
Il calendario cristiano celebra ogni anno il 13 giugno la festa di sant’Antonio da Padova, un santo particolarmente amato ed il cui culto è diffuso non solo in Italia ma in tutto il mondo. Forse non tutti sanno che sant’Antonio, oltre ad essere patrono di un numero indefinito di città nel mondo è, tra l’altro, protettore finanche del Brasile e del Portogallo.
In Italia il nome «Antonio» rientra tra i nomi maschili più diffusi, come dimostrano i dati ISTAT della sottostante tabella.1https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/contanomi

La devozione nei confronti di sant’Antonio assume notevole popolarità anche nel Sannio dove diversi comuni sanniti hanno come santo patrono Antonio da Padova:
Casalduni
Cerreto Sannita
Fragneto l’abate
Ginestra degli Schiavoni
Paupisi
Pontelandolfo
Reino
Nella classica iconografia cristiana, sant’Antonio da Padova è ampiamente rappresentato e vi sono molte tele, statue, disegni e raffigurazioni sparse nelle chiese di tutto il mondo che ritraggono il santo francescano e lo espongono alla venerazione dei fedeli.
Ma il santo gode di un privilegio ancora più importante e, sotto certi aspetti esclusivo: è tra i pochi che viene raffigurato con il bambino Gesù tra le braccia.
Difatti, la rappresentazione grafica di un Santo con il Bambinello è una condizione più unica che rara e tra tutte, forse l’immagine di sant’Antonio è certamente quella più famosa.
Se escludiamo san Giuseppe che, essendo padre putativo, merita a buon diritto di apparire col figlioletto tra le braccia, la tradizione cristiana riconosce questa possibilità solo a pochissimi santi santi.
Abbiamo tentato una veloce ricerca. Per cui, vediamo quali sono.2 Alcune notizie sono tratte da http://www.biagiogamba.it/i-santi-con-gesu-bambino-in-braccio
Cominciamo da quello più famoso che è appunto sant’Antonio. Il suo vero nome è Fernando Martines de Bulhões, ma da tutti è conosciuto come Antonio di Lisbona (per la città dove nacque il 15 agosto 1195) o come Antonio da Padova (per il luogo in cui visse e morì il 13 giugno 1231 all’età di appena 36 anni). Originario del Portogallo, il giovane Antonio venne in Italia e si recò ad Assisi dove conobbe san Francesco e dove iniziò la sua carriera di predicatore che lo portò in giro in numerose città. Nel 1227 divenne Ministro provinciale (ossia guida delle comunità francescane) del Nord Italia prediligendo, alla fine delle sue peregrinazioni, la piccola comunità francescana di Padova dove coltivò legami e relazioni anche con gli esponenti di altri ordini. È il fondatore della Confraternita dei “Colombini” (così definita dal nome della chiesa di santa Colomba) dove iniziò attività di predicazione. Particolarmente importanti furono i suoi “sermoni”.
Secondo quanto riportato nel Libro dei Miracoli, un giorno del maggio 1231 (il santo morirà il 13 giugno successivo) il frate fu ospitato dal conte Tiso in una casa a Camposampiero, località nei pressi di Padova. La tradizione narra che qui si ebbe la famosa predica del Noce e qui – nella celletta dove solitamente si ritirava per pregare e riposare – si ebbe la visione di Antonio con in braccio il Bambino Gesù. Venerdì 13 giugno 1231, sentendo mancare le forze, Antonio chiese di essere portato a Padova dove desiderava morire.3In considerazione dei numerosi miracoli, Antonio fu canonizzato da Gregorio IX l’anno successivo alla morte. A lui venne dedicata la basilica di Padova. Nel 1946 Pio XII lo nominò “Dottore della Chiesa”. Cfr: L. Cattabiani, Santi d’Italia, Bur Rizzoli, Milano, 1993, pag.110 e segg.
Proprio per ricordare tale episodio sant’Antonio viene solitamente rappresentato con gli abiti francescani e con il bambino Gesù tra le braccia. Questa raffigurazione risale all’epoca medievale e rappresenta la principale icona antoniana. Ma, oltre al Bambinello, sant’Antonio ha anche altri simboli particolarmente significativi: il libro (che sta ad indicare il suo ruolo di “dottore della chiesa”), il pezzo di pane e, soprattutto il giglio bianco che sant’Antonio custodisce tra le mani.
Quest’ultimo simbolo rappresenta la purezza e castità e venne adottato in un tempo successivo.4Il giglio (lilium candidum) compare dal sec. XV in poi. Il fiore ricorda la stagione in cui è morto il santo, la primavera. Esso è un fiore di campo, medicinale, ornamentale e fragile che può rimandare alla purezza, alla castità e alla testimonianza di una vita offerta a Dio. Il giglio ha anche un altro attributo: simboleggia la natura, elemento particolarmente valorizzato dalla comunità francescana.
Ma, oltre a sant’Antonio, quali altri santi vengono raffigurati col bambinello tra le braccia?
Escludendo san Giuseppe, forse il personaggio più famoso dopo sant’Antonio, è san Gaetano Thiene.
La motivazione di questa scelta iconografica deriva anche qui da una leggenda secondo la quale, mentre il santo vicentino era in procinto di celebrare la Messa di Natale del 1517 presso l’altare del presepe nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, venne improvvisamente rapito in una contemplazione estatica che ebbe il suo culmine nell’apparizione della Vergine Maria. La Madonna, secondo la tradizione, affidò il suo Bambino alle mani amorevoli di san Gaetano.5San Gaetano (1480-1545), nato a Vicenza da famiglia nobiliare fu fondatore dell’Ordine dei Chierici regolari teatini. Proclamato santo da Clemente X nel 1671, dimorò a Napoli dove si spense il 7 agosto del 1547.
Una leggenda analoga viene narrata a proposito di un altro santo taumaturgo: San Felice da Cantalice, anch’egli ritratto in molte opere e nei santini devozionali col Bambinello in braccio. Si tratta di un monaco cappuccino il cui vero nome è Felice Porro, nato nel 1515 nel piccolo centro di Cantalice, in provincia di Rieti.
Subito dopo aver indossato la veste monastica Felice, sostò in meditazione per oltre due anni nei conventi di Tivoli e di Viterbo; successivamente si trasferì nel convento romano di San Bonaventura dove svolse per diversi anni attività di questuante, assistendo nel contempo poveri ed ammalati nei vari ospedali romani. Divenne presto noto ai suoi confratelli per la caratteristica di dormire appena poche ore al giorno su tavole nude mentre spesso, durante le ore notturne, si raccoglieva in chiesa a pregare e a contemplare. Si dice che fu più volte visto entrare in estasi o addirittura far levitare il proprio corpo. Durante una di queste crisi gli apparve la Vergine che gli offrì amorevolmente il Bambinello. Per tale ragione l’iconografia popolare cominciò a ritrarre san Felice da Cantalice come un vecchio frate dai lineamenti grossolani, anziano e dall’imponente barba bianca, mentre accoglie tra le sue braccia il bambino Gesù.6L. Cattabiani, Santi d’Italia, Bur Rizzoli, Milano, 1993, vol. I, pag. 369.
Tra le donne – se si eccettua la Madonna la cui effige è naturalmente accompagnata con il frutto del suo ventre – è piuttosto scarna l’iconografia di sante e beate ritratte ad accogliere il Bambino Gesù. Forse l’immagine più suggestiva è quella di Santa Francesca Romana in un celebre dipinto di Orazio Gentileschi che ritrae la santa mentre la Vergine le offre il Bambino.7Forse il dipinto del Gentileschi raffigurante Santa Francesca Romana è l’unico con cui la santa è, ritratta col bambinello; nell’iconografia più diffusa essa è ritratta con un angelo.
Profondamente popolare a Roma, tanto da essere definita “la santa de Roma”, Francesca Bussa de’ Leoni, discendente da una famiglia ricchissima, nata nel 1384 nei pressi di piazza Navona, fu un nobile madre di famiglia che decise di consacrare la propria vita alla carità fondando la Congregazione delle Oblate della Santissima Vergine. Dedicò la sua vita a poveri ed alla cura degli ammalati; venne colpita dalla peste ma riuscì a sopravvivere. Da quel periodo divennero ricorrenti le sue estasi durante le quali, come narrò il suo confessore, le appariva la Madonna che consegnava fra le braccia di santa Francesca il Bambin Gesù. L’episodio avrebbe ispirato Orazio Gentileschi nel quadro custodito alla Galleria Nazionale di Urbino.
Tuttavia, il dipinto del Gentileschi raffigurante Santa Francesca Romana è con ogni probabilità l’unico con cui la santa viene ritratta col bambinello; nell’iconografia più diffusa essa è abitualmente rappresentata in posa estatica con accanto l’angelo custode.
Ma vi è anche sant’Agnese di Assisi (1197-1253), afflitta da visioni mistiche durante le quali vedeva la Vergine col bambino Gesù, viene raffigurata col Bambinello.
Sorella minore di santa Chiara e figlia del nobile Favarone, appena quindicenne lasciò anch’essa la casa paterna sedici giorni dopo la fuga della sorella Chiara. Nonostante i tentativi di dissuasione dei suoi familiari, decise di intraprendere la vita religiosa assumendo il nome di Agnese (mentre il vero nome di battesimo era Caterina). Durante le sue peregrinazioni si spostò dapprima in un convento di Firenze, poi a Mantova e infine a Venezia. Ritornata ad Assisi cominciò ad avere delle visioni celesti e passò a miglior vita il 27 agosto 1253, pochi giorni dopo la morte della sorella Chiara.
La raffigurazione iconografica con il Bambino è conseguente dunque alla narrazione religiosa. La santa viene perciò raffigurata con il bambino in braccio o, più frequentemente, nell’atto di ricevere il Bambino. Questa Santa non deve essere confusa con un’altra sant’Agnese, martire e vergine romana del III secolo.8La storia di Sant’Agnese romana, vergine e martire del III sec. è particolarmente drammatica. Di quest’ultima parla sant’Ambrogio (339-397) nel De Virginibus e nell’inno Agnes Beatae Virginis. Pare che di essa, appena dodicenne, si era invaghito il figlio del prefetto di Roma ma, per il suo diniego venne sgozzata con un colpo di spada, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. (Per tale motivo sant’Agnese romana viene raffigurata con una pecorella o un agnello, simbolo della castità e del candore). Cfr.: L. Cattabiani, cit., pag. 41.
Più complessa è la storia di san Cristoforo, originario della Licia (regione corrispondente alla costa meridionale dell’attuale Turchia) uno dei santi più venerati nel Medioevo, che viene quasi sempre raffigurato con il Bambinello.
A differenza di altri, però, il Bambino non è tra le sue braccia ma appoggiato sulle spalle. La leggenda parla di Cristoforo come di un gigante pagano, forte e robusto e dall’aspetto burbero, che aiutava viandanti e pellegrini ad attraversare un fiume della sua regione. Un giorno si trovò a trasportare sulle spalle da una sponda all’altra, un bambino che stranamente diventava sempre più pesante man mano che il santo procedeva. Cristoforo fu costretto ad appoggiarsi ad un tronco e riuscì a malapena a raggiungere l’altra sponda; solo allora riconobbe nel piccolo passeggero il bambino Gesù che confessò a Cristoforo di aver traghettato, insieme al suo peso, quello del mondo intero.
L’episodio fu alla base della conversione di Cristoforo al cattolicesimo: una fede vissuta intensamente e che, come san Sebastiano, lo portò al martirio delle frecce. In greco Cristoforo significa letteralmente “colui che porta Gesù”. Motivo per cui san Cristoforo è tuttora venerato come il patrono di coloro che hanno a che fare con il trasporto, come barcaioli, pellegrini, pendolari, viandanti, viaggiatori e, nei tempi moderni, degli automobilisti.
Queste poche riflessioni non hanno la pretesa di essere esaustive della problematica.
A questo punto sarebbe interessante avviare una sorta di ricerca collettiva per scoprire altre icone di santi ritratti con il Bambinello tra le braccia.
Si attendono commenti e contributi da parte dei lettori.
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[1] Si veda: https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/contanomi
[2] Alcune notizie sono tratte da http://www.biagiogamba.it/i-santi-con-gesu-bambino-in-braccio
[3]In considerazione dei numerosi miracoli, Antonio fu canonizzato da Gregorio IX l’anno successivo alla morte. A lui venne dedicata la basilica di Padova. Nel 1946 Pio XII lo nominò “Dottore della Chiesa”. Cfr: L. Cattabiani, Santi d’Italia, Pur Rizzoli, Milano, 1993.
[4] Il giglio (lilium candidum) compare dal sec. XV in poi. Il fiore ricorda la stagione in cui è morto il santo, la primavera. Esso è un fiore di campo, medicinale, ornamentale e fragile che può rimandare alla purezza, alla castità e alla testimonianza di una vita offerta a Dio. Il giglio ha anche un altro attributo: simboleggia la natura, molto valorizzata dai francescani.
[5] San Gaetano (1480-1545), nato a Vicenza da famiglia nobiliare fu fondatore dell’Ordine dei Chierici regolari teatini. Proclamato santo da Clemente X nel 1671. Morì a Napoli dove si spense il 7 agosto del 1547.
[6] L. Cattabiani, Santi d’Italia, Bur Rizzoli, Milano, 1993, vol. I, pag. 369.
[7] Forse il dipinto del Gentileschi raffigurante Santa Francesca Romana è l’unico con cui la santa è, ritratta col bambinello; nell’iconografia più diffusa essa è ritratta con un angelo.
[8] La storia di Sant’Agnese romana, vergine e martire del III sec. è particolarmente drammatica. Di quest’ultima parla sant’Ambrogio (339-397) nel De Virginibus e nell’inno Agnes Beatae Virginis. Pare che di essa, appena dodicenne, si era invaghito il figlio del prefetto di Roma ma, per il suo diniego venne sgozzata con un colpo di spada, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. (Per tale motivo sant’Agnese romana viene raffigurata con una pecorella o un agnello, simbolo della castità e del candore). Cfr.: L. Cattabiani, cit., pag. 41.















Antonella Selvaggio
Archeologa classica. Lavora presso l’Università del Salento.
Medico e scrittore. Ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di carattere storico. Ha pubblicato una Vita di San Leucio, il libro: “Da Casale a Comune” e la Storia della Parrocchiale Santa Maria Assunta di San Salvatore Telesino. Ha partecipato all’Antologia “Dieci Medici Raccontano”, che ha ottenuto il “Premio Rufolo 2019”. Premio Olmo 2009 per il romanzo storico «L’ultima notte di Bedò», è anche autore di alcuni saggi sulla Storia della Medicina tra cui uno studio sulla Depressione dal titolo «Il potere misterioso della bile nera, breve storia della depressione da Ippocrate a Charlie Brown». Nel 2024 ha pubblicato “Fu la peste” e “Islam a Telesia” per ABE Editore Napoli. Fondatore e Direttore Editoriale della Casa Editrice Fioridizucca.


Laurea magistrale in Lettere. Docente a Prato. Ha approfondito gli eventi storici che portarono alla “Marcia della fame” del 1957 nei comuni del Valfortore sannita. Ha scritto il “Catasto Onciario della Terra di San Salvatore”.

Scrittore, poeta e divulgatore culturale. Medico di continuità assistenziale. Autore di diversi saggi storici e racconti. Ha partecipato all’antologia “Dieci Medici Raccontano”. Fondatore del Premio Nazionale Olmo che tutti gli anni si svolge in Raviscanina (Ce).
Dottore in Lettere. all’Università di Salerno, indirizzo “storico medievale”. Si è poi laureata in Scienze della Formazione primaria all’Ateneo di Campobasso. Studiosa della storia della sua città. Lettrice instancabile di autori italiani e stranieri, si occupa della formazione di piccoli lettori e poeti. È insegnante nella Scuola Primaria da quindici anni. Ha sperimentato innovative metodologie di approccio alla lettura utilizzando le nuove tecnologie che hanno portato alla pubblicazione di una ricerca dal titolo: TIC e DSA. Riflessioni ed esperienze sulle nuove frontiere della pedagogia speciale, Ed. EriksonLive. La storia locale e la ricerca accurata le ha permesso di pubblicare anche un Saggio in storia medievale sull’assetto urbano e riorganizzazione del territorio della Benevento nei sec. XI e XII. Animatore culturale, scrive poesie per fermare in foto-scritte, attimi di vita.
Lorenzo Piombo, medico psichiatra, dirigente del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Benevento. Ricercatore e studioso di storia. Vive e opera a Morcone.
Avvocato. Patrocinante in Cassazione. Scrittore di Storia Locale. Opera a Guardia Sanframondi.
Architetto e docente. Appassionato cultore di Storia Locale in Cerreto Sannita, città in cui vive. Ha come campi di interesse gli insediamenti abitativi sanniti. Collabora con il Blog dell’Istituto Storico del Sannio di cui è socio fondatore. È autore del saggio “Cominium Ocritum e le forche caudine: una storia
Studioso del ‘700 napoletano e dell’epopea di Federico II ha approfondito in modo particolare le influenza arabe sull’architettura napoletana. Studioso di suffisso e di religioni orientali.
Medico del Lavoro. Regista teatrale. Giornalista pubblicista. Fondatore di “Byblos”, la biblioteca del Sannio. Scrittore e divulgatore della storia e dei personaggi del Sannio, ha pubblicato “A tavola nel Sannio”, una guida ai ristoranti della provincia di Benevento; “Dietro la Leggenda” (2016), una raccolta di racconti ispirati a fiabe e a leggende del Sannio. Nel 2017 ha pubblicato “Samnes”, un romanzo storico sull’epopea sannita. Ha curato la trascrizione del manoscritto e la stampa dei tre volumi delle “Memorie storiche di Cerreto Sannita per Arcidiacono Nicola Rotondi”. Nel 2019 ha pubblicato “Guida alla Valle Telesina e al Sannio”. Ha pubblicato “Il delitto del pozzo dei pazzi”, un medical-thriller ambientato nel primo ‘900 nell’ospedale degli Incurabili di Napoli. È autore della “Storia di Cerreto dalla preistoria alla seconda guerra mondiale (2022) e di “Fiabe e Favole in cerretese”, edito da Fioridizucca. (2023).
È nato e vive a Castelvenere. Già docente di materie letterarie nella scuola statale, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, pagine di ricerca letteraria, studi relativi alla cultura popolare. È presente in antologie, dizionari bio-bibliografici e testi scolastici. Appassionato si storia e di tradizioni locali, è membro di associazioni culturali nazionali. I suoi versi hanno ricevuto giudizi positivi da parte della critica e in concorsi letterari si è classificato ai primi posti.
Architetto, libero professionista. Si occupa di progettazione architettonica, interior design e aspetti legati all’architettura del paesaggio. Dal 2021 è Consigliere dell’ordine degli Architetti della Provincia di Benevento. Ha partecipato a Mostre sul restauro architettonico e a numerose iniziative riguardanti la promozione territoriale.
Insegnante, vive a Caiazzo. È Presidente del’Associazione Storica del Caiatino.
Cultore di storia locale e delle tradizioni del suo paese. Autore del saggio “Notizie storiche ed urbanistiche di Cerreto antica” in cui ha ricostruito l’antico borgo distrutto dal terremoto del 1688.
Originario di Castelvenere. Già dipendente del Miur ora in pensione. Appassionato di Storia locale ed animatore di gruppi per la diffusione della lingua e delle tradizioni di Castelvenere.
Nato a Napoli e residente in Piedimonte Matese. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli e successiva specializzazione in Chirurgia generale all’Università di Modena è stato aiuto chirurgo presso l’ospedale civile di Piedimonte Matese e, dal maggio 1990, primario del reparto di Pronto Soccorso. Attualmente è pensionato. Dal 1° giugno 1978 è socio corrispondente dell’Associazione Culturale Italo Ispanica “C. Colombo – Madrid”. Negli anni 1972-73, in collaborazione con altri, ha pubblicato alcuni articoli specialistici su riviste mediche. Cultore di storia e tradizioni locali ha pubblicato studi su vari Annuari e collane dell’Associazione Storica del Medio Volturno (sodalizio del quale oltre che socio è stato in passato anche componente del consiglio direttivo) ed in altre riviste e quotidiani regionali.
Musicista. Maestro di clarinetto ed orchestrale. Studioso di storia della filosofia e del ‘700 napoletano. Esperto simbolista e autore di testi esoterico/filosofici.
Nato a Telese Terme ma originario di Amorosi è stato allievo del filosofo Massimo Achille Bonfantini. Laureato in Semiotica e Filosofia del Linguaggio presso l’Università l’Orientale di Napoli. Dedica le sue ricerche prevalentemente allo studio della filosofia e della psicologia dell’inconscio, come dei nuovi percorsi conoscitivi applicati alle neuroscienze. Ha pubblicato Cento petali e una rosa. Semiosi di un romanzo storico (Natan, 2016), Filosofia hegeliana e religione. Osservazioni su Sebastiano Maturi (Natan, 2017) e, recentemente, il saggio dal titolo: Nel gioco di un’incerta reciprocità: Gregory Bateson e la teoria del “doppio legame” (Ediz. Del Faro, 2020).
Nato a Ponte, dove risiede. Dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato. Cultore di storia locale con particolare attenzione al periodo medievale. Ha pubblicato “Ponte tra Cronaca e Storia”, “Domenico Ocone, quarant’anni di storia pontese…”, “Le Vie di Ponte tra Storia e Leggenda”. Collabora con varie associazioni culturali.
Farmacista. Dopo la laurea ha conseguito un master biennale e un corso di perfezionamento, approfondendo le conoscenze in ambito fitoterapico, micoterapico e nutraceutico, con la pubblicazione del lavoro di tesi sulla rivista di divulgazione scientifica di medicina naturale ‘Scienza Natura’ del Prof. Ivo Bianchi. Attivo nel sociale, è membro del Rotary Club Valle Telesina ed è amante dello sport e della natura. Innamorato del proprio territorio, ha iniziato a coltivare l’interesse per la storia locale.


Presidente dell’Associazione culturale “La Biblioteca del Sannio”, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con una tesi sulla metadatazione della cartografia storica. Giornalista e direttore di Canale Sassuolo. Già docente a contratto di Lingua e Cultura Spagnola e Global History, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo vanvitelliano, è attualmente tutor di Storia Contemporanea e Storia dei Partiti e Movimenti politici.



Laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dirigente amministrativa presso l’Università del Molise.
Dottore di ricerca in Ingegneria Elettronica ed informatica presso l’Università degli Studi di Napoli. Ha Svolto attività didattica presso l’Università Federico II. Vive a Telese.
Vive a Morcone. Presidente Italia Nostra Matese Alto Tammaro.
Maestro elementare, appassionato studioso e cultore di Storia Locale.
Biologo residente a Telese Terme. Cultore di storia locale con particolare riferimento alla storia del periodo sannitico. È autore del saggio “La Leonessa e il fenomeno luminoso nella grotta di Sant’Angelo” edito da Fioridizucca nel 2022.
Già sindaco di Caiazzo, dopo aver conseguito la maturità scientifica, rivolge il suo impegno politico alle battaglie del Partito Radicale, soprattutto nel campo della tutela dell’ambiente e in quello per una giustizia giusta. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale a Caiazzo, città in cui vive, in rappresentanza della “nuova sinistra”. Nel 1982 aderisce alla Lega per l’Ambiente, promuovendo diverse iniziative per la tutela del fiume Volturno e per il recupero del patrimonio edilizio del centro storico di Caiazzo. Tra il 1987 e il 1994 è Presidente dell’Associazione Storica del Caiatino. Nel 1994 viene eletto sindaco di Caiazzo con la lista civica “Rinascita Caiatina”. Rieletto nel 1998, si adopera per una crescita socio-economica della città; realizza un programma pluriennale, che viene selezionato anche da “Sviluppo Italia” SpA per la costituzione di un Laboratorio di sperimentazione per lo sviluppo locale. Presidente dell’Associazione “Città Paesaggio” dal 2003, è coordinatore del progetto “Per una Carta dei paesaggi dell’olio e dell’olivo”, realizzato d’intesa con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio”. Nel 2007 aderisce a Slow Food, dedicandosi soprattutto alla salvaguardia delle piccole produzioni agricole. Ha pubblicato con le Edizioni 2000diciassette: La Memoria e L’Oblio, un saggio sull’eccidio di Caiazzo durante l’ultimo conflitto mondiale.
Giornalista Pubblicista. Esperto di Enologia, collabora a diversi siti web del settore. Collaboratore del blog lucianopignataro.it è responsabile dell’Ufficio Stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini.
Dottore in Storia. Autore di un saggio storico, conseguente a ricerca d’archivio, sul suo Comune dal titolo: Faicchio 1920 – 1946 dall’avvento del Fascismo alla nascita della Repubblica, 2016.
Promotore culturale dell’area di Faicchio. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in Economia. È dirigente d’impresa a Milano nel settore delle borse valori e mercati finanziari. Ha scritto diversi articoli sulla stampa finanziaria nazionale, tra cui il Sole 24 Ore ed Investire. È appassionato di cultura locale, ha vinto il premio Prosa IX Premio letterario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Titolare delle strutture ricettive “Magie del Sannio” ha dato vita anche al “Piccolo Museo privato di Faicchio Magie del Sannio”.
Giornalista professionista. Scrittore di romanzi e direttore di diverse testate radio televisive. Fondatore del sito: Neifatti.it
Esperta di Comunicazione Istituzionale; in particolar modo di Social Media Policy e e di politiche agroalimentari legate all’economia di piccola scala per Slow Food, in Campania e Basilicata. Suoi contributi in ambito associativo sono legati a tradizioni e culture della terra e del territorio. Ha effettuato training in storiografia in Francia.
Infaticabile animatore culturale dell’area del Caiatino e del Casertano. Allievo del prof. Galasso. Fondatore di Gruppi culturali dediti alla divulgazione della storia del Territorio, attualmente responsabile di Procedimento Unità Operativa Biblioteca civica e Archivio Storico del Comune di Caiazzo.
Medico ed esperto di storia della gastronomia.
Medico di Emergenza territoriale residente in Puglianello. Ha collaborato all’opera Dieci Medici Raccontano.
Studioso della storia del Risorgimento e cultore del periodo Borbonico, ha recentemente collaborato con un suo scritto all’antologia biografica dedicata a Michele Ungaro. Ha in corso un saggio su Sanchez De Luna, un Vescovo del ‘700.
Medico specialista in oncologia e cure palliative è autore principalmente di pubblicazioni scientifiche di settore in lingua inglese ed italiana. È stato inoltre relatore
Sannita di origini e toscano d’adozione. Medico anestesista, ha coltivato con interesse e particolarmente studiato la “Terapia del dolore”. Di tale disciplina è stato per lunghi anni docente all’Università di Siena. Ha avuto anche esperienze di insegnamento all’estero (Bobigny Paris nord, Accademia Russa delle Scienze mediche, Accademia Lettone di Scienze odontoiatriche). Ufficiale medico dell’Esercito italiano, è appassionato di esoterismo, di cultura e tradizioni popolari. E’ autore di saggistica. Ha recentemente pubblicato saggio su “Massoneria, relazioni umane e comunicazione tecnologica” edito da Fioridizucca edizioni.
Dottore in Legge ed autore di ricerche di Storia Locale. Ha partecipato al progetto “Un museo a colori” avente il fine di far conoscere il museo di arte ceramica di Cerreto Sannita. Le mansioni svolte sono state quelle di guida museale e bibliotecaria, e redazione di progetti e lavori di gruppo con gli altri volontari. Ha scritto un saggio nella Antologia dedicata al bicentenario della nascita di Michele Ungaro, edita dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita.
Andrea Ciervo nato a Caserta il 12.10.1975. Presbitero dal 24 novembre 2012 già Laureato in Giurisprudenza alla Federico II, con una tesi di Diritto Ecclesiastico sui Risvolti dei Patti Lateranensi col prof. Mario Tedeschi…tirocinante poi presso Studio Notaro in via Mezzocannone di Napoli…consegue il Baccalaureato presso l’Aloysianum di Padova nel 2007 con una tesi sulla Religione in Immanuel Kant col prof. Secondo Bongiovanni. Si Laurea in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica dell’ Italia Meridionale sezione san Tommaso nel 2012 sempre “Summa cum laude”
Dottore in Archeologia e Scienze Storiche, ha svolto diverse campagne di scavo alla necropoli del Cigno a Macchia Valfortore (CB), con l’Università degli studi di Napoli Federico II e alla necropoli di Crocifisso del tufo a Orvieto (TR), con il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e l’ Università dell’Arizona. È attuale vice Presidente della Pro Loco di Sant’Agata dei Goti (BN) dove svolge anche la funzione di OLP per il Servizio Civile Universale. È giornalista tirocinante presso la testata QuasiMezzogiorno. Sì è occupato di alcuni ambiti di archeologia della produzione del Sannio caudino. Attualmente s’interessa alle istituzioni sociali e militari del Medioevo. È vice Presidente dell’Istituto Storico Sannio Telesino.
Medico di Pronto Soccorso ed Emergenza Cultore di Storia Locale ha scritto il saggio: Telesia 1349 Peste e Terremoto edizioni duemiladicessette, 2016, Cartoline da Telese ed. Unione Filatelica Beneventana, 2009; Castelvenere Valdese insieme a P. Carlo Ed. Realtà Sannita, 2016; Officine Massoniche e Vendite Carbonare in Area Sannita insieme a F. Pace, edito dall’ASMV nel 2019. Ha scritto nell’Antologia sulla vita di Michele Ungaro edito dalla Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita nel 2019.ha in corso di pubblicazione un libro di poesie. Dirige la collana di poesie della Casa Editrice FioriDiZucca. Presidente pro-tempore dell’Istituto Storico del Sannio Telesino. Premio Upupa 2017 e 2019 per gli studi di storia locale.
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