Ringrazio, innanzitutto, il dott. Emilio Bove e gli organizzatori, per l’invito. Gentili signore, signori, mi preme mettere in chiaro che, al fine di stare nel fisiologico e da me definito TDA –Tempo dell’attenzione, di 20-25 minuti– e di evitare il pericoloso TDS –Tempo dello sbadiglio–, a danno di chi ascolta, sarò schematico. Mi rivolgerò, è ovvio, non allo specialista della materia, il quale è al corrente su quanto esporrò e su molto, molto altro, ma a chi, sebbene non esperto, ama la storia e le tradizioni locali.

Inoltre, dal momento che l’argomento in oggetto si presenta, vasto e complesso, ho deciso, muovendo dalla luna e da Ippocrate, vissuto nel V-IV sec. a.C. e stimato il “padre della” così detta “Medicina scientifica”,1A. Lami, Ippocrate. Testi di medicina greca, Milano, BUR, 1991, p. 52.di tenermi sulle generali, nell’ evidenziare, nei limiti del possibile e in estrema sintesi, verosimili rapporti tra la medicina antica e la odierna, nonché verosimili origini di credenze, di pratiche e di modi di dire; il tutto, alla luce di fonti millenarie e di testimonianze a memoria d’uomo.
Al riguardo, partendo dall’Evo Antico o andandovi a ritroso dai giorni nostri, riporterò, fra i tanti, qualche esempio; citerò, via facendo, fonti riconducibili a un periodo tra il XX secolo a C. il III secolo d.C.; salterò, logicamente, il Medioevo; non menzionerò le testimonianze a memoria d’uomo, perché quanto esporrò in merito è notorio. In ogni caso, rimarrò fiducioso nella clemenza di chi si appresta a correggere e a farmi notare eventuali mie inesattezze. A questo punto chiedo al moderatore di mettere in funzione la clessidra.
Ebbene, uno dei testi di medicina greca, tramandati sotto il nome di Ippocrate, definì talune parti dell’antica pratica medica un misto di superstizione, di religione, di magia e di ciarlataneria –fatta eccezione, è logico, della componente empirica e della così detta scientifica2Cfr. La malattia sacra, 2, in G. Cordiano, a c. d.  Ippocrate. Scritti scelti, Torriana, Orsa Maggiore, 1993. p. 68. cioè ufficiale; circa le convinzioni irrazionali, Tito Livio –59 a.C.-17 d.C.– reputò i Sanniti: “dediti a pratiche di superstizione”;3Tito Livio, Ab urbe condita, X, 39, 2. i Romani non furono da meno; Greci e Romani non poca influenza esercitarono sulla cultura campana e sannitica, tanto è vero che ancora oggi vi emergono  residui in certe parti della medicina popolare e non solo.
Consideriamo, ad esempio e semplicemente, nella religione, nella magia e nella medicina, la Selene dei Greci, ossia la Luna dei Romani e dei Sanniti dopo la romanizzazione. I Greci la personificavano anche in Ecate, immaginandola di aspetti sinistri, con tre teste –le fasi lunari– e presente durante i malefizi notturni; i Romani l’appellarono, perciò, “diva triformis, nocticula, ecc.”4D. Cinti, Dizionario mitologico, Milano, G. Ed. F. B. S. E., 1989, pp. 95-96, 171 e 269. ed è verosimile che, così come in tutta Italia, i Sanniti ne abbiano anche celebrato la festività il 13 di Agosto.5Cfr. E. T. Salmon, Il Sannio e i Sanniti, Torino, Einaudi, 1985. pp. 164 e 171. Va detto pure della convinzione usuale presso i Romani, alla quale alluse Orazio –65-8 a.C.– in merito a certe donne – oggi definite megere o più comunemente streghe – le quali, non appena la luna mostrava il proprio volto, raccoglievano erbe nocive per stravolgere gli animi umani con incantesimi e veleni.6Cfr. Orazio, Satirae, I, 8, 17-23.
A tutt’oggi si crede che alcuni vegetali “crescono meglio se piantati a mancanza” di luna; che altri “manifestano il loro potere”, benefico o malefico, soltanto se colti al chiaro di luna o prima dello spuntar del sole; che certe terapie “risultano efficaci” se praticate “a mancanza”.7Cfr. AA.VV., Il Fiore dell’Arte di Sanare, Roma, Paracelso, 1992, pp. 261-270 e 295-305.

La luna ebbe un posto altresì nella medicina scientifica. Uno di quei testi greci del Corpus Ippocraticum ai quali ho fatto cenno, riporta che l’ereditarietà rivestiva un ruolo di primaria importanza nella etiologia, sicché da un flemmatico veniva fuori un flemmatico, da un bilioso, un bilioso e così via,8Morbo Sacro, 2, in A. Lami, cit., p. 227. come a dire, poi, con gli antichi Romani: “Talis pater, talis filius”, e oggi: “tale padre, tale figlio”.  Però, vi si legge anche che piaceri e dispiaceri, sorrisi  e scherzi e, perciò dolori e afflizioni, tristezza e pianto venivano dal cervello,9Morbo Sacro, cit., 4, ibid., pp. 228-229. dunque, si era della opinione che il cervello trasmettesse messaggi alla coscienza e che la dieta moderasse i temperamenti;10Cfr. L. Sterpellone, Stratigrafia di un passato, Milano, Punto e Linea – Italfarmaco, 1990, pp. 61 e 63. un testo, ma non del Corpus, riferisce che il mutare delle stagioni, le levate e i tramonti dei corpi celesti – e perciò anche della luna – insomma l’astronomia, contribuiva al mutare della mente e delle condizioni del corpo e, quindi, entravano nella medicina in larghissima misura;11L’ambiente, 2, in G. Cordiano, cit., p. 36. si credeva, perfino, che il vedere in sogno – come in quadri di Massimo Rao, è il caso di dire – liberi e chiari, la luna e gli altri astri, secondo il loro ordine, era indice di buona salute, da conservare con un adeguato modo di vivere; al contrario, il vedere la luna compromessa era segno di corpo malato e perciò bisognoso di terapia opportuna;12Cfr. I sogni, 89, in G. Cordiano, cit., pp. 7 e 133-134. tempo dopo, Artemidoro – II sec. d.C.– sostenne che il sognare la luna prometteva figli a chi non ne aveva e, perché umida, morte a malati di edema sottocute e a naviganti.13Artemidoro, Onirocritica, II, XXXVII, Cfr. pure R. Di Lello, Il mistero dei sogni tra scienza e superstizione, in “Il Sannio quotidiano”, Benevento, Pagine Sannite Ed., X, 64 (2005) p. 20.
E oggi? Si usano i modi di dire in vernacolo: “fatt’ a luna” o “tene ‘a luna storta o a tre quarti” o “è lunàteco”, per designare il lunatico ovvero un individuo dall’umore non del tutto sano, variabile al pari delle mutazioni lunari, delle mutevoli “ facce” o fasi lunari; fino a designare con “lunàteco” o con l’espressione “male d’luna”, una grave forma morbosa: l’epilessia. Sognare la luna indica gioia e successi in amore; ma, se oscura è presagio di morte o di malattia di un familiare donna, se limpida o pallida è indizio di pena. Né poteva mancare la luna, con singolari effetti, a Santa Lucia o a Marechiare o altrove, nova o rossa o d’altro aspetto, nella canzone classica napoletana.
A che, a chi e a quando possono essere ricondotte le moderne definizioni? In generale, alle menzionate personificazioni presso Greci, e alle interpretazioni presso i Romani; nel dettaglio, a “lunaticu(m)”, termine che deriva dal latino,14R. Andreoli, Vocabolario napoletano-Italiano, 1883 – Napoli, Di Marco, 1993., 1883, p. 210 e 215, F. Galiani, Vocabolario […] napoletano, Napoli, G.M. Porcelli, MDCCLXXXIII. 2 voll., I, 1783, p. 199, F. Calonghi, Dizionario Latino-Italiano, Torino, Rosemberg & Sellier, 1950, c. 1744, AA.VV., Nuovissimo Dardano, Roma, Curcio Ed., s.d., p. 1077.a “lunatico” del Vangelo secondo Matteo154, 24 e 17, 5 e, sempre più a ritroso, amal della Luna”, forma che, per i capi religiosi ebrei colpiva gli indemoniati che avevano peccato contro Jahvè; a lunatico e a mal di luna che, forse per primi, i sacerdoti e i magi caldei, esperti in astronomia e in divinazioni astrologiche, usarono per indicare, una patologia cui fa cenno, ma con altro nome, il codice di Hammurabi –XIX-XVII sec a.C. –; a una manifestazione morbosa, ignota, ma, secondo un più antico testo accadico del XX secolo, inflitta, da Sin dio della Luna16E. Richiardone, Epilessia. La malattia dai cento nomi, APiCE, ONLUS, 2012. e divinità suprema.17D. Cinti, cit., p. 273.
Fatto richiamo alla luna e agli immaginari rapporti con la salute del corpo e della mente, non pare superfluo ritornare da Ippocrate: l’Arte medica o del curare – così era definita un tempo la Medicina – venne da lui considerata sotto l’aspetto più propriamente scientifico nelle diverse componenti dall’anatomia, alla fisiologia, alla etiologia, alla patogenesi, alla semeiotica, alla prevenzione, alla terapia, alla convalescenza. Non solo: nei suoi scritti, trattò, fra l’altro, di malattie d’ordine – diremmo oggi – chirurgico e medico, acute e croniche, a carico di organi e apparati; ne descrisse sintomi e terapie; distinse i farmaci di origine minerale, animale, vegetale e misti; fece riferimento ai dosaggi, alle vie e al modo di somministrazione.
Pure in quel campo, la medicina romana empirica acquisì dalla progredita medicina greca mentre i Sanniti assorbirono dai Greci e dai Romani e diedero loro non poco. Non diversamente, sarà accaduto per il nostro territorio; basti pensare, a quanto riferì Cicerone, – 106 – 43 a.C. – che Caio Ponzio Sannita, padre di quegli che vinse a Caudio,18Perché –a leggere Livio– non alle furculae –dal latino: strette gole– nel tratto di valle del torrente Titerno, fra i monti Cigno e Acero di Cerreto, a valle, e tra le Civite di Cusano e Pietraroia, a monte? – oggi diciamo: alle forche caudine – aveva preso parte, a Taranto, ad un convegno sulla salute del corpo e della mente nella senescenza e s’era intrattenuto a colloquiò, nientemeno, che con Platone e con Archita.19Cfr. XII, 41, in Cicerone L’arte di invecchiare, a c.d., B. Rossetti, Roma, Newton-Compton, 1994, pp. 57-59.Cfr. XII, 41, in Cicerone L’arte di invecchiare, a c.d., B. Rossetti, Roma, Newton-Compton, 1994, pp. 57-59.
Comunque, non poco è giunto fino ai nostri giorni ed è attuale, in non rari casi, nella medicina ufficiale e no; una prova e semplicissima, almeno, fra le tante? In questo incostante mese di marzo v’è chi, tra le persone, diciamo, non più giovani, fa uso, per tradizione, di vino caldo mielato o di altre bevande contenenti miele, al fine di attenuare l’irritazione e sedare la tosse nelle patologie della gola, dei bronchi e dei polmoni. Questo elaborato vegetale delle api, come si legge in Plinio – 23-79 d.C. – già i Romani lo usavano, in virtù della dolcezza, per tutte le necessità della bocca, per la lingua riarsa da febbre, per la gola, per le tonsille, contro l’angina, le polmoniti e le pleuriti;20Plinio, Naturalis historia., XXII, 108. da prima, i medici ippocratici lo avevano valutato ottimo per l’espettorazione nelle malattie delle vie aeree;21Cfr. L. Sterpellone, cit., p. 63. questo perché già Ippocrate lo aveva reso noto.22Cfr. Tra l’altro, Sulle malattie acute, 6 e 12, in A Lami, cit., pp. 111- 125, pass.
Qualche ascoltatore benevolo potrebbe obiettarmi: «Si, vabbè, ma quanto hai dedotto è collocabile, con molta, molta buona volontà, tutt’al più nell’ambito delle ipotesi». Risponderei: «E se anche fosse? Sarebbero, pur sempre, ipotesi supportate da coincidenze ben documentate. Fino alla prova del contrario».
E nell’apprestarmi a concludere, ricorderò appena lo stupendo Giuramento di Ippocrate che, scrittoper il comportamento del medico nei riguardi del maestro, degli allievi, dei pazienti e del segreto professionale, risulta, nella sostanza deontologica ed etica, tuttora valido e, nella versione moderna, prestato dai medici-chirurghi e dagli odontoiatri che intraprendono la professione.
A questo punto, dunque, gentili signore e signori, ringrazio voi tutti, per la cortese, paziente attenzione.

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(*) Relazione tenuta, col titolo: Ricette nella medicina d’altri tempi, nel convegno “Ippocrate e la Luna”, rassegna stampa Incontri sulla luna, San Salvatore Telesino (BN) Associazione Massimo Rao, sabato 12 marzo 2016, ore 19; allo stato, riveduta e con aggiunte allora omesse.

[1] A. Lami, Ippocrate. Testi di medicina greca, Milano, BUR, 1991, p. 52.
[2] Cfr. La malattia sacra, 2, in G. Cordiano, a c. d.  Ippocrate. Scritti scelti, Torriana, Orsa Maggiore, 1993. p. 68.
[3] Tito Livio, Ab urbe condita, X, 39, 2.
[4] D. Cinti, Dizionario mitologico, Milano, G. Ed. F. B. S. E., 1989, pp. 95-96, 171 e 269.
[5] Cfr. E. T. Salmon, Il Sannio e i Sanniti, Torino, Einaudi, 1985. pp. 164 e 171.  
[6] Cfr. Orazio, Satirae, I, 8, 17-23. 
[7] Cfr. AA.VV., Il Fiore dell’Arte di Sanare, Roma, Paracelso, 1992, pp. 261-270 e 295-305. 
[8] Morbo Sacro, 2, in A. Lami, cit., p. 227.
[9] Morbo Sacro, cit., 4, ibid., pp. 228-229.
[10] Cfr. L. Sterpellone, Stratigrafia di un passato, Milano, Punto e Linea – Italfarmaco, 1990, pp. 61 e 63.
[11] L’ambiente, 2, in G. Cordiano, cit., p. 36. 
[12] Cfr. I sogni, 89, in G. Cordiano, cit., pp. 7 e 133-134.
[13]Artemidoro, Onirocritica, II, XXXVII, Cfr. pure R. Di Lello, Il mistero dei sogni tra scienza e superstizione, in “Il Sannio quotidiano”, Benevento, Pagine Sannite Ed., X, 64 (2005) p. 20.
[14] R. Andreoli, Vocabolario napoletano-Italiano, 1883 – Napoli, Di Marco, 1993., 1883, p. 210 e 215, F. Galiani, Vocabolario […] napoletano, Napoli, G.M. Porcelli, MDCCLXXXIII. 2 voll., I, 1783, p. 199, F. Calonghi,Dizionario Latino-Italiano, Torino, Rosemberg & Sellier, 1950, c. 1744, AA.VV., Nuovissimo Dardano, Roma, Curcio Ed., s.d., p. 1077.
[15] 4, 24 e 17, 5;
[16] E. Richiardone, Epilessia. La malattia dai cento nomi, APiCE, ONLUS, 2012.
[17] D. Cinti, cit., p. 273.
[18] Perché –a leggere Livio– non alle furculae –dal latino: strette gole– nel tratto di valle del torrente Titerno, fra i monti Cigno e Acero di Cerreto, a valle, e tra le Civite di Cusano e Pietraroia, a monte?
[19] Cfr. XII, 41, in Cicerone L’arte di invecchiare, a c.d., B. Rossetti, Roma, Newton-Compton, 1994, pp. 57-59.  
[20] Plinio, Naturalis historia., XXII, 108.
[21] Cfr. L. Sterpellone, cit., p. 63. 
[22] Cfr. Tra l’altro, Sulle malattie acute, 6 e 12, in A Lami, cit., pp. 111- 125, pass. 



Rosario Di Lello

Rosario Di Lello è nato a Napoli il 9 dicembre 1936 ed è residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.