Per sostenere i costi elevati del proprio tenore di vita, i Ceva Grimaldi facevano affidamento sulle ingenti rendite derivanti dalle imposte che gravavano sulla popolazione di Solopaca e dellโ€™intero ducato. Nel sistema economico del feudalesimo, la quasi totalitร  di terreni agricoli e dei pascoli apparteneva al signore o alla Chiesa. I contadini e i pastori erano costretti a pagare canoni e gabelle per ogni attivitร , persino l’attraversamento di un ponte o di una strada comportava il pagamento di un pedaggio al feudatario, come nelle moderne autostrade. Molti mezzi e strutture indispensabili โ€” mulini, frantoi, macelli, forni โ€” erano proprietร  del nobile e il loro uso comportava ulteriori balzelli o fitti.
In quel contesto, in cui la gente comune non godeva di effettivi diritti civili, abusi e angherie erano la norma e chi protestava rischiava punizioni esemplari. Gli esattori e gli sgherri del signore (chiamati sbirri dal popolo) โ€” preposti alla riscossione delle tasse e a far rispettare le ingiuste leggi โ€” ricorrevano non di rado alla violenza, diffondendo il terrore fra la popolazione. Durante il feudalesimo, inoltre, per la gente comune ottenere giustizia contro il potente di turno era quasi del tutto impossibile. Anche i rari e costosi contenziosi legali intrapresi da qualche ricco cittadino o dalle amministrazioni comunalisi concludevano quasi sempre a favore dei nobili.

Un duca spietato: Antonio Maria

La gestione feudale dei Ceva Grimaldi fu segnata da soprusi e cattiverie che toccarono il culmine sotto il governo di Antonio Maria Ceva Grimaldi, ricordato come il feudatario piรน spietato della casata. Le terribili azioni di questo nobile sono documentate in modo dettagliato nel diario redatto dal medico e letterato solopachese Antonio Dโ€™Amore, il quale registrรฒ le vicende locali per quasi sessantโ€™anni nel corso del 1600.

Dโ€™Amore indicava nei suoi scritti il suo paese sempre con il nome di Solipaca.

Le pagine del diario descrivono l’applicazione di punizioni feroci e, spesso, immotivate. Un contadino che aveva ritrovato lโ€™anello di smeraldo di famiglia, smarrito dal Duca, venne accusato del furto e come โ€œpremioโ€ gli fece infliggere โ€œmille mazzate a carne nudaโ€ Il duca ordinรฒ la mutilazione del naso e delle orecchie a un vassallo di un altro nobile e fu colpito da una bolla di scomunica papale per aver imprigionato un sacerdote. Le carceri del Palazzo Ducale divennero luogo di reclusione e tortura per gli avversari e per i cittadini che non potevano pagare le tasse. Dโ€™Amore riporta persino il caso di un suddito torturato su una croce per un ‘intera giornataโ€. Antonio Maria, inoltre, aveva creato un sistema diffuso di corruzione nellโ€™amministrazione pretendendo, talvolta, il doppio pagamento delle tasse. Chi si ribellava finiva nelle carceri del palazzo ducale e sottoposto a disumane torture.

Stemma Ceva Grimaldi

Un sacerdoteโ€‘storico locale aggiunge che il duca avrebbe fatto โ€œsterminare unโ€™intera famiglia lโ€™annoโ€ perchรฉ voleva che a Solopaca ci fossero solo contadini.
Al suo nome รจ legata anche la celebre leggenda del ripristino del cosiddetto ius primae noctis (il diritto del signore di consumare la prima notte di nozze con le spose dei sudditi). Gli storici moderni hanno tuttavia ampiamente dimostrato che tale legge non รจ mai esistita nel diritto medievale e che si tratta di una leggenda popolare, fiorita nei secoli successivi per sottolineare la natura tirannica del potere dei feudatari.
Nonostante i loro metodi dispotici, i Ceva Grimaldi contribuirono anche ad abbellire il paese modernizzandolo e ristrutturandolo. Oltre all’edificazione del Palazzo Ducale, la famiglia promosse la ricostruzione della nuova chiesa di San Mauro e l’apertura della Via Nuova (corrispondente agli odierni corso Umberto I e via Roma).
Questo importante intervento urbanistico modificรฒ radicalmente l’assetto del paese. Le famiglie solopachesi piรน facoltose e influenti, che fino ad allora risiedevano all’interno di vicoli stretti e angusti, scelsero di edificare le proprie dimore signorili lungo questa nuova e ampia strada. Fu proprio l’apertura della Via Nuova a determinare la caratteristica espansione lineare di Solopaca, facendola sviluppare prevalentemente in lunghezza.

Un duca โ€œromanzescoโ€: Bartolomeo

La casata dei Ceva Grimaldi annovera anche figure dal profilo complesso, tra le quali spicca quella di Bartolomeo II. Le cronache dell’epoca ce lo descrivono colto, bello, abile con la spada, generoso coi deboli e duro con gli arroganti ma caratterizzato da un temperamento focoso che gli creรฒ spesso gravi problemi.
Durante uno spettacolo teatrale a Napoli, un litigio in cui era coinvolto degenerรฒ in tragedia. Un cugino del duca uccise il figlio di un notabile napoletano per motivi banali, solo perchรฉ gli ostruiva la visuale. Lo scandalo che ne seguรฌ costrinse Bartolomeo a cercare rifugio dapprima a Solopaca e successivamente a Roma, prima di subire una condanna a cinque anni di esilio sull’isola d’Ischia.
Riuscito a evadere dallโ€™isola napoletana, nel 1701 prese parte attiva alla congiura di Macchia, un complotto ordito da una parte della nobiltร  napoletana per rovesciare il vicerรฉ spagnolo e consegnare il Regno alla corona d’Austria. Il fallimento della cospirazione lo costrinse alla fuga verso Vienna. In seguito a questi eventi, le autoritร  spagnole lo condannarono per il reato di fellonia (il tradimento del giuramento di fedeltร  al sovrano), decretando la confisca di tutti i suoi beni e ordinando la demolizione delle sue proprietร .
Mentre a Napoli si tentรฒ di abbattere il palazzo di famiglia, a Solopaca le proprietร  del duca rimasero intatte. Bartolomeo godeva infatti di un forte consenso tra la popolazione solopachese โ€” forse favorito anche dalla condivisa passione per la caccia โ€” e nessun cittadino lo tradรฌ, nonostante una cospicua taglia sulla sua testa.
Con l’avvento del vicereame austriaco degli Asburgo, Bartolomeo potรฉ rientrare in possesso dei suoi possedimenti. Ma era troppo irrequieto per restarsene tranquillo a Solopaca o a Napoli. La sua indole lo spinse a recarsi in Spagna, intenzionato a liberare alcuni autorevoli personaggi austriaci. Si imbarcรฒ su un vascello pirata inglese e perse la vita nel corso di un assalto a una nave francese.
Tra gli armigeri e i guardaspalle al servizio di don Bartolomeo figurava anche il famoso e famigerato fuorilegge Antonio Di Santo. Per lunghi anni, Di Santo seminรฒ il terrore nelle campagne solopachesi, restando profondamente impresso nella memoria storica e nel folklore locale. Datosi alla macchia per i delitti commessi, si dice sia sparito nel nulla insieme alla sua banda alimentando, cosรฌ, il suo mito.


(*) Tratto da: Solopaca, una storia per ragazzi di Antonello Santagata di prossima pubblicazione.



Antonello Santagata

Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di "Byblos", la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato "A tavola nel Sannio", una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; "Dietro la Leggenda" (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato "Samnes", un romanzo storico sull'epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle "Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi". Nel 2019 ha pubblicato "Guida alla Valle Telesina e al Sannio" e nel 2021 "Il delitto del pozzo dei pazzi", un medical-thriller ambientato nel primo '900 nell'ospedale degli Incurabili di Napoli in cui una una giovane studentessa, con lโ€™aiuto di grandi medici sanniti di quel periodo, affronta un caso di omicidio. Il lavoro รจ stato premiato in nove concorsi letterari. รˆ inoltre autore della "Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di "Fiabe e Favole in cerretese", edito da Fioridizucca. (2023).