Cโ€™รจ un profondo ed inscindibile legame tra un territorio e i suoi vini. Un legame che affonda le proprie radici nella storia e che si alimenta costantemente del rapporto profondo tra la terra e lโ€™uomo: si tratta di unโ€™unione che si fonda sul rispetto della natura e dei suoi tempi, valorizzando cosรฌ al massimo lโ€™identitร  del territorio.

Antica Telesia

Oggi รจ praticamente impossibile tracciare collegamenti tra i vitigni moderni e quelli di etร  romana. Tuttavia, nel tentativo di individuare โ€“ nellโ€™ambito del โ€˜Vigneto Sannioโ€˜ โ€“ il terroir eletto per il vitigno camaiola, il percorso ha origine proprio al tempo dei Romani, ed in particolare dal nome di C. Cornelius Hermeros, un mercante pompeiano che trafficava beni in tutto il Mediterraneo. Dagli scavi effettuati nellโ€™imponente cittร  distrutta dallโ€™eruzione vesuviana del 79 d.C. sono venute alla luce alcune anfore riportanti il suo nome, sulle quali sono indicati i prodotti custoditi al loro interno. Tra questi il โ€˜Liquamenโ€™ (lโ€™antenato della colatura di alici) e i vini โ€˜Gauranumโ€™ e โ€˜Telesinumโ€™.
Cโ€™รจ un forte collegamento proprio tra il โ€˜Telesinumโ€˜ e il vitigno camaiola, dovuto allโ€™area di produzione e coltivazione. Il vino โ€˜Telesinumโ€™ era prodotto nel territorio di Telesia, cittร  romana di origine sannita, situata nel cuore della Valle Telesina, a metร  strada tra i centri di San Salvatore Telesino e Telese Terme. La cittร  sorgeva in una fertilissima pianura, in una posizione chiave del sistema viario del Sannio meridionale, essendo posta a metร  strada fra Capua, Benevento e Venafro. In questโ€™area, intorno al III secolo a.C., la viticoltura era particolarmente fiorente, come testimonia anche lโ€™atelier che sorgeva nella vicina Dugenta, in cui si producevano anfore โ€œgreco-italicheโ€, poi sostituite dalla Dressel 1, anfore utilizzate per un ampio mercato che abbracciava lโ€™Inghilterra, la Gallia, la Spagna e le province nord-africane e orientali. Le origini sannite di Telesia raccontano di una viticoltura probabilmente florida giร  prima dei Romani, considerato che il capostipite dei Sanniti รจ Cato Sabus, indicato dal popolo degli Osci come โ€œvenerabileโ€ e โ€œpiantatore di vitiโ€œ.

Anfore dressel-1


Nel territorio di Telesia la pratica della viticoltura proseguรฌ anche dopo la decadenza di Roma, dato che su queste terre regnarono per circa cinque secoli i Longobardi, popolo che ebbe grande rispetto per il vino, come testimoniano anche le leggi espressamente dedicate alla salvaguardia della viticoltura contenute nel monumentale Editto di Rotari o โ€˜Edictum Longobardorumโ€™.
Telesia venne distrutta dallโ€™invasione di Seodan (anno 860), che provocรฒ lo spostamento degli abitanti in aree ritenute piรน sicure. Con lโ€™arrivo dei Normanni, il centro del potere religioso si spostรฒ  nella zona sud dellโ€™attuale abitato di Telese Terme. Nel frattempo, in territorio di San Salvatore Telesino, a poche centinaia di metri dallโ€™anfiteatro della distrutta Telesia, sorse lโ€™Abbazia benedettina del Santo Salvatore, con diverse grange che rivitalizzarono la valle del Calore anche nel settore vitivinicolo, considerato che questโ€™ordine ha fortemente contribuito anche allo sviluppo di nuove tecniche enologiche.

Abbazia del Santo Salvatore


Di questa ininterrotta pratica testimonia il documento Assisa seu Statuta Civitatis Thelesiae, trascritto nel 1426 dal notaio Antonello da Cerreto e proveniente da un atto risalente ad un periodo precedente. In questo documento, alla voce โ€œDe bucturariisโ€ si riportavano le tassazioni vigenti per smerciare vino nella cittร , che prevedano tariffe diverse per i produttori provenienti dalle varie localitร  di produzione: โ€˜Amorosij Telesieโ€™, โ€˜Sancti Salvatorisโ€™, โ€˜Sorropache et Sanctii Iohannisโ€™, โ€˜Pullyaniโ€™, โ€˜Venerisโ€™ e โ€˜Rageteโ€™.
Tuttavia, fu proprio in questo periodo che iniziรฒ la decadenza della viticoltura in area telesina. Decadenza legata a due fenomeni: il clima e il terremoto. Dopo il fenomeno del riscaldamento medievale, a partire dal XIV secolo, nellโ€™intera Europa si assistette ad un graduale abbassamento delle temperature, che perdurรฒ per oltre cinque secoli. Questa Piccola Era Glaciale โ€“ come definita dagli studiosi del clima โ€“ toccรฒ il culmine intorno al 1850, quando le temperature ripresero ad aumentare (periodo meteorologico che dura ancora oggi).
Questi mutamenti climatici ebbero ripercussioni ancora piรน marcate nellโ€™area telesina, colpita dal tremendo terremoto del 1349. Gli effetti del sisma, che originรฒ anche le acque solfuree telesine, contribuirono a creare un particolare microclima che in vaste aree rese impossibile le pratiche agricole, causando anche lo spopolamento della Telese medievale. La Statistica Murattiana di Terra di Lavoro (1811) racconta che i ยซComuni di Amorosi, e Puglianello, piรน vicini ai fiumi, vanno soggetto a frequenti nebbie, nello stesso caso trovasi Castel Veneri, situato in basso fondo lungo un ruscello detto Seneta che nellโ€™estaโ€™ impaluda, infatti le sommitร  degli edifizj in questo luogo sono tutte annerite di licheni, e muschiยป. A causa di queste condizioni meteo, in queste realtร  si respirava ยซunโ€™aria non molto sana, anzi nellโ€™estร  diviene micidialeยป. Ad infestare questโ€™atmosfera ยซconcorrono il lago, le mofete, e le acque sulfuree sui squallidi campi della deserta Teleseยป.
Lo scenario tornรฒ a cambiare โ€“ con il mutare del clima โ€“ allโ€™indomani dellโ€™Unitร  di Italia. Nella seconda metร  dellโ€™Ottocento anche in queste zone iniziarono a registrarsi profonde trasformazioni nella coltivazione della Vitis vinifera, innescate dalla necessitร  di fare fronte allโ€™arrivo di tre flagelli che misero seriamente a rischio la viticoltura: oidio (1845), fillossera (1854) e peronospora (1870). Contemporaneamente, grazie agli studi di Luigi Pasteur (iniziati nel 1863), si rivoluzionarono anche le tecniche in cantina.
Ed รจ in questa fase che entra in gioco il vitigno camaiola. Sul finire dellโ€800 e, in modo ancora piรน convinto allโ€™alba del โ€˜900, anche nella Valle Telesina si avviรฒ un graduale passaggio della tecnica vitivinicola dal tradizionale empirismo alla moderna impostazione, basata su conoscenze scientifiche. Si iniziรฒ a prestare attenzione a questioni anche piรน pratiche, come le tecniche di scelta del vitigno, di impianto del vigneto, di potatura della vite, concimazione e vendemmia. Proprio in quei decenni si affermรฒ il vino Solopaca, che veniva prodotto utilizzando piรน vitigni. In particolare, per quanto concerne il Solopaca Rosso si utilizzavano vitigni caratterizzati da alto potere colorante, notevole carica di frutto e scarno profilo tannico. Si affermarono le tintiglie, la vernaccia, il primitivo e, soprattutto, la camaiola. Tutto questo mentre i produttori castelveneresi, che nella prima metร  del โ€˜900 diventarono fiore allโ€™occhiello della produzione sannita, andavano alla ricerca di una identitร  diversa dal vino Solopaca, chiamando il loro rosso Barbera, anche ai fini della grande opportunitร  commerciale che questo nome allโ€™epoca offriva.

Inizi ‘900 – Prime tracce di camaiola


Il vitigno camaiola, iscritto dal luglio 2021 al Registro nazionale delle varietร  di viti (codice 938), costituisce la stragrande maggioranza degli ettari vitati fino a oggi rivendicati a barbera (codice 019) nella provincia di Benevento, in particolar modo proprio nellโ€™area telesina e titernina, dove la sua diffusione รจ massima. Ettari che non sono pochi e che, in questi ultimi anni, vanno incrementando.
Nel giugno 2017, quando da ricerche storiche โ€œrisorseโ€ il nome camaiola, gli ettari di barbera erano 375; nellโ€™aprile 2021, alla vigilia dellโ€™iscrizione del vitigno con il suo antico nome, gli ettari sono diventati 412 (dati Agea). Come detto, il cuore del terroir eletto per il vitigno camaiola si concentra proprio nelle campagne allโ€™ombra dei resti dellโ€™antica Telesia: il primato tocca a Telese Terme, che conta ben 63 ettari (30% della superficie vitata totale del Comune), seguita da San Salvatore Telesino, con 39 ettari vitati (15% della superficie vitata).  In questa ristrettissima area, che conta circa 400 ettari vitati in tutto, si concentrano oltre 100 ettari coltivati ad uva camaiola: Telese Terme e San Salvatore Telesino (in rosso nel grafico) rappresentano il 25% del โ€˜Vigneto Camaiolaโ€™ .
Da questo nucleo si dipana una fitta ragnatela che va ad interessare le vigne delle realtร  confinanti: Castelvenere con 38 ettari (5% della superficie vitata); Amorosi con 27 ettari (30%); Solopaca con 25 ettari (4%); Faicchio con 20 ettari (15%); San Lorenzello con 19 ettari (9%); Puglianello con 14 ettari (23%);  Melizzano con 12 ettari (8%). In questo anello che โ€œstringeโ€ lโ€™antica Telesia (in arancio nel grafico) si concentra il 37% delle vigne di camaiola della provincia di Benevento. Dunque, oltre il 60% degli ettari coltivati a questa varietร  รจ concentrata nelle localitร  giร  indicate negli โ€˜Assisa seu Statuta Civitatis Thelesiaeโ€˜.
La camaiola viene particolarmente coltivata anche nelle realtร  poste ai limiti della provincia, che segnano il confine con quella di Caserta: Frasso Telesino con 8 ettari (8%), Dugenta con 9 ettari (7%); Santโ€™Agata dei Goti con 21 ettari (6%); Limatola con 1,6 ettari (27%). Sul versante opposto, a nord, da segnalare la realtร  di Cerreto Sannita, la sede circondariale da cui si irradiรฒ il sapere agricolo allโ€™indomani dellโ€™Unitร  dโ€™Italia, con una quota rilevante di 13,5 ettari (10% della superficie vitata). In queste realtร  (in giallo nel grafico) ritroviamo il 13% delle vigne camaiola.
Al di fuori di questa cornice spicca Benevento (in azzurro nel grafico), dove gli ettari vitati a camaiola sono passati dai 12 del 2017 ai 19 della primavera 2021, facendo registrare lโ€™incremento piรน rilevante in termini percentuali (+58%) e rappresentando il 4,5% della superficie totale.

Distribuzione geografica ettari vitati nel 2021


Con il termine terroir si intende un concetto complesso, che riassume tutti i criteri che contribuiscono alla tipicitร  di un vino. Il terroir, dunque, puรฒ essere definito come unโ€™area ben delimitata dove le condizioni naturali, fisiche e chimiche, la zona geografica ed il clima permettono la realizzazione di un vino specifico e identificabile mediante le caratteristiche uniche della propria territorialitร . A tutto questo si aggiunge lโ€™intervento dellโ€™uomo.

Il concetto di terroir


Piรน volte abbiamo scritto delle unicitร  organolettiche dei vini Camaiola, poche volte abbiamo approfondito le condizioni per cui questo vitigno รจ finito per essere coltivato quasi esclusivamente in una ristrettissima area. Se si deve ai produttori di Castelvenere il merito di aver custodito la ricca tradizione enologica legata al vitigno, bisogna riconoscere che alla salvaguardia di questa varietร  hanno contribuito molti agricoltori della valle, appartenenti ad alcune famiglie che da sempre legano il loro nome alla coltivazione di queste uve, in primis le famiglie Foschini, Di Mezza e Iannotti (solo per citarne alcune), grandi proprietari terrieri della zona della piana telesina. La distribuzione del vitigno non รจ legata solo alle preferenze dei viticoltori, bensรฌ fortemente condizionata dalla natura dei suoli e dalle condizioni climatiche. Parliamo di fattori che influenzano anche il sistema di allevamento, tanto che molta camaiola ancora oggi รจ prodotta da vecchi impianti che si rifanno alla raggiera.

Telese – Produzione e commercio vini Solopaca (Annuario Vinicolo 1925)


Per quanto concerne il suolo, il vitigno si รจ ben adattato su specifici terreni, in particolare quelli influenzati dalle eruzioni vulcaniche. Grazie al lavoro di alcuni studiosi (tra cui Antonio Leone e Antonio Di Gennaro) conosciamo le influenze lasciate su questo territorio dalle azioni eruttive, in particolare da quella dei Campi Flegrei risalente a piรน di 39.000 anni fa.ย  Tra queste zone risalta la Piana di Telese, costituita da unโ€™ampia superficie pianeggiante delimitata dalla media valle del Volturno a occidente, dalle colline di Telese a est e dal fiume Calore a sud. Il substrato della Piana รจ costituito da una sovrapposizione di depositi alluvionali, ignimbritici e travertinosi. Cโ€™รจ poi la Piana Ignimbritica sospesa di Castelvenere, costituita da unโ€™ampia superficie pianeggiante che interessa anche il territorio di San Salvatore Telesino (localitร  Pugliano). Nellโ€™area del Titerno troviamo la depressione strutturale, compresa tra i versanti del Matese a nord e le colline della Bassa Valle del Calore a sud: questa superficie โ€“ che interessa la zona bassa dei territorio di San Lorenzello e Cerreto Sannita โ€“ย  รจ stata aggradata da depositi ignimbritici che hanno dato luogo ad unโ€™ampia zona pianeggiante, successivamente reincisa dal Torrente Titerno. Sullโ€™altro versante, ai piedi del Taburno, troviamo i terrazzi strutturali di ignimbrite campana che dalla zona sud orientale del territorio di Solopaca vanno ad abbracciare quello di Melizzano. Viaggiando ancora piรน verso sud, nellโ€™area di Dugenta, troviamo affioramenti di piroclastiti e delle lave delle ignimbriti campane e del vulcano Roccamonfina. Questa ricostruzione permette di stabilire uno stretto collegamento tra la natura dei suoli e la diffusione del vitigno, che si รจ ben allocato su terreni sciolti, ben drenati, caratterizzati da una ricchezza di potassio โ€“ che favorisce la concentrazione di zuccheri โ€“ che a volte mostra anche qualche nota critica.

La diffusione di Ignimbrite Campana (nel cerchio rosso l’area di produzione della camaiola)


Passando al clima, va detto che questa varietร  (insieme ad altre, come ad esempio lโ€™ormai quasi scomparsa Primata di Castelvenere) si รจ diffusa nelle zone piรน pianeggianti anche per le sue caratteristiche fenologiche. Parliamo di una pianura allโ€™ombra di alture scoscese che superano i 1.300 metri di quota, le cui vette vengono frequentemente innevate, anche in primavera inoltrata, con il dannoso rischio di distruttive gelate notturne. Lโ€™unica difesa contro questo evento climatico รจ dato dalla scelta di impiantare vitigni dal germogliamento tardivo, proprio come la camaiola, il cui ciclo vegetativo parte nella seconda decade di aprile inoltrata. Lโ€™altro aspetto fenologico importante รจ la maturazione abbastanza precoce, che si registra intorno alla seconda decade di settembre.
Questa la carta di identitร  di un vitigno dalle grandi potenzialitร . Il Sannio Consorzio Tutela Vini รจ al lavoro per portare a termine lโ€™iter burocratico al fine di poter vedere sul mercato le prime bottiglie di vino etichettate con il nome Camaiola. Ad oggi si รจ richiesto di modificare il disciplinare di produzione dei vini Sannio Dop, prevedendo appunto la varietร  Camaiola.
Nel frattempo, grazie ad un gruppo di aziende che si sono unite per conoscere scientificamente e valorizzare le peculiaritร  del vitigno, รจ nato il progetto Indigena, che presenterร  i suoi risultati entro la fine dellโ€™anno, coinvolgendo docenti della Facoltร  di Agraria dellโ€™Universitร  degli Studi di Napoli Federico II.

Gli studi universitari del progetto ‘Indigena’ (Foto Gaia Studio)


Interessante sottolineare che allo stato le bottiglie a Denominazione di Origine (Sannio Doc Barbera, ovviamente) costituiscono solo una piccola quota della considerevole produzione di uva. Nel 2021 le bottiglie fascettate sono state circa 56 mila (55.877): un numero ben piรน alto rispetto a quelle del 2018, quando la cifra superava di poco le 36.000 bottiglie, ma veramente irrisorio rispetto alle potenzialitร , di oltre 2 milioni di bottiglie!
Il forte incremento degli ettari vitati di camaiola registrato negli ultimi anni dimostra in maniera evidente che il lavoro portato avanti per la riscoperta e la valorizzazione di questo storico vitigno ha convinto molti viticoltori ad investire su di esso. A questo si aggiunge lโ€™evidenza che nellโ€™ultima vendemmia queste uve sono risultate quelle piรน ricercate e maggiormente retribuite. Un primo importante obiettivo รจ dunque stato raggiunto da parte di chi ha lavorato a dare la giusta โ€˜personalitร โ€™ ad una risorsa cosรฌ importante, penalizzata sul mercato da un nome errato e non identitario. Il lavoro da fare รจ ancora molto e chiama in causa, oltre agli studiosi e alle istituzioni, lโ€™intero mondo della produzione, al quale non รจ concessa la possibilitร  di ripetere errori giร  commessi in passato su altre produzioni.
Il vitigno camaiola potrebbe ripercorrere lโ€™esempio della Lacrima di Morro dโ€™Alba, un vino che presenta molte analogie nel gusto con il Camaiola, che ottenne la Denominazione di Origine nel 1985: allora si contavano solo 3 ettari di vitigno, oggi gli ettari rivendicati sono diventati 207, con una produzione in bottiglia che nel 2020 ha toccato la cifra di 1,7 milioni.

Grappolo di camaiola (Foto Gaia Studio)


Le sue potenzialitร  perรฒ non sono solo enologiche. Nello scenario attuale โ€“ caratterizzato in maniera crescente dalla globalizzazione dei mercati โ€“ si fa sempre piรน forte da parte dei consumatori lโ€™esigenza di scoprire e recuperare le origini di un vino, di cercare il prodotto tipico nel luogo di origine, spinti dal forte desiderio di conoscere il perchรฉ in un preciso luogo venga prodotto quel particolare vino, che cosa ha di caratteristico quel territorio per produrre quel vino cosรฌ unico da non poter essere prodotto in altri luoghi. Ed ecco come anche lโ€™enoturismo potrebbe essere fortemente stimolato grazie al forte appeal di un vino che viene prodotto da uve coltivate allโ€™ombra di una delle piรน importanti cittร  dellโ€™antichitร .

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Bibliografia:ย 

www. lucianopignataro.it



Pasquale Carlo

Giornalista pubblicista. Esperto di Enologia, collabora con diversi siti web del settore. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui una biografia di San Barbato e "Castelvenere Valdese".