
L’interesse ancor vivo per l’argomento, segnatamente tra giovani, come da ricerca di Anna Luisa Bello su notizie attinenti,1Tel.07 aprile 2021, ore 11 ca. e riscontro, in merito, con email in pari data e tel. successive. mi ha indotto a riconsiderare gli appunti di una indagine che, dal 1970, ho condotto alla luce di tradizioni e di testi in maggior parte manoscritti e inediti e in essi, più in particolare, quanto ho annotato circa l’edificio sacro sito in località Sant’Anna. Allo stato dell’analisi, risulta che la detta storia affonda le radici nel Medioevo e che il tempio, in origine dell’Annunciazione, distava dall’abitato in località Terra Vecchia, distrutto poi dal terremoto del 1688, “per iactum lapidis” e per esso venne fusa una campana con la data 1365 e le effigi della Beata Vergine e dell’arcangelo Gabriele annunziatore,2Pietraroia, Archivio della Parrocchia (APP), AA.VV., Memorie, volume manoscritto, pp. 109-111, 116, 119 e 126. forse la prima.

Dopo alquanto tempo, la venerazione per l’Annunziata era sempre tanto viva che Pietro Paolo De Rustici, vescovo telesino, nel corso della santa visita del 1640, assentì ad opere di restauro e di ampliamento.3R. Pescitelli, Chiesa Telesina, Benevento, Auxiliatrix, 1977, pp. VIII e 175.
Nel 1685, quella casa di Dio si presentava “lunga palmi sessanta, larga palmi vent’uno”; l’entrata, rivolta “all’oriente brumale”, era di “cantoni di pietra lavorati” ed aveva porta di legno doppia con “mascatura et mazza”. Sulla porta v’era “l’arcotrave” in blocchi di pietra. Più in alto, vicino al tetto, s’apriva “un tunno che lo chiamano l’occhio” e, più sopra, stava un piccolo campanile lavorato a blocchi squadrati e in esso la campana.4La descrizione rimanda alla forma della omonima chiesa di Ischia. Cfr. GOOGLE, La chiesa di S. Anna ad Ischia, immagini diverse. Entrando, vi si scorgevano, “a mano destra”, la fornace “ad uso di colarsi le campane” e quindi il “mortaletto dell’acqua benedetta”. Più oltre, v’erano un gradone di “cantoni lavorati” e, tra esso e l’altare, “l’astrico fatto di mattoni” e lo sgabello e la predella in legno.5AA.VV., cit., p. 80.
Sopra l’altare, una cornice e due colonne lavorate a intaglio racchiudevano l’icona che, ad olio su tela, raffigurava l’arcangelo Gabriele con giglio nella mano sinistra e la Beata Vergine, con libro nella mano, rivolta all’angelo; altri elementi della camera erano “uno canistretto dentro lo quale v’è un paro di forbici, un globetto di refe bianca, un centrino con pizzilli”, un letto con “cortina” intorno, il balcone con una “testa” di fiori e, sulla sommità, in quel vano, la figura dello Spirito Santo. In un quadro più in alto, si scopriva riprodotto il “Padre Eterno col mondo in mano”. Da un lato e dall’altro del quadro, in due mezzi archi si vedevano effigiati, a destra, un angelo “che suona il mandoletto” e, a sinistra, un angelo con un libro aperto nella mano. Intorno alle scene descritte stavano sette quadretti “pittati” a stelle e sei a figure: a destra, dal basso, S. Caterina, S. Barbara, e S. Agata, a sinistra , dal basso, S. Cristina, S. Apollonia e S. Lucia. Sopra icona ed altare “vi è(ra) il Paldacchino”; a destra, un quadro raffigurava il Crocefisso “con testa di morto a’ piedi e il Monte Calvario”. Davanti l’altare stavano la lampada di ottone, “con il suo lampero e cascetta”, da accendere nei giorni di festa e la campanella, suonata per annunciare il principio della messa.6Id., ibid., pp. 81-82 Non è improbabile che la parte sacra abbia conservato forma e dimensione per altri tre secoli.

L’arredo sacro, riposto dopo l’uso, dentro una “cascia” di noce e in un “suppedagno” di faggio, era composto da due tonicelle, una pianeta ed un piviale ricamati con le figure dell’ arcangelo Gabriele e della Beata Vergine; da un “altaretto portatile” e quattro tovaglie delle quali una più fine per i giorni festivi e le altre per uso quotidiano; dalle Carte della Gloria e del Principio con il Crocefisso; da due candelieri scolpiti a teste d’angelo e da sei “inorati”, dei quali, due ordinari e quattro a figure di angeli; da “due para” di fasci “di fiori” dei quali uno indorato e l’altro di tela colorata; da un messale nuovo, da un camice, da un “cottino” di tela con “france e panno” di seta, lavorato agli orli.7Id., ibid.
Il luogo di culto possedeva numerosi appezzamenti: “aratorio e laborandino”, a “paludo”, a “chiusa arbostata” a “vigna” e ad “horto”, siti in località Colle della Corte, Cotte, Area dell’occhio, Cappelle, Defensa, Morroncello, Cerqua Parola, Monticello, Metole, Colle Iasazzo, Cannavine, Codacchio, Vigne, Colle di Fazio, Terra Vecchia, Fucina. La superfice dichiarata di 15 fondi su 20 risultava di tomoli 45 e coppe tre; possedeva altresì immobili e armenti che provenivano pur essi da lasciti e donazioni. Le entrate consistevano in denaro e prodotti agricoli nonché nel ricavato da denaro dato in prestito “ad otto per cento” di interesse; a debitori inadempienti e morosi il Vescovo intimava il pagamento entro un dato tempo, di solito tre mesi, pena il divieto di entrare nell’edificio sacro.8Id., ibid., p. 110.
Gli esiti a carico nei “singulis annis”, erano: per la celebrazione di una messa ogni settimana e, nella festa dell’Annunciazione, “di prima et seconda vespere con messa cantata et assistenti”, ducati cinque o cinque e mezzo; per l’acquisto di cera della festività e per i sacerdoti, libbre tre; per la recita del Rosario nei giorni di festa, libbre una. L’Università di Pietraroia contribuiva con carlini 26 ½, ogni anno.9Id., ibid., pp. 110 e 85.
Nella chiesa aveva sede, già nel 1596, la “Confraternita delle donne” sotto il titolo della SS. Annunziata; vi erano “ascritte 80 sorelle” e tra esse ogni anno venivano elette le “procuratrici” che conservavano e compilavano “il libro dell’introito e dell’esito”. Interessante istituto annesso all’edificio sacro era quello dell’assistenza: aveva “domus contiguae hospitalis” nelle quali abitava “diu noctuque hospitalarius” e “domus separatae pro recipiendis peregrinis”; per esso l’Università pagava carlini sette e mezzo l’anno.10Id., ibid., pp. 85; 109-111. Cfr. pure, APP., S.A., Libro delle “consegne” degli eletti, per l’anno 1712, ms.
Il 5 giugno del 1688, un forte terremoto rase al suolo il paese, condusse a morte 172 abitanti in maggior parte donne e bambini e non risparmiò, seppure in misura diversa, le case del Signore. Dopo i primi giorni di smarrimento, i superstiti diedero inizio, più a valle, alla costruzione del nuovo abitato e alla ristrutturazione del tempio di San Paolo per farne la parrocchiale. A distanza di alcuni anni si resero evidenti i segni della ripresa,11Cfr. Rosario Di Lello, E la montagna di Pietraroia tremò. Aspetti di una catastrofe annunciata, in “Rivista Storica del Sannio”, 1, 2009, Napoli, Arte Tipografica, pp. 60-84. tuttavia “rimasta lesa dalla rovina del terremuoto, per ordine di Monsignor Biagio Gambaro” vescovo della diocesi – 1693-1721 – il tempio dell’Annunziata fu “soppresso”. L’Ospedale sopravvisse, ma non per molto.12AA.VV., cit., pp. 85, 110-111,116, 119. Cfr. altresì pp. 90-91, in R. Di Lello, Ebrei in diocesi di Telese (Nota preliminare), “Annuario di storia, cultura e varia umanità”, Associazione Storica Valle Telesina, 2016, pp. 87-94.
Nel 1734, il reverendo Giuseppe Varrone, economo delle “Venerabili Cappelle di S. Paolo, S, Vito e S. Caterina” annesse alla chiesa arcipretale di Pietraroia, si fece promotore di una iniziativa finalizzata a ricostruire quella “diruta della SS.ma Annunciazione” e di intitolarla ai tre santi; sostennero l’idea 32 cittadini che rappresentavano il popolo e 20 preti. La richiesta aveva per motivi “il maggior culto del Sommo Iddio, e di essi santi e il maggior comodo del popolo”, in quanto, in Pietraroia, non ve n’era altra se non l’arcipretale; si domandò pure che rendite e pesi delle cappelle suddette venissero aggregati al costruendo edificio di culto. Il vicario generale emanò decreto favorevole in tutti i sensi e tra essi, come chiesto, di “reaptare, instaurare, et meliorem formam reducere derelictam, et a vetustate consumptam Ecclesiam sub titulo SS.ma Annunciationis extra moenia parum distantem ab Oppido predicto”.13AA.VV., cit., pp. 117-119. Il tempio fu restaurato nella forma che, è verosimile, conserverà fino al XX secolo.

Tempo dopo, la casa del Signore risultava intitolata a S. Anna; ma da quando e perché non è stato possibile, fino ad ora, appurare nel dettaglio. Al riguardo, tuttavia, sembra opportuno porre in rilievo che nei documenti consultati, le descrizioni, anche se minuziose, attinenti anche a luoghi di culto in Pietraroia, non hanno riportato mai riferimento alcuno a chiesa, statua o icona intitolata a S. Anna; non solo: il nome Anna non compare mai tra quelli, comuni o meno, delle 79 donne battezzate dal 1622 al 1643,14Cfr. Id., ibid., pass. e pp. 122-124. delle 130 uccise dal sisma del 1688 e di altre citate nel medesimo elenco, in quanto genitrici di vittime.15APP., Mortuorum 1688 Liber secundus, ms., pp. 1,r.-2,r ; 3,v.-5,r. Insomma, il culto della Santa pare non fosse presente o vivace in loco.
Del 1754, però, è la notizia di una cappella di S. Anna che non possedeva beni e di un legato di ducati 15 fattole da privati cittadini e l’altra, della “solennità” della Santa “con processione”.16Onciario, pp. 369-376. Dal 1789 al 1796 si trovano annotati, in un registro di bilanci, gli esiti delle cappelle riunite di S. Caterina, S. Paolo, S. Vito e S. Anna. Il 3 settembre 1802 venne riportato l’Esito delle “retroscritte Cappelle unite nella Chiesa di S. Anna”. Al riguardo, sembra opportuno rammentare gli esiti per messe cantate, processioni, fuochi d’artificio, musici: zampognari, tamborrieri e ciaramelle, per le feste dei detti santi, rispettivamente nel 25 novembre, 15 giugno, 25 gennaio e 26 luglio; in quei giorni, altresì, due o tre incaricati questuavano, per conto dell’edificio sacro, l’obolo dei fedeli. Nel 1792, ai pellegrini e, tra essi, agli Ebrei fatti cristiani e ai Calvinisti si garantiva, se non il riceveo, almeno un’elemosina.17Pietraroia, Archivio del Comune, Registro rendite ed esiti delle chiese di S. Caterina, S. Vito, S. Paolo e S. Anna extramoenia, 1789-1807, ms., s.p. ma pp. 1 e seg. Cfr. altresì, R. Di Lello, 2016, cit., pp.92-94.

Nel frattempo, l’ossequio per la Santa, presente anche in altri paesi18Cfr. Luciano Sterpellone, I santi e la medicina, Alba, San Paolo, 1994, p. 237-238, 253-254. era cresciuto, specialmente tra le donne non più giovani. A parte le menzionate celebrazioni ufficiali, ne è testimonianza una singolare manifestazione popolare: in breve, “Fare le Focarelle” vuol dire, nella tradizione locale, approntare, in uno spazio aperto di ciascun “vicinato”, cumuli di legna e, a sera, raccogliervisi intorno, darvi fuoco e recitare “la novena” preparatoria alle ricorrenze di San Nicola e di S. Anna. Oltre che con preghiere la Santa veniva invocata con tre canti che ne rammentavano la protezione delle donne sterili, incinte e partorienti, come anche del paese; e si, perché aveva dato alla luce Maria, in età in cui ogni donna non è più in grado di procreare e perché, nel 1805, il 26 di luglio, giorno della festa di S. Anna, un forte movimento tellurico aveva provocato danni ingenti negli abitati del Matese e altrove, ma non in Pietraroia.19R. Di Lello, Le Focarelle. Residui di una religione subalterna in Pietraroja, “Rivista Storica del Sannio”, Benevento, De Toma, III, 1-2, 1985, pp. 65-73, pass.
A metà dell’Ottocento, il tempio già di San Paolo, San Vito e Santa Caterina, risultava, ormai, intitolato a Sant’Anna.20AA.VV., cit., p. 147. R. Di Lello, 1985, cit.
Agli albori del secolo scorso l’alloggio contiguo alla casa di Dio costituiva dimora per un frate laico, l’eremita che, ogni giorno, un’ora prima d’’matutìnu, segnava la sveglia in paese coi rintocchi della campana21R Di Lello, 2016, cit. p. 91. Id. Aspetti della cultura agricola e pastorale sul Matese, in “Annuario 1979” Piedimonte Matese, ASMV, 1980, pp. 64-85. e il ricordo del quale rimane tuttora vivo. Intorno al 1925, la chiesa, ad unica navata, con volta a botte affrescata e, sulla parete di fondo, con altare e, a capo, nicchia e statua di S. Anna, venne chiusa al culto; la vecchia campana del 157822Negli anni Settanta, vi notai, all’esterno, le effigi, in bronzo, dell’angelo e della Vergine con al di sotto, in due righi, l’iscrizione a caratteri di mm 28: ANGELUS . D . NUNCIAVIT . M . ET . CONCEPIT . D . SPUS . SANTO . ECCE . A . DOMINI . + . // F . MIHI . S . VERBUM . TUUM . OPS . SANTILLI . D S D . NEAP . ANNO . D . MDLXXVIII. e le statue lignee della Santa e di S. Vito furono sistemate nella parrocchiale di Santa Maria Assunta; i vani accanto, disabitati, diventarono, è verosimile, rifugio per qualche animale d’allevamento.23Vedi foto. In seguito, a causa dell’ abbandono, tutto andò in rovina e nel 1948-’49 si procedette all’abbattimento, fino alla riduzione dei muri perimetrali in ruderi alti meno o poco più di un metro.24Vedi planimetria. Le Focarelle ebbero luogo ancora nella seconda metà degli anni Ottanta, ma l’ultima volta, con esiguo numero dei partecipanti, rammento, soltanto sopra piazza San Nicola.
Quanto d’altro è accaduto lo ricordano persone non più giovani. Per volontà popolare, specialmente degli anziani devoti a S. Anna, fu deciso di riedificarne l’edificio di culto, sicché un gruppo di giovani, nel 1980, costituì, in seno alla Pro Loco, il “Comitato Costruenda Cappella a S. Anna” e inviò le prime richieste di offerta ai cittadini, residenti ed emigrati. Dall’anno dopo, con i contributi in denaro e in quanto d’altro necessario e con l’opera a titolo gratuito di imprese edili, si procedette, a lotti, nella ricostruzione; i lavori ebbero termine con la sistemazione della vetusta campana, però rifusa nel 1984, a spese del popolo, nella fonderia Capezzuto di Napoli. Per giunta, poiché la festa del Patrono S. Nicola si svolgeva in concomitanza con quella di S. Anna, Nicola Bello, al fine di separarle – come da tradizione –, organizzò pure il “Comitato per la festa di S. Anna” e, con altri giovani, chiese offerte al riguardo. Insomma, il 26 luglio del 1985 e con il popolo esultante, il vescovo mons. Felice Leonardo consacrò la chiesa intitolata a Sant’Anna. La manifestazione sacra proseguì, lungo le vie del paese, con processione accompagnata da preghiere, canti, suoni di banda musicale e fuochi d’artificio; poi, si fece ritorno in S. Maria Assunta.25Nicola Bello, La ricostruzione della chiesa di S, Anna, Pietraroia, email, 03-5-2021. Cfr. pure Domenico Falcigno, Cronistoria delle campane e delle cappelle di Pietraroia, Comitato Civico Pro Campana – Pro Loco, 2010, pp. 9-11.
Ed oggi? Per il “Giardino della vita”, quattro degni cittadini hanno cavato, in data 9 aprile u.s. e a titolo gratuito, buche in fila e a lato dello spazio antistante la chiesa di S. Anna; due giorni dopo, alle ore 15, dieci giovani, meritevoli volontari del servizio parrocchiale diretto da don Donatello Camilli, vi hanno messo a dimora “piante di diversa specie, ognuna dedicata ad uno dei defunti che ci ha lasciato dal 2019”; s’è tenuto da conto che “il ricordo è un modo di incontrarsi”26Ref. e foto, A. L. Bello, cit., Whats App, 11.4.2021, ore 17-18, email e tel. e, aggiungo, “di rivivere insieme il passato, anche di un luogo benedetto”.
Combinazione singolare, e concludo, è che, se la chiesa di S. Anna era stata, in origine, quella che ricordava l’Annunciazione, da parte di un angelo alla Vergine Maria, della nascita di Gesù, 27Ref. e foto, A. L. Bello, cit., Whats App, 11.4.2021, ore 17-18, email e tel. in seguito diventò quella della Santa alla quale, da un angelo, ancora prima, era stata annunciata la nascita di Maria.28Cfr. Protovangelo di Giacomo e Pseudo Vangelo di Matteo.
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[1] Tel. 07 aprile 2021, ore 11 ca. e riscontro, in merito, con email in pari data e tel. successive.
[2] Pietraroia, Archivio della Parrocchia (APP), AA.VV., Memorie, volume manoscritto, pp. 109-111, 116, 119 e 126.
[3] R. Pescitelli, Chiesa Telesina, Benevento, Auxiliatrix, 1977, pp. VIII e 175.
[4] La descrizione rimanda alla forma della omonima chiesa di Ischia. Cfr. GOOGLE, La chiesa di S. Anna ad Ischia, immagini diverse.
[5] AA.VV., cit., p. 80.
[6] Id., ibid., pp. 81-82.
[7] Id., ibid.
[8] Id., ibid., p. 110.
[9] Id., ibid., pp. 110 e 85.
[10] Id., ibid., pp. 85; 109-111. Cfr. pure, APP., S.A., Libro delle “consegne” degli eletti, per l’anno 1712, ms.
[11] Cfr. Rosario Di Lello, E la montagna di Pietraroia tremò. Aspetti di una catastrofe annunciata, in “Rivista Storica del Sannio”, 1, 2009, Napoli, Arte Tipografica, pp. 60-84.
[12] AA.VV., cit., pp. 85, 110-111,116, 119. Cfr. altresì pp. 90-91, in R. Di Lello, Ebrei in diocesi di Telese (Nota preliminare), “Annuario di storia, cultura e varia umanità”, Associazione Storica Valle Telesina, 2016, pp. 87-94.
[13] AA.VV., cit., pp. 117-119.
[14] Cfr. Id., ibid., pass. e pp. 122-124.
[15] APP., Mortuorum 1688 Liber secundus, ms., pp. 1,r.-2,r ; 3,v.-5,r.
[16] Onciario, pp. 369-376.
[17] Pietraroia, Archivio del Comune, Registro rendite ed esiti delle chiese di S. Caterina, S. Vito, S. Paolo e S. Anna extramoenia, 1789-1807, ms., s.p. ma pp. 1 e seg. Cfr. altresì, R. Di Lello, 2016, cit., pp.92-94.
[18] Cfr. Luciano Sterpellone, I santi e la medicina, Alba, San Paolo, 1994, p. 237-238, 253-254.
[19] R. Di Lello, Le Focarelle. Residui di una religione subalterna in Pietraroja, “Rivista Storica del Sannio”, Benevento, De Toma, III, 1-2, 1985, pp. 65-73, pass.
[20] AA.VV., cit., p. 147. R. Di Lello, 1985, cit.
[21]R Di Lello, 2016, cit. p. 91. Id. Aspetti della cultura agricola e pastorale sul Matese, in “Annuario 1979” Piedimonte Matese, ASMV, 1980, pp. 64-85.
[22] Negli anni Settanta, vi notai, all’esterno, le effigi, in bronzo, dell’angelo e della Vergine con al di sotto, in due righi, l’iscrizione a caratteri di mm 28: ANGELUS . D . NUNCIAVIT . M . ET . CONCEPIT . D . SPUS . SANTO . ECCE . A . DOMINI . + . // F . MIHI . S . VERBUM . TUUM . OPS . SANTILLI . D S D . NEAP . ANNO . D . MDLXXVIII.
[23] Vedi. foto.
[24] Vedi planimetria.
[25] Nicola Bello, La ricostruzione della chiesa di S, Anna, Pietraroia, email, 03-5-2021. Cfr. pure Domenico Falcigno, Cronistoria delle campane e delle cappelle di Pietraroia, Comitato Civico Pro Campana – Pro Loco, 2010, pp. 9-11.
[26] Ref. e foto, A. L. Bello, cit., Whats App, 11.4.2021, ore 17-18, email e tel.
[27] Cfr. Vangelo di Luca, I, 26-38.
[28] Cfr. Protovangelo di Giacomo e Pseudo Vangelo di Matteo.
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Antonella Selvaggio
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.



Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.






Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini. 
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.