Non finiremo mai di essere grati a Theodor Mommsen, epigrafista e filologo tedesco, autore del Corpus Inscriptionum Latinarum in cui ha catalogato, tra lโ€™altro, anche le iscrizioni ritrovate a Telesia. Egli, per meglio svolgere il suo accurato lavoro, dimorรฒ a San Salvatore in due diverse occasioni (nel 1845 e nel 1878) ospite presso la famiglia Pacelli, nei cui giardini erano state trasportate le iscrizioni dellโ€™antica cittร  per essere meglio conservate.1Theodor Mommsen (1817-1903), raccolse nel suo Corpus Inscriptionum Latinarum (C.I.L.), opera monumentale in piรน volumi pubblicata nel 1863, raccolse e descrisse le iscrizioni epigrafiche latine sino alla caduta dellโ€™Impero romano dโ€™Occidente. Nel IX volume sono contenute le iscrizioni relative a Telesia e rinvenute negli orti della famiglia Pacelli (hortis pacellianis).
Una di esse โ€“ rinvenuta come le altre in hortis pacellianis โ€“ si rivela di unโ€™importanza straordinaria.
Lโ€™iscrizione cosรฌ recita:

Iscrizione in Hortis Pacellianis – Mommsen, C.I.L.

Perchรฉ questa iscrizione assume unโ€™importanza fondamentale? Perchรฉ ci fornisce una informazione preziosa, basta leggerne il contenuto: ยซLollia, quarta figlia di Marco, con disposizione testamentaria dispone che col suo denaro (pecunia) si costruisse una casa, un orto per la scuola gladiatoriaยป.
Ed ecco la notizia: Telesia era sede di un ludus, ossia di una scuola di addestramento per gladiatori. La cosa potrebbe apparire abbastanza scontata poichรฉ se la cittร  possedeva un anfiteatro, conseguentemente in esso dovevano svolgersi anche combattimenti tra gladiatori che, tra tutti gli spettacoli a cui si poteva assistere a Roma e nellโ€™Impero, erano i piรน popolari e i piรน graditi. Lโ€™allestimento di uno spettacolo di lotta gladiatoria (munera gladiatoria) costituiva sempre un elemento di grande richiamo di pubblico. Apprezzato e desiderato da tutti, esso affascinava le masse popolari molto piรน degli spettacoli teatrali (oltre allโ€™anfiteatro, Telesia possedeva anche un teatro semicircolare).
Ma i giochi gladiatori, per i telesini come per i romani, erano molto piรน di un semplice passatempo. Servivano a magnificare le capacitร  dei legionari, a trasmettere valori di coraggio, di forza e di resilienza e rivestivano perfino un aspetto educativo per le future generazioni. Rappresentavano inoltre un efficace strumento di comunicazione in quanto talvolta ricostruivano delle battaglie realmente esistite e servivano a far conoscere alla popolazione, priva di qualsiasi strumento informativo, lโ€™esito delle guerre a cui gli eserciti si erano sottoposti.
La violenza dei combattimenti, la crudeltร  dei singoli protagonisti eccitavano gli spettatori creando delle vere e proprie fazioni a favore dellโ€™uno o dellโ€™altro contendente. Non di rado le opposte โ€œtifoserieโ€ dalle gradinate venivano alle mani come nelle odierne partite di calcio e il tifo favoriva anche le scommesse in denaro sullโ€™esito del combattimento. Il sadico piacere derivante dalla vista del sangue dei gladiatori scatenava scene di vero e proprio isterismo collettivo. Il sangue rappreso o brandelli dei loro abiti erano oggetto di un fiorente mercato, venduti al mercato nero come se fossero delle reliquie; addirittura si riteneva che fossero capaci di scacciare il malocchio e venivano conservati gelosamente come degli amuleti.2J. Carcopino, La vita quotidiana a Roma, Ed. Laterza, Roma-Bari, 1995.
Nellโ€™antica Roma la storia dei combattimenti tra gladiatori schiavi si sviluppรฒ lungo un periodo di oltre cinquecento anni, dal 105 a.C., anno in cui Caio Mario decise di inserirli tra i giochi circensi, al 439 d.C. che segnรฒ lโ€™anno della loro definitiva abolizione, probabilmente decisa sotto la spinta di unโ€™opinione pubblica in maggioranza cristianizzata e in grado di esercitare la propria influenza sulle autoritร  civili.

A Telesia, dunque, secondo lโ€™iscrizione indicata dal Mommsen, cโ€™era una scuola di addestramento allโ€™arte gladiatoria.
Il Petrucci, nella sua Storia di Telese, ne indica perfino il posto esatto. Si trovava in un luogo chiamato Grotte di Pugliano e che lui descrive in nodo minuzioso: ยซun sito posto su di unโ€™agevole collinetta, aprico, e allโ€™oriente di Monte Pugliano: quindi opportuno per la conservazione della salute deโ€™ Gladiatoriยป.3L. Petrucci, Storia di Telese, Ms., 1853-1863.
Il fabbricato era situato in aperta campagna, circondato da una fertile pianura, a distanza di circa un miglio dallโ€™anfiteatro. Egli trae questo convincimento dalla particolare conformazione dellโ€™edificio sulla cui destinazione dโ€™uso non sembra nutrire dubbi. Suddiviso in diversi ambienti ciascuno dei quali a seconda degli allenamenti a cui i gladiatori dovevano sottostare.
Petrucci descrive la presenza di un sisto, ossia di un portico, presente nella parte orientale dellโ€™edificio delle dimensioni di 160 palmi per 20 di larghezza.4Il sisto, secondo lโ€™accurata definizione che ne dร  il Trutta nella sua Dissertatione, era una loggia, un portico coperto costruito sul livello del terreno fatto per โ€œricevere i venti, ed i raggi solari ed insfuggire la pioggiaโ€. In esso gli atleti si esercitavano alla lotta al riparo dalle intemperie, soprattutto nella stagione invernale. Cfr.: G.F. Trutta, Dissertationi istoriche delle antichitร  alifane, tip. Simoniana, Napoli, 1776, pag. 149.
Il loggione, lungo il perimetro dei tre lati (settentrione, oriente e mezzogiorno), era contornato da archi in pietra muniti di finestre che davano aria agli ambienti. Per una migliore comprensione della sua descrizione, il Petrucci allega alla sua opera un disegno esplicativo e dichiara: ยซIn effetti si vede un Sisto a parte Orientale lungo 160 palmi per 20 di larghezza. Esso gira a parallelogramma a settentrione e mezzogiorno per 100 palmi in ogni lato. Da mezzogiorno diverge ad occidente per 80 palmi, ma non arriva a toccare lโ€™estremitร  settentrionale. Tre entrate, una a settentrione, e due a mezzogiorno danno accesso nel Sisto: oltre unโ€™altra entrata ad occidente, che immette in un altro recinto interno e separato, giusta la pianta, che annettoยป.

Pianta della casa dei gladiatori (da Petrucci, Storia di Telese)

ยซIl Sisto per i tre lati di Settentrione, oriente, e mezzogiorno รจ guarnito esteriormente da archi: e tra i spazii, che lasciano le curve, si veggono i vani delle finestre, che davano lume al Sisto orientale. I due ultimi archi verso mezzogiorno sono piรน bassi, ed offrono due camerette poggiate sulla massiccezza deโ€™ medesimi. Nel muro interno del Sisto orientale si veggono sei vani di porte, per le quali si entra a sei camere quadrate di 20. palmi quadrati per lato. Dietro le tre camere a parte di mezzogiorno sta una piazza. Dietro le tre altre camere a settentrione si vede il recinto interno, ma nel mezzo sta un muro saldo di venti palmi in quadro, sul quale poggiano le volte del fabbricato. Questโ€™edificio teneva sicuramente un piano superiore, di cui non restano avanzi. Io credo che su di esso si ascendeva dal lato di occidente, e propriamente dalla punta settentrionale. Di fatti il Sisto a questo lato si vede terminato dopo la lunghezza di palmi 80. Rimangono perciรฒ non solo 20 palmi per chiudere la figura del parallelogramma, ma piรน altri 20 palmi per formare simmetria col lato meridionale, che offre un prolungamento di quel Sisto. I calcinacci, che covrono questo sito, e piรน la nuova grada costruita per ascendere alla masseria attuale non permettono ulteriori indaginiยป.5L. Petrucci, Storia di Telese, Ms., 1853-1863.

Studi successivi hanno individuato nella masseria La Grotta, in territorio di Castelvenere, il sito indicato dal Petrucci.6Unโ€™analisi approfondita del sito archeologico รจ stata pubblicata in un interessante studio di G. Renda. Cfr.: Aa.Vv. Carta archeologica e ricerche in Campania, Ed. Lโ€™Erma di Bretschneider, Roma, 2012.
Questa masseria effettivamente presenta le caratteristiche descritte dal Petrucci; indagini archeologiche hanno riconosciuto che i vani al pianterreno dellโ€™attuale abitazione potrebbero essere ascrivibili allโ€™epoca antica, sia per le tecniche edilizie, sia per lโ€™opera cementizia utilizzata. Ciรฒ rende ancora piรน suggestiva lโ€™ipotesi che la masseria in questione fosse stata in realtร  una schola gladiatoria e non un criptoportico (come farebbe pensare il toponimo โ€œgrottaโ€).

Castelvenere, Masseria “La Grotta” (da: G. Renda, Carta archeologica e ricerche in Campania)

Lo storico di San Salvatore cosรฌ afferma: ยซLe quattro branche del sito erano destinate allโ€™ammaestramento in tempo dโ€™inverno, che si alternavano in ciascun sisto e a tenori della stagione, o a tenori delle varie lezioni. La piazza allโ€™interno formava un Xystum ove esercitavansi i gladiatori in tempo dโ€™estร  o nelle buone giornate dโ€™inverno. Ai lati meridionale, e settentrionale del parallelogramma vi era lo spazio conveniente per lโ€™esercizio a Cielo scoverto, che soleva adombrarsi con platani, e con altri alberi frondosiยป.7L. Petrucci, Cit.
I gladiatori, quindi, potevano addestrarsi in qualunque periodo dellโ€™anno. Essi erano dei veri e propri eroi, come le star del cinema dei giorni nostri, avevano i loro fans, conducevano una vita riservata in luoghi igienicamente salutari per custodire la loro condizione fisica. Erano costantemente assistiti da unโ€™equipe di medici e la loro attivitร  professionale era legata al โ€œlanistaโ€, una figura a metร  strada tra un procuratore sportivo e un odierno impresario. Spesso a questa professione si dedicavano ex gladiatori che, per ragioni di etร , avevano concluso lโ€™attivitร  agonistica. Il lanista sโ€™impegnava nella compravendita dei gladiatori, provvedeva a organizzare la loro giornata, programmava i combattimenti e controllava che i gladiatori conducessero una vita serena e morigerata.8Il termine โ€œlanistaโ€ avrebbe origini etrusche e significherebbe letteralmente carnefice, torturatore. Si ritiene che anche i ยซludi gladiatoriยป avessero origini etrusche essendo stati introdotti a Roma dal re etrusco Tarquinio Prisco.  Cfr.: F. Paolucci, Gladiatori, i dannati dello spettacolo, Ed. Giunti, Milano, 2003, pag. 9. Il suo profitto derivava dallโ€™affittare la propria squadra allโ€™organizzatore degli spettacoli circensi (editor) poichรฉ era il tenutario del contratto di vincolo sportivo (oggi diremmo del โ€œcartellinoโ€). Addirittura se un gladiatore moriva durante un combattimento, lโ€™organizzatore dello spettacolo era tenuto a pagare integralmente al lanista la quotazione dellโ€™atleta.9G. Pacifici, Le maschere del male. Una sociologia, FrancoAngeli Editore, Milano, 2015, pag. 34.
Contrariamente a quanto si crede, infatti, i combattimenti gladiatori non erano allโ€™ultimo sangue ma sottoposti a regole e rituali rigorosi. Lโ€™essenza del combattimento non era la morte ma lโ€™esibizione di abilitร , forza e resistenza. Lo spettacolo puntava a mettere in cena i valori di una societร  fortemente militarizzata.
Si vuole che lโ€™arte della gladiatura sia nata in Campania intorno al IV sec. a.C. originariamente come rituale funerario quando ai combattimenti, che avvenivano con armi di legno e senza provocare morti nรฉ ferire gravemente, partecipavano i parenti del defunto. Lโ€™usanza divenne sempre piรน frequente e abbastanza in voga presso gli Etruschi che perรฒ decisero di utilizzare armi di ferro, rendendo lo spettacolo ancora piรน cruento. Solo nel II sec. a.C. i Romani appresero questโ€™arte dagli Etruschi e la fecero propria, rendendola popolare.
Nellโ€™antica cittร  di Telesia lโ€™imponente palcoscenico per gli spettacoli gladiatori era rappresento dallโ€™anfiteatro, una maestosa struttura ubicata fuori dalle mura urbiche, poco distante dalla porta di Capua, nel luogo detto โ€œImperialeโ€. La sua edificazione รจ coeva a quella dellโ€™anfiteatro di Pompei. Questo complesso monumentale occupava unโ€™area ellittica complessiva di oltre 84×62 metri. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

Immagini dell’anfiteatro di Telesia e ricostruzione 3D

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[1] Theodor Mommsen (1817-1903), raccolse nel suo Corpus Inscriptionum Latinarum (C.I.L.), opera monumentale in piรน volumi pubblicata nel 1863, raccolse e descrisse le iscrizioni epigrafiche latine sino alla caduta dellโ€™Impero romano dโ€™Occidente. Nel IX volume sono contenute le iscrizioni relative a Telesia e rinvenute negli orti della famiglia Pacelli (hortis pacellianis).
[2] J. Carcopino, La vita quotidiana a Roma, Ed. Laterza, Roma-Bari, 1995.
[3] L. Petrucci, Storia di Telese, Ms., 1853-1863.
[4] Il sisto, secondo lโ€™accurata definizione che ne dร  il Trutta nella sua Dissertatione, era una loggia, un portico coperto costruito sul livello del terreno fatto per ยซricevere i venti, ed i raggi solari ed insfuggire la pioggiaยป. In esso gli atleti si esercitavano alla lotta al riparo dalle intemperie, soprattutto nella stagione invernale. Cfr.: G. Trutta, Dissertazioni istoriche delle antiche cittร  alifane, Tip. Simoniana, Napoli pag. 149.
[5] L. Petrucci, Storia di Telese, Ms., 1853-1863.
[6] Unโ€™analisi approfondita del sito archeologico รจ stata pubblicata in un interessante studio di G. Renda. Cfr.: Aa.Vv. Carta archeologica e ricerche in Campania, Ed. Lโ€™Erma di Bretschneider, Roma, 2012.
[7] L. Petrucci, Storia di Telese, Ms., 1853-1863.
[8] Il termine โ€œlanistaโ€ avrebbe origini etrusche e significherebbe letteralmente carnefice, torturatore. Si ritiene che anche i ยซludi gladiatoriยป avessero origini etrusche essendo stati introdotti a Roma dal re etrusco Tarquinio Prisco.  Cfr.: F. Paolucci, Gladiatori, i dannati dello spettacolo, Ed. Giunti, Milano, 2003, pag. 9.
[9] G. Pacifici, Le maschere del male. Una sociologia, FrancoAngeli Editore, Milano, 2015, pag. 34.



Emilio Bove

Medico e scrittore. Ha allโ€™attivo numerose pubblicazioni tra cui una Vita di San Leucio, dal titolo ยซIl lungo viaggio del beato Leucioยป, edita nel 2000. Ha pubblicato nel 1990 ยซSan Salvatore Telesino: da Casale a Comuneยป in cui ripercorre lโ€™evoluzione del suo paese dalla nascita fino alla istituzione del Comune. Ha scritto il romanzo-storico ยซLโ€™Ultima notte di Bedรฒยป, vincitore del Premio Nazionale Olmo 2009: la storia di un eccidio nazista perpetrato nellโ€™ottobre 1943. Nel 2014 ha scritto la storia della Parrocchiale di Santa Maria Assunta con la cronotassi dei parroci. รˆ autore di un saggio sulla storia della depressione: ยซIl potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brownยป. Ha partecipato al volume "Dieci Medici Raccontano", vincitore del Premio Letterario Lucio Rufolo 2019. Nel 2021 ha pubblicato ยซPolitica e affari nell'Italia del Risorgimento. Lo scontro in Valle telesina. Personaggi e vicende (1860-1882)ยป e nel 2024 i saggi ยซFu la peste: maghi, ciarlatani, taumaturghi, guaritori. Epidemie in Italia e nel Sannioยป e ยซIslam a Telesia, le incursioni arabe e saracene nel Sannio longobardoยป editi da ABE Napoli. Collabora con diverse riviste di storia. Presidente dellโ€™Istituto Storico Sannio Telesino รจ Direttore Editoriale della Casa editrice Fioridizucca.