Ci sono storie che attendono decenni nell’ombra prima di ritrovare la luce. È quanto accaduto con la ripubblicazione del romanzo Il cavaliere di maggio, di Mario Puorto (Fioridizucca editore)1Con prefazione del prof. Antonio Gisondi, il volume è stato curato dall’Istituto Storico del Sannio Telesino.: un evento che mi ha spinto a ripercorrere il convulso triennio 1943-1946 a Caiazzo. La ricerca ha trovato una svolta decisiva grazie anche a una segnalazione dell’amico Gaetano Chichierchia: un fascicolo delle Autorità Alleate conservato all’Archivio Centrale dello Stato, le cui carte aprono oggi una nuova finestra su quegli anni tormentati.Attraverso queste testimonianze riemerge con nitidezza il clima di quel periodo, quando la comunità di Caiazzo si trovò sospesa tra due mondi: quello appena crollato del fascismo e quello, ancora incerto, dell’occupazione alleata. In questo vuoto di potere emersero tensioni e tentativi di ricostruire l’ordine preesistente. Esausta e divisa, la popolazione era sottoposta a un’autorità straniera che faticava a comprendere le dinamiche locali, preoccupata solo di mantenere l’ordine pubblico. La fine del regime fascista aprì una fase caotica in cui dominava, sopra ogni cosa, l’istinto di sopravvivenza. Quando gli americani entrarono in città il 14 ottobre 1943, i corrispondenti di guerra al seguito della quinta Armata statunitense riferirono che la popolazione era più inferocita che esultante. Vennero catturati 24 soldati tedeschi e il capitano Valentine Lentz, che comandava le operazioni, dichiarò al giornale Il Progresso Italo-Americano:

Attualmente le maggiori difficoltà che dobbiamo superare consistono nel frenare il furore della popolazione che vuole fare giustizia sommaria dei prigionieri. Gli abitanti sono esacerbati per la distruzione compiuta nelle loro case e nelle loro campagne. Le donne sono più furenti degli uomini. Un gruppo di esse, come furie infernali, si sono scagliate contro i prigionieri, mentre marciavano per le vie tra i nostri soldati, colpendoli con bottiglie vuote e con altre armi primitive. Ci siamo trovati nella curiosa posizione di dover difendere i tedeschi dalle giuste ire della folla.2G. Agnone – G. Capobianco, La barbarie e il coraggio, Napoli 1990, p. 34. 

Negli ultimi giorni dell’occupazione tedesca, i militari della Wehrmacht avevano lasciato dietro di sé solo distruzione e una lunga scia di sangue. Angelo De Masi fu il primo a cadere, mitragliato alle spalle nel disperato tentativo di sfuggire a un rastrellamento. La violenza continuò senza sosta: il 7 ottobre, nei pressi di piazza Porta Vetere, Elvira Giorno fu uccisa con un colpo di pistola alla tempia; l’8 ottobre toccò ad Antonio Buonomo, freddato da due colpi di arma da fuoco. Le esecuzioni proseguirono nei giorni successivi: il 9 ottobre una raffica di mitra colpì Donato De Sciscio, contadino di S. Marco dei Cavoti, e il 10 ottobre, con la stessa modalità, perse la vita Giovanni Altieri. Il 12 ottobre la ferocia nazista travolse il militare palermitano Francesco Alesi e due contadini di Limatola, Giulio Gallo e Antonio Caporale. In quella stessa data, Caiazzo e SS. Giovanni e Paolo furono messe a ferro e fuoco. Il reverendo Giuseppe Rocereto così lo ricorda:   

Gli incendi durarono tutta la notte del 12 ottobre; molte case ardevano come tristi falò, ed i loro sinistri bagliori gettavano lo sgomento in tutti coloro che, datisi alla macchia, vivevano nei boschi circostanti, impossibilitati a portare soccorso.3ibidem

Il 13 ottobre caddero Francesco Della Rocca e i fratelli Antonio e Domenico Mondrone. Fu solo il 15 ottobre che le truppe americane scoprirono l’orrore finale: il massacro di 22 civili, tra uomini, donne e bambini, compiuto due giorni prima sulla collina di Monte Carmignano. Mentre si avvertiva ancora l’odore delle macerie fumanti e si contavano le vittime, il 16 ottobre il vescovo Di Girolamo convocò le personalità più in vista del paese per un censimento dei civili feriti e il soccorso ai più bisognosi di assistenza. Alla riunione parteciparono il podestà Ferdinando De Angelis4Nominato il 21 dicembre 1942 dal prefetto di Benevento, sarà confermato nella carica fino al giugno 1944, come i due terzi dei podestà della provincia sannita. con i fratelli Eduardo ed Eugenio, i magistrati Loreto Severino e Biagio Incoronato, il canonico Raffaele Puorto, i medici Nicola Molfino e Diodato Marocco.
Tuttavia, tre giorni dopo, il clima di apparente unità fu incrinato dalle prime spinte di rottura politica. Il 19 ottobre Fioravante Pannone, cittadino di Caiazzo ma naturalizzato statunitense, si presentò a un ufficiale dell’intelligenceamericana come portavoce del popolo. Egli denunciò le minacce ricevute dal comandante dei Carabinieri poco prima dell’arrivo degli Alleati, accusandolo anche di aver assunto, unitamente alle autorità civili, condotte repressive durante il fascismo. 
Il Counter Intelligence Corps (CIC – agenzia del controspionaggio militare USA) accolse tali dichiarazioni con cautela, dubitandone l’affidabilità, ma scelse di mantenere i contatti sia con lui sia con il giudice Severino, suggerito come potenziale podestà provvisorio. Quest’ultimo, però, consapevole della dubbia reputazione di Pannone, si distanziò presto dalle sue iniziative: una scelta dettata da un rigoroso senso della legalità che finì per emarginarlo dalle dinamiche politiche della prima fase post-fascista.5Archivio Centrale dello Stato, CAIAZZO (1943 ott. – 1944 mag.), documento pubblicato sul sito https://patrimonioacs.cultura.gov.it/patrimonio/d6a239f3-163a-4db0-ad18-b3c28e89d13b/134-caiazzo-1943-ott-1944-mag
Il 24 ottobre si costituì anche a Caiazzo il Comitato di Liberazione Nazionale. Dal verbale della riunione risultavano presenti:

1) il cavalier Loreto Severino, in rappresentanza del dottore Diodato Marocco, per il Partito della Democrazia del Lavoro; 2) il sacerdote Don Fausto Cusano in rappresentanza della Democrazia Cristiana; 3) il signor Attilio Rispoli per il Partito dei Combattenti (del 1915-18); 4) il signor Fioravante Pannone, detto Fortunato, per il Partito di Azione e per il [Partito] Liberale; 5) il signor Francesco Mastroianni per il Partito Comunista; 6) il signor Nicola Santacroce per il Partito Socialista.6Il documento è stato ritrovato dallo storico Armando Pepe presso l’Archivio di Stato di Napoli e pubblicato su https://www.clarusonline.it/2021/10/22/il-ricordo-della-barbarie-la-strage-di-monte-carmignano-nella-storia-di-caiazzo/

I partecipanti dichiararono di volersi costituire in CLN

[…] allo scopo di tenere elevato l’animo della cittadinanza e per rafforzarne lo spirito di resistenza contro lo straniero e tutti coloro che potrebbero dargli assistenza ed aiuto.

[…] Questo è più che necessario in Caiazzo, anzi è doveroso, perché Caiazzo è stata duramente provata dalla barbarie delle soldatesche germaniche, con saccheggi, stragi d’innocenti ed incendi.7ibidem

La composizione del Comitato riflette chiaramente l’intenzione di escludere chiunque avesse avuto un ruolo politico-amministrativo durante il regime fascista. Per raggiungere questo obiettivo, si tentò di rappresentare tutte le correnti politiche, anche in modo forzato. Tuttavia, questa fase di transizione durò poco: in breve tempo molti dei protagonisti di quel periodo cambiarono, per scelta o per necessità, la propria collocazione politica. 

Loreto Severino

Il Partito Liberale divenne espressione della continuità del potere locale. Alla sua guida si impose Eugenio De Angelis, fratello del podestà. Tra gli altri esponenti liberali figuravano Natalino Torone, Carmine Cervera, Costantino Cervo, Pasquale Ferraiuolo e Guido Ferraiuolo.8C.A. Sparano, op. cit., p. 19. In quel clima di fermento, aprirono le proprie sezioni anche la Democrazia Cristiana — guidata da Giuseppe Puorto, Raffaele Castellano e Mario Puorto — e il Partito Socialista di Unità Proletaria, capeggiato dal giudice Loreto Severino insieme al cugino Antonio, a Medoro Aldi e Nicola Santacroce. Parallelamente, si organizzò il Partito d’Azione attorno alle figure del medico Diodato Marocco, del figlio Fabio e di Carlo Insero.
Carmine Cervera, testimone diretto di quegli anni, mi riferì che a Fioravante Pannone fu “suggerito” — per usare un eufemismo — di abbandonare il Partito Liberale per assumere il ruolo di rappresentante del PCI. Il “suggerimento” ebbe seguito: il gruppo di Pannone confluì nel Partito Comunista Italiano dove figuravano, tra i dirigenti locali, anche Antonio Negri, Giovanni Perrone, Angelo Fasulo, Francesco Mastroianni e Alfonso Giannelli Savastano. All’epoca non era raro che chi aveva aderito in precedenza al fascismo, o si muoveva in zone d’ombra della legalità, cercasse una sorta di “verginità politica” tra le file del CLN. In questo contesto il PCI, percepito come l’organizzazione politica di massa più socialmente aggressiva, divenne un polo d’attrazione per chiunque tentasse di mimetizzarsi nel nuovo ordine democratico. Agli esordi, la sezione comunista si articolò in piccole cellule territoriali, per facilitare il proselitismo e schermare gli iscritti dalle ostilità del clero e del notabilato. Tuttavia, la dubbia reputazione di alcuni suoi esponenti offrì il fianco agli avversari, che ne approfittarono per isolare il partito, esasperandone la natura atea e collettivista così da alimentare la “paura del comunismo” tra la popolazione. Il 2 novembre 1943 le Autorità Alleate ricevettero una petizione promossa da Pannone e sottoscritta da novantanove cittadini. Il documento recitava come segue:

I sottoscritti cittadini e capi di famiglia di Caiazzo esprimono il loro desiderio di avere un Podestà che sia un uomo onesto e degno. L’attuale Podestà Ferdinando De Angelis è un fascista fin dalla prima ora. Durante il periodo della sua amministrazione ha abbandonato le nostre case durante il periodo dei bombardamenti, cercando rifugio altrove. Al suo ritorno dopo alcuni giorni, ha ordinato di requisire viveri e vino per le truppe americane. I sottoscritti cittadini sperano che le Autorità Alleate vogliano provvedere per il bene della loro città.

Il 21 novembre, a distanza di poche settimane, venne inviata una nuova petizione al Governatore militare americano di Napoli. Promossa probabilmente dai fratelli De Angelis, la missiva denunciava le prepotenze del gruppo di Fioravante Pannone, pur non menzionandolo in modo esplicito:

I sottonotati cittadini, lesi nei loro interessi e nella libertà, si rivolgono a codesto Comando per protestare contro un sistema autoritario assuntosi da certuni di questo paese, senz’alcuna autorizzazione e senza alcun mandato. Entriamo nei particolari. Premettiamo che in primo luogo questi signori, con un passato prettamente fascista (perché alcuni di essi ex gerarchi) formatisi in Commissione, pretendono continuare nei sistemi mussoliniani adoperando la prepotenza e la violenza, e cercando di coartare quella Libertà che ci fece intravedere e poi godere S.E. BADOGLIO, non appena assunto il potere. Ad esempio, sono fermati, provocati e minacciati di arresto coloro i quali, per puro bisogno, girovagano per procacciarsi quanto appena può bastare per il loro sostentamento, sequestrando loro tutto quello che hanno acquistato. Il contadino è perseguitato. Da esso si pretende quello che non ha, per quanto sia ben conosciuto che l’agricoltore ha subito da parte dei tedeschi i maggiori danni: distruzione di cereali, sottrazione ed uccisione di bestiame, incendi ed uccisioni di persone. Non può andare al molino per molire il grano, non può con libertà trasportare le olive nel frantoio, perché queste Commissioni autonominate si fanno avanti e gli precludono il passaggio, sequestrandogli finanche quanto vogliono. Questi soprusi, poi, vengono fatti da persone che hanno un passato torbido e che ha sapore di galera. Costoro, per sentirsi meglio garantiti, non solo ostacolano l’attività della locale autorità, ma hanno preteso da essa una dichiarazione di non essere stati mai fascisti, cosa che, non rispondendo affatto al vero, è stata energicamente loro negata. Può la cittadinanza tollerare tale stato di cose? Può il Governo Americano, improntato al più alto senso di umana libertà, permettere che questa ci venga ancora preclusa o negata? La venuta degli Americani in Italia ci ha sottratto dal giogo tedesco e ci ha garantito la Libertà dataci da Badoglio, autore della caduta del Fascismo. Vogliamo sperare che codesto Governo voglia provvedere a che siano eliminati i facinorosi che come iniziarono nel 1922 la lotta per l’assunzione al Governo del Fascismo, così credono oggi, sotto altra forma, conservare i sistemi che hanno portato al lutto ed alla miseria la Nazione Italiana.
Caiazzo, 21 novembre 1943 
Perillo Francesco fu Giuseppe [primo firmatario, n.d.r.]9Archivio Centrale dello Stato (ACS), CAIAZZO…cit.

Questo documento costituisce uno straordinario spaccato dell’Italia post-armistizio e descrive quella “zona grigia” che seguì la Liberazione. In questo contesto i firmatari individuavano in Badoglio il garante della ritrovata libertà: per loro l’8 settembre segnava il ripristino di una legalità interrotta dalla parentesi fascista. Di conseguenza, chiunque agisse al di fuori di questo nuovo ordine veniva paradossalmente paragonato ai “facinorosi” che nel 1922 favorirono l’ascesa del regime.

Il 25 novembre giunse a Caiazzo il principe ereditario Umberto di Savoia. Il vescovo Di Girolamo così annotò la sua visita: 

Alle 8,3/4 giunge improvvisamente S.A.R. il Principe di Piemonte con un Col. d’Aviazione e un Capitano: entra in Cattedrale …, il Colonnello viene su a darmene avviso: nemmeno capisco bene … confuso rispondo che favorisca in Episcopio. Un momento dopo vedo Lui … Gli corro incontro giù per le scale chiedendo mille scuse. Con augusta e francescana bontà e degnazione chiede notizie dei danni della popolazione interessandosene assaissimo e desiderando dettagli … Giungono Autorità – il Capitolo, suore e folla … S’intrattiene col Podestà … indi riceve gli altri, il mio Capitolo, per ciascuno la parola sorridente e buona, poi le Suore … Tanto popolo in piazza e sapendone il disagio temo … Accenno a S.A.R. qualcosina … cercando preparare. Il rumore cresce; do un’occhiata paterna fuori e m’accorgo che è il mio buon popolo, spalancando il balcone … S.A.R. con l’usata augusta degnazione buona mi avverte a non farmi male aprendo il balcone sinistrato … Aprii e un’esplosione magnifica di evviva e battimani a S.A.R., a Casa Savoia! Mille Deo gratias!10G. Agnone – G. Capobianco, op. cit., pp. 101-103.

Il 30 novembre Loreto Severino informò le Autorità Alleate che l’organizzazione “Italia libera”11“Italia Libera” fu un movimento autonomo, che ebbe vita breve nel Mezzogiorno. Aveva una forte impronta repubblicana. si stava prodigando per garantire a tutti i cittadini una razione minima di farina per il loro sostentamento, ma con difficoltà: 

[…] Con l’approvazione delle autorità alleate, si è quindi proceduto alla distribuzione del grano alla popolazione civile, vigilando affinché nessuno lo accumulasse o ne facesse oggetto di speculazione. In questo contesto, alcuni cittadini hanno collaborato, mentre altri hanno cercato di opporsi alle misure adottate. Ad esempio, il Signor Fioravante Pannone e alcuni suoi collaboratori hanno cercato di ostacolare il piano di distribuzione, rifiutandosi di seguire le disposizioni imposte dalle autorità competenti. Nonostante queste difficoltà, «Italia Libera» ha continuato a lavorare per garantire la giusta distribuzione delle risorse e alleviare le sofferenze della popolazione.  Non tutti hanno apprezzato il nostro lavoro, ma siamo grati a coloro che hanno compreso l’importanza della nostra missione e hanno offerto il loro aiuto.  Preghiamo il Comune di valutare la possibilità di costituire un’organizzazione stabile che possa garantire in futuro la giusta distribuzione delle risorse e prevenire qualsiasi tentativo di speculazione o accumulo illecito.12Archivio Centrale dello Stato (ACS), CAIAZZO…cit.
Il 3 dicembre inviò un’altra nota riservata al capitano Salvatore La Rosa  ufficiale di collegamento dell’esercito americano – in cui denunciava una generale inosservanza dell’ordinanza sull’ammasso:

La situazione di Caiazzo, dopo il suo intervento, si è in gran parte normalizzata; però permangono alcuni punti di resistenza che è mio dovere segnalarle. Il numero dei Carabinieri va diminuendo, e il loro aiuto per la vigilanza sul contrabbando viene meno. In conseguenza di ciò è stato impossibile formare una pattuglia per impedire che i proprietari di grano si rechino a sfarinare presso i molini in provincia di Napoli per evitare di dare il 10% per la popolazione tesserata; e così molta farina sfugge al contributo. Similmente non si è potuta avere l’assistenza dei Carabinieri per la vigilanza ai frantoi oleari, alcuni dei quali hanno scacciato i controllori comunali. Finora all’ammasso non si è avuto ancora un litro di olio.13ibidem

Fioravante Pannone ebbe gioco facile nel raccogliere attorno a sé mezzadri e piccoli coltivatori diretti. Il boicottaggio dell’ordinanza sull’ammasso, pur essendo destinato ad alimentare inevitabilmente il mercato nero, rappresentava una forma di protesta contro una “classe padronale” che, nelle settimane successive alla liberazione dell’area caiatina, sembrava ancora mantenere il controllo della situazione. Il 4 dicembre l’ufficiale superiore per gli Affari Civili del Governo Militare Alleato (AMG) in provincia di Benevento, W.A. Thistlethwaite, scrisse:

[…] Pannone non fa mistero del fatto di agire come agente per il C.I.C. (se ciò sia vero o meno non è noto) e tutti nel comune lo credono tale; di conseguenza, egli si ritiene, almeno a suo parere, una persona di una certa importanza. Si sostiene che Pannone, con l’aiuto di alcuni soldati americani a cui si era rivolto, sia stato determinante nel calpestare un ordine del Podestà che imponeva ai produttori di consegnare il grano e al mugnaio di macinarlo per sfamare la popolazione affamata. Fortunatamente, il Capitano La Rosa è arrivato al momento opportuno e ha fermato questo sopruso.

Le difficoltà materiali erano enormi e le condizioni igieniche, pur sotto controllo, restavano precarie: poco cibo, pochi alloggi, centinaia di sfollati in città senza che il Comune avesse i mezzi per sostenerli. Gli amministratori locali inviavano continue richieste di aiuto agli Alleati, chiedendo fondi, viveri e assistenza, come nel caso della nota che segue:14ibidem

COMUNE DI CAIAZZO

Il sottoscritto, in qualità di Sindaco pro-tempore della città di Caiazzo,

  1. Rileva che il Comando Alleato, con suo ordine, ha fatto affluire in questo Comune circa 2.000 sfollati;
  2. Rileva che detto Comando ha assicurato che avrebbe provveduto al loro mantenimento;
  3. Rileva che, per il momento, non ha provveduto a distribuire viveri di alcun genere;
  4. Rileva che l’amministrazione comunale è impossibilitata a provvedere per mancanza di fondi;
  5. Rileva che la popolazione è in grave stato di agitazione;
  6. Rileva che è necessario provvedere urgentemente;
  7. Rileva che occorrono viveri di vario genere per circa 2.000 persone;
  8. Rileva che occorrono circa £. 40.000 giornaliere;
  9. Rileva che occorrono circa £. 1.200.000 mensili.

Pertanto
Prega vivamente il Comando di provvedere urgentemente.
Il Sindaco pro-tempore, Ferdinando De Angelis

Poi, il 27 gennaio 1944, la situazione precipitò ulteriormente: Caiazzo venne colpita per errore da un bombardamento dell’aviazione americana, sebbene gli Alleati presenti sul posto ne avessero inizialmente attribuito la responsabilità ai tedeschi. In pochi minuti il centro abitato venne devastato: decine di morti, molti feriti, edifici distrutti, infrastrutture interrotte. La città si ritrovò in macerie, con gran parte della popolazione del centro urbano senza casa e senza mezzi di sostentamento. Gli americani intervennero con soccorsi e aiuti, ma le risorse erano limitate rispetto all’entità della distruzione. Dopo il bombardamento, la disperazione era totale. L’amministrazione locale descriveva alle Autorità Alleate una popolazione stremata, che aveva perso tutto: case, lavoro, sicurezza. Le richieste di assistenza si moltiplicavano: servivano alloggi, cibo, cure mediche, denaro per ricostruire. Il 28 gennaio 1944 il sindaco Ferdinando De Angelis scrisse al capitano Leslie Hill, ufficiale per gli Affari Civili dell’AMGOT:15Allied Military Government of Occupied Territories

Signor Capitano, 
Le scrivo in riferimento alla sua visita di ieri a Caiazzo. La situazione a Caiazzo è estremamente grave. La città è stata bombardata per la seconda volta in meno di tre mesi. La maggior parte degli edifici sono stati danneggiati o distrutti. Molte persone sono rimaste senza casa e hanno perso tutti i loro beni. Le infrastrutture della città sono state gravemente colpite. Le strade sono bloccate dalle macerie, rendendo difficile la circolazione. Le linee elettriche e telefoniche sono state interrotte, e la rete idrica ha subito danni in diversi punti. La popolazione è in uno stato di profonda disperazione. Hanno perso i loro cari, le loro case e i loro mezzi di sussistenza. Hanno urgente bisogno di cibo, vestiario, alloggi temporanei e assistenza medica. Le autorità locali stanno facendo del loro meglio per far fronte alla situazione, ma le loro risorse sono limitate. Hanno urgente bisogno di assistenza esterna.
Pertanto, La prego vivamente di voler prendere in considerazione la possibilità di fornire aiuti urgenti alla popolazione di Caiazzo. In particolare, avremmo bisogno di:

  • Alloggi temporanei per i senzatetto.
  • Forniture di cibo e vestiario.
  • Assistenza medica e sanitaria.
  • Materiali per la riparazione delle abitazioni e delle infrastrutture.
  • Assistenza finanziaria per aiutare le persone a ricostruire le loro vite.

Sono fiducioso che, con il Suo prezioso aiuto, potremo alleviare le sofferenze della nostra popolazione e avviare la lenta e difficile opera di ricostruzione.
La ringrazio anticipatamente per la Sua attenzione e collaborazione.
Con i più cordiali saluti, Il sindaco Ferdinando De Angelis16Archivio Centrale dello Stato (ACS), CAIAZZO…cit

Il 29 gennaio il capitano Reynolds inviò al Quartier Generale AMGOT il seguente rapporto:17ibidem

Facendo seguito alle mie precedenti comunicazioni riguardanti i danni causati dal bombardamento a Caiazzo, desidero ora fornire un resoconto più dettagliato basato su un sopralluogo effettuato il 29 gennaio 1944. Le tre chiese principali sono state gravemente danneggiate, e si stima che il loro restauro richiederà una somma considerevole. Un rapporto dettagliato sui danni a ciascuna chiesa è allegato alla presente. Per quanto riguarda gli edifici privati, è difficile fornire una stima precisa dei danni senza un’indagine casa per casa. Tuttavia, sulla base di un’ispezione generale, si stima che circa il 70% degli edifici abbia subito danni di varia entità. Molte case sono state completamente distrutte, mentre altre hanno subito danni strutturali o danni minori come finestre e tetti danneggiati. Il bombardamento ha anche causato danni significativi alle infrastrutture della città. Le strade sono state bloccate da macerie, rendendo difficile la circolazione. Le linee elettriche e telefoniche sono state interrotte, e la rete idrica ha subito danni in diversi punti. Inoltre, il bombardamento ha avuto un grave impatto sulla popolazione civile. Molte persone sono rimaste senza casa e hanno perso tutti i loro beni. La distruzione delle attività commerciali ha portato alla perdita di posti di lavoro e ha interrotto l’economia locale. È essenziale che vengano intrapresi interventi urgenti per fornire alloggi temporanei ai senzatetto, ripristinare i servizi essenziali e fornire assistenza alle famiglie colpite. Una valutazione completa dei danni è necessaria per pianificare e attuare un programma di ricostruzione efficace. Si prega di considerare la gravità della situazione e di fornire l’assistenza necessaria per alleviare le sofferenze della popolazione di Caiazzo.

Il 31 gennaio 1944, il maggiore. F.J. Armstrong, Ufficiale Superiore per gli Affari Civili, informò il Quartier Generale AMG:18ibidem

Alle ore 16:00 di venerdì 28 gennaio [27 gennaio, n.d.r.], 8 bombardieri tedeschi hanno sganciato bombe senza interferenze sul centro di Caiazzo in questa provincia. Almeno 22 persone risultano essere state uccise e 40 ferite. Il luogo ha ricevuto attenzione da parte del vicino ospedale da campo dell’esercito americano. Non ci sono state vittime militari. Una vicina unità del Genio dell’Esercito Americano ha prestato immediata assistenza nei lavori di soccorso e sgombero delle strade.
Il Capitano Reynolds, Ufficiale Affari Civili, ha visitato il Comune il 29 gennaio e ha fornito assistenza. Ho fatto inviare farina e forniture mediche al Comune, e il Colonnello White e il Capitano Reynolds si sono recati lì oggi per fornire ulteriori consigli e assistenza secondo necessità.
Benevento, 31 Gennaio 1944
Maggiore F.J. ARMSTRONG, Ufficiale Superiore Affari Civili

Intanto, tra una emergenza e l’altra, la comunità locale dovette a fare i conti anche con l’eredità del regime.  Nonostante le ampie responsabilità collettive, il processo di epurazione si risolse in un’operazione mirata: la colpa politica venne attribuita esclusivamente a un ristretto nucleo di esponenti di spicco, tra cui i fratelli De Simone, Domenico Giannelli Savastano, Pia Lamberti, Luigi De Sorbo e Vittorio Orlando19Su 18 dirigenti fascisti solo in quattro furono inviati al campo di concentramento. La magistratura avviò inoltre indagini penali a carico di Stefano De Simone e Vittorio Orlando per episodi di squadrismo risalenti al 1922 (devastazione della sede del Partito Nazionalista di Piana di Caiazzo). Cfr. N. Santacroce, op. cit.

Questa “auto-assoluzione” della classe dirigente locale, che scelse di consegnare un manipolo di fascisti alla rabbia popolare per preservare sé stessa, era funzionale a una precisa prospettiva politica: considerare la dittatura come una “parentesi” da chiudere rapidamente per tornare a una normalità monarchica e conservatrice. In questo contesto, la sopravvivenza delle élite si legò alla difesa di Casa Savoia, vista come baluardo contro il “pericolo rosso” rappresentato soprattutto da un Partito Comunista sempre più agguerrito.
In definitiva, mentre il ceto medio rimaneva “prigioniero del suo passato prossimo” e dei sensi di colpa per i disastri della guerra, l’epurazione ufficiale si dimostrò selettiva e temporanea. Su diciotto dirigenti fascisti, solo quattro furono effettivamente ristretti in un campo di concentramento per un periodo relativamente breve, confermando come la volontà di “normalizzazione” prevalse sulla reale necessità di un rinnovamento profondo del Paese.
 In questo solco di continuità si inserisce l’insediamento della prima giunta comunale di nomina prefettizia, che avvenne il 26 giugno 1944. A ricoprire la carica di sindaco fu confermato Ferdinando De Angelis, già podestà dal 1936 e ora amministratore liberale. Tra gli assessori, un socialista (Medoro Aldi), un democristiano (Gennaro Puorto, assessore supplente) e quattro liberali (Domenico Isotti, Natalino Torone, Costantino Cervo e Carmine Cervera, quest’ultimo assessore supplente).
Risulta evidente il contrasto tra la composizione del primo CLN cittadino, debole e delegittimato, e quella della giunta comunale, che aveva il sostegno del prefetto e del governatore militare di Benevento.20G. Agnone – G. Capobianco, op. cit., p. 112.
Nell’agosto 1944 fu costituito un nuovo CLN: se Sparano attribuisce la svolta a un “dissenso interno causato dall’eccessivo accentramento di potere del presidente Severino e del vice Marocco”, appare più probabile che il rimpasto fosse l’esito della progressiva “istituzionalizzazione” dei CLN nel Mezzogiorno, ormai sotto il controllo del Governo Militare Alleato. Questa nuova compagine includeva i delegati di tutti i partiti presenti a Caiazzo, tra cui Carmine Cervera per la famiglia De Angelis (PLI). La presidenza fu affidata a Nicola Santacroce (PSIUP), affiancato dal vicepresidente Fabio Marocco (Pd’A), da Mario Puorto (DC) e Francesco Mastroianni (PCI).21C.A. Sparano, op. cit., p. 17.
Non è chiaro se fu l’ingresso di un rappresentante dei De Angelis nel CLN a scompaginare il quadro politico “antifascista”; sta di fatto che, nella notte del 14 agosto, un ordigno rudimentale esplose davanti all’abitazione del sindaco il quale, pochi giorni dopo, ricevette anche minacce anonime. L’attentato causò danni lievi, ma esasperò le tensioni interne alla comunità. 
Il 3 settembre la Giunta, su proposta dell’assessore Costantino Cervo, approvò una mozione che, nel condannare l’atto intimidatorio, esprimeva piena solidarietà al primo cittadino.22cfr. N. Santacroce, op. cit., (allegati). Sebbene i responsabili non siano mai stati identificati, i sospetti ricaddero subito sui comunisti che, nonostante la crescente ostilità, nel 1945 contavano circa cento aderenti.23G. Capobianco, La costruzione del “Partito nuovo” in una provincia del Sud, Salerno 1981, p. 183.  

Dal 26 settembre il sindaco rinunciò a esercitare le sue funzioni delegando il vicesindaco Domenico Isotti.
Nel maggio 1945 il prefetto di Benevento nominò una nuova giunta. Nella compagine amministrativa figuravano Domenico Isotti (sindaco, liberale), Eugenio De Angelis (liberale, fratello del podestà Ferdinando), Medoro Aldi (socialista), Costantino Cervo (liberale), Natalino Torone (liberale), Carmine Cervera (liberale, assessore supplente) e, per la prima volta, Francesco Mastroianni (comunista, assessore supplente).
Anche il CLN locale fu rinnovato in ottemperanza a una direttiva del Governo Militare Alleato, che prevedeva due rappresentanti per ogni partito. Entrarono a farne parte: per il Partito Socialista di Unità Proletaria, Ortensio Severino (presidente) e Antonio Severino (vicepresidente); per la Democrazia Cristiana, Mario Puorto e Raffaele Castellano; per il Partito Comunista Italiano, Fortunato Pannone e Francesco Mastroianni; per il Partito d’Azione, Fabio Marocco e Carlo Insero; per il Partito Liberale Italiano, Natalino Torone e Carmine Cervera.24C.A. Sparano, op. cit., p. 18.
Nel settembre 1945 la composizione della giunta fu ulteriormente rimaneggiata: Carlo Insero (azionista) e Giuseppe Puorto (democristiano) subentrarono a Natalino Torone (liberale) e Gennaro Puorto (democristiano). Quest’organo — formato da tre liberali, un socialista, un comunista, un democristiano e un azionista — rimase in carica fino alle prime elezioni amministrative libere del 6 ottobre 1946. Nella tarda mattinata del 1° novembre 1945 le tensioni politiche culminarono in un episodio di violenza: alcune decine di contadini diedero vita a una spedizione armata contro la sezione comunista. Fu un capitano della polizia militare americana a fornire loro le armi: 24 moschetti, un mitra, quattro mitragliatrici e diverse bombe a mano. Gli uomini si radunarono sulla strada statale nei pressi del bosco di Pontiele e, prima di entrare in paese, qualcuno diede loro una bandiera degli Stati Uniti e vino in abbondanza.25La circostanza mi fu riferita negli anni ’80 dal prof. Ortensio Severino e da uno degli imputati. 
Andrea Vetrone, accusato di aver organizzato l’assalto, il giorno dopo ammise le proprie responsabilità assieme a Giovanni Perillo. Questa la sua dichiarazione, resa nel corso di un interrogatorio presso la locale stazione dei Carabinieri: 

Verso le ore 10 di ieri partimmo dalla predetta contrada, dopo aver impartito le istruzioni necessarie, raggiungendo questo centro abitato verso le ore 11 circa, recandomi io, con circa 20 uomini alla sede del partito comunista, dopo avere collocato i servizi ai vari sbocchi dei vicoli e delle strade di accesso al paese. Nel circolo comunista trovammo Sangiovanni Paolo, il bidello Mancini Stefano e tale “o figlio do Patanaro”. Entrammo per primi nella sede, io, il Perillo suddetto e certo Friello Andrea di Salvatore. Io chiesi al Sangiovanni la tessera del partito comunista che mi esibì subito. Dopo di ciò lo cacciai fuori dalla sede e non vidi se fosse stato schiaffeggiato da qualche mio compagno. Dopo, gli altri miei compagni in numero di venti circa, buttarono sulla strada i pochi mobili e carteggio esistente nella sede e vi diedero fuoco. Nel trambusto furono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco che io però non posso precisare da chi sparati. 
Al ritorno, passando davanti la sezione del partito socialista, notato che sulla tabella vi era l’emblema con falce e martello e ritenendo che fosse circolo dello stesso partito comunista, scassinammo la porta con due colpi di moschetto esplosi da me e prese le poche suppellettili ivi esistenti le bruciammo sulla pubblica via.26G. Capobianco, op. cit., pp. 142-143.  

Vetrone così spiegò i motivi dell’assalto:  

[…] altre sofferenze avremmo dovuto subire, noialtri italiani, in quanto in Italia stava prendendo piede il comunismo e se ciò si fosse avverato certamente in Italia si sarebbe instaurato il regime russo.27ibidem

Dopo l’interrogatorio Vetrone e Perillo non furono trattenuti dai carabinieri; nei loro confronti fu solo disposta una denuncia a piede libero. Vincenzo Orlando, all’epoca giovane comunista, ricorda pochi particolari di quell’avvenimento. In un’intervista rilasciata a Nicola Santacroce, ha dichiarato che a compiere l’assalto furono “alcuni contadini organizzati ed armati da taluni signorotti di Caiazzo che si dicevano aderenti al Partito Liberale”: 

[…] Ricordo solo che un giovane democristiano, tale Ugo Cervo, di circa venti anni, trovandosi a passare al momento dei fatti, poiché aveva espresso il suo disappunto su ciò che stava accadendo, venne malmenato dagli aggressori, che cercarono anche di fargli ingoiare il distintivo dello Scudo Crociato che egli portava al petto. All’epoca non fu data alcuna rilevanza a siffatto episodio. Al momento dell’aggressione perpetrata alle sedi del PCI e del PSUP, l’allora segretario della sezione del PCI, Pannone Fortunato, con una banale scusa, venne trattenuto presso la caserma dei CC di Caiazzo dal maresciallo Pisa.28N. Santacroce, op. cit., p. 233.

Anche il giudice Loreto Severino ricorda quei fatti nella sua Autobiografia:

Contrastata fu dagli elementi reazionari e fascisti la vita di quella sezione [PSUP, n.d.r.], poiché nel novembre del 1945, mentre io mi trovavo alla Corte di Assise di Campobasso, una banda di oltre cento contadini, armati di mitra e di altre armi, ai quali era stato fatto credere che i partiti estremi avrebbero loro tolto le mogli, le terre, la religione, irruppe in paese e distrusse le sedi del partito socialista e del partito comunista. I carabinieri li avevano accompagnati e avevano assistito senza intervenire.29L. Severino, op. cit., p. 129.

In un rapporto del 3 novembre, il commissario di polizia Marinucci riferì che 

[…] quasi tutti i predetti erano armati di fucili italiani e alleati; Giorgio Giovanni, come da sua dichiarazione, era armato di mitra americano; le armi, dopo la manifestazione, furono ritirate dal Vetrone e, a suo dire, restituite ad un capitano americano di stanza a S. Maria C.V.30G. Capobianco, op. cit., pp. 125-126.

Il coinvolgimento degli americani fu confermato dai carabinieri. Il maggiore Achille Pomarici individuò nel capitano F.S. Kastl l’ufficiale che aveva fornito le armi agli assalitori. In un rapporto alla magistratura dichiarò che 

[…] al momento dell’azione si trovavano in Caiazzo diversi poliziotti americani per eventualmente intervenire in caso di necessità.31ibidem

Nonostante le prove raccolte e le confessioni rese, vi fu una precisa volontà di non adottare provvedimenti nei confronti degli autori dell’azione armata; anzi, ai comunisti si negò qualunque forma di solidarietà. In una nota del 5 novembre il maggiore Pomarici scrisse: 

Ho accertato che per concordi dichiarazioni rese dai maggiori esponenti locali, fra cui il Vescovo di Caiazzo ed i dirigenti e presidenti delle sezioni di tutti i partiti locali in essi compresi il presidente del Comitato di Liberazione e presidente della sede socialista, le attuali condizioni dello spirito pubblico sono tali da ritenere assolutamente imprudente procedere ora al fermo dei responsabili dei danneggiamenti, senza provocare gravissime reazioni in seno alla popolazione, la quale ha appreso la chiusura della sezione comunista con soddisfazione, siccome il suo presidente [Fortunato Pannone, n.d.r.] conduceva cattiva, volgare e provocatoria propaganda.32ibidem

La Giunta comunale affrontò la questione solo il 28 novembre. L’assessore comunista Francesco Mastroianni presentò una mozione di condanna dell’episodio, anche per sollecitare un intervento delle autorità volto a “garantire, facendo giustizia, la piena esplicazione delle libertà democratiche”.33ibidem

Si dichiararono contrari al documento il sindaco e gli assessori De Angelis (liberale), Insero (azionista) e Puorto (democristiano), perché consideravano la giunta incompetente a discutere questioni politiche e, soprattutto, perché ritenevano che “trascinare” il caso avrebbe aggravato ulteriormente la situazione. Contrario anche l’assessore supplente Carmine Cervera che dichiarò di votare contro la mozione 

[…] sia per l’incompetenza della Giunta al riguardo sia perché quale agricoltore è a conoscenza che i comunisti hanno svolto propaganda contraria agli interessi degli agricoltori a base di minacce e di violenze personali, di appropriazioni forzose ecc. Pertanto, per deplorare l’una bisogna prima deplorare l’altra violenza.34ibidem

L’assessore Aldi (socialista) chiese di approvare la mozione in quanto, se era vero che la giunta era un organo amministrativo, era altrettanto vero che essa era espressione dei partiti. Quei fatti 

[…] esorbitando dal campo politico per entrare in quello del codice penale, gettano una cattiva luce sull’intera cittadinanza caiatina, per cui ritiene opportuno un atto ufficiale di deplorazione da parte della Giunta.35ibidem

La mozione fu respinta. 

Il 2 giugno 1946, in occasione del referendum istituzionale, le tensioni dei mesi precedenti lasciarono il segno, penalizzando in particolare il PCI e il PSIUP. Per l’elezione dell’Assemblea Costituente, i maggiori consensi andarono all’Unione Democratica Nazionale (1.172 voti), compagine che riuniva i gruppi moderati di orientamento monarchico, seguita dalla Democrazia Cristiana con 981 preferenze. Agli altri partiti andarono le briciole: il PSIUP raccolse 135 voti, il PRI 155, il PCI 57 e il Pd’A 28. Netto, infine, l’esito referendario con la “Monarchia” che ottenne 2.429 voti contro i 535 della “Repubblica”. È in questo contesto politico che si colloca Il cavaliere di maggio, di Mario Puorto. L’autore — rientrato avventurosamente dalla Grecia, dove aveva militato tra i partigiani dell’ELAS dopo l’8 settembre 1943 — ha vissuto a Caiazzo la convulsa transizione verso la democrazia.
L’opera descrive in forma narrativa il conflitto sociale e politico scaturito dal referendum tra Monarchia e Repubblica in una comunità ancora legata a strutture di stampo feudale. In tale scenario, la Monarchia era percepita come un ordine “naturale e antropologico”, mentre la Repubblica era temuta come una pericolosa illusione che avrebbe portato all’egualitarismo forzato e alla fine della proprietà privata. Il testo evidenzia come, in molte realtà del Mezzogiorno, il post-fascismo abbia prevalso sull’antifascismo: le vecchie élite si riciclarono rapidamente sotto le insegne monarchiche o liberali per preservare lo status quo e frenare ogni forma di mutamento sociale e politico. Il 6 ottobre 1946 si tennero le prime elezioni libere per il Consiglio comunale. La sfida per l’Amministrazione vide contrapporsi il Partito Liberale, guidato da Eugenio De Angelis, e il Blocco Popolare, capeggiato dal giovane avvocato Bernardino Bolognese. La vittoria andò ai liberali e, il 13 ottobre, De Angelis fu eletto sindaco.
Come rilevato da Nicola Santacroce, sebbene la seduta d’insediamento coincidesse con il terzo anniversario della strage di Caiazzo, nessun consigliere – né di maggioranza né di minoranza – ne fece menzione in aula.36idem p. 122.
Negli anni successivi lo scontro politico si fece sempre più aspro, come testimoniano altri episodi riportati dallo stesso Santacroce. Il 5 dicembre 1946, a sei mesi dal referendum istituzionale, Severino presentò una mozione per rimuovere i simboli monarchici dagli edifici comunali, ma la proposta fu respinta con 16 voti contrari. Il 2 settembre 1948 il consigliere incalzò il sindaco De Angelis chiedendogli di “rendere ragione al Consiglio e alla cittadinanza” del suo passaggio dal Partito Liberale alla Democrazia Cristiana. De Angelis troncò la discussione dichiarando di non dover dare spiegazioni a nessuno, “tanto meno a un consigliere della minoranza”.37ibidem
Il clima di scontro frontale è ben sintetizzato anche da un episodio emblematico riportato da Mario Puorto su l’Unità (?),38Archivio famiglia Puorto, Da Caiazzo. L’opposizione abbandona l’aula consigliare, articolo non firmato e senza data riguardante un’interpellanza di Severino sui criteri di applicazione dell’imposta di famiglia. Facendosi portavoce del malcontento popolare per le palesi disparità fiscali, Severino aveva denunciato come le dichiarazioni dei redditi del sindaco e dei suoi fedelissimi fossero “addomesticate” e inverosimili. Tale accusa aveva già scatenato, nella seduta precedente, la reazione convulsa di De Angelis e l’intervento scomposto di un assessore, che era quasi arrivato allo scontro fisico con Severino, “colpevole” di aver definito facoltosa la sua famiglia.
Il confronto giunse al culmine quando Severino esibì i certificati catastali a riprova dei redditi reali del primo cittadino. Per tutta risposta, De Angelis liquidò i documenti come “numeri del lotto”, arrivando a sconfessare atti ufficiali dello Stato pur di non ammetterne la veridicità. Di fronte a tale impudenza, Severino accusò apertamente il sindaco di mendacia e abbandonò l’aula, seguito per protesta dall’intera opposizione.

Notizia del bombardamento


[1] Con prefazione del prof. Antonio Gisondi, il volume è stato curato dall’Istituto Storico del Sannio Telesino.
[2] G. Agnone – G. Capobianco, La barbarie e il coraggio, Napoli 1990, p. 34.
[3] ibidem.
[4] Nominato il 21 dicembre 1942 dal prefetto di Benevento, sarà confermato nella carica fino al giugno 1944, come i due terzi dei podestà della provincia sannita.
[5] Archivio Centrale dello Stato, CAIAZZO (1943 ott. – 1944 mag.), documento pubblicato sul sito https://patrimonioacs.cultura.gov.it/patrimonio/d6a239f3-163a-4db0-ad18-b3c28e89d13b/134-caiazzo-1943-ott-1944-mag
[6] Il documento è stato ritrovato dallo storico Armando Pepe presso l’Archivio di Stato di Napoli e pubblicato su https://www.clarusonline.it/2021/10/22/il-ricordo-della-barbarie-la-strage-di-monte-carmignano-nella-storia-di-caiazzo/
[7] ibidem.
[8] C.A. Sparano, op. cit., p. 19.
[9] Archivio Centrale dello Stato (ACS), CAIAZZO…cit.
[10] G. Agnone – G. Capobianco, op. cit., pp. 101-103.
[11] “Italia Libera” fu un movimento autonomo, che ebbe vita breve nel Mezzogiorno. Aveva una forte impronta repubblicana.
[12] Archivio Centrale dello Stato (ACS), CAIAZZO…cit.
[13] ibidem
[14] ibidem
[15] Allied Military Government of Occupied Territories
[16] Archivio Centrale dello Stato (ACS), CAIAZZO…cit.
[17] ibidem
[18] ibidem
[19] Su 18 dirigenti fascisti solo in quattro furono inviati al campo di concentramento. La magistratura avviò inoltre indagini penali a carico di Stefano De Simone e Vittorio Orlando per episodi di squadrismo risalenti al 1922 (devastazione della sede del Partito Nazionalista di Piana di Caiazzo). Cfr. N. Santacroce, op. cit.
[20] G. Agnone – G. Capobianco, op. cit., p. 112.
[21] C.A. Sparano, op. cit., p. 17.
[22] cfr. N. Santacroce, op. cit., (allegati).
[23] G. Capobianco, La costruzione del “Partito nuovo” in una provincia del Sud, Salerno 1981, p. 183.
[24] C.A. Sparano, op. cit., p. 18.
[25] La circostanza mi fu riferita negli anni ’80 dal prof. Ortensio Severino e da uno degli imputati. 
[26] G. Capobianco, op. cit., pp. 142-143.  
[27] ibidem
[28] N. Santacroce, op. cit., p. 233.
[29] L. Severino, op. cit., p. 129.
[30] G. Capobianco, op. cit., pp. 125-126.
[31] ibidem.
[32] ibidem.
[33] N. Santacroce, op. cit., p. 229.
[34] ibidem.
[35] ibidem.
[36] idem, p. 122.
[37] ibidem.
[38] Archivio famiglia Puorto, Da Caiazzo. L’opposizione abbandona l’aula consigliare, articolo non firmato e senza data.



Nicola Sorbo

Nato a Napoli nel 1959, già sindaco di Caiazzo (CE), rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell'ambiente e in quello per una giustizia giusta. Candidato come indipendente nella lista del PCI, nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città dove vive. Nel 1982 aderisce alla Lega per l'Ambiente. Tra il 1987 e il 1994 è anche Presidente dell'Associazione Storica del Caiatino, per la quale cura la pubblicazione di diverse ricerche di storia locale. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole e alla difesa dei diritti delle popolazioni montane sulle terre comuni. Ha pubblicato con le Edizioni 200Diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l'ultimo conflitto mondiale.