Il Grande Mistero dellโ€™Opera di grandissimo pregio composta da 57 fogli di carta pergamena, vergati in lingua latina e greca, il Pantheon รจ tra manoscritti piรน rari, preziosi e misteriosi del 1800. Lโ€™opera, denominata dal Dโ€™Ayala Pantheon, ma il cui titolo originale attribuito dallโ€™autore anonimo รจ Apoteosi dei patrioti, inizia con un proemio in latino a cui fa seguito una tavola di novantasette nominativi.
Alla fine dellโ€™Ottocento un docente privato di Lettere, Alberto Agresti, socio dellโ€™Accademia Pontaniana, scrisse nella sua memoria:
โ€œLa fortuna ha fatto venire nella mie mani unโ€™opera inedita scritta nel 1799 e lungamente ricercata e desiderata, perchรฉ di essa alcuni antichi e moderni avevano detto un gran bene, come di lavoro classico nella forma e nel concetto, e che intendeva a celebrare le piรน illustri vittime di quellโ€™anno memorando. Nei primi del passato ottobre (1899) venne in casa mia il signor Attanasio Palmieri da Faicchio, sollecito scopritore di autografi e di monete antiche e mi presentรฒ un manoscritto dicendomi: – Di questo, che giร  mio per regolare contratto, diviene ora nostro, io vi esorto a curare la traduzione del latino e dei passaggi greci ed a fare lโ€™illustrazione; per questo io vi darรฒ opuscoli rari e notizie venute a noi per tradizione costante, e di tutte farete voi giudizio. – Comโ€™ebbi a leggere il frontespizio, fui lieto di vedermi fra le mani il Pantheon, unโ€™opera che si stimava non che smarrita, perduta, la celebre Apoteosi dei Grandi che dilessero la patria. E lunghe, pazienti, costanti fatiche aveva durate il mio amico per porsi in sulle tracce dellโ€™opera originale. Si era bucinato per parecchi decenni che il Pantheon fosse stato sottratto, per un largo compenso, dagli archivi della polizia borboniana; e vi era chi ricordava di aver udito a narrare di una perquisizione fatta in casa dellโ€™Autore dellโ€™opera, la quale era sfuggita alla diligente visita, perchรฉ avvolta presso un letto in una grande cuffia di donna.

Accettai lโ€™incarico, serbai per me la illustrazione. Mentre si lavorava, essendosi giร  per un giornale cittadino annunziata la scoperta dellโ€™opera, una illustre famiglia napoletana mandรฒ a bella posta in Faicchio il suo segretario per lโ€™acquisto del manoscritto. Poco dopo il prof. Vittorio Spinazzola dal Museo di San Martino scriveva al signor Attanasio in data 13 ottobre: – Il nome di chi fu lโ€™Autore del Pantheon รจ stato sinora ignoto. รˆ unโ€™opera opportunissima la pubblicazione di quella inedita Apoteosi dei Martiri, e questo museo non mancherร  di acquistarla per la sua biblioteca. 
Andรฒ anche un signore in Faicchio dicendosi mandato da uno straniero, di cui non poteva rivelare il nome; gli chiese la pronta consegna del manoscritto senza alcuna condizione per la pubblicazione; ad ottener questo egli aveva avuta commissione di pagar qualunque prezzo gli fosse domandato. Forse si voleva lโ€™autografo per le Feste francesi per Il Trionfo della Repubblica.
Come si riporta in Abstract Mariano Dโ€™Ayala e il Pantheon dei Martiri del 1799, a cura di A. Orefice, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici : โ€œPer conoscere lโ€™autore del Pantheon io non ho bisogno di cominciare dallo studio dellโ€™opera. Per le notizie raccolte e vagliate io sono in grado di affermare che lโ€™Autore ne fu Domenico Antonio Palmieri da Faicchio. Nella valle tra Montacero e Monterbano รจ Faicchio in provincia di Benevento (non Antonio Jerocades come sostenne Mariano Dโ€™Ayala). 
Gli abitanti di quella valle sono dโ€™ingegno pronto e vivace; hanno spirito epigrammatico; alcune facezie sono tramandate per generazioni. In cosรฌ fatto paese nacque Domenicantonio Palmieri il 4 agosto 1745. 
Studiรฒ come tutti i suoi compaesani nel Seminario di Cerreto, dove era meraviglioso il progresso che tutti i discepoli facevano nel latino e nel greco. Venuto a Napoli studiรฒ coi Gesuiti, fu poi discepoli di Antonio Genovesi e, laureatosi in legge, andรฒ subito governatore in Gioia, e poi in Avella, in Bovino e da ultimo in Andria nella quale cittร  fu ammirato dai nobili e dal vescovo. 
A cominciare del 1799 si ritirรฒ a vita privata. Al ritorno di Re Ferdinando fu colto da terrore; temeva forte di essere accusato presso il re perchรฉ aveva troppo aperto il suo animo inchinevole alle novitร  repubblicane. Prese un singolare partito, si finse scimunito,e si ritirรฒ nel bellissimo convento degli Alcantarini restandovi alcuni mesi, durante i quali dettรฒ il Pantheon,a cui non appose il suo nome e che tenne sempre gelosamente nascosto. 
Nei febbrili momenti del concepimento dellโ€™opera continuavano nel Regno i supplizi; e quando nello scrittore si faceva piรน viva la paura , il suo male si faceva piรน grave, ed egli si fingeva pazzo addirittura. Morรฌ il 16 giugno del 1818.
Il Pantheon ha un bellissimo frontespizio in greco e in latino, che voi ammirerete riprodotto in fototipia. Nella seconda pagina sono alcune parole di Orfeo . Segue il bellissimo Prodromus, nei cui periodi latini, dove son pure brani opportunissimi di Orazio, di Giovenale, di Catullo, di Omero e di Ovidio, subito si pare, non che lโ€™erudizione dellโ€™autore, tutto lโ€™altero carattere repubblicano. 
Lโ€™A. flagella a sangue i Regi e i Calabresi e i Siculi venuti con loro. Flagellandoli e dileggiandoli, si vale della sua peregrina erudizione e di giuochi di parole, i quali ricordano il fare epigrammatico, che lโ€™A: aveva da fanciullo. Ha disdegno per tutto ciรฒ che sente di plebe, e vuole ascoltatori degli di sรฉ. 
Quelle grandi anime di patrioti, che volevano governi popolari, era esse per le prime atterrite nel vedersi intorno differente popolo da quello che avevan sognato.
Non potendo adunque lโ€™A. dare a sรฉ ed agli amici politici altro conforto, prende lโ€™idea dalla Mole ercolanese, e innalza alle piรน illustri vittime un Pantheon. Alla fine del Prodromo egli si infutura col pensiero e immagina lโ€™Accademia ercolanense, i cui membri erano allora dispersi, che, risorta con piรน felici auspici, compia e perfezioni quello scritto, che egli componeva nel segreto del suo dolore.
รˆ vero, o illustri colleghi, se lโ€™opera di cui vi do notizia fosse stata nota alcun tempo fa, il piรน bel monumento ai martiri del 1799 sarebbe stato quello condotto sul Diagramma, cioรจ sul modello che รจ esposto in alcune pagine, e del quale ecco le linee generali:

  1. PANTHEON: sulla porta una greca iscrizione dettata da Euripide, e fra gli emblemi il nostro cavallo con una scritta, che sembra pur mo fatta, ed รจ di Tibullo; alla parete, che di dentro alla porta รจ imminente, son parole di Esiodo.
  2. APOTHEOSIS: una mole quadrata a tre ordini , ed ecco statue allegoriche e lโ€™albero sacro; e qui Virgilio, Orfeo, Orazio, Seneca, quasi fattisi contemporanei, dicono coโ€™ loro versi cose, che niuno epigrafista moderno saprebbe cosรฌ altamente significare.
  3. CENOTAPHIA: (Vanno sino alla 58.ma pagina). Prima di cominciare il giro in cui son disposti, ecco un marmo, su cui per tutte le vittime Virgilio ha dettato versi, come a presentarli per gruppi al visitatore. 

Ogni eroe ha poi il suo cenotafio; ogni sarcofago ha inciso il nome, ed ha una Statua, la piรน appropriata al carattere del Martire; il conciso elogio di ciascuno รจ dato o in greco o in latino; gli autori latini che sono concorsi a questo pietoso ufficio, sono 14; gli autori greci son 10. 
E qui รจ davvero la piรน grande prova del sapere del Faicchiano. Bisogna averli letti, riletti, sentiti tutti codesti classici per farne quel largo uso che egli ne fa. Trovare in un poema, in una storia, in unโ€™ode, in unโ€™elegia, in una scena tragica o comica, in un coro, in un idillio, in una satira, in un frammento poco noto lโ€™iscrizione piรน concisa e piรน significativa per ciascuno, รจ cosa che desta un vero stupore.โ€ 
I primi tre martiri citati, Emmanuele De Deo, Vincenzo Galiani e Vincenzo Vitaliani sono i giustiziati della congiura giacobina del 1794. I fratelli Ascanio e Clemente Filomarino ed il generale tedesco Giuseppe Writz aprono la lunga lista dei giustiziati del โ€™99, pur se costoro furono uccisi i primi per mano dei lazzari allโ€™alba della Repubblica Napoletana nel gennaio del 1799, mentre il generale Writz cadde nella battaglia di Vigliena il 13 giugno, il giorno che i sanfedisti riuscirono ad entrare in Napoli ed a costringere i repubblicani alla resa.
Seguono, ma non tutti in ordine cronologico di esecuzione, i giustiziati di Napoli nelle pubbliche piazze, alcuni caduti in battaglia, altri giustiziati a Procida nel giugno del 1799. 
La presenza di alcuni nomi aggiunti alla fine dellโ€™opera, Bernardino Rulli, Vincenzo Porto e Giuseppe Maria Capece Zurlo, personaggi illustri che patirono certamente la reazione borbonica, ma che non furono perรฒ condannati a morte, rende chiaro lโ€™intento celebrativo dellโ€™autore insito nel titolo stesso dellโ€™opera, Apoteosi dei patrioti, e dunque celebrazione non solo dei giustiziati, ma di tutti i patrioti, o comunque dei piรน noti protagonisti della rivoluzione del 1799.

Il frontespizio dell’opera

Chi era Domenico Antonio Palmieri? Nacque a Faicchio (Benevento) il 4 agosto 1745. Compรฌ i suoi studi nel seminario di Cerreto Sannita e nel collegio Gesuitico di Napoli. Conseguita la laurea in diritto civile e canonico, esercitรฒ lโ€™ufficio di governatore in Gioia del Colle, Avella, Bovino ed Andria. La spietata reazione che tenne dietro alla fine della Repubblica Napoletana del 1799, lo depresse profondamente e, ritenendosi compromesso, chiese asilo ai frati Alcantarini che lo accolsero nel loro convento eretto alle falde del monte Erbano. Scrisse un trattato, il Focione, a dimostrazione degli immensi mali della guerra e dei benefici della pace, e molte poesie quasi tutte perdute. Secondo Alberto Agresti lโ€™opera maggiore del Palmieri fu il Pantheon, scritto durante il ritiro presso i monaci Alcantarini. Morรฌ a Faicchio il 16 giugno 1818.
Gli studi piรน autorevoli ed approfonditi su questa vicenda del Pantheon spettano alla studiosa Prof.ssa Antonella Oreficie. Nel panorama della cultura napoletana, Antonella Orefice (Napoli, 18.09.1967) si inserisce nella saggistica storica di stampo crociano filo-risorgimentale. Scrittrice e dottore in Filosofia all’Universitร  degli Studi di Napoli “Federico II”, dal 1995 si occupa di studi di ricerca storica relativi al XVIII sec. napoletano e, particolarmente, alla Repubblica del 1799, pubblicando diverse monografie su fatti e protagonisti dell’epoca. 


Note e Fonti:
Abstract da: Mariano Dโ€™Ayala e il Pantheon dei Martiri del 1799, a cura di A. Orefice, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Mariano Dโ€™Ayala, Vite degli italiani benemeriti della libertร  e della Patria, Napoli, 1999.
Agresti, Di unโ€™opera inedita che celebra i martiri del 1799, in Atti dellโ€™Accademia Pontaniana, V.XXIX, Memoria 9, 1899, pp.1-12



William Mattei

Laurea in Economia. Promotore culturale, Dirigente dโ€™impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. Vincitore del premio Prosa IX Premio letterario dellโ€™Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive โ€œMagie del Sannioโ€ ha dato vita anche al โ€œPiccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannioโ€.