
In alcuni documenti medievali i Monsorio, feudatari del Casale di San Salvatore, di Castel Venere e di Pugliano, vengono detti anche Monsolini. Questa nobile casata, di origine catalana, presente a Napoli già agli inizi del 1300 e proprietaria di numerosi possedimenti.
Il suo capostipite, Bernardo Monsorio, è ricordato negli annali araldici come “gran capitano a Roma” per volere di Roberto d’Angiò. Alla sua morte, il figlio Francesco ebbe la riconferma dei feudi dalla regina Giovanna I d’Angiò, una delle prima regine regnanti d’Europa (1327-1382).
La famiglia Monsorio rimase sempre fedele alla corona e, per tale motivo, continuò ad ottenerne in cambio benefici ed onorificenze. Così Rinaldo, figlio di Francesco, ampliò i propri possedimenti ottenendo dalla regina Giovanna II (1371-1435) ulteriori feudi, tra cui il Casale di San Salvatore dove venne costruito un castello che i Monsorio destinarono a propria dimora. Un ulteriore salto di qualità lo fece Giovanni, figlio di Rinaldo che –prendendo in moglie Mariella Carafa, appartenente ad una delle famiglie nobili più ricche del napoletano – aumentò considerevolmente il potere economico della famiglia.1Per un’accurata descrizione della famiglia Monsorio si rimanda a testi specifici: S. Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Stampa A. Massi, Firenze, 1651, pag. 47 e segg.; B. Candida Gonzaga, Memoria delle Famiglie nobili delle Province Meridionali d’Italia, 1875, ristampa Forni, Bologna, 1965; S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Ed. G.B. Cappello, Napoli, 1610, pag. 723.
A seguito del fausto matrimonio divenne maggiordomo di Ferdinando I d’Aragona e nel 1479 ottenne da re – in dono perpetuo per sé e per i propri figli – il feudo di Torello ed acquistò a spese proprie il feudo di Faicchio con i suoi Casali, Massa Inferiore e la quarta parte del feudo di Solopaca, con un cospicuo investimento di oltre 4500 ducati.2Secondo il Petrucci la cifra esatta era di quattromila ducati. Sempre secondo tale fonte, la famiglia Monsorio, oltre Pugliano, Castel Venere e Petraria (feudi antichi) vi aggiunse nel 1420 anche il casale di San Salvatore e Faicchio con Massa Inferiore e Solopaca. Cfr.: L. Petrucci, manoscritto.
Da questa unione nacquero quattro figli maschi ed una femmina. Di questi, Ferrante e Annibale divennero abati di Santa Maria d’Avanzo in Puglia; Lucrezia andò in sposa ad Andrea d’Ievoli e Ferrante fu ucciso da un colpo di balestra in circostanze misteriose (s’ipotizzò un movente passionale essendo egli di grande fascino e rinomato donnaiolo).
Unico erede dei possedimenti rimase Vincenzo Monsorio a cui il 26 febbraio 1507, con decreto di Ferdinando II d’Aragona, vennero confermati i feudi già in possesso della sua famiglia:
Terram Faychie cum casalibus et cognitione primarum et secondarum causam; necnon Terram Torelli, Casale Sancti Salvatoris, Terram Veneris, quartam partem casalis Suripache et casale Pugliani et Fragneti cum eorum et earum castris, hominibus, vaxalis etc.
Nello stesso anno venne investito anche del feudo di Rocca Nuova, situato sulla sommità dell’omonima collina, che in passato era stata anche sede vescovile, comprendente il casale abitato di Massa Superiore.
Vincenzo Monsorio, il Duca, forse il personaggio più autorevole della casata, avviò la costruzione del Castello di San Salvatore; sposò Antonina De Capua e visse la sua vita nel castello di famiglia, circondato da fossati e ponte levatoio nel rione “Terra”, a stretto contatto con gli abitanti del Casale che avevano costituito un gruppo di case su di un fazzoletto di terra messo a disposizione dagli abati del monastero di San Salvatore. Vincenzo ebbe due figli maschi: Iacopo e Antonio. Il primogenito Iacopo, seguendo una consuetudine familiare, divenne abate commendatario nel Monastero di S. Maria d’Avanzo in Puglia che, con ogni probabilità, è riconducibile all’Abbazia di Santa Maria di Banzi, situata nel comune lucano di Banzi.
I beni di famiglia rimasero quindi nelle mani di Antonio Monsorio.
Il Duca Vincenzo morì il 2 marzo 1519 e alla sua morte i familiari fecero costruire un imponente sarcofago marmoreo all’interno di una cappellina intorno alla quale, in epoca successiva, venne edificata l’attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di San Salvatore.
Il sepolcro è tuttora visibile ed è interamente di marmo bianco; è composto da un sontuoso altare sormontato da un fregio all’interno del quale è incastonato lo stemma araldico della nobile famiglia.

Lo stemma araldico in cima al monumento aiuta a definire la provenienza dei Monsorio; l’etimologia del nome, infatti, riconduce alla sua derivazione montana (mons = monte; orior = provenire, discendere). Le insegne originali raffigurano la cima di un monte di colore oro mentre l’avanzo del campo è rosso porpora. In un secondo momento Carlo II d’Angiò (1254-1309) concesse a Federico Monsorio, dopo averlo nominato suo consigliere, il privilegio di poter includere nello stemma della casata il giglio d’oro di Francia, in segno di fratellanza e di fedeltà.3S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Ed. G.B. Cappello, Napoli, 1610, pag. 723.
Il monumento funebre dedicato a Vincenzo Monsorio si compone di un’iscrizione con la dedica ai posteri della famiglia. L’epitaffio ricorda che la tomba è stata realizzata dalla moglie del Duca e dal primogenito Antonio: «Viator ne te lateat quaem praeteris iacet hic Vincentius Monsorius animi et corporis dotibus insignis cui Antonina De Capua uxor probissima et Antonius filius pientissimus. H.P. Anno Domini MCXVIIII die 2 martii».
Al di sotto di essa è raffigurato il Duca Monsorio, adagiato su morbido giaciglio. Egli indossa una corazza con falde anteriori, ha lo spadino al fianco sinistro, ginocchielli e schinieri alle gambe. Ai suoi piedi vegliano due cuccioli di cane. La cappella funebre presenta al centro del pavimento una grande botola centrale ricoperta da una lastra di marmo bianco, che conduce alla cripta di famiglia dove successivamente saranno sepolti anche donna Lucrezia De Capua, moglie di Vincenzo Monsorio, morta due anni dopo il marito e precisamente il 4 ottobre 1620 e Cornelia Monsorio, vedova di Francesco Acquaviva, a sua volta deceduta il 28 giugno 1656.4Nel 1813 la cappella divenne di proprietà di Antonio Rabuano, dottore in Diritto canonico e civile che s’incaricò di erigere un nuovo altare dedicato alla S. Croce e del rifacimento del pavimento. Cfr.: Memoria di don Bruno Gagliardi, MS del 1927.

Un importante ramo della famiglia Monsorio governò in Calabria dove fu ascritto ad un primo ordine civico di Reggio Calabria.

La lotta tra i Monsolini ed i Melissari è ricordata finanche in una famosa ballata del cantautore Fabrizio de André dal titolo Sinàn Capudàn Pascià, del 1984, in cui si narra di Scipione Cicala, un marinaio di origini genovesi rapito in giovane età dai turchi che, convertitosi all’Islam, arrivò a ricoprire la carica di «Capudan Pascià», equivalente a gran’Ammiraglio dell’esercito ottomano.5Il brano Sinàn Capudàn Pascià è contenuto nell’album Creuza de Ma, Ed. Ricordi, 1984.
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Bibliografia:
S. Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Stampa A. Massi, Firenze, 165.
E. Bove, Santa Maria Assunta, scrigno di conoscenza, Tip. Nuova Impronta, Cusano, 2016.
B. Candida Gonzaga, Memoria delle Famiglie nobili delle Province Meridionali d’Italia, 1875.
B. Gagliardi, Memoria, manoscritto del 1927.
S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Ed. G.B. Cappello, Napoli, 1610.
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[1] Per un’accurata descrizione della famiglia Monsorio si rimanda a testi specifici: S. Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Stampa A. Massi, Firenze, 1651, pag. 47 e segg.; B. Candida Gonzaga, Memoria delle Famiglie nobili delle Province Meridionali d’Italia, 1875, ristampa Forni, Bologna, 1965; S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Ed. G.B. Cappello, Napoli, 1610, pag. 723.
[2] Secondo il Petrucci la cifra esatta era di quattromila ducati. Dunque, sempre secondo tale fonte, la famiglia Monsorio, oltre Pugliano, Castel Venere e Petraria (feudi antichi) vi aggiunse nel 1420 San Salvatore e Faicchio con Massa Inferiore e Solopaca. Cfr.: L. Petrucci, Ms.
[3] S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Ed. G.B. Cappello, Napoli, 1610, pag. 723.
[4] Nel 1813 la cappella divenne di proprietà di Antonio Rabuano, dottore in Diritto canonico e civile che s’incaricò di erigere un nuovo altare dedicato alla S. Croce e del rifacimento del pavimento. Cfr.: Memoria di don Bruno Gagliardi, MS del 1927.
[5] Il brano Sinàn Capudàn Pascià è contenuto nell’album «Creuza de ma» di Fabrizio de André, Ed. Ricordi, 1984.
Antonella Selvaggio
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.


Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.


Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.



Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.