Penso che quando due villani non vanno d’accordo prima o poi vanno alle mani, quando invece sono due storici a non andare d’accordo , allora, si prendono a secchiate d’inchiostro. Perché parto da qui? Tante volte sarà capitato, soprattutto su temi di storia locale, di cimentarsi su diverse interpretazioni storiche circa luoghi, eventi, origini di un paese o sulla stessa etimologia del nome del comune in cui si vive. Questa cosa caratterizza in maniera significativa Faicchio.
Proprio da qui voglio partire per introdurre questo libricino per Notar Antonio Andrea De Vizio dal titolo “Cenno storico sopra Faicchio” di pagine sedici in sette paragrafi, scritte in San Potito Sannitico nell’ottobre del 1881. Risparmio la biografia dell’autore, il quale dopo un suo precedente scritto delle storie antiche di Piedimonte d’Alife, regalò questo poemetto a Faicchio e , come scrisse l’autore “ ha meritato l’onore di essere accettato da sua Maestà Re Umberto, a cui fu dedicato”.


Immaginate ben 16 pagine scritte su Faicchio nel 1881 e vi renderete conto quanto siano abbondanti le notizie riportate: dai Sanniti al Medioevo, dal Rinascimento agli Uomini Illustri, dai dipinti presenti nelle chiese ai nomi delle varie contrade.
Ritengo sia l’opera più dettagliata e completa che sia stata scritta sulla storia di Faicchio, per i minuziosi dettagli riportati dall’autore e, pertanto, quando trattasi di Faicchio non si può prescindere da tal poemetto.
L’autore si irrita verso taluni storici (qui volano i secchi d‘inchiostro) che di “fantasia” giocano con l’etimologia: fave, faggi e botanica varia… e testualmente scrive: «Faicchio non fu mai, né campo di fave o Bosco di Faggi, come altri vogliono, e che i suoi Figli non furono mai né sono patate, tartufi o cavoli piantati solamente per vegetare, ma sono, si badi bene! Figli ben degni di quel Fabio Massimo, che fece colla sua presenza in questi luoghi “Fabius est hic” Fabio è qui, d’onde ebbe origine la parola latina Fabichium….omissis».
L’autore ci parla di troppe cose per riportarle in questo post, proverò a riportare una grossolana carrellata di alcuni argomenti ivi trattati, ricordando che questo Poemetto, per chi fosse interessato a consultarlo, sarà disponibile nel nostro Piccolo Museo.
Cosa troviamo nel poemetto, solo per citar qualcosa su storia, toponomastica ed etimologia: Titerno e la storia del Tito Eterno, Fusola!!! le vicende di Fabio Massimo, Compustelle, la vicenda dei Castelloni e Ponticello sotto la contrada Porto (scrive l’autore), il Tractus Alliphanus, Urbitanium…ecc. “il campo trincierato in vetta a Monte Acero che fu il Campidoglio dei telesini e dei Fusolesi!!!!” Perché la Fiaccola è simbolo di Faicchio, le fortificazione in località San Pasquale tra la Valle del Cupo e le Ripe di San Massimo… e prosegue spedito sull’etimologia del monte Erbano (collis Eribanus o Eribianus), della Grotta di San Michele con citazione della data e pontificato (1172).
Seguono tre ricchi paragrafi sul periodo medioevale, in cui ci ricorda

« …per la redentissima posizione alle falde meridionali di Monte Erbano, che son tutte vestite di ulivi, i quali ci danno un’oglio assai ricercato, e stimabile pel suo pregio, rispetto a quello degli altri paesi».

Ci riporta che nel 1881 Faicchio con le sue contrade contava circa 4000 Anime e poi, va giù alla grande con l’altra grande carrellata degli Uomini Illustri di Faicchio che ovviamente non riporto tutti per non annoiarvi. Citerò solo alcuni, forse perchè meno citati generalmente negli encomi: l’Eremita Antonio Melillo e il suo Manoscritto, il Monastero e l’architetto Giovanni Calira, gli eremiti provenienti dalla Sicilia e più precisamente dalla città di Noto Fratel Giuseppe e Fratel Francesco e i loro ritratti “ad oglio conservati nella Sagristia che hanno il venerando aspetto di due Vecchi penitenti come gli Anacoreti della Tebaide e sono lavoro di espertissima mano della Scuola del Solimene”.
Ci parla anche della Società Operaia e di Mutuo Soccorso presieduta dal Signor Attanasio Maria Palmieri, la Santissima Vergine dei sette dolori (Congrega) dei dipinti nelle chiese di Faicchio “ad opera del famoso Gennaro Borrelli Napoletano giusta agli atti per il Regio Notaio Domenico Rossi” e continua con altri men citati come dicevo : Cesare Nicolari, Domenico Antonio Palmieri.
Nacquero pure a Faicchio Monsignor Rossi intorno alla Collegiale Chiesa di Faicchio, i Professori Francesco e Nicola De Chellis, il celebre Medico Catello Ferraro già zio ai fratelli De Martino, l’Abate Giulio Porto vittima del brigantaggio (di cui tratterò in altro post). L’Autore cita, inoltre, fonti storiche importanti sui De Martino e biblioteche custodi delle loro opere. Chiude ricordando l’Architetto faicchiano Nicola Mattei nato circa nel 1700, di cui l’autore ci riporta numerose notizie. Ci parla anche dell’ingegno di Michele Pasquale Porto, uomo della tecnica e non delle scienze e del Dottor Mirto. Da questo suo poemetto riesco finalmente a capire anche a chi è intitolata quella graziosa e romantica stradina giù alla collegiata, Via Maturi, a Vincenzo Nicola Maturi, canonico dell’ex Collegiale Chiesa di Faicchio, filosofo e teologo, di cui ci parla l’autore dettagliatamente fino alla volontà espressa in testamento e destinazione dei suoi averi e dei suoi manoscritti ai nipoti di casato Palmieri, figli della sorella Donna Teresina Maturi.
In ultimo, non per merito sicuramente, l’elogio all’Avvocato e professore di diritto Vincenzo Marino Palmieri, fratello del famoso Vulcanologo Luigi Palmieri, a cui il De Vizio dedica una pagina intera, citando opere, cattedre ricoperte e onoreficenze .
Ovviamente in tutto questo ho tralasciato di citare i più famosi, ampiamente descritti dal De Vizio e di cui sto singolarmente trattando in questi post.
Il Notar De Vizio chiude con questo auspicio, con cui mi congedo:

Giovani Faicchiani, abbiate sempre innanzi agli occhi le virtù dei Vostri Maggiori, e mantenete in tal modo alta, onorata , invitta la bandiera del Vostro Paese!

(ricordo che l’autore non è stato preso dal morbo del campanilismo in quanto Antonio Andrea De Vizio era di San Potito Sannitico, Cavaliere della Corona d’Italia e Socio di Varie Accademie).



William Mattei

Laurea in Economia. Promotore culturale, Dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. Vincitore del premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.