Se Cosimo Giordano sia stato un partigiano e patriota borbonico o un assassino, delinquente comune, o magari entrambe le cose, รจ tuttโ€™ora materia di discussione e di scontro tra opposti modi di leggere la storia, quel periodo storico e le azioni del personaggio in questione. Si tratta, perรฒ, di un pezzo di storia che ci ha riguardato da vicino, per cui il confronto tra i diversi modi di vedere รจ ancor piรน sentito dalle nostre parti. Le vicende del brigante cerretese, nellโ€™ambito di quella โ€œguerra civileโ€ che portรฒ allโ€™unitร  dโ€™Italia, coinvolsero di persona i nostri avi e si svolsero tra le mura e le strade di quelle che oggi sono le nostre case e i nostri paesi.

Ciascuna delle parti il piรน delle volte, perรฒ, si รจ fatta fazione e, a volte, alla confusione hanno contribuito anche alcuni storici, che abdicando dal ruolo principale di raccontare semplicemente i fatti, li hanno conditi troppo spesso di opinioni personali. Eโ€™ giusto precisare, dโ€™altronde, che qui non si vuole dare alcuna risposta, di nessun genere, alla questione ma solo contribuire, sia pure con la brevitร  e semplicitร  di un articolo, alla conoscenza del personaggio attraverso le vicissitudini della sua vita.

Cosimo Giordano nasce a Cerreto nel 1839 da madre siciliana e da Generoso, probabilmente detto ยซRรฒsโ€™ยป, lโ€™abbreviativo usato nel paese per quel nome. La sua infanzia non dovette essere facile ma, dโ€™altronde, allโ€™epoca lโ€™infanzia non era facile per nessuno. Apprendista barbiere e guardiano di animali (naturalmente non suoi ma del padrone), tutti lo dipingono come scaltro e intelligente, tranne Abele De Blasio (ma si capirร  in seguito perchรฉ) che lo ritrae come โ€œun imbecille, incapace di apprendere qualsiasi mestiereโ€.

L’assassinio del padre

Ancora non aveva 16 anni quando accadde un grave ed importante episodio che rappresenterร  una prima svolta nella sua movimentata vita. Se ne stava tornando a casa in compagnia del padre quando, lungo la strada vennero affrontati da un certo Giuseppe Baldini al quale Generoso doveva dei soldi. Alle insistenti richieste di restituzione da parte del Baldini, Giordano padre chiese di aspettare tempi migliori e che glieli avrebbe restituiti lโ€™anno successivo. Il creditore non volle sentire ragioni e, durante lโ€™alterco, lo assalรฌ colpendolo con unโ€™ascia alla testa uccidendolo sul colpo. Cosimo che aveva assistito alla scena, dโ€™impulso sโ€™avventรฒ sullโ€™assassino del padre sventrandolo con un coltello e lasciando lโ€™uomo senza vita a terra.
A seguito del fatto di sangue viene arrestato e processato ma, la Gran Corte Criminale di Napoli, in considerazione della giovane etร  e, soprattutto, del movente affettivo, lo assolve.
Negli anni successivi pare si sia comportato correttamente in quanto non ci sono episodi di rilievo riferiti. A 20 anni qualcuno gli dice che per la sua corporatura puรฒ essere arruolato nei Reali Carabinieri a cavallo (ancora una volta il De Blasio, invece, dice che โ€œa causa della sua costituzione fisica non potette fare nemmeno il contadinoโ€) per cui presenta domanda e viene ammesso.
Come fosse in realtร  fisicamente lo sappiamo da una scheda segnaletica fatta dallโ€™Ufficio di Pubblica Sicurezza di Cerreto nel 1880 quando aveva 41 anni: alto 1,70 m., piuttosto robusto, viso oblungo di colorito scuro, naso lineare. Fronte regolare con capelli, ciglia e occhi neri; porta barba piccola e baffi neri. Segni particolari: una cicatrice sotto lโ€™occhio sinistro e mancanza di falange al mignolo sinistro.
Comunque viene arruolato e conquista presto i gradi di Caporale, mentre lโ€™anno successivo diventa Sergente (anche se verrร  sempre ricordato come Caporal Cosimo) e con questi gradi partecipa alla battaglia del Volturno.
In questa battaglia, considerata una delle piรน importanti del Risorgimento, svoltasi  lungo lโ€™omonimo fiume, lโ€™esercito borbonico tentรฒ una vana controffensiva allโ€™avanzata di Garibaldi. Ad essa prese parte, โ€œdistinguendosi per valoreโ€ il giovane Cosimo (alla battaglia partecipa, come volontario nei garibaldini perรฒ, anche Carmine Crocco, ridiventato filo-borbonico dopo la disfatta, sarร  uno dei piรน temuti capi briganti della Basilicata).

La banda Giordano

Dopo la sconfitta, Cosimo ritorna al suo paese e risponde per due volte alla chiamata per arruolarsi nel nuovo esercito italiano. Per il suo passato borbonico non fu accolto nel migliore dei modi dai commilitoni e dagli ufficiali filo-piemontesi, per cui, ad evitare casini, lo rispediscono a casa.
Cerca di ricominciare facendo il bracciante agricolo, ma anche nel suo paese qualcuno lo beffeggiava per i suoi trascorsi borbonici. Inoltre, -racconta la Sangiuolo- alcuni potenti signorotti del paese insidiavano la bellissima cognata e due sorelle. Cercรฒ di tutelarle, probabilmente con modi non proprio gentili, per la qual cosa questi non precisati signorotti, anche per avere campo libero con le donne, pare abbiano sollecitato contro di lui lโ€™emissione di un mandato di cattura. Non gli resta altro, per evitare la prigione, che darsi alla macchia. Trova, nelle campagne cerretesi e matesine, altri sbandati come Giuseppe Ludovico, alias โ€œPilucchielloโ€, Domenico Di Crosta, detto โ€œTribunaleโ€ e Girolamo Civitillo, conosciuto come โ€œSenza pauraโ€. Con questi, e molti altri, forma una banda della quale viene riconosciuto come capo. Si comportano come una vera gang, per sostenersi taglieggiano, uccidono e rubano. A volte fanno dei โ€œfavoriโ€ a qualche manutengolo che li proteggeva. In particolare terrorizzano e uccidono i nemici di Pasquale Mendillo, dal quale spesso veniva coperto, padre della sua fidanzata Marianella. Non mancarono feroci delitti con mutilazioni, a scopo di esempio, di chi era sospettato di essere spia delle Guardie. Insomma commettono crimini che poco hanno di motivazioni nobili. In questo contesto quello che fece piรน scalpore fu lโ€™assassinio di don Annibale Piccirillo, dellโ€™Ufficio del Registro di Guardia, prima sparato e poi pugnalato. Ucciso, molto probabilmente, su commissione di un altro brigante il quale si era costituito, su suggerimento di Don Annibale, con la falsa promessa dellโ€™impunitร .
Rapidamente la banda si andava ingrossando e le necessitร  di soldi, viveri e armi aumentava. Documentato รจ il pizzino a scopo estorsivo, scritto da un suo luogotenente ed inviato alla badessa di Cerreto, Suor Mariangela Pacelli: โ€œCome avete cercato denaro per Caribaldo cosรฌ vi preghiamo di mandarci mille ducati a noi altri sbandatiโ€. O un altro scritto, di suo pugno, al canonico Pasquale Cofrancesco al quale imponeva di mandargli la โ€œcarabina da bersagliere e sei mazzi di cartucceโ€.
La banda in breve tempo si arricchรฌ di altri elementi tra i quali briganti, sbandati, morti di fame e delinquenti comuni, ma anche ex soldati e contadini delusi da Garibaldi, provenienti da vari paesi tanto che dovette dividerla in quattro gruppi. Il clamore suscitato dalle loro โ€œgestaโ€ incrementava sempre piรน la fama di Cosimo che, da allora, sembra cambiare linea. Invia lettere di estorsione ai notabili dei paesi spiegando loro che lo fa per mantenere chi si batte per la restaurazione di Francesco II.
Anche De Blasio scrive che โ€œdal monte Matese, centro delle sue gesta, il Giordano emanava gli ordini per sollevare le masse contro lโ€™attuale Governoโ€. Contestualmente lo stesso Re deposto, attraverso i suoi uomini, organizza, coordina e sovvenziona le bande di briganti in tutto il Sud. Nel suo giro venne a Cerreto, sicuramente a tal scopo, sotto le mentite spoglie di un suonatore dโ€™arpa, Luigi di Borbone, fratellastro di Franceschiello.
Le azioni della banda Giordano cominciano a prendere delle connotazioni โ€œpoliticheโ€.

I fatti di Pontelandolfo

Cosimo Giordano e la sua banda, nel mese di agosto del 1861, furono protagonisti dei noti fatti di Pontelandolfo e Casalduni.
Il 7 di quel mese scoppiano a Pontelandolfo dei moti filoborbonici, le Guardie Nazionali scappano e Caporal Cosimo con i suoi ne approfitta per entrare nel paese e issare la bandiera dei Borbone. Negli scontri vi furono quattro morti. Il giorno 11 giunge in ricognizione un drappello di 45 soldati piemontesi che si accampano nella torre del castello. Vengono affrontati da un gruppo di briganti e contadini per cui scappano prima verso San Lupo, poi verso Casalduni. Lungo la strada vengono accerchiati dalla banda diretta dal brigante Pica, catturati e uccisi tutti, tranne tre o quattro che, in qualche modo, riuscirono a salvarsi. Alcuni storici raccontano che furono torturati, massacrati con le mazze e calpestati con i cavalli. Altri che furono fucilati (Vergineo). La ritorsione sabauda non tardรฒ ad arrivare. Il generale Cialdini, con pieni poteri per la repressione del brigantaggio, il 14 agosto incarica il colonnello Negri ed il maggiore Melegari di recarsi a Pontelandolfo e Casalduni affinchรฉ dei due paesi โ€œnon resti pietra su pietraโ€. A Casalduni erano fuggiti proprio tutti, a Pontelandolfo quasi tutti. Negri se la prese con i pochi civili rimasti a Pontelandolfo tra cui due liberali amici dei piemontesi, i fratelli Rinaldi, ed una ragazza uccisa dopo essere stata violentata. Totale: 13 morti accertati. I due paesi vengono dati alle fiamme cosicchรฉ Negri puรฒ comunicare a Cialdini che ยซgiustizia รจ fatta, Pontelandolfo e Casalduni bruciano ancoraยป. Dopo questi accadimenti la banda Giordano continua ad imperversare. I briganti vivono sui monti, nascosti nelle grotte. La latitanza ha il suo costo e quindi ancora estorsioni (dalle quali sono sempre esenti medici e farmacisti), sequestri, agguati ed omicidi ma anche combattimenti contro le truppe piemontesi che Caporal Cosimo riesce in piรน di una occasione a tener testa e a metterle in difficoltร  con la tattica di isolare singoli reparti dei battaglioni sabaudi. Giordano acquista la fama di una inafferrabile primula rossa (Molfese). Nel 1862 Cosimo commette due crimini dalla motivazione opposta. A maggio, insieme ad una quindicina di compagni, va a prelevare nel Circolo Sociale di San Lorenzo Maggiore, frequentato dai benestanti, il ricco possidente Pasquale Melchiorre. I briganti lo portano sui monti e fanno strazio del suo corpo. Gli tagliano le orecchie, il naso e i genitali che inviarono alla moglie. Perchรฉ? Il Melchiorre aveva violentato una โ€œragazza cerreteseโ€. Nel mese di luglio tende un agguato a Salvatore Pacelli, politico di San Salvatore e acerrimo avversario del politico cerretese Michele Ungaro, questโ€™ultimo presidente in carica della neonata provincia di Benevento. Lโ€™attentato a Pacelli fallisce per una circostanza favorevole ma il principale sospettato di essere il mandante fu proprio il Commendatore Ungaro che, si dice, fornisse protezione politica al Giordano e che lo utilizzasse per i suoi scopi. Un altro delitto al quale si possono attribuire connotazioni di ordine politico fu quello di Nunziante Cefarelli di Civitella nel 1863.  Cefarelli era un fervente liberale, capitano della Guardia Nazionale, potenziale avversario dellโ€™Ungaro alle vicine elezioni per la Camera nonchรฉ instancabile braccatore del brigante. Cosimo Giordano gli tende un agguato e lo uccide insieme ad altri 10 uomini del suo drappello. A Cefarelli, in senso di disprezzo, taglia il pizzetto โ€œalla piemonteseโ€. Nel frattempo Capraccosimo, mentre sostiene economicamente, con i proventi dei ricatti, molte bande di briganti (tra le quali quelle di Domenico Fuoco, Alessandro Pace e Francesco Guerra) che erano state cacciate dal Molise e costrette a rifugiarsi sui monti di Cusano, continua a reclutare uomini per la causa dei Borbone. Ma alla fine del 1864 sparisce da Cerreto e si rifugia a Roma dove, per altro, viene arrestato con lโ€™accusa di omicidio, dalla quale viene poi assolto. Ritorna nella sua zona lโ€™anno dopo, ma nonostante nel suo paese avesse sempre goduto dellโ€™omertร  dei suoi compaesani, dellโ€™appoggio dei โ€œmanutengoliโ€ e della protezione politica, decide di ritornare, alla fine dello stesso anno, nello Stato Pontificio. Ormai la repressione dellโ€™esercito italiano aveva sempre piรน successo, gli arresti si susseguono, le fucilazioni e le delazioni pure. I soldati piemontesi, ma anche i โ€œliberaliโ€ meridionali, erano autorizzati dalle autoritร  militari, a tagliare le teste dei briganti e mostrarle in segno di valore e, soprattutto, per essere ben ricompensati.
Sulla sua testa pende una taglia, โ€œimmediatamente pagata in oroโ€, di complessive 16.000 lire (paragonabili a circa 50.000 euro) di cui 13.000 offerte dal Governo e 3.000 messe a disposizione dalla Provincia, cosa che alletta molto pastori, contadini e la poverissima gente del popolo. I briganti sono sempre piรน sfiduciati e hanno cominciato a capire che in quelle condizioni al piรน vengono strumentalizzati da qualche politico. Oppure hanno capito, come sostiene Vergineo, che essendo essi ad approfittare dei Borbone per armi, soldi e legittimazione politica, e non viceversa, i giorni del Regno di Napoli erano finiti. A Roma, invece, Cosimo รจ diventato un personaggio e la sua notorietร  รจ diventata nazionale. Soprattutto da quando uno scrittore napoletano, Pasquale Villani, ne fa il protagonista del romanzo di avventura ยซCosimo Giordano e i saccheggiatori di Cerreto del 1860ยป, edito nel 1864. Veste bene ed รจ accolto bene negli ambienti filoborbonici per cui non scappa allโ€™estero come altri capi briganti anche perchรฉ โ€œspera in una restaurazione borbonica e di diventare Generale con il ritorno di Francesco IIโ€ (Sangiuolo). Torna comunque a Cerreto dove tutto gli va storto, ha il tempo di effettuare un paio di sequestri che non gli fruttano le somme sperate e di essere accusato, nel 1866, dellโ€™omicidio di Raffaele De Blasio, padre dellโ€™antropologo e storico guardiese Abele De Blasio (ecco il motivo di tanta avversione). Di questo omicidio Cosimo Giordano non se ne assunse mai la responsabilitร  dichiarandosi sempre innocente.Ormai i tempi sono cambiati. Sparisce di nuovo nel 1867 per riparare a Marsiglia, poi unโ€™altra fugace apparizione nella sua terra, nel 1868, quando pare volesse consegnarsi alle autoritร , infine fa perdere completamente le sue tracce. Durante la sua assenza parecchi malviventi ed ex briganti approfittano del terrore suscitato dal suo nome per inviare falsi pizzini ricattatori firmati Caporal Cosimo ad alcuni benestanti.

Di Cosimo Giordano, perรฒ, restava solo il suo fantasma perchรฉ per una decina dโ€™anni non si ebbero piรน sue notizie. รˆ segnalata di nuovo la sua presenza a Cerreto solo nel 1880, molto probabilmente perchรฉ aveva bisogno di soldi. Si favoleggiรฒ, nel paese, circa un suo tesoro nascosto che era venuto a riprendere, ma, di fatti, per procurarsi il danaro fu costretto a rapinare di una considerevole somma un signorotto di Morcone. In Francia si chiamava Giuseppe Pollice e aveva stabilito la sua residenza a Lione dove gestiva un negozio di frutta e verdura. Ha una compagna, con la quale convive, ed un figlio. Ha intenzione perรฒ, e sarร  la sua fine, di regolarizzare lโ€™unione sposando la sua donna. Per il matrimonio si rende necessario il certificato di โ€œstato liberoโ€ che il prete francese richiede al parroco di Cerreto. La cosa non sfugge alle autoritร  italiane, presumibilmente avvertite dal prete. Ma non essendoci lโ€™estradizione e perchรฉ considerato rifugiato politico, non poteva essere arrestato in Francia. Per cui viene attirato in Italia con uno stratagemma. Un funzionario di polizia, fingendosi un commerciante di frutta, gli propone un grosso affare da concretizzarsi a Genova. Giordano abbocca, ma come mette piede in Italia viene arrestato. Era il 1882. Da Genova viene portato nel carcere di Benevento dove resta esattamente due anni, fino alla conclusione del processo. Di questo periodo ci รจ giunta una lettera inoltrata ad un nipote poco dopo lโ€™arresto. Il contenuto della missiva, dove โ€œpiangeโ€ per le precarie condizioni di salute del congiunto e si duole di saperlo senza denaro (โ€œma neppure ioโ€, scrive); dove prega Iddio piรน per il nipote che per i suoi figli โ€œche almeno stanno bene dove stannoโ€; dove, nel salutarlo insieme alla famiglia, dice โ€œnon pensate a me che avete sofferto abbastanzaโ€,  ha fatto pensare ad alcuni storici che โ€œIl brigante Giordano non era certamente dotato di quella ferocia e quel cinismo, che, invece, caratterizzarono l’indole ed il comportamento di alcuni suoi collaboratori come il “Pilucchiello” e l’Albaneseโ€ (Spada). La causa si concluse nel mese di agosto del 1884. Giordano venne difeso dai migliori avvocati sulla piazza. Prima di tutto da Michele Ungaro e poi da Giuseppe Dโ€™Andrea, entrambi di Cerreto, dallโ€™avvocato Corrado di Montesarchio e dallโ€™avvocato di Torrecuso Antonio Mellusi, poeta e storico, mazziniano  tra i primi fautori dellโ€™unitร  dโ€™Italia. La linea difensiva fu basata nel presentare โ€œi misfatti della banda Giordano come una conseguenza di una particolare condizione politica nel Circondario di Cerretoโ€. Nonostante lo schieramento difensivo, la Corte lo ritenne colpevole di tutti i capi dโ€™imputazione tra cui 4 omicidi (incluso quello del padre di Abele De Blasio),10 reati di furto, estorsione o mancata estorsione violenta nonchรฉ per essere โ€œcapo-banda di malfattoriโ€. Il Pubblico Ministero, come riporta De Blasio, non gli imputa nulla di scritto relativamente ai fatti di Pontelandolfo ma i Giudici, nella sentenza emessa in nome Sua Maestร  Umberto I, al punto 12, lo ritengono colpevole di aver: โ€œnell’agosto 1861 in Pontelandolfo in riunione di banda armata di cui egli era il capo consumati atti di esecuzione aventi per oggetto di cangiare e distruggere la forma del Governo e di istigare gli abitanti ad armarsi contro il potere dello Statoโ€. Lo condannano dunque, sia come delinquente comune che come reazionario borbonico, ai lavori forzati a vita, alla perdita dei diritti politici e civili, allโ€™interdizione patrimoniale e a pagare le spese.
Trasferito nel carcere siciliano di massima sicurezza dellโ€™isola di Favignana, scontรฒ la pena per soli 4 anni. Infatti, nel novembre del 1888 morรฌ (non รจ dato sapere come, se di morte naturale o violenta, malattia o stenti) quando aveva da qualche giorno superato i 49 anni.


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Testi consultati sull’argomento:
De Blasio, Brigantaggio tramontato, Napoli, 1908
Sangiuolo, Il Brigantaggio nella Provincia di Benevento 1860-1880, Ed. De Martino, Benevento, 1975
Spada, Personaggi e vicende del Sannio contemporaneo, Ed. Casa editrice beneventana, Benevento, 1973
Molfese, Storia del brigantaggio dopo lโ€™unitร , Feltrinelli, 1966
Vergineo, Il Sannio brigante, Benevento, 1991


Categories: Brigantaggio

Antonello Santagata

Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di "Byblos", la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato "A tavola nel Sannio", una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; "Dietro la Leggenda" (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato "Samnes", un romanzo storico sull'epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle "Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi". Nel 2019 ha pubblicato "Guida alla Valle Telesina e al Sannio" e nel 2021 "Il delitto del pozzo dei pazzi", un medical-thriller ambientato nel primo '900 nell'ospedale degli Incurabili di Napoli in cui una una giovane studentessa, con lโ€™aiuto di grandi medici sanniti di quel periodo, affronta un caso di omicidio. Il lavoro รจ stato premiato in nove concorsi letterari. รˆ inoltre autore della "Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di "Fiabe e Favole in cerretese", edito da Fioridizucca. (2023).