In occasione della tuttora in corso epidemia da Coronavirus, nata agli inizi del 2020, anno bisesto, si sta dicendo e facendo vedere di tutto e di piรน. Al riguardo, nello studiare la storia di precedenti cosรฌ definite pestilenze in Italia,(1) ho notato, a me pare, numerose analogie singolari, frutto, nella realtร , talvolta di immaginazioni, talaltra di certezze; per questa ragione, senza andare troppo indietro nel tempo e partendo dal Medioevo (476-1492)  tenterรฒ di sunteggiarne alcune, tra le  piรน comuni e semplici e a prescindere da tipo, causa, concausa, sintomi, prognosi e terapia, nel dettaglio.
Per quanto concerne il luogo dโ€™origine, fin dai primi giorni sโ€™รจ detto che la malattia da Coronavirus ha avuto inizio in Cina; in seguito sโ€™รจ parlato della diffusione nei quattro continenti. Giร  in passato, nel 1347-โ€™48,  una pestilenza, la Peste, o Morte, nera mitizzata dal Boccaccio, partendo dallโ€™interno dellโ€™Asia, forse dalla Cina, coinvolse mezzo mondo e lโ€™Italia da nord a sud, poi ritornรฒ e si estinse nel 1363.(2)
Circa la cagione, รจ diventato subito notorio che il morbo in atto รจ innescato da un virus, ossia un microorganismo, invisibile ad occhio nudo, il quale, di solito trasmesso dallโ€™aria respirata  o da starnuti di persone contaminate,  penetra attraverso la bocca e il naso nei polmoni di individui sani, vi si localizza, li infiamma e determina febbre alta con difficoltร  nella respirazione. Riprendendo intuizioni antiche, alcuni autori del Medioevo e poi del Moderno, fino al XIX secolo quando vennero scoperti i primi microorganismi, ritennero che semi, cioรจ animaletti piccolissimi, invisibili ad occhio nudo, per mezzo dellโ€™aria malsana penetravano attraverso naso e bocca nel corpo umano, avvelenavano dapprima i polmoni e di conseguenza il cuore e provocavano gravi malattie. (3) Altri, nella seconda metร  del XV secolo,  rese noto che allo stesso modo agiva il vapore velenoso concentrato nellโ€™aria, molte volte in modo tanto sottile da risultare non visibile, come pure le nebbie, i nugoli spessi e certi fumi; (4) oggi, si ritiene, altresรฌ, che e lo smog e lโ€™aria inquinata possono veicolare e trasmettere il virus. (5)
Mezzi ipotizzati di contagio sarebbero anche il pane fresco e le verdure crude. Senonchรฉ, giร  lโ€™antica medicina indiana โ€“e non รจ inverosimile quella cineseโ€“ consigliava di non mangiare verdure crude nei periodi di moria. (6) Non solo, durantela epidemia del 1478-โ€™79 qualcuno suggerรฌ di mangiare pane abbrustolito e qualche altro  di  non toccare cose importate da luoghi infetti  nรฉ mangiarle se non cotte o pulite o lavate. (7)  Mi permetto inoltre rilevare, non avendolo notato ancora allo stato della ricerca, che fonte di diffusione potrebbero essere gli appartamenti in comune e i condominii. Del resto giร  nel 1478โ€™79, venne dichiarato che la vicinanza di muri o la continuitร  di case moltiplicavano la possibilitร  di  contagio. (8)
La fuga costituisce un particolare a tutti noto, infatti, fin da subito e per evitare lโ€™infezione, residenti contagiati e no si sono allontanati rapidamente dal luogo di insorgenza e da alcuni dโ€™Italia verso mete stimate sicure. Negli anni Quaranta del VI secolo, poichรฉ la gente aveva la convinzione di evitare il flagello fuggendo, scappavano i figli lasciando insepolti i cadaveri dei genitori; correvano via i genitori, dimentichi del frutto, febbricitante, delle loro viscere. Nel VII secolo, si  fuggiva  per le cime dei monti o per luoghi diversi. (9) Si fuggiva durante la epidemia del 1348, perchรฉ a cura delleinfermitร  nรฉ consiglio di medico nรฉ virtรน di alcuna medicina pareva che valesse e facesse effetto. (10)  Nel corso della moria del 1478-โ€™79 venne addirittura proposto dal medico, quale precauzione,  lโ€™andare in alto o verso il basso, evitando la provenienza dellโ€™aria infetta; non solo: fuggire presto e lontano e ritornare tardi. Anzi avendo la prevenzione utilizzato per giunta farmaci confezionati in pillole differenti, (11) vi fu chi, in seguito, perdurando nel 1656 la pestilenza manifestatasi nellโ€™Italia  centro-meridionale e in Genova, sostenne che lโ€™unica efficace era la cosรฌ detta pillola del tribus, ossia, la solita fuga, ma: cede cito, longisque abi serusque reverte. (12)

A Pietraroia (BN), invece, gli abitanti credettero che questi tre avverbi allontanassero la distruttiva peste: โ€œHaec tria tabificam pellunt adverbia pestem / Mox, longe, tarde, cede, recede redi / Tosto parti, lungi vanne, tardi tornaโ€“โ€; (13)  in piรน, in localitร  Metole โ€“o Medele? cioรจ cureโ€“, lร  dove, murata allโ€™esterno di una casa colonica, lessi decenni or sono la citata epigrafe, ha inizio il Fosso dellโ€™Ospedale ed, รจ verosimile, stesse un lazzaretto.
Al presente, sono stati adottati provvedimenti sanitari di prevenzione, sicchรฉ le dimore sembrano disabitate e perchรฉ quasi piรน nessuno esce di casa e perchรฉ non piรน occupate; i negozi di alcuni generi sono stati  chiusi; le strade e le piazze risultano deserte e difficoltosa la raccolta dei prodotti agricoli . Nellโ€™anno 540, a causa della malattia si vedevano, per la cittร  desolata, case vuote, botteghe chiuse, mancato commercio, (14) nel 1348, anche prodotti campestri non piรน raccolti. (15) e, nel 1656, le campagne deserte. (16)
รˆ  vigente, del pari, la quarantena. Essa ricalca la misura secondo la quale, in occasione del morbo nel 1348, i viaggiatori indiziati venivano trattenuti nei lazzaretti; (17) ricorda pure  la disposizione veneziana del 1364, in base alla quale era dโ€™obbligo la stazione quarantenaria ossia la sosta per 40 giorni, in territorio di Ragusa, ma  lontano dalla cittร , di uomini e merci che giungevano da paesi infetti dโ€™oltremare. (18) La quarantena entrรฒ in vigore pure nel Regno di Napoli durante la moria del 1656. (19)
Le funzioni religiose dal vivo sono state sospese; rimangono soltanto โ€“รจ ovvioโ€“  i riti funebri, ma senza accompagnamento. Nel 1348, non anche i parenti e gli amici, ma soltanto prezzolati beccamorti di un vicinato, i quali si facevano chiamare becchini e, talvolta, qualche prete, a passo svelto portavano il morto nella chiesa piรน prossima al luogo del decesso e, al termine di  una cerimonia semplice e breve, lo deponevano in un loculo ancora libero o nella fossa comune. Non diversamente accadde nel 1656. (20)
Sono state chiuse le scuole e prorogati i convegni. Nel 1478-โ€™79, venne consigliata lโ€™astensione dalla stretta conversazione e dalla turba. (21)  Nel 1493, il re di Napoli, durante il flagello che coinvolse la capitale, emise un bando nel quale circa i rimedi per espellere il morbo, ordinava, oltretutto,  che  le scuole venissero chiuse ed aboliti incontri e riunioni. Non in maniera differente si provvide nel 1656.(22)
Nellโ€™autocertificazione COVID-19, aggiornata al 27 marzo 2020 ed obbligatoria, colui il quale si sposta dalla propria abitazione deve dichiarare, tra lโ€™altro: di non essere sottoposto alle misure della  quarantena,  ovvero di non essere risultato positivo al covid-19;  lโ€™indirizzo di partenza e quello dโ€™arrivo; che lo spostamento รจ determinato da esigenze lavorative, da assoluta urgenza, da situazioni di necessitร  e da motivi di salute. Nel โ€˜200 e ancora nel 1348 e nel โ€™63,  chi doveva recarsi da un luogo ad altro, aveva lโ€™obbligo, per evitare il diffondersi della malattia, di mostrare la bolletta, ossia un  attestato sulla integritร   dello stato di salute propria e sulla salubritร  dei paesi dai quali proveniva e ai quali era diretto. Per Napoli, nel 1624, veniva chiesto il โ€œbollettino o fede di sanitร โ€, rilasciato dallโ€™ufficio competente; nel 1654, un bando ordinava a tutti, di qualsivoglia stato, grado e qualitร , addirittura di non ardire nรฉ presumere lasciare la propria casa senza espresso ordine dellโ€™autoritร  costituita; altro, successivo, comandava lโ€™utilizzo dei soliti bollettini di salute. (23)
รˆ stato posto in atto altresรฌ il sistema della zona rossa, o blindata ossia circoscritta da cintura di sicurezza di forze dellโ€™ordine, per impedire lโ€™ingresso e lโ€™uscita di persone colpite. A Napoli, nel corso dellโ€™ epidemia del 1656, venne disposto un cordone vigilato da nobili che, al fine di vanificare il rinnovo del contagio,  impedรฌ  lโ€™ingresso  di nuove persone, dal regno e dallโ€™estero, nella capitale,  fino a quando tutto il regno non fu dichiarato libero dalla pestilenza. (24)
Colui il quale, infine, presta assistenza medica deve rispettare norme igieniche personali e indossare indumento adeguato costituito da tuta, cappuccio, maschera, occhiali, visiera, guanti e calzari. Del resto, negli anni Trenta del โ€˜600, i medici si proteggevano con un abito, di vecchia invenzione โ€“data la fine, รจ chiaro, di precedenti colleghiโ€“ e di stoffe particolari; comprendeva camicia, pantaloni legati alle tomaie di scarpe polacchine, camice fino alle caviglie e con maniche lunghe, cappuccio e maschera con lenti di cristallo, a protezione degli occhi, e naso a becco, con narici e contenente sostanze per la disinfezione dellโ€™aria inspirata, cappello a falda larga, guanti, e bastone col quale poter toccare lโ€™infermo, (25)  tenendovisi a distanza di sicurezza. (26)
Ordinari avvertimenti attuali,  per evitare il morbo, sono il non toccarsi gli occhi, il naso e la bocca; lโ€™ usare mascherina e guanti; il non frequentare locali chiusi, angusti, affollati, ad esempio negozi e, semmai, entrarvi a turno.  Nel perdurare della moria del 1478-โ€™79 fu consigliato di non toccare gli occhi per non nuoce ad essi (27)  e si notรฒ pure che il prendere a mani nude cose infette era dannoso e il contagio avvenuto  per bocca e naso offendeva presto; pertanto, si suggerรฌ di guardarsi dallโ€™aria chiusa e umida, di proteggere il naso e, perciรฒ, la bocca anche, con una spugna bagnata e di porre attenzione ai luoghi stretti e gremiti. (28)
Un complesso ancor piรน comune attiene a consigli di prudenza, ricordati in modo costante da mezzi audiovisivi e no, e dice: ยซResta a casa e non uscire se non per necessitร , soltanto per esigenze di salute, per lavoro o per fare la spesa; mantieni lโ€™ambiente pulito e aerato; evita il contatto con altri  a meno di un metro o meglio due; lavati spesso le mani e poi trattale con disinfettantiยป. Del resto, nel corso del Medioevo giร  di consueto si prestava interesse allโ€™igiene del corpo, dellโ€™alimentazione e dellโ€™ ambiente e si dava importanza al lavarsi โ€œspessoโ€ le mani. (29)  Per quanto piรน direttamente interessa il tema, nel 1479-โ€™80 si raccomandรฒ, quali regole, di non uscire di casa, di tenere aerati e puliti gli ambienti, di evitare le conversazioni o, altrimenti, mantenersi dallโ€™interlocutore, almeno a due braccia, o a sei, se sospetto portatore di malattia infettiva, nonchรฉ, fra le altre misure igieniche, di lavarsi spesso le mani. (30) Provvedimenti  analoghi vennero adottati a Napoli  nel  1493 e nel 1656. (31)
A questo punto, mentre mi accingo a concludere, rimane sempre viva lโ€™esortazione a mantenersi sani per mezzo del  โ€œlavarsi spesso le maniโ€; il modo di dire, piรน volte utilizzato nel Medioevo e ripetuto nel tempo, come un comandamento, rivendica, pare, con la singolare analogia, origine da unโ€™opera, fiore della medicina, della celeberrima Scuola Salernitana; essa rammentava, fra 3520 versi, il rinomato ammonimenti in latino:

“Si fore vis sanus ablue saepe manus“. (32)
(Se vuoi dirti sano lava spesso le mani).  

Intanto, per questa drammatica vicenda, รจ in preparazione la Fase 2 che verrร  presentata il 1 maggio 2020, di venerdรฌ.

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1- Cfr. R. Di Lello, Dagli Dei al Coronavirus e Id., Epidemie [โ€ฆ] nellโ€™Evo Antico [โ€ฆ] nel Medioevo[โ€ฆ] nellโ€™Evo Moderno, in โ€œQuattro passi nella storiaโ€, Casertasera.it (11-3- 2020), (20- 3- 2020),( 4- 4-2020), (22- 4- 2020)  2- Cfr. Giovanni Boccaccio, Decameron, I. S. De Renzi, Storia della medicina in Italia, Napoli, Filiatre Sebezio, 1843-1848 โ€“ Sala Bolognese, Forni, 1988 , 5 vol., II, pp. 294-307. J Thรฉodoridรจs, Dai miasmi ai virus, Paris, L. Pariente, 1992, pp. 109-110. 3- Cfr. G. Penso, La medicina romana, Paris, Ciba-Geigy, 1985, pp. 496 e 498; Id., La medicina medioevale, s.l., Ciba-Geigy, 1991, pp.501-502; J Thรฉodoridรจs, cit., pp. 22-27. 4- Cfr. Marsilio Ficino Consilio contro la pestilenzia, a c.d., E. Musacchio, Bologna Cappelli, 1983, cap. I-III, pp. 55-58, XXII, p. 106, XXIII, p. 108. 5- Cfr. yahoo,  24-4-2020. 6- E. H. Ackerknecht e A. H. Murken,  Compendio di storia della medicina, Torino, Centro Scientifico Editore, 2000, pp. 52 e 55. 7- Autore ignoto, in G. Penso, 1991, cit., p. 512 e M. Ficino, cit., IV, p. 61 e V, p.66. 8- M. Ficino, cit., XXIII, p. 108. 9- Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, a c.d. E Bartolini, Firenze, TEA, 1988,  II, 4, pp. 58-61 e VI, 5, pp. 262-263.  10- Cfr. G. Boccaccio, cit., G. Penso,1991, cit., pp. 366-367.  11- Cfr. M. Ficino, cit.,  II, p. 57, V, p. 64,VI, pp. 66-69, XXIII, pp. 108-110. 12- Id. VI, pp. 66-69. S. De Renzi, Napoli nellโ€™anno 1656, Napoli, De Pascale, 1867- Celi, 1968, pp.56, 66-67 e 82-92. 13- Pietraroia, Archivio della Parrocchia, Memorie, ms.  p. 127. 14- Cfr. Documento  4, in S. De Renzi  Storia documentata della Scuola Medica di Salerno, Napoli, Nobile, 1857- Milano, Ferro, 1967, pp. VI-VII,15- G. Boccaccio, cit. S. De Renzi, II, cit., pp. 305-306. 16- S. De Renzi, 1867-1968, cit. p. 144. 17- Cfr. S. De Renzi, II. cit., pp. 394-397. J Thรฉodoridรจs, cit. p. 110. 18- G. Penso, 1991, cit. pp. 511-512. 19- Cfr. S. De Renzi, 1867-1968, cit. p. 61 e Prammatiche, 11 e 17,  pp. 196, 213 e pass. 20- G. Boccaccio, cit., S. De Renzi, II, cit., pp. 303-305. Id., 1867-1968, cit., p. 49. 21- M. Ficino, cit., V, p. 64. 22- Cfr. Prammatica CXXXVII, in S. De Renzi, 1857-1967, cit., pp. XCIV-XCV e Id., 1867-1968, cit., pp. 59 e 91. 23- Cfr. S. De Renzi, II, cit., p. 308; Id. 1867-1968, cit., doc.1, p.251, pramm. 7, p. 192 e 11, p. 196. 24- Id., 1867-1968, cit. p. 97. 25- Cfr. J. Manget, in K. Cattaneo, Le grandi epidemie nella storia, Milano, Bracco, s.d. e s.p., ma pp. 2 e 12.  26- Cfr. M. Ficino, cap. XXIII, p. 108.  27- Autore ignoto, in G. Penso, 1991, cit., 512.  28-Cfr. M. Ficino, cit., V, pp. 63-66, XXII, pp. 105-106, XXIII, p. 108.  29- Cfr. G. Penso, 1991, cit., pp. 517-520.   30- M. Ficino, cit. V, pp. 63 e 65, XXII, pp. 105-106, XXIII, p. 108. 31- Cfr. pramm. CXXXVII, in S. De Renzi, 1857-1967, cit., p. XCV e Id., 1867-1968, cit., pp. 59 e 91 e pass.)   32-  Flos medicinae Scholae Salerni, in S. De Renzi, Collectio salernitana, Napoli, Filiatre-Sebezio, 1852-1859- Bologna Forni, 1967, 5 vol., I, cap. III, v. 125, p. 449; V, ยง3, v. 215, p. 7.



Rosario Di Lello

Rosario Di Lello รจ nato a Napoli il 9 dicembre 1936 ed รจ residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia allโ€™Universitร  di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale allโ€™Universitร  di Modena รจ stato aiuto chirurgo presso lโ€™ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente รจ pensionato. Dal 1ยฐ giugno 1978 รจ socio corrispondente dellโ€™Associazione Culturale Italo Ispanica โ€œC. Colombo โ€“ Madridโ€. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dellโ€™Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio รจ stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.