€™รจ pure un insigne monastero, in cui molti Frati Minori osservanti una volta vivevano insieme e avevano una loro chiesa. Ora in quel luogo abita soltanto un monaco dei Celestini, che prende tutti i redditi della chiesa, oltre diciotto ducati lโ€™anno, e li rende ai suoi superiori. Nessuno pensa alla riparazione della chiesa o del monastero, che tra breve andranno in rovina. Nella Collegiata di Santa Maria Maggiore, della terra di Piedimonte, il capitolo รจ quasi al completo e la cura delle anime รจ esercitata dai canonici tutte le settimane. Il vescovo inoltre nella visita generale ha stabilito che la cura delle anime ricada principalmente sullโ€™archipresbitero (12) di quel capitolo e che i suoi coadiutori siano canonici ritenuti idonei, poichรฉ, per antica corruttela, quei canonicati non ottennero curati dalla Sede Apostolica, sebbene i presbiteri si dichiarassero crucciati da quel decreto e ricorressero alla Sacra Congregazione dei Vescovi, che finora non ha emesso alcuna disposizione. Gli stessi canonici di quella chiesa sono impegnati soltanto nella celebrazione delle messe giornaliere, ma non adempiono le ore canoniche, sebbene il loro reddito sia di cinquanta ducati annui; per la qual cosa il vescovo cerca di porre rimedio. Nelle collegiate dellโ€™Annunziata e della Santa Croce, della stessa terra di Piedimonte, in cui si assolve la cura delle anime, il capitolo รจ quasi al completo. Il vescovo inoltre durante la visita ha ordinato che entro un tempo definito detti capitoli presentino un sacerdote idoneo, proveniente o meno dai medesimi capitoli, cui sia affidata la cura delle anime. Le monache di San Benedetto, della stessa terra di Piedimonte, che sono dodici, ignorano completamente la loro regola e sono prive di tutte le cose necessarie al sostentamento; la maggior parte dei campi, che loro spettano, รจ occupata da diverse persone, cosicchรฉ i redditi delle monache, rimasti nella disponibilitร  del monastero, sono oltremodo tenui; e i loro terreni sono affidati in enfiteusi, sebbene nessuna cosa sia stata decretata da un mandato apostolico. Sebbene il vescovo, nella visita pastorale, avesse emanato un ed to che stabiliva la decadenza di quellโ€™amministrazione monastica, in modo che le monache rivelassero ciรฒ che di proprietร  del monastero era stato affidato in enfiteusi e si comportassero diversamente, soltanto le cose giร  note furono rivelate e, per giunta, dei beni conventuali non rimane nemmeno un inventario. Un certo Simone De Rede, che รจ morto improvvisamente lโ€™anno scorso, amministrรฒ come procuratore il patrimonio di quel monastero per trentotto anni, nรฉ mai diede conto della sua attivitร ; spesso invitato dalle monache a fare lโ€™inventario dei beni, non volle mai redigerlo; era povero prima dellโ€™amministrazione, dopo la morte, invece, lasciรฒ molti beni ai suoi eredi. Il vescovo chiede che qualcuno tra gli eredi dellโ€™ex amministratore sia costretto a rendere conto della sua gestione patrimoniale. Il monastero รจ angustissimo: le celle sono fatte di tavole di legno, non ha un refettorio, nรฉ stanze separate per le novizie e infine manca di tutte le cose necessarie. Se non fosse per un congruo aiuto offerto dallโ€™Universitร  di Piedimonte per la ricostruzione di quel convento, il vescovo potrebbe pensare di sopprimerlo. Nella chiesa di Prata si conservano tutti i Sacramenti che dai presbiteri sono amministrati ogni settimana. Tuttavia il vescovo, nella visita, ha ordinato che entro un tempo ben definito sia presentato un sacerdote idoneo, cui affidare la cura delle anime. Nella terra di Santโ€™Angelo esistono cinque chiese parrocchiali: la prima รจ Santa Maria della Valle, con la cura delle anime esercitata da un archipresbitero, la seconda รจ San Bartolomeo, quasi distrutta per la vetustร , la terza รจ San Nicola, distante non poco dal centro abitato di quella terra. Non si conserva nessun Sacramento in queste ultime due chiese, ma i loro parroci sono stati assunti da Santa Maria della Valle, per il bene di tutti i parrocchiani. Queste due chiese, ormai quasi distrutte dallโ€™obsolescenza, non possono essere riparate per mancanza di fondi, cosรฌ che il vescovo, nella visita pastorale, ha deciso di unirle alla chiesa madre di Santa Maria della Valle, dove si possono celebrare le messe e adempiere gli uffici divini. Il vescovo tuttavia aspetta il mandato della Sacra Congregazione del Concilio. Delle restanti due chiese una รจ sotto lโ€™invocazione della Santa Croce (13), lโ€™altra di San Felice, quasi distrutta dalla vecchiaia, tanto che il parroco della prima ha preso i Sacramenti per i suoi parrocchiani. Fratello Modesto, vescovo alifano.ย 

1604 

La seconda relazione (14) di monsignor Modesto Gavazzi, presentata in Roma il 20 febbraio 1604, si rifร  completamente alla prima, quella del 1600, e non aggiunge nulla di nuovo. 

1607 

La prossima relazione si limita a presentare un semplice fatto di cronaca che si trasforma in un lungo e ingarbugliato conflitto giurisdizionale. La baruffa tra un chierico e un laico, avvenuta a Piedimonte nella piazza di San Domenico, si estende per cerchi concentrici e coinvolge personaggi eminentemente influenti: il vescovo di Alife, il duca di Piedimonte, il governatore regio, il giudice ecclesiastico, fino ad arrivare addirittura a Napoli, dove finalmente รจ risolta dal vicerรฉ, Juan Alonso Pimentel de Herrera (15), che la dirime con saggezza, tenendo conto degli equilibri esistenti, in modo che il potere feudale non invada protervamente il raggio dโ€™azione della Chiesa. Oltre allโ€™aspetto giudiziario di un pervicace scontro tra poteri (messo in evidenza, con numerosi esempi, da Pietro Giannone nellโ€™Istoria civile del Regno di Napoli) comune a tante altre realtร  locali, emerge dal resoconto episcopale anche un piccolo contributo per la storiografia piedimontese: veniamo a sapere che in palazzo ducale cโ€™era un carcere feudale, chiamato La Pomposa, sul cui etimo si possono avanzare infinite speculazioni

La relazione sulla diocesi alifana, per il settimo triennio, รจ stata esibita dal Reverendissimo Signor Vescovo il giorno 5 giugno 1607. Illustrissimi e Reverendissimi Signori Cardinali della Congregazione del Sacro Concilio Tridentino (16). Fratello Modesto, vescovo alifano per grazia di Dio e della Sede Apostolica, in questo settimo triennio, in cui personalmente ha visitato le soglie dei Santi Apostoli, nullโ€™altro ha da esporre alla Sacra Congregazione se non un solo fatto che ha ritenuto degno di raccontare alle Vostre Signorie Illustrissime in modo che appaia evidente a quante inquietudini sia sottoposto il vescovo nellโ€™atto di difendere la giurisdizione ecclesiastica. Sappiano dunque che in questo corrente anno 1607, nel mese di febbraio, il chierico Angelo Cini, nipote del mio predecessore Enrico Cini, mentre stava nella grande piazza di San Domenico, in terra di Piedimonte, con parole contumeliose fu provocato a rissa da un certo Girolamo Dโ€™Amico. Il chierico Cini senza indugio, volendosi difendere, rispose oltraggiosamente al Dโ€™Amico e mentre i due stavano per arrivare alle mani, improvvisamente apparvero cinque guardie armate del duca Gaetani (17), valido signore di questa terra, che catturarono il reverendo nonostante fosse in abito talare e avesse la tonsura. Il chierico Cini (18) voleva essere trasferito davanti al proprio giudice, ma le guardie lo portarono al carcere privato, chiamato La Pomposa, in palazzo ducale, a Piedimonte. Il vescovo, saputo ciรฒ, con una missiva scritta dal prete don Giacomo Petrucci, pretese che il chierico Cini fosse consegnato alla curia episcopale e scomunicรฒ le cinque guardie ducali per lโ€™indebito arresto. Intervenne pure il regio governatore di Piedimonte (19) che rimise il chierico Cini al giudice ecclesiastico competente, insieme a tutti gli atti. I funzionari feudali, uomini del duca Gaetani, reclamarono contro questa decisione e si appellarono al Tribunale della Vicaria (20), in Napoli, esigendo che il Governatore fosse subito punito per aver liberato il chierico Cini e, davanti alla corte, tirarono fuori pure una lettera contro il vescovo. Si costituรฌ in giudizio, in opposizione alla deliberazione del governatore, anche il duca Gaetani in persona, il quale, con tutte le sue forze, voleva che il chierico Cini fosse di nuovo mandato in carcere. Il chierico Cini, sentendosi sotto pressione pur senza aver commesso alcun misfatto, non era libero di muoversi e temeva per la propria salute. Tuttavia il chierico Cini e il governatore non furono puniti, anzi conobbe lโ€™incresciosa storia anche lโ€™illustrissimo ed eccellentissimo signor Vicerรฉ, in Napoli, che convenne sulla non liceitร  dellโ€™arresto del primo e sulla non punibilitร  del secondo. Dal canto suo il vescovo, per una pacifica convivenza, promise al duca Gaetani che avrebbe implorato, presso il Santo Padre (21), la remissione della scomunica per le cinque predette guardie. Per le altre cose, rimando alla precedente relazione. Fratello Modesto, vescovo.

——————-

Bibliografia

  1. Dante Marrocco, Il vescovato alifano nel Medio Volturno, Piedimonte Matese ASMV, 1979, p. 36-39. Cfr. Patrick Gauchat, Hierarchia catholica Medii aevi: A pontificatu Clementis VIII (1592) usque ad pontificatum Alexandri VII (1667), Ed. Monasterii Regensberg, 1935, volume 4, p. 78. Monsignor Gavazzi fu autore di alcune pubblicazioni di carattere teologico. Cfr. a) Modesto Gavazzi, Opuscula theologica patris magistri Modestii Gauatii Ferrariens, Totius Ord. Minor. … procuratoris generalis โ€ฆ Romรฆ typis Ludouici Grignani, 1650. b) Modesto Gavazzi, De macula peccati permanentis personalis, et originalis geminata disputatio theologica auctore fratre Modesto Gauatio โ€ฆ Bononiรฆ typis Baptistรฆ Ferronij, 1642. c) Modesto Gavazzi e Ioannes Duns Scotus, De venerabili Eucharistiรฆ sacramento ac sacrosanctรฆ missรฆ sacrificio disputationes theologicรฆ ad mentem Ioannis Duns Scoti authore f. Modesto Gauatio ferrariensi โ€ฆ Romรฆ typis HH. Corbelletti, 1656. 
  2. Giovanni Franchini, Bibliosofia, e memorie letterarie di scrittori francescani conuentuali ch’hanno scritto dopo l’anno 1585 raccolte da f. Gioanni Franchini da’ Modena dello stess’ordine โ€ฆ In Modena per gli eredi Soliani stampatori duc., 1693, p. 503-504. 
  3. Gesualdi Filippo, in Dizionario Biografico degli Italiani โ€“ Treccani, volume 53 (2000), voce scritta da Dario Bussolini
  4. Credo che Giovanni Bianchini si riferisca a padre Agostino Cassandri da Castelfidardo, chiarissimo maestro di retorica sacra, eloquentissimo panegirista e prolifico scrittore. Cfr. Filippo Vecchietti e Tommaso Moro, Biblioteca picena o sia notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni. Tomo primo [-quinto] โ€ฆ Osimo presso Domenicantonio Quercetti stamp. vescv. e pubb., 1790, p. 92-93. Cfr. pure il Dizionario Biografico degli Italiani โ€“ Treccani (volume 45, edito nel 1995) alla voce Fausti, Bonifazio, detto il Montolmo, scritta da Rosario Contarino, da cui apprendiamo che il Montolmo approfondรฌ le nozioni di oratoria sacra a Castelfidardo presso Agostino Cassandri (che era Padre nellโ€™Ordine dei Frati Minori). 
  5. Michele Mancino riporta che: Al Vescovo di Alife, che in quegli anni era il minore conventuale Modesto Gavazzi, theologiae magister, richiesto dai governatori dellโ€™Annunziata [in Napoli] per un ciclo di prediche, il vicario generale รจ invitato a fare ogni onore e cortesia, quando si presenterร  per il permesso. Cfr. Michele Mancino, Licentia confitendi: selezione e controllo dei confessori a Napoli in etร  moderna, Roma Edizioni di storia e letteratura, 2000, p. 133. Ciรฒ dimostra che la fama di predicatore di monsignor Gavazzi era diffusa sullโ€™intero territorio nazionale. 
  6. Gianfrancesco Trutta (Piedimonte Matese, 1699-1786) fu arciprete (nella collegiata piedimontese di Santa Maria Maggiore), archeologo e storiografo erudito. Cfr. Dante Marrocco, Il vescovato alifano nel Medio Volturno, Piedimonte Matese ASMV, 1979, p. 253. Cfr. Gianfrancesco Trutta, Cronaca di quattro secoli. (Nella Guida Turistica di Piedimonte Matese, scritta da Iolanda Dโ€™Angelo e Fabio Brandi, Piedimonte Matese Effatร  Societร  Cooperativa, 2015, a pagina 124, si legge che Dante Marrocco ritrovรฒ tale opera [Cronaca di quattro secoli] in un volume manoscritto di Santa Maria Maggiore, come copia tarda, datata 1841, del canonico Don Giuseppe Sanillo). Lโ€™apografo di don Giuseppe Sanillo (San Potito, 28 maggio 1768 โ€“ San Potito, 21 luglio 1846), copiato in modo fededegno da Dante Marrocco, si puรฒ leggere online, nella trascrizione di Michele Giugliano (che, fondatamente, pone la data di redazione della Cronaca di Gianfrancesco Trutta al 1781 e ne ricostruisce la storia editoriale): http://asmvpiedimonte.altervista.org/Trutta/Trutta_cronaca_4_sec_.html.  
  7. รˆ da ipotizzare, molto verosimilmente, che la chiesa stava per essere costruita in un luogo non distante dallโ€™attuale cappella di Santa Maria delle Grazie (o della Grazia), lungo la strada che dal santuario porta a Piedimonte, dove si trova ancora una piccola cappella votiva, segno tangibile di unโ€™antica venerazione mariana. Sul concetto di santitร  nella Controriforma e in Etร  Barocca, Cfr. Miguel Gotor, Chiesa e santitร  nell’Italia moderna, Roma GLF, 2004. Per quanto riguarda il signore di Alife, detentore dei trecento ducati, monsignor Gavazzi si riferisce sicuramente a Fabio Barone. Cfr. Dante Marrocco, I governatori di Alife dal 1585 al 1687, Capua Edizioni Salvi, 1967, p. 7. Cfr. Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie istoriche del Sannio chiamato oggi Principato Ultra, contrada di Molisi, e parte di Terra di Lavoro, province del regno di Napoli, Campobasso Onofrio Nuzzi, 1823, volume V, in cui, a pagina 65, si legge che: il feudo di Alife fu venduto a Violante delle Castelle, per ducati 21500. Dopo la sua morte, nel 1584, ne fu investito il suo figliuolo, Fabio Barone, e poi Giulio [Barone], suo fratello, che lo vendรฉ a Don Francesco Gaetani, Duca di Laurenzana e Signore di Piedimonte. 
  8. Lโ€™attrazione che esercita il fascino delle rovine รจ descritta anche da Cristopher Woodward in un libro di cui raccomando caldamente la lettura, per conoscere, e scoprire, lโ€™Italia comโ€™era, da un punto di vista urbanistico e architettonico. Cfr. Christopher Woodward, Tra le rovine: un viaggio attraverso la storia, l’arte e la letteratura, Parma Ugo Guanda, 2008
  9. Il primicerio era lโ€™ecclesiastico che vigilava e presiedeva i suddiaconi e gli altri chierici minori nel servizio divino. 
  10. Amministrazione municipale. 
  11. Ci si riferisce o a Fabio o a Giulio Barone, feudatari di Alife, prima della famiglia Gaetani di Larenzana.
  12. Arciprete.
  13. Sulla chiesa parrocchiale della Santa Croce, in Raviscanina, si veda: Antonio Mario Napoletano, Ecclesia Sancti Angeli de Ravecanina: devozioni arte e documenti di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, Piedimonte Matese Ikona, 2005. 
  14. ASV, Congr. Concilio, Relat. Dioec. 32A, 21r.-22v.
  15. Juan Alonso Pimentel de Herrera fu Vicerรฉ di Napoli dal 6 aprile 1603 allโ€™undici luglio 1610. 
  16. Ho riassunto con scrupolo questa relazione per renderla fruibile al lettore
  17. Il duca Alfonso I Gaetani dโ€™Aragona fu Signore di Piedimonte dal 1606 al 1618. Cfr. Dante Marrocco, Piedimonte Matese: storia e attualitร , Piedimonte Matese, Edizioni ASMV, 1980, p. 77. 
  18. Il chierico Don Angelo Cini, invocando il privilegium fori [privilegio del foro], pretendeva che la competenza penale e civile dellโ€™accaduto spettasse esclusivamente al tribunale ecclesiastico della propria diocesi. Cfr. Antonio Banfi, Habent illi iudices suos: studi sull’esclusivitร  della giurisdizione ecclesiastica e sulle origini del privilegium fori in diritto romano e bizantino, Milano A. Giuffrรจ, 2005. 
  19. Il governatore di Piedimonte, nel mese di febbraio 1607, era Maurizio Apicella. Cfr. Raffaello Marrocco, Memorie storiche di Piedimonte d’Alife, Piedimonte d’Alife La Bodoniana, 1926, p. 95. 
  20. Il Tribunale, o Gran Corte, della Vicaria, in Napoli, istituito dal Re Carlo II dโ€™Angiรฒ, era la prima magistratura dโ€™appello di tutte le corti del Regno di Napoli per le cause criminali e civili. Cfr. Pietro Giannone, Istoria civile del Regno di Napoli, tomo IV, 1821, p. 279-282
  21. Papa Paolo V, nato Camillo Borghese (Roma, 17 settembre 1552 โ€“ Roma, 28 gennaio 1621), รจ stato sovrano dello Stato Pontificio dal 1605 alla morte. Cfr. Ludwig Von Pastor, Storia dei Papi nel periodo della restaurazione cattolica e della Guerra dei Trent’anni: Leone XI e Paolo V (1605-1621), volume 12, Roma, Desclรจe, 1930, p. 737.


Armando Pepe

Nato il 28 dicembre 1973 a Piedimonte Matese. Laureato in Lettere classiche allโ€™Universitร  di Cassino e del Lazio meridionale, insegna nei Licei. Ha conseguito una seconda laurea in Storia presso lโ€™Universitร  Grenoble Alpes. Attualmente sta svolgendo il Dottorato di ricerca in Storia Moderna presso lโ€™Universitร  di Grenoble Alpes (in co-tutela con lโ€™Universitร  degli Studi di Salerno). Si interessa prevalentemente di Storia del Territorio in etร  moderna e contemporanea. รˆ nel comitato di redazione di Ereticopedia. Collabora con Quaderni Eretici. รˆ iscritto alla Sissco (Societร  per lo studio della Storia Contemporanea). Ha scritto: โ€œSan Gregorio Matese dallโ€™etร  liberale al fascismo (1912- 1926)โ€, โ€œIl carteggio tra Giuseppe Toniolo e Don Giacomo Vitaleโ€, โ€œLโ€™impianto idroelettrico del Mateseโ€, โ€œAntonio Gaetani di Laurenzana nella vita del suo tempo (1854- 1898)โ€, โ€œLa Cassa di Risparmio e Prestiti di San Gregorio dโ€™Alife. Don Giacomo Vitale e la finanza etica nel Matese (1921- 1943)โ€, โ€œLe relazioni ad Limina dei vescovi della Diocesi di Alife (1590- 1659)โ€, โ€œLe origini del fascismo in Terra di Lavoro (1920- 1926)โ€.