
Alle prime luci dell’alba del 14 aprile 1957, Domenica delle Palme, nella parte più orientale dell’entroterra campano, alcune centinaia di disoccupati, braccianti e contadini del Fortore, stanchi della loro miseria, decisero di attuare una clamorosa forma di protesta e tentare di raggiungere a piedi Roma ad urlare il proprio dolore e la propria disperazione sotto le finestre di Montecitorio.
I dimostranti non arrivarono mai a destinazione. Partiti a piccoli gruppi da diversi centri dell’Alto Fortore, furono fermati dalle forze dell’ordine a 30 km dalla partenza, nei pressi di San Marco dei Cavoti. Bloccati e malmenati, i “rivoltosi” furono arrestati e schedati come delinquenti comuni.
Ma cosa indusse un drappello di braccianti poveri del sud Italia ad inscenare una tale protesta? Le cause che portarono a tale evento furono molteplici.
Nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale la sofferenza da parte della popolazione del Fortore si era ulteriormente acuita a causa, soprattutto, di problematiche legate alle disagiate condizioni delle strade e delle vie di comunicazione per raggiungere agevolmente i paesi limitrofi. Ad aggravare il malcontento da parte della popolazione era soprattutto la scarsa produttività di un terreno, arido ed argilloso, non particolarmente adatto a coltivazioni intensive che rendevano poco incline allo sviluppo un vasto territorio, nonostante la notevole pressione demografica. Altro fattore determinate nel corso di questa indagine storica è rappresentata dall’inefficacia spinta propositiva delle misure di sviluppo e di finanziamento stabilite attraverso una serie di riforme da parte dello Stato. La Riforma agraria promulgata dal governo De Gasperi nel 1950 nel Fortore non riuscì ad imprimere un impulso efficace finalizzato a risollevare la povera economia della zona. Infine la mala gestione della politica e i forti sprechi dei finanziamenti nazionali ebbero un ruolo determinante nell’accrescere la difficoltà di creare uno sviluppo civile contribuendo in maniera decisiva a determinare il dissesto idro-geologico, a dilatare il processo di disgregazione sociale e a creare una distanza sempre maggiore tra le zone costiere e le aree interne della Campania.
Gran parte della popolazione fu spinta, inoltre, a lasciare il proprio paese per sfuggire alla povertà.
Questo silenzioso e costante flusso migratorio nel tempo decimò il numero degli abitanti del territorio mostrandosi particolarmente imponente nel ventennio dal 1951 al 1971 con un calo della popolazione pari al 28%.
Ad abbandonare la zona furono per lo più giovani, i più validi e forti, coloro che costituivano energie di riserva per le vecchie generazioni. Restavano invece i vecchi, i deboli, i malati e le donne, vale a dire categorie sociali improduttive da un punto di vista economico, rassegnate a un destino inesorabile.
Tale difficoltà fu avvertita anche da parte dei partiti politici della zona in cui la popolazione trovava un unico barlume di speranza, in particolar modo le nascenti associazioni sindacati si mostrarono maggiormente interessati accogliere il grido di speranza del popolo fortorino.
In questo scenario aumentò considerevolmente il tasso di sindacalizzazione e molti dei lavoratori e contadini aderirono alle organizzazioni sindacali e già a partire dalla metà degli anni ‘50 sembrarono convinti ad attuare una serie di manifestazioni volte a far valere i diritti dei braccianti e contadini.
La prima di queste iniziative fu avviata già nel ’56 quando alcuni disoccupati – parte a piedi, parte servendosi di mezzi di fortuna – raggiunsero Benevento dando pacifiche dimostrazioni sotto la sede degli uffici direttamente interessati.
Nonostante le promesse e le rassicurazioni da parte degli organi provinciali, i lavoratori del Fortore non ottennero, però, i risultati sperati provocando una nuova presa di posizione da parte dei sindacati decisi ad organizzare una nuova marcia, questa volta con aspettative ben più alte: l’obiettivo era Roma. La marcia vera e propria si sviluppò nel corso del 1957.
Alle prime luci dell’alba di domenica 14 aprile, nella piazza centrale di San Bartolomeo in Galdo cominciarono a confluire i primi “marcianti” costituiti da braccianti disoccupati, contadini, esponenti dei sindacati, donne con bambini al seguito, anziani e adolescenti: un popolo che per la prima volta marciava compatto e deciso nella speranza di un futuro migliore.
In ogni comune della valle del Fortore, da Foiano a San Bartolomeo a Montefalcone, a San Marco si raccolsero viveri e denaro per sostenere la marcia.

Le forze dell’Ordine erano disposte lungo tutto il percorso che avrebbe dovuto portare i manifestanti nel vicino paese di S. Marco dei Cavoti dove si sarebbero dovuti congiungere ad altri braccianti per puntare verso Roma. L’appuntamento era al ponte di Sette luci, luogo di raccolta che collegava i comuni di Foiano e di San Bartolomeo. Gli eventi però presero una piega diversa. Giunti al ponte Sette luci si trovarono di fronte a un imponente schieramento di Forze dell’Ordine. Un primo gruppetto venne invitato ad allontanarsi senza creare incidenti; vi furono momenti di concitazione e scontri fisici. Quattro lavoratori rimasero feriti e alcuni altri contusi. Un secondo gruppo, formato da circa ottanta operai provenienti da Foiano, avendo saputo del blocco, abbandonò la strada provinciale e si sparpagliò tra i monti. Ma i militari avevano ricevuto l’ordine di impedire “ad ogni costo” il passaggio dei manifestanti. La cronaca racconta di inseguimenti da parte di una ventina di poliziotti che si addentrarono nel bosco per tentare di acciuffare qualche rivoltoso già noto alle forze dell’ordine. Durante le prime ore della sera il corteo si disperse e una nutrita schiera di manifestanti, delusa e amareggiata per l’evoluzione degli eventi (per lo più anziani, donne e minori) fecero ritorno alle loro abitazioni, sotto la scorta vigile dei poliziotti. Comunque alcuni gruppi di manifestanti, sfuggendo all’inseguimento delle Forze dell’Ordine, riuscirono a raggiungere il comune di San Marco dei Cavoti. Qui i manifestanti trovarono solidarietà soltanto da parte di alcuni compagni di partito che offrirono una prima assistenza in ricoveri di fortuna. Dormirono una notte per lo più all’interno delle stalle mentre in giro c’era aria di indecisione e di scoramento, non si sapeva se proseguire oppure tornare a casa. Il giorno dopo, determinati, ripresero il cammino. Dopo alcune ore di marcia, nei pressi del territorio di Pesco Sannita, si trovarono di fronte ad un nuovo posto di blocco. La polizia si mostrò subito determinata a sbarrare la strada e a perpetrare gli inseguimenti, disperdendo i marcianti, costringendoli alla fuga o caricandoli di forza sulle camionette.

La marcia si concluse così, miseramente, con la sconfitta dei lavoratori.
Tale evento non modificò la situazione, purtroppo, anzi, condannò in qualche modo i rivoltosi e provocò in loro un senso di forte spaesamento. Per i braccianti della Valfortore la marcia rappresentò il sogno di un reale cambiamento. Ma si erano illusi.

Le autorità non compresero fino in fondo le motivazioni della protesta, ne sottovalutarono e fraintesero le ragioni, mortificarono gli ideali che animavano le azioni della marcia convinti che fosse solo un’espressione del disagio economico o una speculazione politica. Ma anche le organizzazioni sindacali – raccogliendo la protesta e incanalandola all’interno di più ampie rivendicazioni sociali – le avevano dato una maggiore rappresentazione politica che forse non era nelle intenzioni iniziali di tutti i manifestanti e che, in ogni caso, non fece che conferire una caratterizzazione ulteriore alla richiesta di soccorso alla base della protesta. In alcuni casi ci furono anche delle incomprensioni: i braccianti e i contadini, infatti, comprendevano solo in parte le distinzioni politiche e le ritenevano talora strumentali ed inconcludenti. Alcuni mostravano diffidenza nei confronti della politica e temevano di venire strumentalizzati.
La “marcia della fame”, dunque, come la ricordiamo noi oggi, non fu una rivoluzione in senso stretto, non vi furono vittime. Non si trattò di una rivolta contadina per le terre, il fine diveniva un altro. L’obiettivo era di modificare la condizione in atto per sperare in un futuro migliore in cui i figli di contadini, braccianti e disoccupati non avrebbero dovuto patire la stessa miseria dei propri genitori.


Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Antonella Selvaggio
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.



Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.






Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini. 
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.